4 agosto 2016

4 AGOSTO 2012 MUORE RENATO NICOLINI

Il 4 agosto del 2012 ci lasciava Renato Nicolini. Un personaggio unico nel suo tempo e un gigante se rapportato poi al deprimente panorama politico romano di oggi. Un grande assessore che ha riportato i cittadini a vivere Roma, dopo anni e anni di scontri di strada fra opposti gruppi di estremisti. Ricordiamo il festival dei poeti a Castel Porziano, le rassegne a Massenzio, il Napoleon di Abel Gance al Colosseo, la riapertura fortemente voluta di Villa Torlonia (Chi si ricorda che nel 1976 era chiusa al pubblico?), le rassegne di teatro all'aperto, la musica a Villa Ada e sull'Appia Antica con D'Agostino, la chiusura della rotatoria del Colosseo, le mille inizative culturali....Grazie Renato !

3 agosto 2016

Rio de Janeiro:Olimpiadi per chi?

Le Olimpiadi di Rio, al via venerdì 5 agosto, possono insegnare qualcosa a noi romani in vista della molto improbabile candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024? I sostenitori della candidatura di Roma o sono in buona fede e fanno finta di ignorare i pericoli che si celano dietro una possibile candidatura, oppure sono in malafede: lo sanno benissimo ma per il loro tornaconto spingono che si facciano.
Noi ci auguriamo che il buon senso prevalga. Abbiamo ben altri problemi da risolvere in una città disastrata e le risorse disponibili dovrebbero  essere impiegate per dare servizi pubblici degni di una Capitale piuttosto che per  una vetrina internazionale che arricchirà pochi e impoverirà molti .
D.F.

da: http://www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=3567
Rio 2016
Il Brasile ha già il record delle crisi
Ilaria Masiero
30/07/2016
 più piccolo più grande
Quando Rio de Janeiro fu scelta come sede delle Olimpiadi, una folla festante riempì la spiaggia di Copacabana e l’allora presidente Luiz Inácio Lula Da Silva, Lula, commosso, consacrò il risultato dicendo: “è arrivato il nostro momento!”.

A far pendere l’ago della bilancia in favore del Brasile furono l’esuberanza economica, la stabilità politica, il grande appoggio popolare all’iniziativa, e il fatto che nessuno stato sudamericano avesse mai ospitato i Giochi. A quasi sette anni da quel giorno, solo l’ultima di queste condizioni resta valida.

Crisi economica a più livelli
Fino a poco tempo fa, il Brasile viveva un ciclo economico positivo, alimentato dalla forte domanda globale per le risorse naturali e agricole di cui il paese è ricco, e culminato nel 2010, quando il Pil aumentò del 7,5% - e tutti pensavano che il gigante si fosse svegliato una volta per tutte.

Negli anni successivi, tuttavia, lo scenario è mutato radicalmente. Una serie complessa di fattori tra cui spiccano il crollo del prezzo del petrolio e la gestione imprudente dei conti pubblici da parte dell’erede di Lula, Dilma Rousseff, hanno sprofondato il paese nella sua peggiore crisi dagli anni Trenta.

A fronte di questo cambio di scena, le spese per l’organizzazione dei Giochi (circa 11 miliardi di Euro, di cui il 40% di provenienza pubblica), anziché consacrare una nuova potenza globale, infieriscono ulteriormente su una economia già a terra.

La considerazione che una parte dei costi sono in capo alle amministrazioni cittadina e statale di Rio de Janeiro - e non alla repubblica federale - non serve da rassicurazione. Anzi.

Sebbene le casse della Città Meravigliosa sembrino trovarsi in uno stato ragionevole, lo stesso non può dirsi delle finanze dello stato di Rio.

In giugno, il governatore ha dichiarato lo stato di calamità pubblica. Questa misura, normalmente riservata ai casi di catastrofi naturali, è stata adottata in ragione della crisi finanziaria dello stato che - secondo il governatore - poteva pregiudicare il mantenimento degli impegni presi in vista dei Giochi.

Lo stato di calamità ha permesso al governo federale di dare un aiutino allo stato di Rio, che probabilmente basterà per “mettere una pezza” sulla questione Olimpiadi. Quello che accadrà dopo è un altro paio di maniche.

Crisi politica a tutto campo
Poco dopo essersi aggiudicato l’assegnazione delle Olimpiadi, Lula ha terminato il suo secondo mandato consecutivo con un indice di approvazione stellare, prossimo all’80%. Tutt’altro clima si respira a pochi giorni dall’inizio dei Giochi.

Di fatto, è possibile che il calendario di eventi delle Olimpiadi 2016 includa, come extra, l’impeachment della presidente Dilma Rousseff.

Accusata di aver truccato il bilancio dello Stato, l’erede designata di Lula è stata sospesa dall’incarico a maggio, in attesa del verdetto finale da parte del Senato federale - verdetto che potrebbe arrivare proprio durante le Olimpiadi.

Da parte sua, il presidente ad interim, Michel Temer, vice ed ex-alleato della Rousseff, non è finora riuscito a costruirsi una base di appoggio consistente. Infatti, da un lato ha catalizzato l’ostilità delle forze di sinistra pro-Rousseff, dall’altro si sta progressivamente alienando le simpatie dei gruppi liberali, delusi dalle troppo timide misure di austerità.

E la crisi non si ferma qui. Una buona fetta della classe politica (e imprenditoriale) brasiliana si trova coinvolta, più o meno direttamente, nell’inchiesta Lava Jato, il maggiore scandalo di corruzione e riciclaggio di denaro nella storia del paese.

Non c’è da stupirsi, dunque, che il clima non sia dei più sereni - sebbene qualsiasi prospettiva di rottura dell’ordine democratico appaia alquanto improbabile.

Olimpiadi per chi?
Tutti i giorni i brasiliani si confrontano con una economia in crisi. Tutti i giorni, si sentono dire che una buona parte della classe dirigente che per anni ha gestito i soldi pubblici avrebbe, in sostanza, rubato, e che forse ci sarà bisogno di aumentare le imposte per risanare i conti.

Tra l’altro, la gente ha fresco nella memoria il ricordo della Coppa del Mondo 2014, che a sua volta costò ai contribuenti circa 8 miliardi di euro e si lasciò alle spalle una scia di stadi che non riescono a pagare i propri costi e di opere pubbliche inconcluse.

In questa cornice, l’idea di spendere per l’organizzazione dei Giochi (le cui opere peraltro sono affidate a 5 imprese, tutte indagate nell’inchiesta Lava Jato) è come un pugno nello stomaco, e la gente scende in strada domandando: “Olimpiadi per chi?”.

A pochi giorni dall’apertura dei Giochi, secondo una ricerca dell’istituto Datafolha, il 50% dei brasiliani sono contrari alla realizzazione dell’evento - tre anni fa erano solo il 25% -, e poco meno di due terzi pensa che le porterà più perdite che benefici.

Come spesso succede nelle telenovele brasiliane, è probabile che, nonostante tutte le condizioni avverse, le Olimpiadi siano un successo. Il problema sarà il ritorno alla vita reale.

Ilaria Masiero è laureata in Discipline Economiche e Sociali e dottoranda in Economia presso la Fundação Getulio Vargas di San Paolo.


PROVACI ANCORA MARINO!!


Se non esistesse bisognerebbe inventarlo uno come Ignazio Maria Marino. Non contento di aver finora presentato tre petizioni per altrettanti importanti temi quali le  unioni civili, affittopoli e la step child adoption (vedi anche Tre Righe del 5 febbraio e del 16 maggio 2016) ,  adesso l’ex Sindaco ne ha presentato un’altra sulla piattaforma change.org per difendere la pedonalizzazione dell’area dei Fori e l’allontanamento dei camion bar dal ventilato provvedimento della Giunta Pentastellata di riaprire, anche se in maniera limitata, ai mezzi pubblici e ai taxi nonché di far stazionare davanti al Colosseo ed in altri luoghi storici i camion bar .

Come non dargli ragione? Soltanto che secondo noi sbaglia : è o non è iscritto al Partito Democratico? E’ o non è il PD rappresentato in aula Giulio Cesare da un “agguerritissimo” gruppo consiliare capeggiato dalla signora De Biase in Franceschini? Forse non ha troppa fiducia nei suoi compagni di partito?

Anche in questo caso : come non dargli ragione visti i precedenti. Allora due sono le domande a cui dovrebbe rispondere: che ci sta a fare in un partito di cui non si fida? Perché presenta le sue rivendicazioni su una piattaforma in rete e non prende un bel cartello per esempio e si mette a manifestare a Piazza del Campidoglio? O perché non si incatena alla colonna Traiana ? O perché non sale in cima al Colosseo per gridare il suo sdegno? Rispondere alla prima domanda è un mistero. Dopo tutte le coltellate che gli hanno inferto,  sarebbe stato il minimo sindacale andarsene da quel partito. Ma per carità rispettiamo la sua scelta. Ma per le  seconde , azzardiamo  un sospetto. Forse il professore Ignazio Maria è negli Stati Uniti dove felicemente lavora e quindi è più facile movimentarsi in rete piuttosto che farlo personalmente? E’ sicuramente meno dispendioso, ricordiamoci le origini genovesi, e  ha un impatto forse meno visibile dall’essere incatenato o strillare come Albertone le sue proteste dall’alto del Colosseo, ma efficace quanto basta per far parlare di lui.

L'importante è che si tenga viva e accesa la memoria della sua memorabile sindacatura a Roma e della sua statura politica. Poi la sua petizione sui camion bar, sulle macchine per via dei Fori Imperiali farà la fine delle precedenti: cadrà nell’oblio, nel dimenticatoio più assoluto. L’importante che la fiammella di Marino come una luce nella notte buia, rimanga accesa.........ad intermittenza.


Domenico Fischetto


Ciao ................

sai che i Fori Imperiali potrebbero presto riaprire al traffico? L'appello di Ignazio Marino - che ad agosto 2013 ne avviò la pedonalizzazione - alla sindaca di Roma, perché alle automobili decida di preferire monumenti patrimonio dell'umanità:





Proteggiamo la cultura. "No" al ritorno di macchine e camion-bar lungo i Fori Imperiali @virginiaraggi @LindaMeleo


Ignazio Marino
Italy

Il 3 agosto 2013, poco più di un mese dopo le elezioni di giugno, la nostra Giunta avviò la pedonalizzazione dei Fori Imperiali. Nei mesi successivi la notte, invece che con i fanali delle 40.000 automobili che li attraversavano quotidianamente, li illuminammo prima con gli spettacoli di Piero Angela e Paco Lanciano e poi con le luci di Francesca e Vittorio Storaro.
Quel giorno la Giunta che guidavo decise di assumere un impegno semplice ma certamente storico. Proibire la presenza delle macchine e degli orribili camion-bar per riqualificare l’intera area archeologica centrale. Era il grande disegno indicato nel 1887 da Guido Baccelli, inseguito poi nell’epoca giolittiana e più recentemente da Carlo Giulio Argan e Adriano La Regina. Non proprio un’idea nuova, ma nessun sindaco l’aveva mai realizzata.
Quest’anno ad agosto il disegno si doveva completare con la chiusura totale: avviata ad agosto proprio per creare meno disagi. La scelta è semplice: i monumenti patrimonio dell’umanità o le automobili?
La nuova Giunta, invece, vuole dare un messaggio forte e chiaro: tornino le automobili e i camion-bar.
Cosa farebbero i sindaci di New York o Parigi se avessero l’area archeologica più importante del pianeta? La proteggerebbero come patrimonio inestimabile o la riaprirebbero al traffico e ai gas di scarico? Credo di sapere cosa farebbero.
A Roma invece si vuole dare il segnale opposto e considerare le colonne del Tempio della Pace, da poco rialzate dopo oltre 1500 anni, o la colonna Traiana come originali bordi della carreggiata di una strada ordinaria.
Signora sindaca Raggi, ci rifletta e pensi anche al suo bambino che ha portato orgogliosamente in Campidoglio: l’arte e la cultura di cui lei è circondata vanno protetti anche per lui e per gli altri bambini del mondo. La valorizzazione della cultura, proteggerla per i secoli futuri, sono valori superiori al consenso nei prossimi mesi.

2 agosto 2016

Appello per la salvaguardia della democrazia e della libertà della cultura in Turchia

 




Non abbiamo atteso il golpe del 15 luglio, mancato o finto che sia, per dubitare della qualità della democrazia nella Turchia di Erdogan. Ma gli eventi seguiti al colpo di Stato, negli ultimi giorni, hanno una gravità eccezionale, resa più inquietante dal silenzio della “comunità internazionale” e in particolare delle autorità dell’Unione Europea che recentemente, non contente di pagare Ankara con una cifra spropositata per chiederle di bloccare i migranti, hanno ritenuto opportuno riaprire la procedura di ingresso della Repubblica Islamica di Turchia nell’Unione.

Un atto che ha suscitato non poche perplessità in relazione agli attacchi alla libertà di espressione del pensiero, in ogni sua forma, che Erdogan e i suoi governi praticavano da mesi con chiusura di giornali di opposizione, incarceramenti, uccisioni, al di fuori di qualsivoglia legittimità. Senza parlare dell’arroganza con cui respingeva ogni richiesta di riconoscimento di un fatto storico accertato, il genocidio degli armeni, o del non troppo lontano sostegno all’Isis, o della persistente politica di persecuzione del popolo curdo.

Ebbene, negli ultimi giorni, con il pretesto del colpo di Stato, Erdogan ha messo in atto la più feroce, sistematica azione combinata di repressione/prevenzione che si ricordi nella storia recente del mondo. Epurazioni di massa (sulla base di liste evidentemente già pronte), imprigionamenti, uccisioni, sospetti suicidi, e minacce, in un clima di caccia alle streghe che rinvia a tristi precedenti storici.

Noi non entriamo nel merito delle responsabilità del golpe, ma riteniamo che l’UE, le nazioni che si dichiarano democratiche, l’ONU, non possano rimanere inerti e silenti.

Noi sottoscritti, docenti universitari, in particolare, e uomini e donne che lavorano nella formazione, nell’organizzazione culturale, nell’informazione, esprimiamo la più ferma condanna dell’azione volta a mettere sotto tutela l’intera università turca e gli altri apparati, pubblici e privati, culturali e di formazione dell’opinione pubblica: ricordiamo che tutti i docenti turchi hanno ricevuto il divieto di espatrio, tutti i decani (1577) sono stati sospesi, come è stato per 15.200 docenti di scuola, funzionari e, ancora, magistrati, militari, poliziotti, quando non sono stati semplicemente licenziati, o peggio: arrestati e gettati in condizioni disumane in carceri di fortuna, denudati, ammanettati, malmenati.

Con il pretesto del colpo di Stato, in sintesi, Erdogan, già presidente autoritario, sta trasformando la Turchia in una vera e propria dittatura, con l’aggravante del connotato islamista, come la minaccia del velo obbligatorio per le donne lascia temere.

Noi sottoscritt* chiediamo a tutta la comunità intellettuale di far sentire la propria voce, esercitando ogni pressione sulle autorità accademiche nazionali ed europee, perché esse premano sulle autorità politiche italiane, comunitarie e internazionali, facendo cessare immediatamente l’odiosa, violenta, inaccettabile azione di Recep Erdogan contro la cultura, contro la scuola e l’università, e contro ogni forma di Stato di diritto e di democrazia in Turchia.

21 luglio 2016
Angelo D’ORSI (Università di Torino)
Guido LIGUORI (Università della Calabria)

Prime Adesioni
Angelo DEL BOCA (storico, Torino)
Giuseppe CACCIATORE (Università Federico II, Napoli, Accademico dei Lincei)
Gian Mario BRAVO (Università di Torino, Emerito)
Gianni FERRARA (Università di Roma Sapienza)
Marco TRAVAGLIO (Il Fatto Quotidiano)
Paolo FLORE D’ARCAIS (MicroMega)
Pasquale VOZA (Università di Bari, Emerito)
Raffaele PERRELLI (Università della Calabria)
Gianpasquale SANTOMASSIMO (Università di Siena)
Marcello MUSTÉ (Università Sapienza, Roma)
Paolo FAVILLI (Università di Genova)
Giuseppe RICUPERATI (Università di Torino, Emerito)
Marzio ZANANTONI (editore e saggista– Milano)
Giovanni MAZZETTI (Università della Calabria)
Alfonso DI GIOVINE (Università di Torino)
Lea DURANTE (Università di Bari)
Fortunato Maria CACCIATORE (Università della Calabria)
Eleonora FORENZA (Università Roma Tre)
Alexander HÖBEL (Università Federico II, Napoli)
Francesca CHIAROTTO (Università di Torino – Historia Magistra)
Giuseppe SERGI (Università di Torino, Emerito)
Fabio FROSINI (Università di Urbino)
Franco PRINA (Università di Torino)
Cinzia SCIUTO (MicroMega)
Diana CARMINATI (già Università di Torino – ISM Italia)
Gregorio SORGONA’ (Università Roma Sapienza)
Edoardo CATERINA (Università di Firenze)
Andrea DOI (giornalista – Torino)
Dora MARUCCO (Università di Torino)
Cristina ACCORNERO (Università di Torino)
Elena Gaetana FARACI (Università di Catania)
Checchino ANTONINI (giornalista Popoff)
Vittorio BONANNI (giornalista - Roma)
Antonio CAPUTO (avvocato, Torino – Presidente Federgielle)
Elisabetta FORNI (Politecnico di Torino)
Silvia FRABONI (Insegnante, Torino)
Margarita LEIDO (Università di Valladolid - Spagna)
Alfredo TRADARDI (saggista, Torino – Coordinatore ISM Italia)
Luigi PUNZO (Università di Cassino)
Danila GHIGLIANO (artista e docente Accademia – Torino-Cuneo)
Alessandra MANGANO (Insegnante – Palermo)
Daniela MARENDINO (archivista – Torino)
Gualtiero MARINI (Università di Campinas - Brasile)
Alessandro MAURINI (Insegnante – Torino)
Immacolata MESSURI (Università di Cassino)
Guido PANICO (Università di Salerno)
Francesco CECCHINI (scrittore)
Marina PENASSO (Documentalista, Torino)
Maurizio PAGANO (Università di Firenze)
Elena SCHEMBRI (Università di Campinas - Brasile)
Eloisa D'ORSI (Fotoreporter, Milano-Torino-Barcellona)
Loris SAVINO (Fotoreporter, Milano)
Viviana CODEMO (Ricercatrice, Marea Research – Milano)
Arianna PUCCIONI (insegnante – Empoli)
Antonio SABATELLA (Campagna)
Giancarlo MONTALTO (insegnante)
Vincenzo DI LUZIO (Insegnante – Pratola Peligna)
Diego GIANNONE (Seconda università di Napoli)
Salvatore CINGARI (Università per Stranieri, Perugia)
Roberta BIASILLO (Università di Bari)
Anna LANARO (insegnante – Treviso)
Piero CARTA (insegnante – Cagliari, presidente sezione ANPI Monserrato)
Cristina PALOZZI (insegnante – Torino)
Giorgio BARBERIS (Università del Piemonte Orientale, Alessandria)
Leonardo CASALINO (Università di Grenoble, Francia)
Luca DI MAURO (Université Paris 1 Panthéon Sorbonne)
Pietro Simone CANALE (Università del Salento)
Anna D'ASCENZIO (Università Suor Orsola Benincasa di Napoli)
Patrizia LARESE
Carla Maria FABIANI (insegnante – Lecce)
Giorgio SERRA (insegnante – Cagliari)
Vincenzo BRANDI (ex ricercatore ENEA)
Marco GOBETTI (attore e drammaturgo – Torino)
Valentina CABIALE
Marialuisa GIANNONE (insegnante)
Vincenzo TRADARDI (già Universidà di Parma)

Per adesioni: info@historiamagistra.it

(23 luglio 2016)

PRESENTAZIONE DEL RAPPORTO 2016 DI NESSUNO TOCCHI CAINO

Riceviamo e volentieri pubblichiamo




Image
INVITO
 
PRESENTAZIONE DEL RAPPORTO 2016 DI NESSUNO TOCCHI CAINO
“La pena di morte nel mondo”
e
PREMIO ALLA MEMORIA A MARCO PANNELLA
 
MERCOLEDI’ 3 AGOSTO 2016 – ORE 16
Via di Torre Argentina 76 - Roma
 
Partecipano:
 
SERGIO D’ELIA, Segretario di Nessuno tocchi Caino
ELISABETTA ZAMPARUTTI, Tesoriera di Nessuno tocchi Caino
GENNARO MIGLIORE, Sottosegretario del Ministero della Giustizia
BENEDETTO DELLA VEDOVA, Sottosegretario del Ministero Affari Esteri
MAURIZIO TURCO, Tesoriere del Partito Radicale
MATTEO ANGIOLI, Segretario Generale del Global Committee for the Rule of Law
RITA BERNARDINI, Presidente d’onore di Nessuno tocchi Caino
AMBROGIO CRESPI, autore del docufilm “Spes contra Spem – Liberi dentro”
 
Il Rapporto 2016 di Nessuno tocchi Caino, edito da Reality Book, dà conto dei fatti più importanti relativi alla pratica della pena di morte nel 2015 e nei primi sei mesi del 2016. Sul terribile podio dei primi Paesi che nel 2015 hanno compiuto più esecuzioni nel mondo figurano tre Paesi autoritari: Cina, Iran e Pakistan. Mentre i primi Paesi-boia del 2016 (al 30 giugno) sono Cina, Iran e Arabia Saudita.

Il Premio annuale promosso da Nessuno tocchi Caino quale riconoscimento alla personalità che più di ogni altra si è impegnata sul fronte dell’abolizione della pena di morte è conferito nel 2016 a Marco Pannella, leader del Partito Radicale, fondatore e Presidente di Nessuno tocchi Caino, morto il 19 maggio 2016. Per la prima volta, il Premio viene assegnato alla memoria e, in via eccezionale, muta denominazione da “L’Abolizionista dell’Anno” in “L’Abolizionista del Secolo”, ultraventennale essendo stato l’impegno di Marco Pannella per porre fine alle pene o trattamenti inumani e degradanti, ovunque nel mondo.

Durante l’evento saranno illustrati anche gli obiettivi del Progetto di Nessuno tocchi Caino per contenere la pena di morte in tempi di “guerra al terrorismo”, del piano di iniziative internazionali in vista della prossima votazione nel dicembre 2016 della nuova Risoluzione sulla Moratoria Universale delle esecuzioni da parte dell’Assemblea Generale dell’ONU, oltre che del Progetto “Spes contra spem” per porre fine non solo alla pena di morte, ma anche alla pena fino alla morte. Durante l’evento sarà proiettato un trailer del docufilm “Spes contra Spem – Liberi dentro”, presente alla 73° Biennale del cinema di Venezia.
 
Cell. 335 8000577 – Tel. 06 68979212 – 06 68803848 – fax 06 68979211


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1 agosto 2016

THANKS OBAMA

La Presidenza Obama volge al termine e sarà la storia a valutare il suo lavoro. Tra luci ed ombre come sempre tracciare un bilancio a caldo è sempre difficile e si rischia di essere influenzati dagli avvenimenti contingenti.
In controtendenza invece questa mail degli ambientalisti americani di caloroso ringraziamento ad Obama per quanto sia stato fatto durante gli otto anni della sua presidenza in favore del clima.
 Questo riconoscimento  certifica i buoni risultati raggiunti e ci auguriamo che chi lo succederà possa continuare lungo il solco da lui tracciato non solo sul clima ma anche in favore della pace mondiale, dei diritti civili e della limitazione della vendita indiscriminata delle armi , tanto per citare i più importanti.
Buona lettura


July 22, 2016 | 6:00 AM

Thanks Obama! Five Ways the US Is Leading the World on Climate Change

Over the last eight years, the US has had its fair share of ups and downs in fighting climate change. But despite setbacks like the Senate’s failure to take up the American Clean Energy and Security Act in 2009 – which promised to introduce a nationwide emissions trading program to cut carbon pollution – there’s been a whole lot of progress too. And not all of it has appeared on the public’s radar. So we think it’s time to say, “Thanks, Obama.”
Under President Obama’s watch, the US has expanded clean energy technologies, regulated carbon pollution from existing power plants for the first time, and passed major initiatives to improve energy efficiency – not to mention played a large part in the most ambitious international climate agreement to date, the Paris Agreement. But it doesn’t stop there. Let’s take a closer look at the steps the Obama Administration has made to accelerate clean energy in the US and fight climate change.

The Clean Power Plan

In 2014, the Environmental Protection Agency (EPA) released the Clean Power Plan, the first-ever standards to reduce carbon pollution from existing power plants. The EPA projected the plan would bring many, many benefits for Americans, including creating tens of thousands of jobs, saving US citizens as much as $155 billion in energy costs between 2020—2030, and helping prevent some 90,000 asthma attacks in children by 2030.
The benefits didn’t end at our borders, either, as the plan showed the rest of the world we were serious about reducing emissions, leading to a landmark climate deal with China in 2015 that helped energize international climate talks that led to the historic Paris Agreement last year. The plan also was a cornerstone of the US commitment to reduce overall emissions 26—28 percent below 2005 levels by 2025 in the agreement.
However, in February of this year, the US Supreme Court issued a judicial stay on the Clean Power Plan after 27 states’ attorneys general sued the EPA to block implementation. This means that implementation of the Clean Power Plan is on pause until the court decides when the case should continue. While this is a setback, we believe that the court will ultimately uphold the legality of the plan.
Learn more about the Clean Power Plan by downloading our Clean Power Plan Activist Kit.

 

Coal Leasing Moratorium

Between 2009 and 2014, companies mined enough coal on public lands to put more than 3.9 billion metric tons of carbon pollution into the atmosphere. That’s the equivalent emissions of over 825 million cars on the road – every year.
In January, though, the climate community had a major win when the Department of the Interior put a temporary freeze on leasing our public lands for coal mining (called a moratorium). The moratorium is a big deal because when coal is burned for energy, it creates more carbon dioxide per unit than any other fossil fuel.
The bottom line is when we lease our federal lands for coal, we’re helping fuel climate change. Right now, the Department of the Interior is collecting comments on the moratorium, giving Americans the chance to weigh in on how we power our nation – and protect our planet. You can help. Take action against coal mining on public lands today and submit a comment to the Department of the Interior

Proposed New Fuel Economy Standards

One of the more important moves by the Obama Administration that’s gone under the radar in some ways has been to significantly push fuel economy standards for the vehicles filling our roads and highways – and sending carbon pollution into the atmosphere. In 2011, the White House proposed new fuel economy standards for passenger vehicles, requiring an average performance equivalent of 54.5 miles per gallon by 2025. The administration also finalized new fuel economy standards for commercial trucks, vans, and buses, which are projected to save over 500 million barrels of oil and save American drivers an estimated $50 billion in fuel costs.
These new standards are the most ambitious any US president has implemented, and will save consumers money at the pump, decrease greenhouse gas emissions, and reduce US demand for oil.

Improving Energy Efficiency in Homes and Businesses

The Obama Administration has focused on increasing energy efficiency not only to protect our environment, but also save Americans money and create jobs. One of the major ways the White House is accomplishing this is through the Better Buildings Challenge, a US Department of Energy initiative focused on making homes, commercials buildings, and industrial plants more energy efficient.
The Better Buildings Challenge is projected to improve energy efficiency in commercial buildings by 20 percent by 2020 through investments in upgrading offices, universities, hospitals, and other commercial buildings. It’s also projected to save companies and business owners about $40 billion per year on energy bills, which can be used to hire more workers and benefit companies in other ways. 

Cutting Methane Emissions

This May, the EPA announced final regulations to curb harmful methane emissions from new and modified oil and gas facilities. These first-ever federal methane pollution standards are a big part of how the US will reach its goal of cutting this pollution by 40–45 percent from 2012 levels by 2025.
While there’s less methane than CO2 in the atmosphere, it’s much more powerful than carbon dioxide in trapping heat – 84 times more potent over 20 years, in fact. Which means it can still do a lot of harm to our climate. These new rules will help rein in the millions of tons of methane the oil and gas industry is leaking into the air, and is a big climate win for the Obama Administration – and all of us.

What You Can Do Next

President Obama has been serious about fighting climate change since he took office. While there’s undoubtedly more progress he’d like to see before the end of his term, he’s done more to address climate change than any US president before him.
That’s why we need to ensure the progress that President Obama has made stays permanent, especially ending new coal leasing on public lands. Right now, the Department of the Interior is collecting comments on the coal leasing moratorium. Submit a comment now and help us send a strong message to Big Polluters that Americans want to end coal mining on federal lands permanently to create a sustainable, healthy future for our planet.

DANIELE FRONGIA L'ASSESSORE ALLA QUALITA' DELLA VITA E VICE SINDACO



 
Daniele Frongia
 
Incidente con potenziali strascichi giudiziari per il neo-vice sindaco di Roma e assessore alla qualità della vita, Daniele Frongia .Possiamo capire come la pressione mediatica e l'attenzione a cui è sottoposta la giunta guidata dalla Raggi eserciti un'influenza a dir poco schiacciante su  i neo amministratori, che si sentono continuamente osservati e soppesati per quello che dicono e fanno. Ancora ieri le foto  della Sindaca in pigiama ripresa sul balcone di casa ne sono una prova eclatante e certamente non condividiamo questa incursione nella vita privata della Raggi. Se ne devono però  fare una ragione : hanno voluto la bicicletta e adesso gli tocca pedalare e sopportare anche quelle "zanzare fastidiose" che a volte possono essere i giornalisti .Devono accettare le regole del gioco e non scegliere secondo il loro comodo quello che è giusto e quello  che non lo è. A suon di querele non si và da nessuna parte......anzi  l'effetto può essere l'opposto di quello atteso.
Quindi caro Daniele, ci permettiamo di darti un consiglio: ritira la querela, una bella stretta di mano e......... al lavoro. Ci interessa molto vederti all'opera e capire quali provvedimenti proporrai per  migliorare  la qualità della vita di noi romani. Intanto non ti complicare la tua.  
Cinque anni sono lunghi da trascorrere.

Domenico Fischetto.
 
da un post su fb di Anna Maria Bianchi Carte in Regola
 
CINQUESTELLE, NON CI POSSO CREDERE!. Possibile che un militante, consigliere e oggi vicesindaco del Movimento Cinquestelle faccia mandare una lettera dal suo legale a un giornalista perché ha registrato una sua intervista telefonica? Nel mio piccolo, anzi infimo, quando parlo con un giornalista dò per scontato che registri l'intervista, anzi me lo auguro, così in caso di falsificazioni c'è una prova tangibile di quello che ho detto veramente. E lo stesso vale per i giornalist...i, dato che troppo spesso i politici fanno affermazioni che si rimangiano prontamente quando si scatenano reazioni e polemiche, raccontando di non aver mai detto le frasi riportate (o averle dette con un senso diverso). In questi casi esiste solo uno strumento a garanzia di intervistato, intervistatore e anche dei poveri cittadini/lettori che sempre di più faticano a sapere la verità: la registrazione e la letterale trascrizione. Uno strumento di trasparenza, trasparenza che è il principale cavallo di battaglia del M5S, che non per niente da sempre promette la registrazione in streaming di ogni occasione istituzionale, come assemblea capitolina, commissioni etc. E credo che su temi di stringente attualità un pubblico amministratore non dovrebbe avere nulla da nascondere. Anche in una conversazione con un giornalista. Il vero problema mi sembra piuttosto la continua oscillazione sulla posizione da tenere riguardo alcune "patate bollenti" che Carteinregola ha sottoposto a M5S in campagna elettorale - e su cui non ha mai ricevuto risposte - come appunto lo Stadio della Roma. Anziché chiedere risarcimenti danni ai giornalisti, sarebbe urgente che i nuovi amministratori mettessero in pratica quello che promettevano quando erano all'opposizione: trasparenza, e soprattutto chiarezza su come intendono affrontare i problemi urgentissimi della città. Se lo facessero a viso aperto una volta per tutte, su tutte le critiche che una aggressiva ma prevedibile campagna sta muovendo da quando sono approdati al governo della Capitale, non avrebbero paura di nessuna conversazione con giornalisti di qualunque testata e colore. Lo dico nell'interesse della città: ragionate, spiegate
e dialogate con la parte della città che vuole il cambiamento. L'elenco di affermazioni e reazioni scomposte si allunga ogni giorno. Fermatevi finché siete in tempo. La città ha bisogno di gente con i nervi saldi che infonda sicurezzae che abbia le idee chiare (a proposito: sulle Olimpiadi di Roma2024, ogni giorno sui giornali leggiamo una posizione diversa - non sono una priorità, sono un'opportunità- Sarebbe davvero utile che la Sindaca Raggi dicesse direttamente ai cittadini cosa intende fare)


dalla pagina fb di Fernando Magliaro