31 luglio 2015

Il Marnetto Quotidiano:1)IL CASO AZZOLINI E LA VERA ANTIPOLITICA 2)ALA

Particolarmente ispirato Massimo Marnetto,che oggi ci propone ben due sue  riflessioni .
Buona lettura

da www.libertaegiustizia.it



Antonio Azzolini

Il Marnetto Quotidiano : Il caso Azzolini è la vera antipolitica

Azzollini salvato dal Senato è la vera antipolitica.
 
Quella che esibisce con oscenità il privilegio dei parlamentari di poter sottrarre alla legge chi tra loro è fortemente sospettato di averla violata. Che fa capire che il potere si regala privilegi, senza curarsi dell'indignazione dei cittadini.
Dello decadente spettacolo di totale mancanza di disciplina e onore che sta offrendo al Paese.

Per favore, non chiamate antipolitica la nostra nausea.
La rabbia per questo insulto alla Costituzione.
La crescente sfiducia per politici senza più alcun pudore civile.

Noi non dimentichiamo questi oltraggi.
E ci batteremo fino a quando voi non vi vergognerete.

Massimo Marnetto
Libertà e Giustizia di Roma
 



Denis Verdini
 
Il Marnetto Quotidiano : ALA
Verdini ha creato il nuovo partito Ala, Alleanza Liberl-popolare Autonomie.
Ma pare che il clima costituente sia stato turbato dalla selezione del nome.

Infatti, in un primo momento volevano chiamarsi "Coscia", Coordinamento Scelta in Alternativa. Poi si è passati a Partito Etico Tollerante ("Petto"), senza scartare Collegamento Locale ("Collo") e Zona Ambientale Parlamentare (Zampa). Molto gettonato anche Fratellanza per Tagli all'Etica ("Frattaglie")

"Vogliamo allevare batterie di sostenitori - ha dichiarato uno dei fondatori - offrendo a tutti opportunità di mangime, ma senza perdere il gusto dell'approccio ruspante". Immediata la protesta di Salvini, per il riferimento alla sua ruspa, di cui rivendica il diritto d'autore.

"Faremo ogni sforzo per appoggiare il governo..." ha dichiarato il capo di Ala, interrompendosi improvvisamente e diventando rosso in viso. Poi si è ricomposto e ha mostrato con orgoglio il primo uovo.

Massimo Marnetto
 

30 luglio 2015

L'approfondimento:MERKEL,DALLA GRECIA UN PRIMO SCOSSONE


 
 L'Unione Europea nonostante i passi avanti fatti sul fronte greco, continua ad avere nodi da sciogliere e sfide da affrontare: se, in Germania, c'è un crescendo di critiche alle scelte della cancelliera Merkel.Molti analisti vedono le radici della difficoltà dell'Unione nelle riforme istituzionali sbagliate fatte, soprattutto per il ruolo conferito al Consiglio europeo con il Trattato di Lisbona..
Vediamo come Affariinternazionali analizza le difficoltà della Merkel in Germania.
 
dalla newsletter di Affariinternazionali

Ue e Germania
Merkel, dalla Grecia un primo scossone
Eugenio Salvati
23/07/2015
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Il duro confronto tra Unione europea e Grecia, e in particolare tra governo tedesco e governo greco, si è avviato verso una conclusione positiva anche grazie al voto con cui il Bundestag ha approvato il nuovo piano di aiuti dell’Ue ad Atene.

La maggioranza che ha dato il via libera all’accordo è stata larga, anche perché numericamente è ampia la maggioranza di quella grande coalizione che governa la Germania.

Il dato di maggiore interesse sta però nelle defezioni e nelle voci critiche nei confronti di questo accordo. Rispetto ai due precedenti voti salva Grecia esse crescono sensibilmente.

Una sessantina di deputati della Cdu-Csu (il partito ddi Angela Merkel) ha votato contro il piano e anche Peir Steinbruck, autorevole esponente dei socialisti della Spd ed ex candidato alla cancelleria, ha criticato l’intesa sposando la tesi della Grexit temporanea proposta dal ministro delle Finanze Wolfang Schäuble. La stessa opinione pubblica tedesca appare spaccata in due sulla questione: il 49% si oppone al terzo salvataggio, il 46% invece è favorevole.

Spina nel fianco
Indipendentemente dal voto del Bundestag, quel che sembra probabile è che la trattativa burrascosa con la Grecia e le modalità con cui si è raggiunto l’accordo lasceranno dei segni profondi sugli assetti della politica tedesca, coinvolgendo anche la posizione della Merkel.

Un primo elemento sistemico rilevante è la dimostrazione di quanto le arene politiche nazionali ed europea si siano ormai intrecciate e di come quest’ultima incida prepotentemente sui processi politici che avvengono nelle prime: la questione greca è stata il centro del dibattito pubblico tedesco e gli equilibri interni alla grande coalizione e alla Cdu e il ruolo della cancelliera ne sono stati influenzati.

La politica tedesca, ormai schiacciata sul ruolo dominante di Merkel e della Cdu, con una Spd relegata a un ruolo ancillare come partner di governo, ha vissuto il primo scossone all’interno di una lunga stagione di stabilità sotto il segno della cancelliera.

A livello dei rapporti di coalizione, le durissime parole del vice-cancelliere e ministro dell’Economia Sigmar Gabriel e del presidente del Parlamento europeo Martin Schultz consegnano una Spd interprete fedele della politica europea dettata dalla Merkel, indebolendo così l’immagine dei socialisti come futuri sfidanti della cancelliera.

La posizione della Spd sembra chiudere anche la possibilità che il campo del Partito socialista europeo possa varare una proposta politica alternativa a quella del rigore tedesco.

La maggiore opposizione alla Merkel è arrivata dal lato destro dello schieramento politico tedesco, da quel variegato mondo che voleva imporre l’uscita di fatto della Grecia dalla zona euro e che ha trovato nel ministro Schäuble un nuovo punto di riferimento, capace di catalizzare attorno a sé il sostegno sia della fazione “rigorista” della Cdu-Csu sia quello degli ambienti euroscettici che si stanno organizzando alla destra del partito cristiano-democratico.

Una leader che perde forza
Anche la scelta del premier greco Alexis Tsipras di abbandonare a fine giugno il tavolo delle trattative e di indire un referendum ha prodotto dei profondi riverberi sulla politica interna tedesca.

La Merkel aveva incarnato nel campo tedesco la posizione più incline al dialogo, ma tale atteggiamento è stato messo con le spalle al muro dalla scelta audace del leader greco che così facendo ha aperto un ampio varco ai falchi tedeschi guidati da Schäuble, il quale ha simbolicamente preso il vessillo di difensore della posizione tedesca in Europa.

Per questo motivo la leadership della Merkel sembra essere sempre più schiacciata tra la necessità di farsi carico dell’integrità della zona euro e del processo di integrazione e il bisogno di non essere messa nell’angolo dall’ala più intransigente del suo partito.

Se il voto del Bundestag ha promosso il ruolo di mediazione della cancelliera è anche vero che da tale voto ha prodotto delle crepe vistose rispetto alla forza della sua leadership, una cosa mai accaduta prima d’ora.

La leadership della cancelliera sembra destinata a mutare forma dato che si troverà costretta a fronteggiare all’interno del suo partito una solida opposizione rispetto alla politica da adottare nei confronti della Grecia (e a situazioni simili che potranno presentarsi in futuro).

Se fino ad oggi il baricentro della politica tedesca è stata la figura forte e rassicurante della Merkel, appare non improbabile che “il falco” Schäuble possa incarnare un’alternativa politica che, partendo da una diversa interpretazione dell’idea di Europa e della posizione tedesca nell’Ue, si proietta giocoforza anche nella politica interna.

Un’alternativa forte di una posizione politica chiara, espressa nel comunicato dell’ultimo Eurogruppo dove si parla di Grexit, forte di una porzione crescente del partito che è con lui, come dimostrano i 60 contrari del voto al Bundestag, e soprattutto sostenuto da una popolarità in crescita in Germania.

Eugenio Salvati è Dottore di Ricerca in Scienza Politica, Università di Pavia.
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29 luglio 2015

L'ULTIMA SPIAGGIA DI MARINO

                                                                            Ignazio Marino
 
 
Non c’è che da rimanere meravigliati:dopo un balletto di assessori dimissionari o dimissionati,dopo mezzo consiglio agli arresti o ai domiciliari,dopo aver conquistato le prime pagine di mezzo mondo per il degrado e la carenza di servizi nella città di Roma,il Sindaco  Marino resiste .Ma temiamo che sia arrivato all’ultima spiaggia.Sia diventato una specie di sorvegliato speciale.Al prossimo errore non basteranno più i buoni uffici di Orfini,la fiducia che una parte ,minoritaria ,della cittadinanza ancora ripone in lui.Dovrà andarsene punto e basta.Lo aspettano al varco i suoi detrattori ,i suoi critici,i suoi scettici.Intanto il PD gli ha messo al fianco due colonnelli nella figura di Esposito e di Causi.Colonnelli che rispondono al PD,e quindi al segretario,e non a lui.Saranno anche loro messi alla prova .Ma dovranno essere liberi di lavorare senza ingerenze da parte del primo cittadino e della sua piccola corte dei miracoli.
Intanto esce di scena anche Paolo Masini:già a sua volta ridimensionato ,ora viene proprio estromesso dalla giunta.Così il lento allontanamento degli uomini della Federazione Romana del PD,che era iniziato con Foschi,con l’allontanamento di Masini viene quasi completato .Rimane ancora Estella Marino,che in verità come responsabile dell’Ambiente,doveva rispondere di tutti i disservizi dell’AMA e forse doveva essere anche lei sostituita.Ma come si sa Marino è un galantuomo ed ha avocato a sé responsabilità non proprio sue.
Noi Romani gli auguriamo,malgrado tutto e nel nostro interesse, buon lavoro e de “facce vede’”  quello che sa fare.Sarebbe anche ora .Ormai non ci sono scuse più che tengano.Lavori e basta.
Domenico Fischetto

27 luglio 2015

Il Marnetto Quotidiano:ANIMATORI



                                                                  Matteo Renzi

 da www.libertagiustizia.it                                                                                                                                                                                            
 
Niente audio, video o "fuori-onda", che possano rivelare le
ipocrisie della casta. I cittadini non debbono sapere tutto dei politici, ma solo
quello che è penalmente rilevante. Questa censura - con il convinto
supporto di Renzi e i suoi alleati - dovrebbe diventare legge con pene
severe per i trasgressori.

Sbaglia il PD a porsi contro la libera informazione, perché spesso
proprio dalle conversazioni "incidentali" emergono gli
aspetti più inquietanti del potere. Agitare "bavagli" verso la stampa e
la pubblica opinione è sempre stato un segno di debolezza. Che farà perdere altri
voti rossi, difficilmente compensabili con quelli verdini.

Una cosa è certa: una limitazione.come questa è inaccettabile. Ma
confidiamo nell'indole estemporanea del nostro Premier, che per non
farci annoiare passa dall'abolizione dell'IMU all'abolizione degli scoop
nel giro di 24 ore. Domani inventerà qualcos'altro pur di
intrattenerci sulle aperture dei giornali.

Perché l'improvvisazione politica non è seria, ma ha il vantaggio
di distrarre e vivacizzare. Quello che offre ogni buon animatore durante
le vacanze.
Massimo Marnetto

26 luglio 2015

I racconti di Tre Righe :IL GENERALE di Giuseppalfonso Mascolo

 
 
 
                                               Una veduta di Sabaudia
 
 
La Pontina come tutti i fine settimana è sempre molto trafficata e nonostante sia un buon guidatore, ho qualche difficoltà a seguire, senza farmi notare, il generale.
Un anziano play boy che da tre mesi mi costringe a girare per Roma e provincia ed ad assistere alle sue grottesche performance con una grandissima gnocca bulgara di 30 anni, un metro e settantacinque di viagra vivente. L’ha incontrata durante un concorso ippico ai Castelli romani,  dopo che mezza Roma aveva avuto con lei incontri molto approfonditi e se ne era innamorato perdutamente con l’incoscienza dei suoi 65 anni.
Non capisco perché io, ex maresciallo dei CC, cinquantenne e belloccio, con il fascino discreto dello 007, debba sempre far parte dell’altra mezza Roma…  Prima o poi dovrò convincermi di essere uno sfigato!
      Come sempre, il nostro si ferma a Sabaudia nell’hotel “Irma”,   un posto splendido con una spiaggia da Maldive, molto simile a quella di Ladispoli dove vado invece io d’estate, con la famiglia accompagnato da suocera e canarini.
Roba da pazzi, anzi devo ricordarmi di telefonare allo stabilimento Iole per confermare la cabina e l’ombrellone per il mese di agosto, allo stesso prezzo dell’anno scorso.
Non é molto originale il generale, sempre la stessa stanza, lo stesso ombrellone vicino al quale, casualmente è sempre presente la “sua” bulgara con due gambe abbronzate che mi ricordano quelle della Arcuri, identiche alle gambe di mia moglie Enrica, altezza 1,50, origini meridionali, coscia alta come il bordo del marciapiede…
Ma lo tsunami non arriva mai a Ladispoli ?
Mi distendo al sole, con in testa un cappellino falso acquistato da un vu cumprà di Latina, occhiali scuri classici e libro giallo da leggere, vicino ai due piccioncini e comincio il solito rituale, un mix di osservazione e memorizzazione di tutto quello che loro fanno o dicono, naturale o insolito che sia.
Certo, l’ultima volta che sono stati ad Ischia, dopo essersi guardati negli occhi per 10 minuti, si sono alzati e sono corsi in camera abbracciati mentre io riflettevo su quante volte avevo dovuto invece dedicarmi ad attività autonome suffragando le tesi metropolitane che giustificherebbero in questo modo l’uso degli occhiali fin da bambini.
Tra l’altro, oggi è uscito di gran fretta dal Ministero dove lavora, intorno alle 14, con una valigetta 24ore che abitualmente non è solito utilizzare ma che soprattutto adesso non ha con sé.
Con la scusa di cercare una toilette indicatami da un cameriere quasi compiacente di condividere con me i suoi problemi di prostata, salgo al primo piano dell’hotel, stanza 27, occupata dal generale e con l’abilità che mi contraddistingue impiego due minuti ad aprire la porta senza chiave ma soprattutto senza essere visto. All’interno noto subito, in un angolo, la valigetta nera ma è chiusa a chiave: la forcina di mia moglie compie il miracolo per la seconda volta, ma dentro non c’è molto, solo la copertina di un fascicolo vuoto di colore giallo con su scritto “Secret Cosmic” ed alcuni riferimenti in inglese circa un aereo.
Maledizione questa volta il nonno l’ha combinata grossa.
Mi precipito giù per le scale, ritornando immediatamente sotto l’ombrellone mentre con il cellulare velocemente chiamo il dott. Chiari per informarlo delle novità.
I due intanto erano rimasti tranquillamente seduti  sulle rispettive sedie sdraio e nel tentativo di spalmarsi vicendevolmente la crema abbronzante sul viso continuavano a scambiarsi delle smorfie che inducevano a presagire un tranquillo ma certo week-end di sesso.
Beati loro.
Chiari mi ha raccomandato di tenerli d’occhio perché anche se i documenti sottratti del generale sono stati sostituti con dei falsi, bisogna capire meglio il ruolo della donna e possibilmente fotografarli mentre se li scambiano.
Si farà risentire. Certo ‘sto dottor Chiari, sempre a casa sua il sabato e la domenica, mentre io sono sempre in giro a mangiare dove capita, con il caldo, il freddo, senza orari. Che vita ragazzi, anche se è molto eccitante quando per strada ti fermano gli ex colleghi e te, con noncuranza studiata, gli mostri il tesserino di appartenente al S.I.S. (Servizio Informazione Segreto) e loro ti lasciano andare subito, salutandoti con deferenza ed invidia.
Adrenalinico, quasi da James Bond, come quando mi ritrovai in una squadra che più che speciale sembrava uscire da un campetto di calcio del Laurentino 38, addetta a controllare un arabo di passaggio per Roma.
Sceso in un albergo di Via del Corso, un metro e ottanta di palestra, aveva deciso di uscire per guardare le vetrine del centro e forse fare qualche acquisto, offrendoci la ghiotta possibilità di dare un’occhiata alla stanza dove pernottava.
Tutto era a posto, lo tallonava uno dei nostri di Frosinone, non troppo sveglio ma estremamente collaborativo, mentre parte della squadra metteva a soqquadro tutti i suoi bagagli.
Io, Conti, appena arrivato al servizio, fui collocato nella hall, dove ebbi il modesto incarico di evitare un suo rientro affrettato, cosa che regolarmente avvenne perché il ciociaro se lo perse ingenuamente in via Frattina, ed io me lo vidi entrare spavaldo con alcune buste di cravatte in mano, mentre ero intento a pensare alla prossima partita Roma – Chievo.
Superato un attimo di panico ripercorsi velocemente tutti i consigli avuti mentre ero nella nostra “scuola” che in queste circostanze esortava ad inventare… ed io inventai: un attacco epilettico simulato con bava vera ed abbraccio fraterno allo stupefatto arabo che sconvolto si vide costretto a soccorrermi, aiutandomi ad entrare nell’ambulanza.
Conclusione, la squadra riuscì a defilarsi, l’arabo non si accorse di nulla ed io finii ricoverato per tre giorni all’ospedale S. Giacomo, con invasivi cateteri infilati dovunque.
Osservo il mare splendido, attraversato da una vela lontana che sembra volare, ma con la coda dell’occhio mi accorgo di essere osservato da una giovane signora, credo romana, con due figli rompiballe che continuano a giocare con un rumoroso game-boy, che insiste a guardarmi con trasversale, furtiva attenzione.
Occhi neri, afgani che sembrano invitarmi ad un momento di cazzeggio, senza troppi coinvolgimenti.
Riepilogo mentalmente se si tratta di una mia ex ma il mio archivio non ha purtroppo molti nomi inseriti o di qualche “problema” legato alla mia attività, ma non trovo una risposta immediata se non un preciso ricordo di quella settimana trascorsa in un giardino pubblico della capitale dalle cinque alle otto di sera, costretto a sbirciare se nel portone del palazzo di fronte, sede di un ufficio statale, entrasse un diplomatico dell’Est con borsa al seguito.
Nella panchina di fianco a quella da me occupata, con giornale aperto fisso ed occhiali scuri, sedeva quasi sempre da sola una ragazza sui vent’anni, bellissima, con due occhi verdi da Irlanda selvaggia, vestita modestamente, ma con un corpo nascosto da top model alla quale non potevo fare a meno di lanciare continuamente profonde occhiate copulatrici rimaste inequivocabilmente prive di risposta.
Il sabato, ultimo giorno di lavoro, tra il perplesso ed il seccato, ma soprattutto perso nei suoi occhi verdi, decisi di approcciarla ed avvicinandomi in piedi davanti a lei, modello George Clooney, le chiesi se poteva offrirmi una sigaretta… Alla prevedibile risposta  negativa, insistetti nell’invitarla a prendere qualcosa da bere con me nel chiosco del giardino e lei incredibilmente acconsentì ed alzandosi in silenzio, allungò con la mano destra un bastone bianco di ferro retrattile, che aveva con se chiedendomi se potevo accompagnarla.
In quel momento compresi l’incertezza di chi talvolta deve decidere tra l’infilarsi velocemente sotto un bus o lasciarsi andare senza urlare da un balcone al quinto piano di un palazzo.
Basta con i ricordi, perchè magari questa volta ho rimorchiato! Lunedì, al bar, tra la Roma  che ha vinto e questa storia guadagno cento punti.
Mentre mi stavo “fomentando” (come esclama spesso il ragazzetto che lavora dal carrozziere),  lei si alza di scatto dalla sdraio e dirigendosi verso di me, già afflitto da un’accentuata sudorazione che risente copiosamente della “gita” effettuata nella stanza del generale, con una voce da sballo mi chiede un giornale da leggere che io ovviamente non ho perchè non ho fatto in tempo a comprarlo, avendo dovuto rincorrere il generale.
Bravo!
La vedo allontanarsi leggera sulla sabbia, muovendo delle splendide mani lunghe che sembrano salutarmi e che sicuramente non accarezzeranno mai il mio viso.
Mi guarda ancora, ma l’iniziale sguardo intrigante lascia il posto ad un  flash di malinconia e tristezza nei suoi occhi.
Osservo il marito che arriva con i gelati per i figli e capisco…
Intanto il generale, dopo aver fatto un lungo bagno con la donna ed essere ritornato all’ombrellone, le porge una rivista alla quale lei non sembra essere interessata, ma che lui di nuovo le offre con rinnovata cortesia affinché la legga.
In quel momento intuisco al volo e preparo l’accendino-macchina fotografica, dotazione del perfetto 007 e immolo la scena.
Mi accendo contemporaneamente una sigaretta che non riesco a fumare perché io in realtà non sono un fumatore, riuscendo ad emettere un colpo di tosse così forte ed inopportuno da spaventare un anziano cane.
Nella circostanza non posso fare a meno di notare che la donna non riesce ad aprire la rivista perchè le pagine sembrano quasi incollate ed allora eccola fissare negli occhi il generale che ricambia lo sguardo con un sorriso furtivo ma deciso invitandola ad infilare rapidamente la rivista nella borsa da mare.
Ma certo, i documenti sono nascosti tra i fogli della rivista, un vecchio sistema per passare di mano fogli riservati, senza attirare l’attenzione dei curiosi.
Avverto Chiari e la sua risposta non mi piace per niente.
La giornata è ormai al termine e i due non sembrano intenzionati a rimanere come le altre volte per tutto il week-end a Sabaudia perciò lui la saluta discreto ma affettuoso, dirigendosi a lunghi passi verso la sua Audi parcheggiata lungo la strada tra le dune mentre lei sale a bordo della sua Mini nera.
Mi avvio anche io lentamente con la mia vecchia Fiat Punto bianca e mentre mi allontano, guardando di sfuggita lo specchietto retrovisore, sento un boato fortissimo mentre delle fiamme rossastre circondano rapidamente l’Audi del generale.
Tiro dritto.
Roma è lontana e il sabato sera c’è sempre traffico.
Lunedì devo pagare il condominio e mia moglie vuole cambiare il frigo. Sento delle sirene che si avvicinano.
Che tempi ragazzi.

25 luglio 2015

Recensione film: UN MONDO PERFETTO di Clint Eastwood


Visto in TV

 

 
 
 



Locandina italiana Un mondo perfettoPoster Un mondo perfetto  n. 1

 
 
UN MONDO PERFETTO

di Clint Eastwood

del 1993
 
In questo film si ritrovano tanti elementi che Eastwood svilupperà nei suoi lavori più maturi.
Gli individui descritti da Clint non rientrano mai, o quasi mai, nella categoria del cattivo (ma neanche in quella del buono); sembra che lui voglia proprio trasmetterci l’impossibilità a giudicarli. Così in “Grand Torino” il vecchio Walt Kovalski, scorbutico reduce della guerra in Corea, si fa intenerire dal piccolo vicino asiatico, e così in “Million Dollar Baby” Eastwood mostra come l’eutanasia possa essere considerata una sorta di atto d’amore.
“Un mondo perfetto“ è un film del 1993 retrodatato di trent’anni all’epoca della campagna elettorale per il governatorato del Texas pochi giorni prima della famigerata “parata di Dallas“ dove venne ucciso John F. Kennedy. Il killer Butch  - evaso con un compagno dal carcere – in qualche modo salva la famiglia di Phillip ma è costretto a portare con sè il bambino con il quale nasce una storia di amicizia. Butch (Kevin Costner) è un amante dei bambini e vedere trattare male un piccolo lo fa montare su tutte le furie e diventare violento; è anche un’idealista, un sognatore e vuole fuggire in Alaska come per rigenerarsi e cominciare una nuova vita. Di fronte alla famiglia di neri quando il padre dà un forte schiaffo al figlio, Butch ha una reazione esagerata: alla fine Phillip non sa decidere se è più violento il padre o lo stesso Butch.
La storia in mano a Clint presenta anche dei classici clichés del cinema americano: i cecchini dei Texas rangers, il poliziotto buono e quello cattivo, l’esperta criminologa che battibecca con il detective (lo stesso Clint Eastwood) e così via.
Il tema dell’infanzia innocente violata è molto spesso presente nei films di Clint Eastwood: in “Mystic River” la profanazione dell’innocenza infantile di uno dei tre protagonisti lo condizionerà negativamente per tutta la vita.  Per me rimarrà sempre un evento incomprensibile come abbia fatto un attore di successo - peraltro non troppo espressivo - a diventare un tale bravo regista!

Ghisi Grütter

 

24 luglio 2015

TRE RIGHE:IN EDICOLA IL NUMERO DI LUGLIO 2015


La Lupa Capitolina


E' in distribuzione gratuita il numero di LUGLIO 2015
di "Tre Righe le notizie e i protagonisti"
presso le seguenti edicole e librerie:
EDICOLE
Piazza Bologna
Largo Lanciani
Viale XXI Aprile/Nardini
Piazza Tommasini
Via Nomentana fronte S.Agnese
Via S.Angela Merici
Piazza Istria
Viale Eritrea (Piazza Annibaliano)
Viale Libia (Piazza Emerenziana
Viale Libia (Piazza Gimma)
LIBRERIE
Spizzichi d'autore Via Boldetti
Cartolibreria De Biasi Piazzale delle Province

Se esaurito ,richiedetelo scrivendo alla redazione :trerighe3@virgilio.it

23 luglio 2015

L'approfondimento:PERCHE' TANTI ERITREI TRA I PROFUGHI?

Degli sbarchi di disperati che giornalmente approdano sulle coste italiane,i media mettono in risalto l'aspetto umanitario,le violenze subite,la crudeltà degli scafisti,la difficoltà e il pericolo della traversata in mare.Mai si soffermano sulle cause per cui questa povera gente lascia il proprio paese,i propri affetti in cerca di una nuova patria.Si pensa che la risposta più appropriata sia quella della ricerca di una condizione di vita più normale attraverso  un lavoro che possa restituire loro dignità e un qualche benessere.Raramente però l'analisi si sofferma sulle condizioni politico-umanitarie del Paese di provenienza,spesso liquidate sommariamente imputandole all'avanzata del sanguinario Stato Islamico,con particolare riferimento alla Siria.
L'articolo che riportiamo di seguito fà il focus sulla situazione dei diritti civili  in Eritrea,praticamente inesistenti.Questo spiegherebbe perchè moltissimi profughi giunti in Italia,tra cui i tantissimi che stazionano per esempio presso il centro Baobab sulla Tiburtina, siano eritrei.
D.F.



dalla newsletter di affarinternazionali
In Eritrea, l’Onu mette in luce le ombre
Francesco Celentano
18/07/2015
più piccolopiù grande
La commissione d’inchiesta sull’Eritrea ha presentato al Consiglio dell’Onu per i diritti umani il rapporto derivante da oltre un anno di analisi della situazione nel Paese africano: 484 pagine che sono state rese pubbliche il 26 giugno a Ginevra e definite, da molti osservatori internazionali, agghiaccianti.

La commissione era stata istituita nel giugno 2014 con la risoluzione 26/24 del Consiglio per i diritti umani. Lo scopo era di reperire informazioni veritiere, magari frutto d’ispezioni in grado di accertare la situazione dei diritti umani e in generale di sondare lo stato dell’arte in merito ai lavori di riassetto istituzionale iniziati nel 1997 con una nuova costituzione, mai applicata, e proseguiti con costanti modifiche normative volte ad implementare i poteri dell’Esecutivo.

Un rapporto in differita
Il rapporto della commissione d’inchiesta spiega come sia ormai la paura che governa il Paese anziché la legge. Una paura frutto del costante uso di violenza e giustizia arbitraria quali strumenti di esercizio del potere esecutivo a discapito di qualsivoglia forma di opposizione democratica, libertà di stampa e di espressione.

La commissione non ha mai potuto visitare il Paese, nonostante le numerose richieste formali presentate dai funzionari Onu, ed ha dovuto, quindi, redigere il rapporto basandosi “solo” su oltre 500 testimonianze e circa 160 resoconti scritti: tutte informazioni pervenute da cittadini eritrei fuggiti all’estero o segretamente attivi nell’opposizione al governo del presidente Isaias Afewerki.

Leggendo il rapporto si evince la totale assenza in Eritrea di uno stato di diritto. Ogni azione compiuta dal Governo, quindi, dalle torture fisiche, agli abusi sessuali, alle rappresaglie sull’intera famiglia di un condannato, non è considerabile come una violazione, mancando ogni forma di garanzie civili.

Il Paese è all’ultimo posto al mondo, preceduto solo dalla Corea del Nord, per libertà d’informazione. Esiste un unico partito, nonostante la citata Costituzione del 1997 preveda un parlamento multipolare, e vige un ufficioso divieto di espatrio che permette alla polizia di frontiera di “sparare per uccidere” qualsiasi cittadino eritreo che provi ad uscire dal Paese.

Cittadini in fuga: 5000 al mese
Nonostante sia rischioso, e molto costoso, sono moltissimi i cittadini eritrei, circa 5000 ogni mese, che provano a fuggire chiedendo asilo in Europa. Un tale dato spiega il motivo per cui il numero di richieste d’asilo provenienti dall’Eritrea e rivolte a Paesi dell’Unione europea (Ue) nel 2015 sia secondo solo a quello della Siria.

I cittadini eritrei che vivono, quindi, in una situazione di terrore documentata dall’Onu quest’anno, ma già resa nota nel 2014 da Human Rights Watch e da Reporters Without Borders, provano a fuggire, spesso inutilmente, sperando di essere accolti in realtà in cui vi sia rispetto per la vita umana.

A tal proposito il rapporto Onu spiega che buona parte degli atti documentati si potrebbe configurare come crimini contro l’umanità, possibili oggetto di ricorso alla giustizia penale internazionale, stante la sicura non accettazione di eventuali conseguenze da parte del governo in carica. Un governo, noto al mondo per il proprio isolamento internazionale, pari solo quello del regime nordcoreano, in grado di rigettare ogni forma di contestazione ma sempre disponibile ad accogliere aiuti internazionali.

La Comunità internazionale passiva
Fa specie, infatti, quanto poco si discuta del caso eritreo, legittimando indirettamente il governo a perpetrare il proprio atteggiamento, dispotico, sicuro di agire nell’indifferenza di una Comunità internazionale impegnata su altri fronti e comunque poco interessata al caso.

I media internazionali dedicano una discreta attenzione, ad esempio, alle vicende nordcoreane, caratterizzate dalle costanti minacce nucleari, ma non informano, se non marginalmente, circa quella che molti studiosi definiscono la Corea del Nord d’Africa, appunto, l’Eritrea.

Attualmente, il Paese è soggetto a sanzioni economiche dell’Onu per la propria connivenza con il gruppo terroristico somalo di stampo islamista Shabaab, ma non per il modo in cui tratta i cittadini.

Il rapporto ha evidenziato anche quanto le promesse democratiche del 1997 siano ormai cadute nel dimenticatoio, mentre le detenzioni arbitrarie e l’inesistenza di ogni forma di libertà hanno preso, tristemente, il sopravvento nel Paese.

È recente la notizia di un avvio delle trattative tra Ue e governo di Asmara per la concessione di oltre 300 milioni di euro in aiuti allo sviluppo. Tale iniziativa sta generando, a giusto titolo, le critiche di buona parte delle organizzazioni eritree sorte all’estero per sostenere la causa dei diritti umani nel Paese, prima tra tutte “Eritrei democratici”.

La richiesta, rivolta all’Ue, è di non concedere alcun aiuto economico se non in cambio d’impegni sul fronte della tutela dei diritti umani e soprattutto previa esposizione di un piano di rilancio dell’economia che chiarisca come, questi fondi, saranno impiegati.

Ancora una volta, quindi, l’Onu ufficializza, mediante un apposito resoconto, quanto già noto alla Comunità internazionale e ancora una volta quest’ultima, non fa niente, o quasi, per provare a risolvere quanto emerso.

Il Paese africano, come molti altri del continente, patisce ancora le conseguenze di una devastante colonizzazione, italiana prima ed etiope poi, entrambe poco proficue per la giovane nazione del Corno d’Africa che rischia di raggiungere nuovi tristi primati divenendo una sorta di campione assoluto di violazioni democratiche e dei diritti umani.

Francesco Celentano, neolaureato in Giurisprudenza e praticante legale, si sta specializzando nello studio del diritto internazionale, già oggetto della sua tesi di laurea redatta durante un periodo di ricerca presso l'ufficio delle Nazioni Unite di Ginevra.
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22 luglio 2015

MOVIDA:COME DIFENDERSI








da “Progetto Celio N.143 del 15 LUGLIO 2015 a cura di Paolo Gelsomini* pubblichiamo un estratto che riguarda ‘ESTATE ROMANA, SI’ MA SOSTENIBILE E COMPATIBILE CON LA VITA DI TUTTI che spiega come Controllare le manifestazioni estive mettendo a disposizione vari modelli di esposto: per rumore da movida, per rumore da estate romana, per singolo locale.
ESTATE ROMANA SI’ MA SOSTENIBILE E COMPATIBILE CON LA VITA DI TUTTI
Non siamo certo contro le manifestazioni all’aperto ma vogliamo che siano dignitose, rispettose dei luoghi e degli abitanti e soprattutto non disturbanti. In pratica, vogliamo solo che siano rispettate le regole rigorosamente. E le regole ci sono, si trovano nella delibera di Giunta Capitolina n.143 del 2015 dal titolo: Indirizzi e criteri organizzativi generali per lo svolgimento delle manifestazioni del palinsesto degli eventi per l’anno 2015 ed in particolare dell'”Estate Romana” e delle attività culturali, selezionate attraverso Avvisi Pubblici, rientranti nella programmazione culturale prevista con contributo dall’Amministrazione Capitolina per il periodo 1° luglio – 31 dicembre 2015. (scarica la DGCDelib. N 143 del 06.05.2015)
Controllare le manifestazioni estive
Abbiamo scelto di controllare le manifestazioni che affollano il Celio e dintorni. Speriamo che altre associazioni dal Tridente a Trastevere, da Testaccio a San Lorenzo facciano lo stesso.Al Parco del Celio funziona la manifestazione “All’ombra del Colosseo” confinata entro l’area dell’Antiquarium e quindi abbastanza nascosta alla vista del percorso lungo il parco e con un minore impatto acustico. A villa Celimontana non c’è stata la minacciata invasione di musiche e bar a due passi dalla chiesa dei S.S. Giovanni e Paolo ma ci sarà, come tutti gli anni, una sostenibilissima manifestazione delle letterature di viaggio.Infine il Parco S.Sebastiano sembra che sia stato interamente preservato.
Grazie ad un prezioso contributo dell’Associazione Cittadini Flaminio (che fa parte del Coordinamento Residenti Città Storica), siamo in grado di fornire modelli di esposti così suddivisi:
  1. modello esposto rumore da movida in genere MODELLO DI ESPOSTO PER RUMORE DA MOVIDA IN GENERE
  2. modello esposto per manifestazioni estate romana MODELLO DI ESPOSTO PER manifestaz. estate romana
  3. modello esposto per singolo locale MODELLO DI ESPOSTO per singolo locale
E’ necessario individuare gli indirizzi del Gruppo di Polizia Locale, della Stazione dei Carabinieri e del Commissariato di PS competenti per zona, oltre a quello del presidente del Municipio. Ricordiamo che spesso è la quantità degli esposti che può influire sui permessi degli anni successivi e quindi non esitate a produrli, se motivati.
(nota: se non si tratta di un’area di disturbo, ma di un singolo locale, l’esposto deve essere sottoscritto dal singolo residente o il condominio disturbato) Per chiarimenti scrivete pure a progettocelio@libero.it
scarica PROGETTO CELIO N.143
*Paolo Gelsomini è il Presidente dell’Associazione Progetto Celio, Segretario del Coordinamento dei Residenti città storica e membro del laboratorio Carteinregola

21 luglio 2015

IN MEMORIA DI RUBINO ALFANI


 

Il 20 luglio 2015,dopo un lungo periodo di immobilismo causato da un incidente stradale,è deceduto Rubino Alfani,sindacalista e uomo politico romano,residente nell’ex Terzo Municipio.

I funerali si svolgeranno alle ore 11  del 22 luglio presso la chiesa di San Giuseppe in Via Nomentana.

Quella che segue è una breve nota in suo ricordo.

Arrivavi alle riunioni sempre un po’ trafelato.Leggermente curvo nelle spalle,con il corpo proteso in avanti e l'inseparabile mazzetta dei giornali sotto il braccio.Ti chiamavo Mr.Magoo,per la vaga rassomiglianza con il personaggio creato dalla matita di John Hubley ,stimolato da quella  tua particolarità  di tenere quasi sempre gli occhi semichiusi  tendenti, quando eri seduto, al sonno .Ma lo poteva pensare solo chi non ti conosceva.Tu non dormivi anzi:era il tuo modo speciale di concentrarti sulle parole degli altri per poter poi intervenire a tua volta.E da quello che dicevi si capiva benissimo che non ti eri perso niente …anzi.
Avevi una cultura non comune,come quella degli uomini di una volta ,frutto di buoni studi come anche di letture  che ti avevano segnato e che ti avevano formato politicamente.

Era un periodo particolare il nostro quando le nostre vite si sono incrociate:tu vecchio militante democristiano ed io comunista.Ma le persone perbene non si arroccano su principi insormontabili e si aprono al dialogo e al confronto.Dialogo e confronto di cui forse siamo stati antesignani se poi qualche anno più tardi proprio queste due anime si sono fuse in una.
Tu non ti sei mai arreso a quell’incidente  a Piazza Venezia.Era fatalità che succedesse:infatti quel pomeriggio uscendo da via Goito ti ho chiesto di fare la strada insieme come al solito verso casa.Tu non hai accettato il mio invito perché avevi un appuntamento in centro ……..con il destino.

Hai sempre saputo reagire con lucidità all’immobilismo a cui sei stato costretto e noi tuoi amici o almeno io ho un rimpianto:quello di non esserti stato  vicino abbastanza in tutto questo tempo mentre preziosa  si confermava quella dell'infaticabile tua moglie,che ti ha lasciato anzitempo,quella di tuo figlio e del tuo assistente.

Ora le tue sofferenze sono finite:sei libero da quella prigione che era diventato il tuo letto,la tua stanza  e finalmente potrai uscire ed incontrare, per discutere ovviamente di politica,  gli amici di sempre che ti hanno preceduto.

E non mancherai di dire la tua,sempre con gli occhi semichiusi.

Domenico Fischetto

Recensione film:BABADOOK di Jennifer Kent

 Locandina Babadook
Amore di mamma
 
In generale non sono un’appassionata di film dell’horror ma ho voluto vedere BABADOOK perché mi sono incuriosita per l’ottima recensione che Roberto Nepoti ha scritto su “La Repubblica” citando perfino Shining, (il film di Kubrick che, comunque, ho amato di meno).
Amelia (una molto brava Essie Davis) vive sola con Samuel, il figlio di sei anni (uno strepitoso Noah Wiseman). Il marito è morto in un incidente d’auto proprio per accompagnare Amelia a partorire: una triste storia di solitudine che il bambino vive come diversità.
Il film è girato prevalentemente nell’interno - come molti di questi film tra l’horror e lo psicologico - di una casetta minimalista della suburbia dove, presumibilmente, vive la midlle-class australiana. L’inizio è molto promettente, gli interni arredati con cura, la fotografia ben studiata: tutto è giocato su allusioni e sono mostrate solo le stranezze del bambino affascinato più dai giochi di prestigio e dalle bizzarre armi che crea lui stesso, piuttosto che da giochi con altri bambini (ricordate le stranezze che faceva Harold per attrarre l’attenzione della madre in quel delizioso film di Hal Ashby Harold e Maude del 1971?). Il thriller psicologico è impostato così bene che la mia compagna di cinema, molto più preparata ed esperta di me, ha addirittura evocato Repulsion di Polanski del 1965, con una giovanissima e affascinate Catherine Denevue.
La regista Jennifer Kent in BABADOOK man mano accelera fino a farci perdere il senso del dramma delle difficoltà e delle proiezioni psicologiche di una vita a due sempre più emarginata (lui lascia la scuola, lei si dà malata al lavoro…) per esagerare con la spettacolarizzazione di figure grottesche (Nosferratu con gli artigli) nelle scene horror, dove sembra che l’urlo sia sempre più forte un po’ come i fuochi d’artificio che aumentano in crescendo. E qui giù con tutto  il repertorio: il coltellone da macellaio, le lotte, le fughe, i ripostigli, l’innocente cagnolino…
Le parti quindi si ribaltano: è il bambino adesso a “prendersi cura” della madre malata che fa e dice cose strane. Alla fine invece dell’esorcismo sarà l’amore di mamma a vincere sul mostro! Mi chiedo perché la malattia psichiatrica – se questo era l’intento della Kent - debba per forza assomigliare all’“essere posseduti” dal demonio.


Ghisi Grütter

20 luglio 2015

TOTO VICE SINDACO DI ROMA

Marco Causi
Marco Causi

Dopo aver facilmente previsto che la candidatura di Nichi Vendola a vice sindaco di Roma era una bufala,buttata lì per spararla  grossa tanto per impressionarema senza un reale intento concreto ,ora è la volta di Marco Causi,ottimo assessore al bilancio dell'era Veltroni,promosso a deputato insieme ad una schiera di ex consiglieri e assessori capitolini.Lo stesso Causi si è precipitato a smentire queste voci.Giustamente è in altre faccende affaccendato in Parlamento e non si sogna di essere retrocesso e di tornare a servire Roma.Perchè proprio di questo si tratta:si tratta di servire Roma,di farla uscire dal pantano in cui si è cacciata e dovrebbe essere un privilegio non una diminutio servirla.Ma si sa:i vari Morassut,Argentin,Miccoli,Campana e soprattutto  Marroni,per citarne alcuni, scalato Monte Citorio non ci pensano lontanamente di ritornare sul colle capitolino.L'hanno scampata bella e non si sognano lontanamente di mettersi in discussione tornando ad occuparsi delle buche delle strade romane ,avendo peraltro come "capo" un Sindaco poco incline alle deleghe e al dialogo.Quindi il popolo romano stia tranquillo:questo problema lo risolverà Marino stesso che si sceglierà il suo vice tra quelli che,pur competenti,non gli facciano ombra e siano buoni esecutori.
Leggiamo cosa scrive Anna Maria Bianchi di Carte in Regola a proposito.
D.F.


Per il nuovo vicesindaco di Roma si parla con insistenza della nomina, fortemente voluta dal Presidente Renzi, di Marco Causi, già assessore al bilancio di Veltroni fino al 2008, quando il debito della Capitale aveva raggiunto la bella cifra di 22, 4 miliardi di euro (accumulati anche in anni precedenti alle amministrazioni Rutelli e Veltroni). Ancora una volta chiediamo alla politica di dimostrare ai cittadini che di fronte a Mafia Capitale intende fare sul serio, abbandonando le solite logiche partitiche e scegliendo esponenti autorevoli della società civile.
Dopo le dimissioni del Vicesindaco Luigi Nieri (SEL) e un’ipotesi, peraltro piuttosto fantascientifica,“vicesindaco Vendola” (segretario nazionale SEL) per non incrinare gli equilibri della maggioranza, da un paio di giorni è spuntata l’ipotesi Marco Causi, deputato PD. Come riferisce Cinquequotidiano, Causi ha prima smentito, definendo “fuffa giornalistica” le indiscrezioni e dicendosi disinteressato, per poi virare su un “se il sindaco Marino e il Pd me lo chiedono sarei onorato(1). In realtà più che il Sindaco Marino probabilmente glielo avrebbe chiesto il Presidente Renzi, a cui altre indiscrezioni giornalistiche da giorni attribuiscono l’intenzione di infarcire la Giunta di Roma Capitale di politici di lungo corso e di sua fiducia (2). Intenzione che a noi sembra esattamente agli antipodi di quello che sarebbe necessario, e che si aspettano i cittadini, per portare Roma fuori dal pantano di Mafia Capitale: far entrare in Campidoglio aria nuova e facce nuove, scelte tra gente in gamba della società civile, lasciando al lavoro parlamentare quei politici con lunghe carriere alle spalle. Quella di Marco Causi, in particolare, ha già incrociato la storia della Capitale: infatti il deputato è stato Assessore al bilancio della Giunta Veltroni dal 2001 al 2008, cioè nella consiliatura che ha preceduto la vittoria di uno dei peggiori centrodestra della storia della Capitale. E più che una vittoria di Gianni Alemanno, quella del 2008 è stata una sconfitta del “Modello Roma” e dei suoi fautori, su cui peraltro non sono è mai stata fatta la necessaria autocritica. E forse il momento giusto potrebbe essere ora, prima di riproporre i protagonisti di quella stagione come la panacea per risolvere i mali di Roma. E sarebbe utile ricordare che, in quel periodo, mentre si lanciavano festival e notti bianche le periferie affondavano, e soprattutto non si correva ai ripari per evitare di raggiungere il debito monstre (accumulato in vari anni) che nel 2008, quando il centrosinistra ha lasciato il governo della città, ammontava a 22, 4 miliardi. Debito poi blindato da una gestione commissariale e spalmato sugli anni e le generazioni a venire, che continua a pesare sulle finanze di Roma e che contribuisce non poco alla difficile situazione odierna. E ci dispiace citare una fonte troppo spesso partigiana, ma (3) come ricorda Il Giornale, Causi è l’uomo della “mina derivati” nel bilancio del Comune di Roma, cioè “una massa di contratti stipulati, ufficialmente per proteggere il Campidoglio dal rischio di tasso, ma che nel tempo hanno causato all’amministrazione perdite rilevanti” e che “Gli unici dati certi sono rappresentati dalla spesa sostenuta dall’ex commissario al debito di Roma Varazzani per chiudere 7 dei 9 swap: 150 milioni. Non a caso la Corte dei Conti parlò di «comportamenti che hanno compromesso la stabilità dei conti comunali». E se i cittadini hanno sempre la memoria troppo corta, Carteinregola intende cominciare a raccogliere informazioni e riflessioni su quel lungo periodo di governo del centro sinistra, per farne un bilancio, seppure postumo, insieme a tutti quelli che vorranno partecipare al dibattito, perchè non si ripetano gli stessi errori. Nella nostra sezione “Il modello Roma è finito implementeremo man mano materiali e notizie. Sul Venerdì di Repubblica di questa settimana, un articolo di Piero Melati ne rievoca due: ACEA “ancora scossa dai duecento milioni di perdite per la distribuzione dell’acqua in Perù” (impresa che ci risulta essere partita nel 2000, Sindaco Rutelli) e le consistenti perdite di ACEA “per lo spericolato sbarco nella telefonia” nel 2003 (Sindaco Veltroni e assessore Causi) . E speriamo che l’attuale ammministrazione, a cui da tempo abbiamo chiesto i dati della situazione economica della Capitale non solo relativa alla giunta Alemanno, ma a tutte le giunte precedenti (4), voglia far chiarezza una volta per tutte su come e chi ha accumulato il debito.
Perchè Roma non è dei partiti, Roma è dei cittadini.
Chi è stato eletto in rappresentanza dei cittadini non ha deleghe in bianco, ma deve rispondere delle sue scelte. E adesso è proprio venuto il momento che per le decisioni su incarichi così importanti si mettano da parte le considerazioni che riguardano equilibri tra partiti e correnti e rapporti fiduciari con la nomenklatura, tutti aspetti che non hanno niente a che vedere con l’interesse pubblico.
Il tempo del cambiamento è ora.
Anna Maria Bianchi Missaglia 

17 luglio 2015

COMUNE DI ROMA:IL TEMPO DEL CAMBIAMENTO E' ORA

Pubblichiamo la lettera aperta di Carte in Regola in cui si chiede un passo indietro del PD se si crede fortemente nella volontà di cambiamento al Comune di Roma,ripercorrendo le tappe fondamentali della crisi che finora la hanno caratterizzata.
D.F.

    

 
Al Presidente del Consiglio Matteo Renzi

Al Sindaco di Roma Capitale Ignazio Marino

Al Commissario del Partito Democratico di Roma Matteo Orfini



Per rendere credibile la volontà di cambiamento, la politica (e il PD) faccia un passo indietro



Roma, 14 luglio 2015

Riferiscono i giornali di un incontro tra Ignazio Marino e Matteo Orfini, in cui il commissario del

PD romano
vrebbe chiesto al Sindaco di "dare l'idea di un nuovo inizio, una ripartenza vera"


invitandolo a creare una “super giunta” formata da assessori


“scelti di preferenza fra i



parlamentari, ai quali - vista la situazione d'emergenza - verrà concessa una deroga, potranno cioè

continuare a fare i deputati o i senatori pur lavorando nel nuovo governo cittadino.



" Il tutto concordando tabella di marcia e condizioni della rivoluzione”.




Ma se le indiscrezioni giornalistiche corrispondessero al vero, non si tratterebbe di una rivoluzione

bensì di una restaurazione, che riporterebbe ancora una volta la Capitale sotto lo stretto controllo

del partito di maggioranza, in barba a quanto sta emergendo dalle indagini giudiziarie e soprattutto

alla faccia delle promesse di cambiamento fatte ai cittadini.

Ripercorriamo la cronologia degli avvenimenti degli ultimi 8 mesi. Le indagini di Mafia Capitale

mettono a nudo stretti e ramificati legami tra politica e soggetti criminali, e una corruzione che dire

"diffusa" non rende abbastanza l'idea, che attraversa svariati settori del mondo politico della

Capitale e della Regione Lazio. Vengono arrestate e indagate decine di persone, tra cui Daniele

Ozzimo, un assessore eletto consigliere PD dal 2008, ma che ha cominciato la sua carriera politica

nel 2000, come segretario DS del V Municipio, Mirko Coratti, Presidente dell'Assemblea

Capitolina (traghettato nel PD dall’ UDEUR di Mastella come Marco Di Stefano, ex consigliere

regionale arrestato per altre vicende non meno pesanti), il Presidente della Commissione

Patrimonio Pier Paolo Pedetti, una militanza cominciata nella Sinistra Giovanile che lo porta alla

presidenza dell’ associazione che si occupa della costruzione del programma del Partito

Democratico di Roma e, dal 2012, a entrare nella direzione regionale del PD. E ancora: Andrea

Tassone, Presidente del Municipio X con un passato nella segreteria giovanile della Democrazia

Cristiana, poi nella Margherita, e dal 2008 nella Direzione Romana del Pd. E’ indagato l’ex

presidente della federazione romana PD Eugenio Patanè, oggi consigliere regionale. Tantissimi i

nomi di politici PD che ricorrono nelle intercettazioni (la maggior parte non indagata): alcuni si

autosospendono dal partito, come il presidente PD della Commissione bilancio Francesco Ferrari

(in Campidoglio dal 2006) e il capogruppo PD in Regione Marco Vincenzi (prima consigliere e

assessore alla Provincia), e come Luca Giansanti, oggi lista civica Marino ma già consigliere della

Margherita con Veltroni. Francesco D’Ausilio, ex capogruppo PD in Campidoglio, si dimette

anche da consigliere. Rassegna le sue dimissioni anche il capogabinetto in Regione del presidente

Zingaretti Venafro (già capogabinetto di Veltroni e dello stesso Zingaretti alla Provincia).

A occhio possiamo dire che la maggior parte dei politici coinvolti nelle indagini e nelle

intercettazioni (molti non indagati) hanno mediamente alle spalle una lunga carriera

politica e/o amministrativa di nomina politica (naturalmente anche quelli di area centrodestra). E

pochi giorni dopo lo scoppio di Mafia Capitale il Presidente-Segretario nazionale del Partito

Democratico commissaria il partito di Roma incaricando Matteo Orfini di fare pulizia. Si

promuove anche un'indagine ad ampio raggio sulla base PD affidata a Fabrizio Barca, arrivando a

scandagliare fino l'ultimo circolo di periferia, per compilare la classifica che va dai circoli che

lavorano davvero nel territorio a quelli del "potere per il potere", di cui si ventila la chiusura.

Un'indagine parallela si occupa delle tessere gonfiate. E nella relazione stilata dalla Commissione

prefettizia che ha lavorato per mesi passando al setaccio tutti i documenti relativi ad appalti e

affidamenti del Comune di Roma, si mette in evidenza un passaggio dell’ordinanza del gip: «

Il

polimorfismo dell’approccio alla dimensione pubblica da parte di mafia capitale si coglie ove si

considerino i protagonisti interni ed esterni alla struttura, rigorosamente bipartisan, appartenenti

per storia e per scelte politiche ad aree diverse, spesso anche opposte, nelle quali al radicalismo

delle posizioni ideali professate fa da contrappunto l’assenza totale di remore a comporre, con

soddisfazione e apprezzamento reciproci, affari illeciti


»

Tutto questo avrebbe dovrebbe spingere i decisori del PD a cambiare rapidamente aria e sistema,

avanzando per eventuali nuovi assessori la candidatura di facce nuove, gente scelta per capacità e

competenze, senza la zavorra della carriera politica e quindi libera da alleanze, debiti, gratitudini e

finanziamenti per le campagne elettorali. Invece, a quanto pare, l’orientamento va esattamente

nella direzione opposta, quella degli assessori-deputati o degli assessori-senatori. Così per "
dare

l'idea di un nuovo inizio, una ripartenza vera


" si nominerebbe gente che ha storie politiche ancora

più lunghe, molte cominciate proprio sui banchi del Campidoglio o del Consiglio Regionale e poi

passate al Parlamento. Parlamento che non si trova su un altro pianeta, ma a Roma, con tutti i

legami mai allentati che si sono formati in decenni di correnti, tribù e cordate PDS-DS-PD (e

Margherita, UDEUR, UDC...), che hanno da sempre fatto il bello e il cattivo tempo, a Roma come

nel Lazio. Oltretutto la proposta sembrerebbe all'insegna del "prendi uno paghi due", dato che gli

assessori-parlamentari non rinuncerebbero alla doppia carica e al doppio stipendio. Ed bisogna dire

chiaramente che chi ha ricevuto un mandato dagli elettori di rappresentanza nazionale, non deve

venir meno al suo compito sommando ulteriori e impegnativi incarichi. Se siamo arrivati a questo

punto, è anche per il disinvoltura con cui si aggirano le regole più elementari.

E non fa onore alla gloriosa tradizione di un Partito nato per difendere i diritti dei lavoratori e dei

più deboli, il cui leader indimenticato, Enrico Berlinguer, aveva avuto il coraggio di sollevare la

questione morale fin dal 1981, promuovere la sacrosanta spinta moralizzatrice solo per le ultime

ruote del carro, anziché, come sarebbe stato doveroso, cominciare la verifica dai vertici, valutando

l’impegno per l’interesse collettivo e per il buon nome del partito di consiglieri, dirigenti,

funzionari. Probabilmente molti sarebbero assegnati alla categoria del “potere per il potere”. E se

l’indagine fosse stata fatta prima, molti degli arrestati e degli indagati forse non sarebbero mai stati

candidati.

Mafia Capitale è un punto di non ritorno che ci saremmo augurati di non raggiungere mai.

Presidente Renzi, Sindaco Marino, Commissario Orfini: è il momento di prendere le vostre

responsabilità davanti ai cittadini. Vogliamo che, se ci saranno avvicendamenti nella Giunta, sia

rafforzata la presenza di qualificati esponenti della società civile in grado di avviare

l’indispensabile ristrutturazione della macchina comunale, che rappresenta il vero ostacolo a

qualsiasi tentativo di riportare la Capitale sui binari della buona amministrazione.

Non accetteremo nessun gioco di prestigio che fa spuntare dal cappello sempre lo stesso coniglio.

Non accetteremo nessun “nuovo inizio” che faccia la solita fine.

Il tempo del cambiamento è ora.

Laboratorio Carteinregola

DOSSIER GRECIA:CI SONO INNOCENTI?

All’inizio della storia crudele e tragica (altrimenti sarebbe ridicola) della Grecia e dei suoi creditori, si trova un falso perpetrato dai governanti greci che accreditavano la crescita del PIL del paese oltre il 3,5% annuo.
Era una bufala, di cui tutti erano a conoscenza; la realtà, già prima dell’intervento “salvatore della Troika, era di recessione (in effetti non si capisce come fosse possibile, anche senza andare tanto per il sottile, che mentre la “crisi” aveva colpito tutti, una economia debolissima come quella della Grecia, paese corrotto, con una evasione fiscale alle stelle, potesse essere in stato di grazia).
La Europa a 18 ha deciso di prendere i dati per buoni e la Grecia è entrata nell’Euro.
Quando la sostenibilità della bugia è diventata impossibile e i trucchi contabili per sostenerla, troppo evidenti, la verità è venuta a galla.
La falla nei conti pubblici era allora di una entità facilmente assorbibile. Sarebbe stato sufficiente che le banche estere (principalmente tedesche e francesi) che vantavano crediti fossero “salvate” dai rispettivi stati, o, almeno che il bilancio della UE assorbisse le perdite delle Banche – cosa certamente fattibile senza traumi – e la cosa sarebbe stata messa sul binario giusto. Alla Grecia, si sarebbe allora giustamente chiesto di approvare riforme della fiscalità, del sistema pensionistico, dell’iva.
La soluzione escogitata è stata sì di accollare ai paesi dell’euro il salvataggio delle banche, ma non potendolo fare impunemente, si è scelto di farlo pagare alla Grecia, che, con un’economia dissestata, ha avuto bisogno che i soldi per questo, le fossero imprestati.
Si è entrati così in una spirale senza fine, in cui le parti hanno giocato a rimpiattino, mettendo iniseme riforme, rigore, finto sviluppo, debiti, ...
La cura imposta dalla Troika nel 2010 e nel 2011, ha approfondito la caduta del PIL greco, attraverso le solite regole del FMI che sono sempre le stesse e non vengono modulate a seconda dello stato e della natura del debitore e, ben sapendo che non sarebbe stato possibile cavare vino da una zucca, i soldi per pagare i debiti sono stati imprestati.
Nei “salvataggi” del 2010 e del 2011 i prestiti sono ammontati, se non sbaglio, a 237 miliardi di euro.
Tra ricapitalizzazione delle banche greche (di cui nessuno ha preteso la nazionalizzazione; la ricetta prevede solo privatizzazioni) – circa 19% del totale dei prestiti - e rimborsi di interessi e capitale dei prestiti, man mano in scadenza – 70% circa – i miliardi imprestati se ne sono andati per circa l’89%. Alla Grecia, per alimentare la “ripresa”, circa l’11%, cioè poco più di 25 miliardi di euro.
Adesso, altri 7,5 miliardi per riaprire le banche greche e tra gli 80 e i 90 miliardi di euro che, di nuovo serviranno per pagare i creditori.
La soluzione prospettata dalla commissione europea di usare il fondo salva stati della UE, per fornire alla grecia i 7,5 miliardi necessari per l’immediato, non è praticabile perchè non riguarda i paesi dell’euro, ma la UE intera e la Gran bretagna ha già detto che il fondo non si tocca. Intanto, a giorni scadono 3,5 miliardi che la grecia deve ripagare alla BCE e i soldi non ci sono.
Allora Tsipras si è davvero confuso e ha condotto le cose in modo scriteriato. L’unico dato certo è che non ci si sottrae impunemente al regime.
Ma c’era un modo “valido” per risolvere la questione, che la grecia avrebbe potuto proporre? Ne dubito fortemente.
Il risultato è che, finalmente il FMI ha detto la verità: la Grecia non è in grado di sostenere il debito. Con le sue forze i soldi non torneranno mai nelle tasche dei creditori.
Allora?
Il guaio è tanto grande da mettere in discussione l’esistenza stessa dell’euro e della europa a 19, se non anche quella a 28.
La democrazia, ingarbugliata e spesso ferita della Grecia ( non dico che abbia imparato dalla Germania, o dall’Italia o dalla Spagna o dal Portogallo o dall’Ungheria...., ma certo non ha avuto buoni esempi) , non sta poi tanto male in un consesso di stati che hanno saputo fare scempio dell’idea di Europa.
L’idea liberista del capitalismo non consente eccezioni. Non sono gli stati, i governi, che possono decidere. Sono le regole ferree dell’economia “di mercato” che stabiliscono le soluzioni possibili.La democrazia non è un requisito necessario.
Temo di sapere quale sia la soluzione per tutti noi.
Umberto Pradella