31 luglio 2014

DA GAZA .UNA TESTIMONIANZA

Dall'orrore di Gaza riceviamo questa cruda testimonianza da Costanza.
Alle sue parole non aggiungiamo altro e ci stringiamo commossi e solidali al popolo palestinese .
D.F.
da: Costanza Pasquali Lasagni <costanzapasquali@gmail.com>

Data: 28 luglio 2014 23.16.28 GMT+02.00

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Oggetto: From Palestine with (very little) love. Gaza Again

 

Non so bene da dove cominciare. Perché pensi che dopo 21 giorni, si sia detto tutto. Si sia analizzato tutto. Si siano viste tutte le foto possibili, si siano lette tutte le cose possibili, si siano fatte tutte le conversazioni possibili. E c’è solo da aspettare. Senza aggiungere altra retorica.

Poi ti rendi conto che i livelli, di conoscenza e di coinvolgimento, sono tanti. C’è chi è dentro, i Gazani, in primis. Quelli che non sai se domani saranno ancora vivi. Il collega che chiami tutti i giorni, che abita in Middle Gaza e da giorni non può uscire perché, oltre a non essere sicuro, non esistono più le strade e si scusa che non può andare alle riunioni del cluster. Gli amici che almeno una volta al giorno vuoi sapere se stanno bene. I colleghi rifugiati in ufficio a Gaza da venti giorni. Perché nel frattempo devi anche lavorare, e per fortuna. I giornalisti, che dicono che cose così non le avevano mai viste. Poi ci sono i tuoi colleghi a Gerusalemme, che non hanno mai visto la striscia di Gaza manco in cartolina perché non ci potranno mai andare. Poi ci sei tu, e la tua combriccola di amici cooperanti umanitari, che ti assorbi di news, refreshi aljazeera e twitter ogni 5 minuti e piangi ad ogni foto di bambino insanguinato e ad ogni messaggio col conteggio dei morti e dei bombardamenti non sai più come sentirti. Poi controlli i dati che arrivano, ogni giorno, da Gaza, dove sono oggi le case bombardate. Quanti profughi in più. Quanti medicinali in meno. Analizzi e ricalcoli, perché dobbiamo essere pronti ad entrare appena cessano il fuoco. Ce lo ripetiamo da venti giorni. Aspettando Godot.

E poi ci sono tutti quelli fuori, in Italia, nel mondo. A cui forse manca ancora qualche pezzo, nonostante siano tre settimane che li bombardi di foto tweets articoli e chi più ne ha più ne metta, evviva facebook.

Si è detto di tutto in questi giorni. Eppure, dopo venti giorni, non sembra ancora finire. Ci siamo illusi tutti, nei primi giorni. E poi un altro, e poi un altro. E ogni giorno si toccava il fondo, e pensavi beh ora basta, non può essere peggio di così. Putroppo, come scrive l’ottima Amira Hass, in Palestina “domani andrà peggio”. I quattro bambini uccisi sulla spiaggia. Poi il finto tentativo di accordo egiziano. Ci siamo cascati tutti, come dei principianti, o forse come degli umani. Poi l’incursione di terra. Poi Shejaya rasa al suolo. Poi Khuza e Beit Hanoun. La scuola dell’ONU che ospita rifugiati scappati dai quartieri bombardati. E poi la pausa “umanitaria”, che ha permesso solo di scoprire altri orrori su orrori. Per poi ricominciare, sempre peggio. Il quartiere generale di UNRWA, gli ospedali, le ambulanze con medici e paramedici dentro. Il cortile dove giocavano dieci bambini, solo oggi pomeriggio.

Non è un giorno della marmotta, come ha scritto Franceschini qualche giorno fa su Repubblica (che ogni tanto tocca ancora aprire). È peggio. Ogni giorno è peggio.

È peggio delle ultime due guerre a Gaza, del Libano del 2006. Scenari da terremoto, da fine del mondo. Una distruzione immane. fisica e psicologica. I villaggi di “confine”, se possiamo chiamare pochi km di entroterra su un territorio largo 6 un confine e non circa il 55% del territorio, sono stati rasi al suolo. Carri armati e buldozer stanno spianando, stringendo e strozzando ancora di più gli abitanti di Gaza. Un milione e ottocentomila persone, di cui ottocento mila ragazzi sotto i 14 anni, vivono da tre settimane senza alcun luogo sicuro dove stare. Non che prima Gaza fosse un bel posto dove vivere, ma non se lo sono certo scelto. E da tre settimane nessun luogo è sicuro. Nessuno. Se non fosse ancora chiaro, i Gazani, Palestinesi di serie D, non possono uscire dalla Striscia. Non possono andare in Egitto. Non possono andare in Israele. Né chiaramente buttarsi a nuoto nel Mediterraneo. Lo farebbero, se non avessero le navi israeliane pronte al fuoco. Se non fosse che anche il mare gli è negato. Finora qualche centinaio di feriti gravissimi è riuscito a raggiungere Gerusalemme, Amman, o l’Egitto. Gli altri sono in attesa di morire per mancanza di cure perché gli ospedali sono al collasso, o sono già morti sotto le macerie perché nessuno ha potuto soccorrerli. I medici, come testimonia Mads Gilbert, chirurgo norvegese che da un mese denuncia gli orrori commessi sugli ospedali di Gaza, sono allo stremo. Il personale paramedico viene attaccato sulle ambulanze. I bambini di sei anni, circa il 30% dei Gazani, stanno vivendo la loro terza, e peggiore, guerra. Come cresceranno? Migliaia di famiglie hanno un mucchio di macerie al posto della casa. Cosa proveremmo noi al loro posto? Chi sopravvive, come vivrà? La ricostruzione di Gaza, semmai avverrà, dato che i materiali da costruzione non possono entrare, sarà una questione di anni. La ricostruzione psicologica di un milione e ottocentomila individui, ognuno con i suoi morti e la sua distruzione, non la immagino nemmeno.

I primi giorni i morti erano una ventina al giorno, colpiti da raid aerei. Già insopportabile per le nostre coscienze a 60 km di distanza. Da quando sono entrati i carri armati, la media è salita al 100 al giorno. Intollerabile. Inumano. Ingiustificabile.

“fanno il tiro al bersaglio con le esche vive”. “è come se per colpire la mafia radessero al suolo la Sicilia, con tutti i siciliani dentro” (cit).. E’ quasi fin troppo facile massacrare civili a secchiate a Gaza. Qualcuno parla di Sabra e Chatila, quando racconta di aver avuto accesso ai luoghi bombardati solo giorni dopo.

Sono giorni che mi chiedo se avessi avuto qualcosa da scrivere, on the top of tutto quello che è già stato scritto, detto fatto provato. E ogni giorno penso che magari domani finirà, o che è già stato scritto tanto. Ma una sera in cui ti senti più anestetizzata, perché hai fatto yoga e lavorato con tutto il tuo impegno possibile, e domani sarà un altro giorno uguale a oggi, anzi peggio, ma tu sei pronta (e tu non sei a Gaza, sei sana e umana e anche lucida) pensi sia ora di buttare giù quello che è già stato detto, e scritto. E dirlo e scriverlo ancora una volta. Non quello che penso io, dal mio quartiere dorato e intoccabile di Gerusalemme da cui di certo non ho la percezione di quello che si vive, e si muore, a Gaza e da cui un giorno me andrò sana e salva da qualche altra parte. Ma di dire e scrivere quello che è già stato detto e scritto. Questo non è un articolo, un saggio su Gaza o uno sfogo.

Questo è un appello alla conoscenza.

Di buone analisi politiche, sul gas, sull’Egitto, su questo o su quello, se ne possono leggere tante in giro. Di foto, più o meno strazianti, professionali e amatoriali, se ne trovano tante in rete. Di feedback dei vari giornalisti, attivisti, cooperanti, anche se ne trovano.

E allora io vi chiedo. Leggete, guardate, ragionate, diffondete. Parlate col vicino, col fruttivendolo, col fioraio.

La disumanità, la crudeltà a cui assistiamo in questi giorni, impotenti e umanamente incazzati, non può restare disconosciuta. Nemmeno dopo ventuno giorni.

 

Uno per tutti, tra i milioni di ottimi contributi di questi giorni, e tra le tante persone che raccontano Gaza in questa guerra, questo. Non perché sia il migliore, ma perché la bambina “pandasized” non può essere scordata.


 

 

From Palestine,

 

Costanza

 

da diffondere se volete.

30 luglio 2014

PROGETTOROMA SOTTOSCRIVE L'APPELLO PER GAZA DELL'UNIMED



PROGETTOROMA SOTTOSCRIVE L'APPELLO  LANCIATO DALL'UNIMED AFFINCHE' CESSINO TUTTE LE OPERAZIONI MILITARI ALL'INTERNO DELLA STRISCIA DI GAZA

Il Presidente di ProgettoRoma
Prof.Alessandro BIANCHI
 
Appello per Gaza

L’UNIMED, Unione delle Università del Mediterraneo, desidera rivolgere un appello umanitario affinché cessino tutte le operazioni militari all’interno della Striscia di Gaza. Operazioni che stanno colpendo in maniera indiscriminata uomini, donne e bambini provocando un altissimo numero di morti fra la popolazione civile.

Nel corso della sua storia, l’UNIMED si è costantemente impegnata per garantire forme di dialogo fra le due sponde del Mediterraneo, ma anche all’interno di un mondo come quello del Vicino e Medio Oriente troppe volte attraversato da tensioni e guerre come quelle di questi giorni che mettono a rischio ogni possibilità di risoluzione dei conflitti e che acuiscono le distanze e le differenze.

Affinché il termine pace ritrovi quel senso che ha ormai da tempo perduto, L’UNIMED ritiene dunque necessario far tacere le armi quanto prima e cessare ogni forma di ostilità per evitare che nuovi nominativi vadano ad allungare il già troppo lungo elenco di vittime.
Un appello rivolto a tutti coloro i quali ritengono che, in ogni caso, la morte di centinaia di persone non possa rappresentare in alcun modo la soluzione e nemmeno possa essere parte di essa. Un appello per stimolare l’azione delle istituzioni internazionali. Un appello per la popolazione civile, unica vera grande vittima di un gioco delle parti che dura ormai da troppo tempo.


UNIMED – Unione delle Università del Mediterraneo Palazzo Baleani Corso Vittorio Emanuele II, 244 – 00186 Roma - Italia Tel. +39 06 68581430 Fax +39 06 89280828 Website: www.uni-med.net - E-mail: unimed@uni-med.net C.F.: 97083230587 

29 luglio 2014

MA QUALI ORTI URBANI,SIAMO SERI!


 
 

                                      L'ex Tangenziale vista dalla Nuova Stazione Tiburtina
 


"C'è qualcuno che si è bevuto il cervello" Mimmo Fischetto, noto ambientalista del
II Municipio,ex delegato all'Ambiente al Municipio e presidente del locale circolo degli Ecologisti Democratici,davanti alla presentazione del progetto degli Orti Urbani, non frena la propria ira.
"Il Progetto Pilota Coltiviamo " ,presentato ieri dalla signora  Nathalie Grenon non è altro che la riedizione del progetto degli orti urbani presentato nella passata consiliatura dallo sponsoratissimo dall'allora presidente Marcucci dello Studio Sartogo.Tale proposta ricordo non fu mai discussa   nè tantomeno votata in Consiglio nè nella Commissione competente. Io non dico che il progetto sia tutto da buttare via,ma davanti agli impegni presi nei confronti della cittadinanza per l'abbattimento del grappolo degli spaghetti della ex tangenziale,non si può fare finta di nulla e ricominciare daccapo.Gli impegni sono impegni:ne va della credibilità dell'amministrazione.Lo stesso Masini ,assessore ai lavori publici ,si era impegnato in un incontro pubblico con i cittadini,avuto un paio di mesi fà, all'abbattimento della Tangenziale nel tratto davanti all'ingresso della stazione.Io mi chiedo,continua Fischetto, cosa ci stanno a fare assessori come la  Marino,lo stesso Masini e altri come la Grippo,Corsetti,De Luca e la Azuni,giusto per citare quelli più informati,che non possono fare finta di non ricordare gli impegni presi.Io spero che ci sia una discussione pubblica in cui emergano le varie posizioni e che davanti ad un'opera così importante vengano consultati i cittadini ,con quel che vale visti i precedenti".
La presentazione di questo Progetto ,che innegabilmente ha un suo fascino da copertina patinata ,avvenuto ieri all'Orto Botanico,sembra ricalcare la trama di un film già visto.Fior di architetti e di  anime belle progettano un ridisegno urbano con un certo suo fascino ed appeal,e a ruota gli vanno i politici pronti a cavalcarlo per i propri bassi fini di immagine ed elettorali, che ormai tutti conosciamo.Non dimentichiamo però che siamo  in un Municipio dove ancora si aspetta che venga conclusa la famosa piscina di Via Como,siamo in un Municipio dove è stata abbattuta la fonderia Bastianelli per fare spazio ad un nuovo edificio,siamo in un Municipio dove in via de Sardi 51 esiste l'esempio vivente di un' interpretazione estensiva del piano casa della Polverini con una nuova costruzione all'interno di un cortile,se pur ampio.Siamo ancora in un Municipio dove si è autorizzato di costruire un obbrobrio architettonico davanti alle case del Tiburtino I e interrando reperti archelogici di rilevante importanza storica.Siamo in un Municipio dove lo strapotere della LUISS inibisce l'uso pubblico del parco di Villa Blanc,se pur sancito dal Piano Regolatore.Insomma siamo in un Municipio dove sembrano governare pochi e ben individuati gruppi di interesse .Dove gli attoniti  cittadini credevano di aver votato un'amministrazione che avrebbe dovuto tutelare i propri interessi o almeno difenderli dagli attacchi della speculazione.
Davanti ad un Servizio Giardini che non riesce nemmeno a manuntenere piazza Bologna (che è la piazza simbolo dell'ex III Municipio),davanti all'abbandono semi totale di tutte le aree verdi pubbliche,davanti all'opposizione bipartizan che negò un giardino a Piazza Marucchi per fare spazio ad un parcheggio,ora questa gentile signora e il suo entourage di architetti ci spiega che questo progetto porterebbe un significativo cambiamento  all'ambiente e al micro clima dell'intero quadrante interessato.Ma perchè invece diciamo noi non rispolverare il progetto presentato dallo Studio Rizzuto che prevedeva il riordino di tutto l'asse della  ex Tangenziale da via della Batteria Nomentana fino a via Lorenzo il Magnifico, con un mix di servizi per la cittadinanza (come il mercato rionale ) e aree verdi ,parcheggio e pista ciclabile?Ma sempre e comunque con l'abbattimento della ex tangenziale quando comincia a prendere quota fino a Via Tiburtina.Forse costa poco? Forse non fà tendenza?Forse sono pochi quelli che ci lavorerebbero( e ci fermiamo qui)?
Ma si sà :nuovo e bello e poi ,quando serve,l'ambiente fà sempre "fico".Vuoi mettere dodici tipi di mele ivi prodotte e ivi vendute a km zero?
Non vogliamo essere tacciati di bieco conservatorismo,e per questo desideremmo,per essere convinti della bontà di questo progetto, che si rispondesse alle seguenti semplici domande:
1.quanto costa,2.chi paga,3.chi gestisce,4.chi manuntiene
E soprattutto chi glielo dice ai cittadini che sono stati presi per i fondelli in tutti questi anni che si sono sorbettati gli scarichi delle automobili dentro casa e ,ciliegina,i lavori per la costruzione della Nuova Stazione Tiburtina?
Giuriamo fin da adesso che cambieremo idea se la signora Grenon o chi per lei ci risponde seriamente e ci convince .

Domenico Fischetto
 

IL TEVERE:E' UN FIUME O UNA CLOACA?

 
 
In presenza della proverbiale disattenzione dei politici ai problemi che angustiano il Tevere,si muovono i circoli sportivi e le associazioni che con il convegno svoltosi la settimana scorsa hanno creato un osservatorio web sullo stato di salute del fiume finalizzato ad interventi che restituiscano o almeno ci provino a restituire al fiume l'antico splendore.
Il Campidoglio ,chiunque abbia governata l'Urbe, è sempre stato poco sensibile al Tevere.Veltroni si inventò la spiaggia sul modello parigino all'ombra di Castel S.Angelo e fortunatamente fu abortita l'idea delle case sul Tevere.Poi venne Alemanno che incrementò la mercificazione delle sponde non curandosi,come avevano fatto i suoi predecessori ,della manutenzione e della sua vivibilità se non dove si poteva instalare  un gazebo per  vendere qualsiasi cosa.
L'attuale Sindaco, che come si sa va in bicicletta e non in barca,ha annunciato spesso finanziamenti europei da destinare al fiume:sia per la sua manutenzione sia per lo studio di navigabilità.Gli ha fatto eco l'iperattivo Athos De Luca che nella commissione ambiente di cui è Presidente ha tracciato una scaletta di azioni sul Tevere.Non abbiamo però notizia se vi sia stato dato seguito.
Sta di fatto che il Tevere è lungi dall'essere un fiume non inquinato,i valori fecali superano di 40 volte i limiti consentiti,e lungo il suo percorso si scarica di tutto .E stendiamo un velo pietoso sul sommo inquinamento dei suoi affluenti, Aniene in testa.
Insomma questi signori dei circoli sportivi si sono messi in testa un'idea balzana:riportare la vita sul fiume ,incrementare le specie ittiche che vi vivono,ripulirlo dalla monnezza e via elencando.In poche parole renderlo un fiume vivo e non morto come è attualmente.E portano l'esempio del Tamigi con le sue 121 specie che vi vivono,quando ancora pochi anni fa era dato per morto.E così pure la Senna ,il Reno ,la Loira.Non abbiamo notizie sul re dei fiumi,il Danubio, ma non sarà mai inquinato come il nostro ex biondo Tevere.
Quindi plaudiamo a questa iniziativa e ci auguriamo il suo successo.
Speriamo che se ne accorga anche Marino e possa contribuire agli obiettivi di rinascita del Tevere .
Ci crediamo poco ma pur ci vuole un pò di ottimismo per andare avanti.
Prossimo appuntamento il 31 luglio al Campidoglio,Sala della Protomoteca.


Raffaele Fischetto
 
 
 
Nell’occasione dell’incontro svoltosi martedì 22 dal titolo “Il Tevere a Roma – Da ferita nella Città a luogo di vita e di coesione”, organizzato dal Consorzio Tiberina presso il CC Lazio, lanciata ufficialmente la costituzione del Comitato Promotore per l’avvio del processo verso un “contratto di fiume” sul Tevere nell’area urbana di Roma. Segue il comunicato-stampa del CC Lazio, con l’appuntamento a Settembre dato dai Presidenti Giuseppe Maria Amendola e Raffaele Condemi, su idea del Segretario Generale dell’Autorità di bacino del fiume Tevere Giorgio Cesari.
Amendola e Cesari interverranno giovedì 31 luglio 2014 alle ore 11.30, presso la Sala della Protomoteca in Campidoglio, per la conferenza stampa di presentazione dei Mondiali di Pesca al Colpo – cat. “Diversamente Abili” e “Veterani”, che per la prima volta si svolgeranno sul Fiume Tevere, nel tratto urbano a Roma in sponda destra, dal Ponte del Risorgimento al Ponte della Musica al Ponte Duca d’Aosta, fra il 4 e il 9 agosto (http://portale.fipsas.it/LinkClick.aspx?fileticket=9zYwoND4q0A%3d&tabid=787&language=it-IT). Grande la valenza sociale e ambientale, oltre che sportiva, dell’occasione, tant’è che la conferenza stampa si intitolerà <<Roma capitale della pesca e dell'integrazione con i Mondiali di Pesca al Colpo Diversamente Abili e Master>>; fra i Relatori, attesa una delle due Sottosegretarie del Ministero dell’Ambiente.
 
 
COMUNICATO STAMPA
 
Nasce il coordinamento per un ‘contratto di fiume’ del Tevere
L’annuncio al dibattito al CCLazio
 
Roma, 23 lug. - Nasce a Roma il coordinamento per promuovere un ‘contratto di fiume’ per il Tevere. Uno strumento flessibile di partecipazione e condivisione, per trattare in maniera interdisciplinare e intersettoriale questioni come quelle di manutenzione, inquinamento e protezione civile, parchi urbani, sviluppo urbanistico del fiume, promozione della creatività, sport e attività ricreative, raccordo fra le associazioni e recupero di aree utilizzabili, infrastrutture e, ove possibile, regolamentazione, favorendo anche la costituzione fra le istituzioni competenti di una sorta di ‘conferenza di servizi permanente’.
A sancire la nascita del nuovo coordinamento è stato l’incontro pubblico dal titolo ‘Il Tevere a Roma - Da ferita nella città a luogo di vita e di coesione’, che si è svolto il 22 luglio, a Roma, presso il Circolo Canottieri Lazio, con l’organizzazione del ‘Consorzio Tiberina - Agenzia di sviluppo per la valorizzazione integrale e coordinata del Bacino del Tevere’ e il sostegno dell’Autorità di bacino del fiume Tevere e dell’Associazione ‘Amici del Tevere’. Un’occasione per trattare, di fronte a un’affollata platea, della ‘questione romana’ in un contesto di riferimento quale quello della regione Tiberina (il bacino del Tevere) e del Distretto idrografico dell’Appennino centrale.
Una ‘cabina di regia’ che promuova la messa in rete degli interessati e la creazione di un sistema di cooperazione, aperto e inclusivo, è sembrata assolutamente indispensabile, quale che sia il soggetto promotore, pubblico o privato, come hanno sottolineato il segretario generale dell’Autorità di bacino, Giorgio Cesari, e il presidente di Consorzio Tiberina e ‘Amici del Tevere’, Giuseppe Maria Amendola, facendo il punto su criticità e opportunità.
A far sentire la voce dei Circoli sportivi affacciati sul Tevere è stato Maurizio Romeo (presidente del Club dei Circoli sportivi storici della Capitale), ricordando il contributo che i Sodalizi hanno dato riparando ingenti danni dopo le ultime inondazioni e sottolineando l’importanza di portare avanti un progetto integrato. Ampia disponibilità nei confronti del coordinamento è stata espressa dal presidente del Circolo Canottieri Lazio, Raffaele Condemi: “E’ un progetto ambizioso, che rappresenta un punto di partenza - ha detto - ma che in realtà è anche un punto di arrivo”. Il Circolo Canottieri Lazio rinnova così il suo impegno verso le politiche legate al fiume, dopo gli appelli più volte lanciati in occasione delle esondazioni e dopo aver offerto la propria collaborazione al sindaco di Roma, Ignazio Marino, durante la sua recente visita istituzionale nella sede del Sodalizio di lungotevere Flaminio.
Al dibattito è intervenuto James Cogan, esperto di programmi Ue e membro del Forum tecnico-amministrativo del Consorzio tiberina, descrivendo le attuali opportunità offerte dall’Ue per promuovere un ‘good echological status’ del sistema fluviale. Da parte sua, Gabriele Tozzi (Gruppo Jobel/Progetto ‘De Architectura’) ha illustrato il progetto internazionale ‘De Architectura’, appena patrocinato dalla Prima Facoltà di Architettura ‘Ludovico Quaroni’ della ‘Sapienza’ e che avrà una parte della tappa di Roma (oltre a Milano, Bari, Rieti, New York, Boston e Washington D.C.) proprio attorno al Tevere e sul Tevere, fra Foro Italico, Ponte della Musica, Maxxi e Auditorium Parco della Musica.
Contributi diversi, come quelli di Uisp Acquaviva, Comitato Aniene, Fai Lazio e molti altri, hanno arricchito il quadro. Il Tevere si è rivelato un oggetto assai vitale, su cui raccogliere un laboratorio innovativo di coesione, per realizzare investimenti territoriali integrati e coordinare gli interventi, fin da quelli per la manutenzione, sia pubblici sia privati.
Concludendo i lavori, il vicepresidente del Consorzio Tiberina, Sergio Conti (presidente della consorziata Società Geografica Italiana), ha sintetizzato il dibattito ribadendo la necessità di una ‘agenda strategica’, sullo stampo di quanto realizzato su diversi fiumi d’Europa, osservando come ovunque i corsi d’acqua stiano tornando a essere una centralità e un fattore di rivitalizzazione territoriale.
I presidenti Amendola e Condemi hanno quindi dato appuntamento a settembre per costituire un Comitato promotore con tutti i soggetti interessati.
 
 
 
 
 

28 luglio 2014

PROYECTOROMA ALLA FESTA DEI PERUVIANI


In un giardino scampato miracolosamente alla speculazione edilizia intensiva di Cinecittà si è celebrata ,in contemporanea con altri 8 altri posti in tutta Roma,la festa della Repubblica del Perù.
Presente all'iniziativa una moltidudine di persone dalle svariate nazionalità:russi,ucraini,bangla,marocchini e arabi delle origini più svariate  e certamente peruviani.C'era anche una folta rappresentanza di Action delle vicine case occupate per ricordare il mai risolto problema della casa.
C'erano anche famigliole che approfittando della bella giornata,fino a un certo punto perchè poi d'improvviso è arrivato l'acquazzone,si erano organizzate con un  fornitissimo barbecue.
E poi c'eravamo noi di ProyectoRoma,come simpaticamente Martin ci ha presentato  nel partecipatissimo dibattito in cui praticamente tutti i presenti hanno preso la parola.
I temi dibattuti? Quelli caldi che occupano la vita di quanti devono mettere insieme il pranzo con la cena e non è detto che ci riescano tutti i giorni :il lavoro,la casa e l'integrazione.Ma anche la solidarietà e il rispetto reciproco,indipendentemente dal colore della pelle,dalla provenienza e dalla religione.Si respirava  solidarietà nella manifestazione.Niente steccati ed ideologie ma soltanto persone riunite in occasione di una festa della Repubblica di un Paese lontano ma certamente nei cuori dei molti presenti.
Molto apprezzata la partecipazione di ProgettoRoma a questa iniziativa che nel suo intervento ha sottolineato l'importanza dell'integrazione in Italia degli immigrati , la presenza sempre più importante specialmente nel Lazio  di moltissime imprese create dagli immigrati,come anche l'acquisizione dei pieni diritti di cittadinanza per la partecipazione attiva alla vita politica del Paese che li ha accolti.
Raffaele Fischetto

21 luglio 2014

LA QUESTIONE MONNEZZA A ROMA GESTITA DA DILETTANTI ALLO SBARAGLIO!

Quando dicevamo che troppo presto ci si era vantati della chiusura di Malagrotta e che i manifetsi fatti affiggere dal duo Marino per comunicare che finalmente l'Amministrazione comunale aveva proceduto alla chiusura della discarica di Malgrotta,non lo dicevamo perchè non eravamo d'accordo sulla chiusura.Lo dicevamo  perchè da qualche parte tutta la monnezza prodotta a Roma doveva andare a finire e il problema non si risolveva chiudendo la discarica e non trovando contemporaneamente soluzioni alternative.
Invece si è cercata la notizia ad effetto,un gioco che piace a Marino Sindaco:voler rimarcare la differenza tra lui e i suoi predecesori sopratttutto da quelli con la stessa casacca.Gli faceva eco la sua omonima  che non mancava ogni occasione pubblica per autovantarsi di questa scelta coraggiosa.
E adesso i nodi vengono al pettine:non essendosi nel frattempo trovate alternative la monnezza sovravanza rispetto agli impianti a disposizione.Ma quello che meraviglia fino alle lacrime per la disperazione è il dilettantismo dell'assessoe Marino che non sa fa fare i conti nemmeno con le dita come facevamo da scolaretti per non sbagliare.Lei ripete come un mantra che la soluzione sta nella raccolta differenziata.E su questo siamo d'accordo:ma ci deve spiegare , nel frattempo che si fà?Si aspetta con la monnezza in strada che i romani raggiungano livelli tali che la indifferenziata si possa lavorare tranquillamente negli impianti a disposizione oppure mettere mano nei portafogli dei romani impacchettare la monnezza e spedirla a caro prezzo verso stabilimenti fuori la regione se non fuori Italia?
Noi pensiamo che la questione della monnezza sia una cosa seria che non va lasciata in mani irresponsabili.E l'assessore Marino è una dilettante allo sbaraglio.
Soltanto che allo sbaraglio non ci va solo lei ma tutti i Romani.
Per i dettagli vi consigliamo la lettura di questo articolo pubblicato  da Cinque Quotidiano del21 luglio 2014.
Domenico Fischetto

Comune di Roma, se 1000 ton di rifiuti non vanno fuori città è emergenza

Una conseguenza diretta della chiusura di Malagrotta che come ha detto il presidente di Ama Fortini, ha funzionato come una droga senza che si pianificassero alternative industriali per chiudere il ciclo sino allo smaltimento





rifiuti roma ignazio marino ama emergenza







Torniamo sulla questione dei rifiuti che con la riapertura delle scuole e il ritorno dalle vacanze potrebbe riesplodere nonostante le rassicurazioni del sindaco.
LA PROSPETTIVA - Di questa prospettiva sembra rendersi conto anche l’assessore capitolino all’ambiente Estella Marino che con una intervista all’agenzia “Dire” ammette che Roma ha bisogno di aiuto dagli impianti di trattamento che si trovano fuori dalla città e dalla Regione per smaltire almeno 1.000 tonnellate al giorno di rifiuto indifferenziato. Qualcosa come 50 camion al giorno zeppi di almeno 20 tonnellate di monnezza. Una conseguenza diretta della chiusura di Malagrotta che come ha detto il presidente di Ama Fortini, ha funzionato come una droga senza che si pianificassero alternative industriali per chiudere il ciclo sino allo smaltimento. Succede infatti che ad oggi i 4 impianti di trattamento meccanico e biologico (tmb) della Capitale lavorano 3mila tonnellate al giorno e il tritovagliatore ne tratta altre 1.000. Ma va considerato, aggiunge l’assessora, che gli impianti lavorano cinque o sei giorni su sette e quindi vanno sommate le quantità di rifiuti che non vengono lavorate quando gli impianti sono chiusi. Nei due tmb della Colari, circa 300 delle 1.500 ton. trattate provengono dai comuni di Fiumicino e Ciampino, il che riduce la quantità dei rifiuti romani da trattare. Di qui la necessità di piazzarne altre 1000 fuori dalla Capitale.
SOLUZIONE TRANSITORIA (FORSE) - Si tratta di una soluzione transitoria, ma transitoria quanto, vien da chiedersi? Nei momenti di crisi e sovrapproduzione ci si rivolgeva agli impianti di Albano, Colfelice e Viterbo che dal 7 gennaio non potranno più venir utilizzati perché fu proprio un ricorso al Tar presentato dal Comune di Albano e dalla società Saf (che gestisce il Tmb di Colfelice) che impugnò la decisione dell’allora ministro Clini di inviare circa 450 ton. giornaliere di rifiuti negli impianti Tmb di Albano, Colfelice e Viterbo. La decisione del tribunale amministrativo non impedì sino ad oggi all’Ama di proseguire il conferimento dei rifiuti a quegli impianti. Ma se da gennaio fosse possibile portarli fuori Roma grazie ad altri ricorsi come sarà possibile non piombare ritornare nell’emergenza? Estella Marino ci spiega che “Roma produce ogni giorno 4.500 tonnellate di rifiuti, circa 3.300 sono indifferenziati, quando si rompono gli impianti i quantitativi si accumulano e i rifiuti restano in strada”. Ce ne eravamo accorti, e allora perché affermare apoditticamente che “non ha senso realizzare nuovi impianti” ma occorre puntare tutto sulla raccolta differenziata che verrà introdotta in altri 5 municipi? Secondo i calcoli della Marino questa soluzione dovrebbe far diminuire la produzione di rifiuti indifferenziati di altre 6/700, ma al conto ne mancano sempre 3/400. Una vision piuttosto spannometrica che dà per scontato il “temporaneo” trasferimento della monnezza da trattare fuori dalla Capitale. Un pò pochino per stare tranquilli.

20 luglio 2014

I NUOVI MOSTRI (...che si aggirano intorno al Vaticano)

 
Continua la denuncia pubblica della nostra Ghisi sul degrado raggiunto dal quartiere a ridosso della Città del Vaticano,a cui concorrono diverse cause dirette e indirette ma su cui mai interviene la mano pubblica per normare una situazione ormai fuori controllo che si scarica sui residenti sempre più ostaggio di queste continue prepotenze e dalle  folle dei turisti che si aggirano febbrili per catturare un'immagine e per "consumare" di tutto.Una situazione ormai insostenibile a cui dovrebbero porre riparo il Comune di Roma insieme ai responsabili della Città del Vaticano che non possono ignorare la loro responsabilità indiretta su tutto quanto accade intorno alla  loro cittadella.Un concetto di responsabilità a cui il Comune di Roma si è già appellato in situazioni simili,come ad esempio con l'Università degli Studi La Sapienza per il degrado del quartiere di  San Lorenzo.
Non dimenticando infine che le proprietà della Chiesa non pagano l'IMU e quindi non concorrono alle spese generali della città di Roma.
Non è più tempo che l'inefficienza delle istituzioni venga pagata,sempre e comunque, dai cittadini !
 
Domenico Fischetto
 
 
 
 
I “NUOVI MOSTRI”

 Strategie di parcheggio

Chi o cosa sono le N.C.C.? Sono in generale delle enormi automobili, molto spesso con vetri scurissimi, che si possono noleggiare insieme ai conducenti i quali sono quasi sempre in cravatta e giacca anch’essa scurissima. Le N.C.C. fanno concorrenza ai taxi, possiedono una licenza spesso presa in qualche paesino o piccola città italiana dove è possibile ottenerla facilmente, ma anche senza permesso lavorano sulla piazza di Roma dove turismo e domanda sono maggiori. I tassisti si lamentano per la concorrenza scorretta e forse in questo caso hanno ragione; raramente si riesce a dare ragione a questa categoria di lavoratori perché, di solito, difendono solo dei diritti acquisiti in epoche di “vacche grasse” non pensando minimamente né di essere un servizio pubblico né di confrontarsi con gli altri servizi di taxi nel mondo.

Le N.C.C. non hanno quindi un posto dove “stare”, pertanto stazionano una dopo l’altra in doppia fila in prossimità dei grossi alberghi o delle basiliche, intasando – come se ce ne fosse bisogno– la circolazione più del dovuto. È una bella lotta quella per il diritto alla doppia fila perché lì si sono già posteggiati i pullman che portano i pellegrini a San Pietro oltre alle auto dei commercianti che, da quando sono state create le strisce blu (cioè da una decina di anni circa), sostano le proprie auto di fronte alla vetrine in seconda fila, tutti i santi giorni, ottenendo così di non pagare il parcheggio e di avere la possibilità di spostarla immediatamente nel caso (rarissimo) di vigili scrupolosi. I più furbi si sono fatti dare un’invalidità e quindi riescono ad avere anche un posto riservato.

Ciò naturalmente comporta che i residenti – che avrebbero diritto a un parcheggio gratuito in prima fila –debbano pagare un garage privato perché non c’è più posto per le auto nel quartiere. I garages privati, però, hanno orari di chiusura rigidi e quando succede di tornare tardi la sera si deve portare l’auto in un’altra zona: prese le strisce, presi i bidoni, piene le curve, le fermate d’autobus pure…tutti posti vietati che saranno puntualmente liberati la mattina tra le 7.30 e le 8.00 prima di un eventuale controllo da parte dei vigili e dell’avvento delle auto dei commercianti.


Al confine con il Vaticano

Tutta la zona adiacente a Piazza San Pietro intorno a Porta Cavalleggeri aveva una connotazione fisica e sociale come quartiere fino a qualche anno fa. Ha cominciato a subire delle profonde trasformazioni con l’avvento del Giubileo nel Duemila. I vari lavori urbani realizzati e la trasformazione di molti grossi edifici religiosi in Alberghi -come ad es. la Residenza Madri Pie e la Casa per Ferie Frati Trinitari - hanno espulso dalla zona le funzioni originarie e i servizi di quartiere. La casa delle Madri Pie, infatti, era una scuola elementare dove a mezzogiorno si sentiva il vociare dei bambini all’interno del bel giardino curato, insieme al cannone del Gianicolo.

Il successo del pontificato di Papa Giovanni Paolo II, in buona parte, è dovuto, al suo essere stato primo papa mediatico; è noto che fu il primo pontefice a rilasciare un’intervista televisiva e per di più in aereo. Tale notorietà ha consolidato l’attrazione del Vaticano da parte del mondo a spese del quartiere romano. Il turismo religioso è un tipo di turismo povero che non porta benefici economici alla città. In quegli anni i pullman tutto-incluso che venivano da Cracovia o quelli spagnoli per i neo-beatificati dal papa hanno affollato la zona a ridosso della piazza S. Pietro senza incentivare i consumi. Nelle grandi occasioni il Comune di Roma ha sempre distribuito, almeno, centinaia di migliaia di bottiglie d’acqua gratuite.

Nonostante la costruzione di megaparcheggi i pullman dei turisti scaricano i passeggeri in prossimità di Porta Cavalleggeri, spesso sostando lì con i motori accessi aumentando così l’inquinamento atmosferico e acustico.

Sull’asse di via di Porta Cavalleggeri fino a Piazzale Gregorio VII gli affitti degli immobili (quasi tutti sono di proprietà del Vaticano) sono cominciati ad aumentare in maniera esponenziale così che i negozi – servizi di quartiere – sono stati a poco a poco mandati via: cartolerie, lingerie, oggetti sanitari, gioielleria-orologeria, cioccolateria, ma anche frutta e verdura all’ingrosso) hanno chiuso o si sono trasferiti altrove lasciando posto a pizzerie, gelaterie, bar….attualmente in quella strada ci sono più bar di sanpietrini!

Il turismo cosiddetto mordi-e-fuggi porta anche a una dequalificazione della qualità dei prodotti che sono venduti una tantum (spesso anche scaduti) perché non c’è nessuno stimolo a far sì che il cliente torni. Tanto “domani è un altro giorno” e altri turisti.
 
 Gli edifici residenziali (quei pochi stabili non di proprietà del Vaticano, di preti o suore) hanno aperto bed & breakfast, case-vacanze e quant’altro a discapito della cura degli edifici dove ascensori bloccati, chiavi spezzate nei cancelli e sporcizia negli ascensori sono un dato di fatto quotidiano. È inutile forse accennare ai cassonetti dell’immondizia strabordanti nonostante che a cinquanta metri si trovi la sede dell’AMA con i famosi presepi dei Netturbini che tutti i papi conservatori hanno visitato. Papa Francesco ancora no.

L’ultimo scempio di questa zona: l’Istituto Madri Pie nel curatissimo triangolo verde tra via Alcide De Gasperi, Via Stazione di S. Pietro e Via Alessandro III sta costruendo un edificio ex-novo. Iniziati i lavori a metà marzo, sono stati già buttati giù una casupola di legno, probabilmente luogo degli attrezzi dei giardinieri, cinque alberi e smantellato il verde. Dopo l’interessamento di alcuni residenti presso il Municipio è apparso un cartello che oltre ai dati della DIA (da verificare) mostra i renderings del progetto: un enorme edificio in cemento armato su tre piani (2 più un seminterrato) con inclusa una cappella.

È mai possibile che l’ampliamento del“Piano Casa” (regalo dell’accoppiata Berlusconi-Polverini) possa aver contemplato anche edifici di totale nuova costruzione? Può essere che il micro-clima dell’ambiente creato da quel delizioso giardino sia spazzato via da interessi economici delle suore che, peraltro non pagano neanche l’IMU?

Il cantiere si è fermato per un paio di giorni perché continuando a scavare nel giardino delle suore, sono stati trovati dei resti, forse archeologici, poi rinterrati. Sono stati allertati l’Assessore all’Urbanistica, il Municipio XIII e vari Enti e Associazioni, di cui stiamo aspettando gli esiti: “Salvaguardiamo il paesaggio”, “Italia Nostra”, “Progetto Roma” e “Cittadinanza attiva”.


Partecipazione

Nonostante questo quadro drammatico, o forse proprio per questo - particolarmente incombente in questa zona ma che riguarda molti quartieri di Roma - spuntano in alcuni quartieri romani occasioni sociali in cui è palese la voglia di community, il desiderio di solidarietà, di neighborhoods. Nascono così le social streets spesso prendendo spunto dai social networks. A Roma la prima che si è costituita è quella di Via Pavia, strada situata nel quartiere intorno a Piazza Bologna, con un progetto di cittadinanza attiva portato avanti dalle famiglie dei residenti. Questo esempio vede la luce grazie all’interessamento dei cittadini della zona che vogliono prendersi cura, in prima persona, delle aree verdi, dei beni pubblici e dei progetti di riqualificazione del quartiere.

Sono stata invitata due sere fa a un aperitivo in piazza Santa Maria delle Fornaci organizzato dal gruppo Facebook“Residenti Quartiere Fornaci Social Street”: un gruppo di più di cento membri ben organizzato che, con spirito di campeggiatore, in quattro e quattr’otto ha allestito tavolini con tovaglia rossa e tante cose da bere e varie da sgranocchiare. È quasi commovente vedere la voglia di vivere (o meglio di sopravvivere?) di queste persone e l’amore che hanno per ogni dettaglio urbano. Qualche settimana fa hanno piantato un albero e tanti fiorellini in un piccolo triangolo di verde, dove i proprietari di cani li indirizzavano per i loro bisogni. In modo del tutto semplice e volontario è stata messa in atto “la cura” delle proprie piazze e strade da parte della cittadinanza del quartiere. Ciò che dovrebbero fare i servizi municipali – garantire la pulizia e la cura – viene praticato da abitanti di buon(issim)a volontà con amore, senso del decoro urbano e dignità.


Concludendo

Mi chiedo perché in Italia solo così le cose funzionano? Perché, ad esempio, gli ospedali romani vanno bene solo se c’è una caposala “de’ core” che crea i nessi tra i settori specialistici non dialoganti? Perché ciò che dovrebbe funzionare non va e invece ciò che nasce spontaneo e volontario si? Non è così in Europa, non in Francia né tantomeno in Germania. A nessuno verrebbe in mente di supplire una carenza comunale o statale.
 
Delle volte ci vorrebbe poco per ridurre il degrado. Ad esempio, siamo sempre più invasi dai mozziconi di sigarette nonostante moltissimi italiani abbiano smesso di fumare e la moda delle sigarette elettroniche stia dilagando. I mozziconi di sigarette sono ovunque: nelle strade, nelle piazze, lungo i marciapiedi, nei giardini. Molti amministratori pubblici protestano e chiedono aiuto ai cittadini con il pretesto che non riescono a raccoglierli tutti e così la città non sarà mai pulita. Siamo sommersi ovunque da quelle maledette cicche che gettiamo a terra – e per di più quasi sempre accese - senza preoccuparci mai dei danni che procuriamo e dei rischi che facciamo correre agli altri. È sicuramente un ennesimo segno di inciviltà di noi cittadini e di impotenza delle amministrazioni comunali di fronte al caos sporcizia. Eppure basterebbe veramente poco per fare dei progressi significativi. Ad esempio, mettere dei visibili oggetti di design come contenitori-posaceneri sarebbe una buona idea che alcune città, non italiane, hanno già avuto. A quel punto non ci sarebbero scuse e andrebbero sanzionati in modo severo tutti quelli che non buttano le cicche nei posaceneri.


Ghisi Grütter
 

18 luglio 2014

MOGHERINI O D'ALEMA:OVVERO DALLA PADELLA ALLA BRACE

Quando la Mogherini sostituì la Bonino al Ministero degli Affari Esteri,più di qualcuno,parafrasando il piè veloce Renzi,pronunciò la fatidica domanda: Mogherini ,chi?Ma si sa che le scelte del tosco non devono essere dicusse ma accettate supinamente pena essere subissati dalla sua veemenza oratoria.Sta di fatto che l'ottima e competente Bonino fece le valige,soprattutto no alzò "canizza"  e andò via dalla Farnesina lasciando incompiuta la tela su diversi scenari internazionali che stava pazientemente tessendo.Arrivò la Mogherini che cominciò a non brillare a parte l'ottimo commento sulla di lei professionalità di Federico Rampini su un recente numero di Venerdì,probabilmente disabituato a vedere i ministri che lavorano non come regola ma come eccezione.Il caso dei due marò continua a mantenere banco e soprattutto l'Italia viene continuamente presa per i fondelli da un Paese che considera sacra la vita di una mucca ma non quella di una donna.Poi la crisi ucraina dove la Nostra francamente è sembrata non saper che pesci prendere,per paura che Putin chiudesse il rubinetto del gas e ponesse freno agli investimenti  russi in Italia.D'altronde gli ucraini non hanno nulla da mettere sul piano della bilancia e allora che si cuociano nel loro brodo e cedano la Crimea e altri territori tanto una identità nazionale loro non ce l'hanno.Ora giunti al risiko delle nomine europee,dopo la vittoriosa cavalcata del PD socialista &democrats alle europee,che coincide per giunta al semestre di Presidenza italiana della UE,il nostro non avendo altre frecce a portata di mano,leggi fedelissimi spendibili all'estero,spara la carta Mogherini,pensando che il suo carisma faccia presa anche in Europa.Dove invece sono abbastanza rotti a tutte le insidie e ai trucchetti dei mestieranti di turno,e una decina di loro osa dire di no alla candidata italiana,per scarsa esperienza,e questo al limite andrebbe anche bene,ma soprattutto per l'atteggiamento morbido nei confronti dell'orso russo Putin.Non siamo al livello di Berlusconi ma anche Renzi non scherza a solidarietà e a strizzatine d'occhio nei confronti di Putin.Quindi no grazie.Se qualcuno pensava che ce la potessimo togliere di torno si sbaglia Ce la terremo fino a nuovo governo.E allora che si fà?L'Italia rimane a becco asciutto?Oppure dovrebbe puntare come dice Tajani,che a stare 8 anni a Bruxelles qualche cosa anche lui avrà imparato,si dovrebbe puntare ad un commissario economico.Il ragazzotto di Firenze si è impuntato e batte i piedi.Non può ricevere il primo schiaffo a livello internazionale appena ai suoi esordi.Allora tira fuori l'asso nella manica:il baffetto malefico,D'Alema che ha studiato sin da piccolo per quell'incarico e sta tramando nell'ombra c'è da scommetterci per potercisi sedere sopra. D'Alema che ha svolto l'incarico di Ministro degli Esteri per poco tempo e comunque apprezzato ,sia per la sua conoscenza dei vari scenari sia per la sue frequentazioni sicuramente molto di più della simpatica ,si fa per dire,Mogherini.
Una domanda sorge spontanea: Mr.President Renzi è vero o non è vero che D'Alema era tra i leader da rottamare al pari di altri personaggi del PD?Oppure ,con una girovolta tipicamente italiana,ora che si è al governo che praticamente si domina tutto ci siamo dimenticati del passato e degli anatemi lanciati da Firenze e dintorni?
Proprio vero come diceva il sempre rimpianto (per le battute ovviamente) Giulio:a pensare male si fà peccato ma qualche volta ci si azzecca.
Di seguito l'articolo degli esperti pubblicato sulla newsletter di AffarInternazionali
Raffaele Fischetto

 

Vertice Ue
Flop delle nomine, Italia sulla difensiva
Giampiero Gramaglia
17/07/2014
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Sei settimane d’estate: non c’è neppure una suggestione cinematografica a stemperare la delusione per il rinvio delle nomine dei vertici dell’Ue deciso dai leader dei 28. La nuova data cerchiata sull’agenda europea è il 30 agosto, un sabato, alle 16.

In sé, nulla di grave, perché gli incarichi da rinnovare scadono il 1° novembre: tempo per scegliere ce n’è. Ma la candidatura italiana di Federica Mogherini ad Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza europea esce ammaccata dal Vertice. E i metodi guasconi del ‘negoziato all’italiana’ non è detto che giovino a tenerla a galla.

Lasciando il Vertice - il primo, nel semestre di presidenza di turno italiana del Consiglio dell’Ue -, il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha lamentato che l’incontro "avrebbe potuto essere un po' più incisivo se fosse stato organizzato meglio". "Siamo venuti tutti a Bruxelles per sentirci dire che l'accordo non c'era: la prossima volta Van Rompuy può mandare un sms e farci risparmiare il volo di stato".

E, la vigilia del Vertice, il sottosegretario agli Affari Europei Sandro Gozi, constatata l’opposizione alla Mogherini di “10-11 Paesi” - la conta l’aveva fatta il neo-presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker - aveva lanciato la sfida: “Decideremo a maggioranza”. Forse, un’altra volta.

Occasione per ripensarci?
E c’è chi, esperto delle dinamiche europee - ex premier, ex commissari, eurodeputati, diplomatici, pensa che il flop del Vertice delle Nomine offra al Governo Renzi l’occasione per ripensarci: l’Italia, infatti, avrebbe più interesse a una presenza solida e costante nell’esecutivo comunitario, dove transitano molti dossier per lei cruciali, invece del prestigio di facciata dell’Alto rappresentante, spesso assente dalle riunioni del collegio.

Doroteo per tradizione democristiana, il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy l’ha presa larga e tonda, per spiegare il rinvio: “Non abbiamo voluto concentrarci su un nome solo, quello dell’Alto commissario… Vogliamo arrivare a un pacchetto di nomine, anche sul presidente del Consiglio europeo e dell’Eurogruppo” e, magari, sulla ripartizione degli incarichi più pesanti nella Commissione europea.

"O l'accordo sarà globale o non ci sarà,aggiunge Van Rompuy. Sono sicuro che il 30 agosto avremo la decisione finale".

Nel frattempo, andranno avanti le consultazioni fra i 28, mentre Juncker lavorerà alla composizione dell’esecutivo: fra i nodi da sciogliere, l’ipotesi di creare agglomerati di competenze intorno a commissari ‘seniores’, magari con il ruolo di vice-presidenti, come rimedio alla ‘parcellizzazione’ degli incarichi; e l’assegnazione di posti chiave, come quello di responsabile per gli affari economici e monetari, dove potrebbe andare l’ex ministro francese Pierre Moscovici.

Il nodo dell’Alto Rappresentante
Il 16, Juncker è stato invitato a uno scambio di vedute coi leader sulle priorità della legislatura e pure sulla composizione della Commissione.

Nel discorso programmatico al Parlamento europeo, prima di ottenere l’investitura dell’Assemblea il 15, Juncker aveva sollecitato i Paesi a proporre molti nomi femminili per il prossimo esecutivo e aveva auspicato per la politica estera “una figura d’esperienza” - la Mogherini è ministro degli Esteri da meno di 6 mesi. L’Alto rappresentante ha più ruoli: è vice-presidente della Commissione e presiede il Consiglio dei Ministri degli Esteri.

Il Vertice delle Nomine, che doveva proprio designare il successore di Catherine Ashton alla guida della politica estera europea per i prossimi cinque anni, ha registrato molte opposizioni alla candidatura italiana sostenuta dai leader socialisti, che, come ha confermato il presidente François Hollande, puntano a quel posto, dopo che il popolare Juncker ha avuto la presidenza della Commissione.

L'opposizione di un gruppo di paesi baltici, Lituania in testa, e dell'Europa centro-orientale, diffidenti per un’asserita posizione ‘filo-russa’ dell’Italia nella vicenda ucraina, e, inoltre, l'inesperienza hanno costituito ostacoli insormontabili in questa fase.

Nomi in lizza
La stampa britannica, meno reticente di quella italiana, scrive che “l’Italia spinge un ministro senza esperienza - Daily Telegraph - a succedere alla Ashton”, che, dal canto suo, quando venne scelta, non ne aveva – e gli effetti si sono poi visti. Per The Guardian, la vicenda porta “un serio smacco al fresco prestigio” del premier Renzi.

Una candidata alternativa è quella della bulgara Kristalina Georgieva, attualmente commissaria Ue agli aiuti umanitari e diemergenza. In realtà, sia la Mogherini che la Georgieva rispondono a priori a un profilo di Alto rappresentante simile a quello della Ashton: una personalità non di statura tale da fare ombra ai ministri degli Esteri nazionali dei grandi paesi.

Per preoccupare gli interlocutori, Renzi agita il drappo rosso di una scelta autorevole: “l’uomo con i baffi”, cioè Massimo D’Alema; e, in Francia, c’è chi pensa a Elisabeth Guigou.

A fine riunione, il premier racconta un altro film. Al Consiglio europeo, "non c'e' stata nessun veto sulla candidatura italiana", dice: "Non ho visto opposizioni a Federica Mogherini, non c'è stato nessun tipo di messaggio negativo sull'ipotesi della sua candidatura". “L'obiettivo dell'Italia - prosegue Renzi - non è avere una poltrona: l'abbiamo detto fin dall'inizio".

Italia sulla difensiva
Ecco perché, aggiunge ancora il premier, "noi siamo aperti a tutte le soluzioni, pure su temi italiani. Se c'è un nome italiano, e oggi ho sentito quelli di Letta e Monti, noi siamo disponibilissimi da tutti i punti di vista a qualsiasi soluzione". Battute che provano che il negoziato è in alto mare e che l’incertezza resta elevata: Angela Merkel, del resto, aveva prospettato un possibile rinvio, prima che il Vertice iniziasse.

Il confronto fra i leader è stato preceduto da incontri preparatori delle principali famiglie politiche europee, i socialisti, i popolari, i liberali. I socialisti - annuncia a fine consulto Gianni Pittella, capogruppo S&D al Parlamento europeo - puntano ufficialmente sulla Mogherini e sulla premier danese Helle Thorning Schmidt come presidente del Consiglio europeo. Ma la Thorning Schmidt si schermisce per l’ennesima volta: “Non sono candidata”.

E, secondo fonti vicine al Partito popolare europeo, Van Rompuy non avrebbe abbandonato l’idea di esplorare una soluzione che riceverebbe molti consensi: l’ex premier italiano Enrico Letta presidente del Consiglio europeo - è un Pd, ma è molto gradito ai popolari - e la bulgara Georgieva Alto Rappresentante. Altre fonti, però, lo escludono: “Ritorni di fiamma di voci vecchie e superate”.

Il flop, del resto, riporta tutti alla casella di partenza. E le sei settimane d’estate di Van Rompuy saranno calde.

A Bruxelles, i leader dei 28 non hanno parlato solo di nomine. Con un occhio alle crisi in atto, hanno ribadito la necessità di rilanciare il processo diplomatico per la pace in Medio Oriente e hanno deciso d’inasprire le sanzioni a responsabili (pure russi) della crisi ucraina. “Su questo punto, la linea dell'Italia è la stessa degli altri paesi europei”, sottolinea Renzi. Noi filo-russi? Quando mai!

Giampiero Gramaglia è consigliere per la comunicazione dello IAI.

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GLI IRRIDUCIBILI DI VILLA BLANC:IL SIT-IN DEL 17 LUGLIO

 
 

 
 
 
 
Non era certo iniziato sotto una buona stella il sit-in organizzato dagli irriducibili di Villa Blanc in piazza Campidoglio.Una pioggia di notevoli dimensioni  si era abbattuta sui manifestanti  che hanno trovato riparo sotto i porticati della Piazza  insieme ai tanti turisti anche loro sorpresi dalla pioggia.Ma come sempre il brutto tempo passa e i nostri si sono schierati lungo la scalinata dell'Ara Coeli con cartelli e striscione ma soprattutto megafono.E secondo noi è stata una delle poche manifestazioni a Roma bilingue.Infatti i manifestanti oltre a spiegare in italiano le ragioni della loro presenza e sollecitare (????)ancora una volta il Sindaco e la sua Giunta a prendere una posizione netta e chiara in favore dell'applicazione del Nuovo Piano Regolatore di Roma che prevede per Villa Blanc il parco pubblico e gli edifici destinati a scuola primaria,hanno spiegato anche in inglese le ragioni della loro presenza in Campidoglio  agli attoniti turisti che volevano saperne di più e hanno immortalato la manifestazione a beneficio di parenti e amici questa singolare presenza.
All'incontro tra Sindaco e consiglieri,hanno partecipato per il Sindaco una sua assistente e un membro del Gabinetto.Per i consiglieri Athos De Luca e Gemma Azuni.Per essere equanimi da un lato l'incontro è stato snobbato dal Sindaco ma anche da parte dei consiglieri capitolini,o almeno da parte dei gruppi,non è stato da meno.
In buona sostanza oltre a confermare una volontà di massima da parte dell'amministrazione di incontrare la LUISS per sollecitare l'apertura al pubblico del parco,naturalmente,come si fà in questi periodi prefestivi,rimandando tutto a settembre,dall'incontro non è emersa una volontà ferma da parte dell'amministrazione di applicare la mozione votata all'unanimità dal Consiglio in aula Giulio Cesare che chiedeva il rispetto delle regole e l'applicazione del NPR.
Sembra chiaro che si voglia prendere tempo e si voglia lasciare tranquilla la LUISS,di non disturbare il manovratore.La soluzione rischiesta a gran voce dai manifestanti rappresentati dallo zoccolo duro Ortolani,Rinaldi,Fischetto,Allulli,Monterosso,Scarabino più la Passarelli in rappresentanza della rete dei comitati del II Municipio e molti cittadini ,è stata la richiesta a De Luca e la Azuni  di presentare in Consiglio Comunale una delibera che cancelli la vergognosa convenzione siglata dal Comune di Roma e la Luiss firmata nella precedente consiliatura dall'assessore Corsini.
Appare evidente che il Sindaco Marino,che a parole vuole caratterizzare il suo mandato per efficienza , rigore e benefici effetti sulla qualità della vita dei Romani,nel caso di Villa Blanc si stia comportando allo stesso modo se non peggio dei suoi predecessori.
I manifestanti si sono detti delusi da questo atteggiamento "morbido" dell'amministrazione e si sono dichiarati decisi a continuare la battaglia con altre forme di lotta in attesa che il Consiglio di Stato si pronunci sul ricorso presentato da 7 cittadini e Italia Nostra contro l'iniqua sentenza del TAR(veramente vergognosa nelle sue motivazioni),istiuendo inoltre  per il periodo estivo un servizio di sentinelle del Parco che vigilino per sventare sempre probabili "incidenti"  che ne potrebbero ridurre la vegetazione.
 
Domenico Fischetto