5 maggio 2018

Recensione film: DOMENICA D'AGOSTO regia di Luciano Emmer

Con Franco Interlenghi, Marcello Mastroianni, Ave Ninchi, Massimo Serato, Anna Baldini, Vera Carmi, Emilio Cigoli, Mario Vitale, Jone Morino, Elvi Lissiak, Anna Medici, Andrea Compagnoni, Pina Malgarini, Salvo Libassi, Nora Sangro, Anna Di Leo, Fernanda Milani, Corrado Verga, Aldo Bettoni, del 1950. Sceneggiatura di Franco Brusati, Luciano Emmer, Giulio Macchi e Cesare Zavattini.

 




 
Dal neorealismo alla commedia di costume

In occasione del centenario della nascita del regista Luciano Emmer, il Dipartimento di Architettura dell’Università Roma Tre l’ha voluto ricordare proiettando “ Domenica d’agosto”, il suo primo lungometraggio e facendolo presentare dal figlio Michele, il matematico che ha ereditato da lui l’amore per le immagini in movimento.

Per alcuni critici cinematografici (Georges Sadoul, “Histoire du Cinema Mondial, des Origines à nos Jours”, 1966) il neorealismo in cinematografia è durato quasi vent’anni: da “Ossessione” del 1943 a “Rocco e i suoi fratelli” del 1960 entrambi di Luchino Visconti.

Emmer rientra nella seconda fase assieme a Luigi Comencini, Francesco Maselli, Carlo Lizzani e Francesco Rosi (che nel film è il suo aiuto regista ed ha anche una piccola parte), ed ha contribuito a trasferire l’esperienza neorealista nella commedia di costume. Nel suo cinema ci sono trame ambientate in massima parte tra le classi lavoratrici e gruppi disagiati e sono spesso usati attori non professionisti frammisti a quelli già noti.

“Una domenica d’agosto” è un film corale, una serie di storie che si intrecciano e si intersecano in un caldo giorno festivo quando i romani vanno tutti al mare al lido di Ostia. Come mostra il regista, all’epoca a Ostia ci si andava prevalentemente in treno, i più giovani andavano in bici o in vespa, i ricchi invece in macchine lussuose. Il film presenta - con molte riprese dall’alto - una Roma in bianco e nero oggi sparita: dai vigili al centro delle piazze e degli incroci ai telefoni a gettoni nei bar e nelle trattorie, dalle colonie estive gestite da suore, alle biciclette lungo la via del Mare.

Nel film quasi tutti i protagonisti sono in spiaggia: Ave Ninchi, madre di una numerosa schiera di figli, con tutta la sua famiglia va in uno stabilimento popolare vicino alla colonia delle suore, la commessa che abita nelle case popolari a corte di Via Manunzio va invece allo stabilimento La Vecchia Pineta – considerato esclusivo a quei tempi – con un giovane ricco conosciuto da poco, mentre il suo ex fidanzato che aveva lavorato al Mattatoio ed era rimasto disoccupato, viene coinvolto in una rapina. Il vedovo rifidanzatosi con una donna arpia porta la sua bimba in colonia a Ostia con l’idea di lasciarla lì tutto il mese di vacanza. Il vecchio barone e la seconda moglie vanno alla Vecchia Pineta, incrociandosi con la commessa. Il figlio dello stagnaro (Franco Interlenghi) insieme agli amici in bicicletta si porta dietro il piccolo cuginetto, che poi mollerà alla spiaggia libera per andare a incrociare la figlia di Ave Ninchi (Anna Baldini quindicenne) con la quale si fingeranno entrambi dei veri signori.

A Roma restano il pizzardone (Marcello Mastroianni al su primo vero ruolo cinematografico) fidanzato con la cameriera (incinta) di una ricca famiglia, e il gruppo dei balordi che organizzano la rapina al Mattatoio che non avrà esiti positivi.

Le riprese sono prevalentemente in esterni e dal vero sia per questioni economiche sia perché alla fine degli anni ‘30 Cinecittà era stata occupata dagli sfollati ed era ancora in via di ripristino. Il film è girato nelle zone del quartiere Testaccio con il Mattatoio, al Colle Oppio, e a Porta Cavalleggeri, presso le stazioni ferroviarie di Piramide e Ostia Lido e alla Vecchia Pineta. La colonna sonora di Roman Vlad è integrata da varie canzoni dell’epoca cantate tra gli altri da Claudio Villa, Rossana Beccari e Giacomo Rondinella.

Luciano Emmer è un attento e ironico narratore delle problematiche delle fasce sociali: amore, soldi, escalation, affetto genitoriale, collettività familiare, e la tentazione del guadagno facile. Il regista presenta in “Una domenica d’agosto” un quadro della situazione economica del dopoguerra con le sue difficoltà, ma anche con una gran voglia di vivere. Forte, infatti, è la speranza di migliorare le proprie condizioni di vita, di riscattarsi da una vita di frustrazione e povertà, di lasciarsi il passato alle spalle per iniziare una nuova vita.

 Ghisi Grütter

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