6 giugno 2015

Recensione film:YOUTH di Paolo Sorrentino


Locandina italiana Youth - La giovinezza
Con Michael Caine, Harvey Kartel, Rachel Weisz, Paul Dano, Jane Fonda.
Nella Kurhaus

 

Devo dire che ho trovato il film di Sorrentino piuttosto noioso. Se non fosse stato per la recitazione strepitosa di Michael Caine forse non avrei aspettato neanche la fine…

L’idea non è male e l’inizio si prospetta promettente. Il regista intende osservare l’invecchiamento di una serie di persone arrivate all’apice del successo in settori diversi: il compositore e direttore d’orchestra - ancora richiesto a tutt’oggi nonostante si sia ritirato dalle scene - il regista in cerca di un suo ultimo film, l’ex calciatore ormai disfatto in una palese caricatura di Diego Maradona. Tutti questi personaggi – che Sorrentino cerca di sfaccettare come persone - arrivano a una conclusione del loro percorso nel bene o nel male in una lussuosa Kurhaus a dir meno “poco affollata” località sciistica nelle Alpi svizzere. Completano il quadro alcuni giovani lì per caso, come l’attore che dovrebbe interpretare Hitler o la figlia e assistente del direttore d’orchestra appena abbandonata inspiegabilmente dal marito (…e che nonostante sia più che quarantenne dorme con papà neanche le mancassero i soldi per una stanza tutta sua…). Sono presenti inoltre una massaggiatrice con l’apparecchio ai denti solitaria ballerina e di poche parole, un barbuto scalatore in cerca di compagnia e, in una piccola apparizione, la bravissima Jane Fonda che interpreta la parte di una vecchia attrice sboccata e di modeste origini. Il resto è edonismo manierato alla Sorrentino: sommatorie di immagini che con movimenti di macchina lentissimi si avvicinano al soggetto/oggetto e, sempre troppo lentamente, se ne allontanano.

Una musica bellissima inframezzata da lunghi silenzi a loro volta inframezzati qua e là da monologhi più che dialoghi. Bella è la scena del concerto delle mucche svizzere, quasi uno spot pubblicitario.

Tra una riflessione sul cinema e il suo eventuale declino (o il declino del regista?) tra un senso di colpa verso mogli tradite o figli trascurati, si va avanti senza avere la più pallida idea di quante ore il film potrebbe durare. Un’ora in meno gli avrebbe sicuramente giovato.

Ghisi Grütter

5 giugno 2015

UNA NUOVA IDEA DI ROMA DALLE CENERI DI MAFIA CAPITALE



La crisi esplosa con le due inchieste “Mafia Capitale” rappresenta un’irripetibile occasione per affermare una nuova idea di città, nella quale tornino a essere centrali l’efficienza dei servizi ai cittadini, la trasparenza nelle procedure amministrative e il rigore nell’impiego delle risorse.
Sbaglia chi riduce quanto accaduto in questi anni a Roma a un problema di “mele marce”: a essere malato è infatti un intero sistema, strutturato e organizzato per rendere possibile la degenerazione criminale dell'amministrazione.
Un sistema incentrato su meccanismi e protagonisti tuttora in piedi: è ancora pienamente attivo il sistema clientelare trasversale e radicato che continua a difendere con i suoi referenti in consiglio comunale le aziende fallimentari, le assunzioni indiscriminate, gli affidamenti a terzi di servizi senza verifica sui costi e senza indicatori di efficacia e di efficienza delle prestazioni erogate. Così come sono ancora al proprio posto gli alti dirigenti del Comune che non hanno vigilato sulla regolarità e la correttezza dell’attività amministrativa, nonostante i precisi compiti di controllo assegnati loro dalle leggi varate alla luce degli scandali degli anni scorsi proprio per contrastare e prevenire la corruzione negli enti pubblici. Non ultimi, sono ancora intatti i grandi poteri romani che hanno determinato le scelte strategiche sbagliate sulle opere miliardarie e incompiute.
La “mafia capitale” è il prodotto della cooperazione tra questi nemici degli interessi collettivi e la criminalità comune: un sodalizio che nei decenni ha trasformato l’emergenza in prassi consolidata, allo scopo di elargire denaro pubblico non per risolvere i problemi della città, ma per rafforzare ed estendere il proprio potere. Il risultato di questo meccanismo è sotto gli occhi di tutti: Roma è la città in cui i cittadini pagano le tasse più alte d’Italia ricevendo in cambio servizi tra i peggiori.
L’onestà, però, non basta: per scardinare questo sistema e ripristinare la legalità non è sufficiente fare pulizia di corrotti e corruttori. Occorrono invece profonde riforme strutturali, che rimuovano gli elementi grazie ai quali il potere romano ha potuto consolidare la propria posizione nel corso dei decenni: riforme attese da tempo o del tutto innovative, che esprimano una visione diversa di governo della città e che abbiamo riassunto nei seguenti punti:
LE ANAGRAFI CONTRO LA CORRUZIONE E GLI SPRECHI: è urgente predisporre strumenti di controllo che siano legati ai risultati gestionali e alla qualità dei servizi, creando una anagrafe pubblica delle società partecipate, con obiettivi e verifiche periodiche, e implementando sia l’Anagrafe pubblica degli Eletti e dei Nominati che quella dell’Anagrafe Pubblica degli Appalti: misure non realizzate o mai concretamente applicate, nonostante la “legge anticorruzione” e le più recenti norme sulla trasparenza, non consentendo ai cittadini un efficace controllo sull’operato dei loro rappresentanti e sui criteri con cui vengono impiegate le risorse. L’obiettivo di queste proposte è indicare adeguati strumenti di trasparenza, efficienza ed economicità;
NO AGLI IMMOBILI REGALATI AGLI “AMICI”, SÌ AL CO-WORKING CIVICO: in alternativa alla concessione di immobili di proprietà comunale a soggetti politici, sindacali o che svolgono attività di utilità sociale in comodato gratuito o con canoni irrisori, l’Amministrazione deve realizzare spazi dotati di servizi aperti all’uso condiviso di una molteplicità di soggetti civici nell’arco delle 24 ore, quale modello per superare le logiche che in questi decenni hanno difeso rendite di posizione e rapporti clientelari anche nell’attribuzione degli spazi pubblici. Come primo passo in questa direzione, deve essere messa a punto un’Anagrafe Pubblica degli immobili concessi a qualsiasi titolo da Roma Capitale a realtà politiche, sindacali e associative;
MESSA A GARA DEI SERVIZI PUBBLICI: è necessaria una riforma complessiva del sistema attraverso la messa a gara di tutti i servizi attualmente gestiti “in house” dalle aziende del Comune e la dismissione di quelle che, non fornendo servizi pubblici essenziali, hanno finito per essere solo strumenti di favori e consenso per i Partiti oltreché, spesso, non rivestendo alcuna utilità per i cittadini romani. Promuovere un assetto concorrenziale nell'offerta dei servizi pubblici ha l’obiettivo, tra gli altri, di accrescerne economicità ed efficienza. Contestualmente si propone di prevedere meccanismi istituzionali e strumenti per la valutazione e il controllo da parte degli utenti della qualità dei servizi comunali, di implementare lo scorporo dei servizi di progettazione dall’appalto delle opere nelle gare, con di obbligo supervisione dei lavori da parte dei progettisti a garanzia del rispetto delle opere realizzate, di promuovere maggiore trasparenza nell’affidamento dei servizi di progettazione eliminando l’obbligo di procedura negoziata sotto soglia, di istituire di un Albo fornitori on-line di servizi e forniture basato su parametri qualitativi e non solo quantitativi, con evidenza degli appalti aggiudicati e dei criteri;
LIBERTÀ DI SCELTA NEI SERVIZI ALLA PERSONA E FAMIGLIA: occorre un nuovo sistema di erogazione dei servizi alle persone disabili, non autosufficienti e all’infanzia basato sull’autodeterminazione del cittadino utente, sulla sua libertà di scelta e sul calcolo del costo reale dei servizi, anche favorendo la creazione di cooperative di utenti, per metter fine alle mediazioni che creano illegalità, bassa qualità e lunghe liste d’attesa;
CONVERSIONE DEI 1,7 MILIARDI DELLA SECONDA TRATTA DELLA METRO C IN UN PIANO DI METRO LEGGERA: è necessaria l’elaborazione di un piano strategico di interventi da avviare nei prossimi tre anni di sindacatura a partire da un profondo ripensamento sulla Metro C, principale opera strategica italiana, alla luce della totale sproporzione tra utilità pubblica e onere finanziario che essa comporta e delle risorse e delle progettualità che sottrae ad altri possibili interventi, con abusi e illegalità su cui stanno indagando la magistratura ordinaria, contabile e l’Anticorruzione. Riteniamo urgente avviare un dibattito nelle sedi istituzionali del Campidoglio per arrivare a un piano alternativo di conversione delle risorse già accantonate per la seconda parte della Metro C in infrastrutture leggere, sostenibili e realmente realizzabili;
CONVERSIONE DELLE GRANDI OPERE PER INTERVENTI STRATEGICI E REALIZZABILI: oltre alla Metro C, tutte le grandi opere che sono state concepite negli ultimi anni all’interno di questo sistema vanno riconvertite per evitare che continuino a danneggiare l’interesse pubblico. Dalle Vele di Calatrava all’autostrada Roma-Latina, dalla Nuvola di Fuksas alla Nuova Fiera di Roma, dalla vecchia Fiera di Roma all’ex Velodromo e allo stadio Flaminio, diversi cantieri cittadini vivono in stallo tra profonde incertezze, errori progettuali, debiti finanziari enormi. Roma rappresenta un gigantesco capitolo di spesa per le casse nazionali, ma non offre una visione complessiva di città e non possiede alcun contatto con il futuro delle produzioni più avanzate: è necessario che la politica e l’amministrazione avviino una discussione seria, e che la Giunta presenti un piano strategico per le grandi opere che preveda anche la conversione di progetti ormai superati, attraverso seri studi di fattibilità che valutino costi e benefici in un’ottica di medio/lungo termine;

LEGALITÀ E CONTROLLI PER SUPERARE L’EMERGENZA ABITATIVA: nella Capitale l’emergenza abitativa, esattamente come l’emergenza nomadi, è stata creata e viene alimentata ad arte, consiliatura dopo consiliatura, esclusivamente allo scopo di creare un enorme bacino clientelare. Secondo i dati interni al Comune, se si rispettasse la legge facendo uscire dalle case popolari chi non ne ha diritto perché ha un reddito troppo alto o ha altre case di proprietà, si azzererebbe immediatamente la graduatoria del 2010 ancora pendente.
STOP ALLA POLITICA DEI CAMPI ROM: è ormai chiara la necessità di abbandonare la “politica dei campi rom”, veri e propri luoghi di prigionia fisica, culturale e sociale, e di adottare il piano nazionale di inclusione, che sottrarrebbe denaro e potere alle clientele degli appalti distribuiti con logiche criminali, a beneficio di un processo di reale integrazione e con un considerevole risparmio di denaro pubblico; come primo passo, occorre l’istituzione di un “ufficio di scopo”che possa realizzare il piano, prevedendo percorsi di accompagnamento individuale e coinvolgendo le famiglie rom nella loro inclusione sociale, secondo un preciso cronoprogramma che porti alla chiusura degli insediamenti e alla conversione delle risorse in progetti di utilità sociale

L'ODORE DEL SANGUE E ALTRI SCRITTI IN RETE

Monta a Roma la paura di un sistema di potere smascherato e colpito a morte. PD e Pdl, destra e sinistra, si scopre con inoppugnabile evidenza dagli atti della Procura, da anni si sono date appuntamento a una trasversale e solidale greppia. Mafia Capitale è diventata tale in vent'anni e passa di queste pratiche predatorie fraterne. Carminati, Buzzi, Oldevaine, sono stati in cucina i masterchef assoluti di questi vomitevoli intrugli. Il panico del si salvi c...hi può sta producendo effetti che sarebbero esilaranti se non fossero sconvolgenti. Ignazio Marino, che è atterrato su questa montagna di letame come una astronave piovuta dallo spazio, oggi viene difeso ad oltranza dallo stesso PD che prima ha fatto di tutto per ostacolarlo. Nello stesso tempo, all'unisono, destra e M5S ne reclamano le immediate dimissioni additandolo come responsabile del malaffare in pieno e in toto. La destra puntando sul detto: tutti responsabili, nessun colpevole. Il M5S, dispiace dirlo, come belva che sente l'odore del sangue e intravede la possibilità, se tutta la politica a Roma crolla, di assurgere al Campidoglio come salvatore della Patria.
Ignazio Marino è l'ultimo baluardo, in tanto trasversale calcolo opportunistico e schifezza, di limpida e generosa, anche se a volte un pò ingenua, onestà. Tolto di mezzo lui, andrebbe in scena un incontrollabile demoniaco sabba.


2
Nel Partito Democratico romano c’è un contesto molto malato. Le dichiarazioni di Anzaldi che ha detto che a Roma le cose non vanno e che Marino non ha passione? Anzaldi, più che occuparsi della passione di Marino, dovrebbe preoccuparsi del problema che tre consiglieri del PD sono stati arrestati. Parlare d'altro è poco comprensibile, bisogna imparare a stare zitti, meglio tacere che dire cazzate. A Roma i miei compagni di partito secondo me non hanno ancora capito: il prob...lema non è continuare a cercare di colpire Marino. Mi aspetterei dai compagni romani un po’ di autocritica, questo tiro al piccione nei confronti di Marino è incomprensibile, ma è possibile che davanti a una situazione del genere il problema sia lui? Lo aiutino, Marino, invece di fare il tiro al piccione. Lo dico con una certa sofferenza: che la smettano di rompere i coglioni a Ignazio Marino”. (Esposito, commissario del PD a Ostia dopo l'arresto del precedente minisindaco Tassone)


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L'ho già detto e scritto ma mai come in questo caso repetita juvant.
Penso di essere stato l'unico negli ultimi anni ad avere tenuto un diario costante e pubblico di critica battente, dall'interno dell'impegno politico in un Circolo del PD romano, nei confronti di tutti i fatti, gli episodi e i comportamenti a mio giudizio opachi, scorretti, antidemocratici e politicamente manipolativi di cui via via sono stato osservatore. A contatto di ogni manifestazione di logiche di un ...certo dominante brodo di cultura - il fare politica come competizione tra gruppi, bande e cordate nella conquista di opportunità e risorse pubbliche - ne sono stato pubblico ed implacabile denunciatore. Insomma, ho preso sul serio principi e valori dichiarati, e ne ho preteso l'osservanza e la pratica nei comportamenti concreti. Perfino chi mi era più consonante e vicino, nel Circolo e nel Partito, mi giudicava, per la mia foga argomentata e indignata, un idealista un pò folle e un ingenuo poeta. Ahimé, i fatti emersi con Mafia Capitale mi hanno largamente sopravanzato e quasi annichilito. Ma perfino io, al Circolo e nel Partito ultimo arrivato, me n'ero perfettamente reso conto - anche se non nella consistenza criminale pervasiva ora emersa.
A determinare l'avvio di questo mio impegno furono, nell'estate del 2009, due avvenimenti: l'uccisione ad Acciaroli di Angelo Vassallo, sindaco di Pollica e impegnato politicamente nel PD, per il suo impegno intransigente a difesa della legalità e dell'ambiente. E le primarie, allora entusiasmanti e serie, cui partecipò Ignazio Marino, allora ancora oggetto politico misterioso, che a me apparve subito come antidoto necessario all'imperversare evidente della mala politica. Questa mia esperienza si è trasformata in un libro, Diario militante, che ho presentato e discusso con don Roberto Sardelli, Luciana Castellina, Umberto Croppi e Pietro Folena. Altri - Morassut e Goffredo Bettini, tanto per fare due nomi - incuriositi si sono avvicinati, ma, dopo averlo letto ed elogiato, allarmatissimi sono scomparsi.
Da un anno non frequento più il Circolo di Via Catanzaro, che vide tra i suoi iscritti anche Pietro Ingrao e negli anni della Resistenza fu base operativa partigiana. I troppi episodi di guerra del PD romano contro Ignazio Marino, subìto da molti obtorto collo, mi hanno definitivamente disgustato.
Ora seguo con attenzione Civati e Landini, e mi impegno senza riserve nelle battaglie dei comitati e delle associazioni a tutela dei beni comuni e dell'integrità del territorio e dell'ambiente.
Confesso infine che Orfini, commissario del PD romano, non mi convince né appassiona. E' stato dirigente del Partito durante gli anni in cui il marciume di mafia Capitale si propagava. Ci vuole ben altra tempra, esperienza e personalità per contribuire a ridare credibilità a un Partito così devastato.
A proposito: dove è finito Fabrizio Barca?



Gian Carlo Marchesini

4 giugno 2015

MAFIA CAPITALE N.2.:DESTRA O SINISTRA DOVE STA' LA DIFFERENZA?

 
 
 
 
 
Oggi non si è potuto tenere il consiglio comunale per mancanza del numero legale.Strategia dell'opposizione?Melina della maggioranza?NO .La causa ,dopo il terremoto  che ha squassato il Campidoglio,è da attribuire al blitz di stamane che ha segnato il capitolo n.2 di Mafia Capitale.Molti degli arrestati sono consiglieri comunali e uno regionale.Il consiglio comunale si sarebbe dovuto svolgere in galera perchè si potesse  raggiungere il numero legale.
Questa la lista:

Da    www. romatoday.it

Mafia Capitale 2: nomi arrestati

ORDINANZA DI CUSTODIA CAUTELARE IN CARCERE
1) Claudio BOLLA
2) Salvatore BUZZI
3 ) Claudio CALDARELLI
4) Massimo CAPRARI
5) Massimo CARMINATI
6) Nadia CERRITO
7) Mirko CORATTI
8) Paolo DI NINNO
9) Antonio ESPOSITO
10) Francesco FERRARA
11) Franco FIGURELLI
12) Emilio GAMMUTO
13) Luca GRAMAZIO
14) Carlo Maria GUARANY
15) Michele NACAMULLI
16) Daniele OZZIMO
17) Pierpaolo PEDETTI
18) Angelo SCOZZAFAVA
19) Fabrizio Franco TESTA

ORDINANZA DI CUSTODIA CAUTELARE AGLI ARRESTI DOMICILIARI

1) Gerardo ADDEO
2) Tommaso ADDEO
3) Gaetano ALTAMURA
4) Stefano BRAVO
5) Marco BRUERA
6) Emanela BUGITTI
7) Pierina CHIARAVALLE
8) Mario COLA
9) Sandro COLTELLACCI
10) Domenico CAMMISSA
11) Santino DEI GIUDICI
12) Guido MAGRINI
13) Alessandra GARRONE
14) Angelo MARINELLI
15) Salvatore MENOLASCINA
16) Mario MONGE
17) Brigidina PAONE, detta “Dina”
18) Daniele PULCINI
19) Stefano VENDITTI
20) Paolo SOLVI
21) Fabio STEFONI
22) Andrea TASSONE
23) Giordano TREDICINE
24) Tiziano ZUCCOLO
25) Carmelo PARABITA

D.F.


BARUFFE CAPITOLINE


 
 

La consigliera Gemma Azuni
 
Riceviamo e volentieri pubblichiamo il comunicato stampa lanciato dalla consigliera capitolina Gemma Azuni protagonista,con il consigliere Onorato e il consigliere Peciola,di una non edificante contesa che di politico ha poco ma molto di cialtroneria e di guappismo d'altri tempi.
Un consiglio ai suddetti:state calmi  o come si dice in ambienti oxfordiani be beef.Risparmiate le vostre energie fisiche ed intellettuali per cause migliori.La città vi guarda e non vi fa onore l'episodio che vi ha visti protagonisti .Quando ci si azzuffa e  lo si fa nella veste di rappresentante pubblico si ha sempre torto.Indipendentemente dalle ragioni di ognuno.
D.F.

A PROPOSITO DI “SU GORROPU”… ED ALTRE COSE MENO BELLE

 

Nei giorni scorsi ho dovuto subire, ad opera del capogruppo della Lista “Alfio Marchini Sindaco”, un’aggressione verbale carica di una violenza e di una volgarità quali raramente ho avuto occasione di vedere e ascoltare; in particolare nella sede istituzionale dell’Assemblea Capitolina – luogo simbolo dei valori più alti di democrazia e di rappresentanza della città di Roma Capitale.

Il consigliere Alessandro Onorato non ha ancora sentito il dovere di rivolgere parole di scusa per il suo comportamento, non tanto verso di me come persona (capisco che il concetto di rispetto umano possa essere incommensurabilmente complesso da comprendere per alcuni) quanto per il rispetto che ciascuno di noi deve al ruolo e alla funzione che esercitiamo nell’istituzione che rappresenta tutta la nostra città.

Al compagno Gianluca Peciola rinnovo la mia gratitudine, per aver voluto difendermi da quegli attacchi tanto aggressivi e volgari, a cui aggiungo una affettuosa raccomandazione: non accettiamo le provocazioni di coloro che strumentalmente, e alla disperata ricerca di un briciolo di visibilità mediatica, tentano di mettere in difficoltà questa amministrazione di centrosinistra che sta lavorando bene su entrambi i fronti: riparare i danni provocati dalla Giunta Alemanno e rimettere l’attività amministrativa sui binari dell’efficienza e della legalità.

Questo mio intervento, però, è motivato dal fatto che alcuni commenti ironici, sulla vicenda (altrimenti non possono essere considerati), sono stati espressi su vari social network e fra questi uno di Stefano Veglianti, di Sinistra Ecologia e Libertà, assessore del Municipio V.

Stefano , il 28 maggio, alle 22:53, commentava così un titolo del Fatto Quotidiano che dava notizia della ”Rissa in Campidoglio”: “la prossima volta a Onorato lo ritrovano a Su Gorropu…nel Nuorese… vero Gemma Azuni”., pensiero che non mi appartiene di certo.

E il consigliere Onorato, dal suo profilo Facebook,  ribatte: “Per chi non lo sapesse, quella citata nel post è una profonda gola della Sardegna dove venivano gettati i corpi dei rapimenti falliti.” “Poco prima lo stesso assessore aveva postato, sempre sul suo profilo, un altro messaggio ironizzando sul mio dito fratturato. In questo si legge: il dito di Onorato è stato ritrovato in un orto alla Garbatella, quartiere dove ha sede il noto centro sociale "la Strada".

Invito il consigliere Onorato, al quale auguro di rimettersi presto, di documentarsi meglio e senza pregiudizi etnico-regionalistici su quale meraviglia straordinaria della natura sia il Canyon di Su Gorropu, sia visitando il sito web ufficiale http://gorropu.info/, sia andandoci di persona. L’ammirazione per tanta bellezza potrebbe perfino compiere il miracolo di purificare il consigliere Onorato dalle incrostazioni di aggressività e volgarità di cui sembra cosparso.

Associare me e la mia terra (qui il discorso è molto serio) a suggestioni criminali come sembra fare il consigliere Onorato è inaccettabile; La Sardegna non è la terra del banditismo come costui ancora sembra credere.

Questa terra, però, è stata sfruttata e depredata, la sua natura meravigliosa è aggredita e umiliata da imprenditori e palazzinari senza scrupoli, nell’ignavia dei governi locali e centrali che non hanno fatto altro che imporre devastanti servitù militari e null’altro. La Sardegna perde lavoro, perde donne e uomini che sono costrette/i ad emigrare, perde identità per le speculazioni che la vorrebbero ridotta ad un gigantesco villaggio vacanze per ricchissimi faccendieri che pensano di venire nella nostra terra e trattarci come servi.

Non accetteremo mai questo destino, non recideremo mai il legame fortissimo di rispetto e solidarietà che ci lega l’un l’altro e tutti noi alla nostra bellissima terra.

Si tranquillizzi il consigliere Onorato; sarà sempre il benvenuto a Su Gorropu e in qualsiasi altro luogo della Sardegna.

E se vorrà fare questa esperienza imparerà cosa sono il rispetto, l’amicizia e la solidarietà che offrono e ricevono le donne e gli uomini liberi, e di questo mi ritengo testimone nel mio operato nelle istituzioni a cui mi onoro di appartenere.

3 giugno 2015

NAMASTE' NEPAL !

Buongiorno a tutti
vi scrivo per invitarvi venerdì 5 giugno ad una serata per raccontarvi come procede il lavoro delle associazioni che abbiamo aiutato. Come promesso invierò a tutti, la prossima settimana, una prima relazione sull'utilizzo dei fondi raccolti che ad oggi ammontano a quasi 3.500 euro.
Grazie ancora
Raffaele Fischetto
 
Terremoto in Nepal, il governo di Kathmandu: “I morti sono 7.040″ 
 
Namasté Nepal!

Una speranza per un paese e un popolo meravigliosi

venerdì 5 giugno 2015 ore 19:00
presso la redazione di Tre Righe
Via Santa Ciriaca 13 (S. Lorenzo)

 

Raffaele, Giovanni, Vladi hanno viaggiato, lavorato, vissuto in Nepal.
A seguito del sisma che ha colpito il paese himalayano il 25 aprile scorso, questi amici di Retour hanno attivato raccolte fondi destinate direttamente ai propri contatti sul posto.
Raffaele  e Giovanni, antropologi e operatori per varie O.n.g., conoscono due organizzazioni locali che lavorano nella valle di Kathmandu con le fasce più deboli della popolazione: Engage, assiste persone con disabilità, mentre Kika Education Foundation and Social Service Organization, diretta da una famiglia nepalese, gestisce dal 1995 l’orfanotrofio “Kinderhouse Nepal” e un centro di riabilitazione per bambini disabili (attualmente ospitano 40 bimbi).
Vladi, ingegnere, viaggiatore e molto altro, sta seguendo la ricostruzione di uno spazio collettivo secondo criteri antisismici e con materiali locali (mattoni in terra e legname) in un villaggio del distretto di Gorkha, vicino all'epicentro del terremoto.
Per raccontare, anche attraverso le immagini, il lavoro di queste realtà locali, Retour invita tutti ad una serata per il Nepal venerdì 5 giugno a Roma, via S. Ciriaca 13, dalle ore 19:00. A seguire, assaggi di cucina nepalese (riso e dhal).

 

2 giugno 2015

DUE CONSIDERAZIONI SULLE REGIONALI


Sono convinto che Renzi abbia perso. E' verissimo che in Campania e in
Puglia hanno vinto De Luca e Emiliano, non il PD.
In liguria e in Veneto, con candidate di pochissimo valore (in Liguria sotto
l'ala di Burlando che non ha voluto mollare l'osso e in Veneto - dove era
impossibile vincere, visto che la sinistra, compreso il PCI, non ce l'ha mai
fatta - un candidato meno evanescente, avrebbe perso diversamente).
Tutto questo dimostra, per me, due cose:
Renzi non sa fare il segretario del partito.
Renzi non vuole avere un partito.
Quello che vuole è un comitato elettorale, per una politica personale. Una
volta eletto a governare il paese, il comitato si deve sciogliere e non
rompere le scatole con "fedeltà alla linea del partito e della sinistra".
Renzi è un liberista come tutti gli altri e di altre istanze non sa che
fare; In effetti non le conosce e non le riconosce. Niente di nuovo sotto
il sole della modernità.
La seconda riguarda Salvini e la lega
E' davvero l'unico partito che abbia enormemente aumentato il proprio
bottino. Anche il M5S, che ha ottenuto un gran risultato, non regge il
confronto. Salvini è razzista e anti europeista?. Sul razzista
concordo, con una precisazione. Salvini solletica non una parte di italiani
razzisti contro un'altra parte di generose persone, rappresentate da
politici simpatetici con i diversi e con i reietti. Salvini solletica le
paure di tutti. Quelle dei poveri, macroscopiche; le nostre ben nascoste.
Affondare i barconi vuol dire sì, impedire che gli scafisti si
arricchiscano, ma vuole anche dire che chi scappa da fame e guerra deve
rimanere dove è e non venire da noi, che sopportiamo il peso di un'Europa
che non vuol sentir parlare di accoglienza. Questo - giriamolo come vogliamo
- è razzismo o almeno,difesa della fortezza. Giusta o sbagliata che sia
questa paura, è paura di tutta la politica.
Per quanto riguarda l'Europa, Salvini dice che è questa Europa che non gli
piace e cita Podemos e Tsipras e la Polonia, come alfieri di una nuova
Europa, non dei banchieri, non del burocrati, non della finanza.....
Bisogna ammettere che anche noi, chi più chi meno, (podemos e tispras eM5S e
Cameron, Polacchi, danesi e ungheresi...)non amiamo questa europa, mettendo
insieme chi vuole solo un grande mercato e chi vuole un'Europa diversa.
Le contraddizioni di Salvini sono molte. Il populismo non è solo suo.
L'arroccamento è di tutti. Tutti chedono, alla fine le stese cose: che il
sistema funzioni meglio. Impossibile.
Sarà da vedere quale sarà il populismo vincente.
Umberto Pradella