26 dicembre 2015

CHIUSA DA TRE MESI LA PALESTRA DELLA BRASILE


Certo che l'istituto comprensivo Brasile,a Piazza Winckelmann/via Lanciani, non se la passa bene,se dai mugugni si è passati alla denuncia pubblica con l'affissione di questo manifesto ,che pubblichiamo.
Ricordiamo ai nostri lettori che l'istituto comprensivo Brasile ospita oltre mille alunni nella fascia di età che và dalla scuola materna alla media.Tre mesi senza palestra  ,come deuncia l'anonimo estensore del cartello,  significa costringere gli alunni a fare ginnastica nel cortile della scuola,all'aperto senza spogliatoi e servizi.Meno male che c'è bel tempo (con le relative polveri sottili) e almeno non sentono troppo freddo.Poi se avranno complicazioni polmonari è affare dei genitori!
Il dito accusatore viene puntato all'eccessiva attenzione che viene prestata dal Comune al Giubileo,mentre vengono trascurate le cose essenziali ,come la scuola ad esempio.
Non ce la sentiamo di non essere d'accordo .Ma vogliamo solo ricordare che proprio di fronte all'istituto la Luiss sta approntantando il complesso di Villa Blanc,4 ettari di verde più edifici vari, compresa la Villa storica,per i propri studenti futuri manager della finanza d'assalto .Ma si sa che quando si tratta di poteri forti,il Comune e il Governo ,si tratti del Vaticano o della Luiss,volta sempre la testa da un'altra parte ed è disattenta ai suoi doveri nei confronti dei cittadini.
Raffaele Fischetto

Riportiamo il commento di Giovanna Seddaiu,consigliera al II Municipio:

  Giovanna Maria Seddaiu Caro Mimmo, questa volta la responsabilità è della Regione Lazio. Infatti la palestra dovrebbe essere sistemata con dei lavori importanti tramite finanziamenti regionali, il problema è che la Regione non avvia il bando di gara per l'affidamento dei lavori. Dopo le vacanze sapremo se i lavori si faranno o no, in caso contrario credo che altro che cartelli, gli striscioni ci vogliono. Buone feste.
Giovanna

22 dicembre 2015

LA NUOVA LEGGE URBANISTICA


Da: Carte in Regola

La Regione Lazio presenta la nuova Legge Urbanistica

opera di Marco Ariè (foto AMBM) http://www.marcoarie.it/opere.html
opera di Marco Ariè (foto AMBM) http://www.marcoarie.it/opere.html
Pubblichiamo il testo della nuova legge urbanistica della Regione Lazio,  insieme alla relazione di accompagnamento (1),  presentata venerdì scorso dal Presidente Zingaretti.
Carteinregola aveva portato le sue proposte (2)- mutuate dalla legge urbanistica della Toscana dell’Assessore  Anna Marson (3) – alla Commissione tecnica  che aveva avuto l’incarico di elaborare il testo base  dall’Assessore all’urbanistica Michele Civita. Ora il testo (1) è stato presentato dal Presidente Zingaretti  e comincerà il suo iter, affrontando una fase di consultazione con tutti i soggetti interessati (“forze della cultura, dell’università, agli imprenditori, alle associazioni e alle forze ambientaliste“)(4)oltre naturalmente a tutte el forze politiche di maggioranza e opposizione, per essere poi  approvato dalla Giunta e andare  al voto del Consiglio regionale.
Intanto Sinistra Ecologia e Libertà ha presentato un documento per l’urbanistica qualche settimana fa, “Nuova Urbanistica per il Lazio”  che proponiamo come primo  contributo per l’approfondimento dei temi (5), a cui seguiranno osservazioni e  proposte  degli altri movimenti e partiti che ci perveranno.   Al  momento il testo dell’Assessorato all’urbanistica regionale ha già raccolto  l’apprezzamento di un pezzo di opposizione: il consigliere Antonello Aurigemma, capogruppo PDL-FI, lo definisce  “sicuramente un passo importante per la nostra regione(6).  Come Carteinregola ci  riserviamo di pubblicare le nostre osservazioni  dopo un’attenta lettura del testo,  con l’intenzione di   chiedere un’ audizione alla Commissione Urbanistica regionale. E naturalmente continueremo a seguire gli sviluppi di ogni fase per evitare “incidenti/emendamenti” di percorso… (AMBM)
(1) (ringraziamo il gruppo M5S della Regione Lazio che ce n’ha inviato copia, dato che sul sito della Regione e del Consiglio si trova solo la presentazione con le slides, che mettiamo in calce)
SCARICA Proposta di legge urbanistica Lazio_TU_14_12_2015
SCARICA Relazione legge urbanistica Lazio _TU_14_12_2015
(2) vedi Materiali audizione Carteinregola e associazioni  Legge urbanistica del Lazio
 (3)  LEGGE URBANISTICA TOSCANA PARTE I n. 53 del 12.11.2014
(4) (dal sito della Regione Lazio) – in calce *
(5)Vedi  Nuova Urbanistica per il Lazio le proposte di Sinistra Ecologia e Libertà
(6) Roma, 18 dic. (askanews) Aurigemma (FI): importante Testo Unico su urbanistica del Lazio”Ma quando arriverà alla Pisana?”
– “La proposta di testo unico sull’urbanistica, presentata oggi dal presidente Zingaretti, rappresenta sicuramente un passo importante per la nostra regione”. Parole del capogruppo di Forza Italia della Regione Lazio, Antonello Aurigemma, che esprime un auspicio: “Che questo documento non faccia la fine di tanti altri provvedimenti importanti, che vennero approvati in Giunta, esaltati attraverso note e annunci stampa, ma ancora devono approdare in consiglio. Tra questi: la proposta di unificazione delle società di trasporti, la riduzione delle Ater e dei parchi, la legge sull’unione dei comuni, la riforma Delrio. Proposte, queste, di assolute spessore, ma che Zingaretti non ha mai portato in aula”.

(dal sito della Regione Lazio) URBANISTICA: VA AVANTI IL PERCORSO DELLA NUOVA LEGGE
 Dopo 16 anni di attesa il Lazio avrà una nuova legge sull’urbanistica. L’obiettivo è creare una relazione virtuosa tra edilizia e paesaggio. Stop all’aggressione di suolo; via a un’idea di sviluppo basata sul rispetto del territorio, sulla capacità di produrre lavoro ed economie puntando su innovazione e sostenibilità
18/12/2015 – Un passo avanti per portare a compimento il percorso della nuova legge sull’urbanistica, che era attesa da 16 anni: la Giunta ha acquisito la memoria della commissione. Si tratta di un testo fortemente innovativo che sarà sottoposto a tutti gli attori in campo, e che successivamente passerà alla commissione competente e al Consiglio regionale per la definitiva approvazione. Per sei mesi sarà online un sito dedicato per raccogliere indicazioni e favorire un confronto aperto e trasparente con tutte le forze in campo su una materia così delicata.
Ecco i principi-cardine della nuova legge:
Più semplicità, per ridurre arbitrio e abusi. Semplificare è un dovere verso imprese e cittadini ma significa anche tutelare il territorio e la qualità urbana, perché spesso è proprio nell’incertezza della legge che si genera l’abuso il nuovo testo riunisce 66 diverse leggi, spesso ridondanti concorrenti e disconnesse fra loro, che generano solo confusione e ritardi nell’iter delle procedure.
Governare la pianificazione urbanistica e territoriale la nuova legge urbanistica è indispensabile per rilanciare e rendere efficace la pianificazione urbanistica e territoriale e i programmi di attuazione necessari a migliorare il territorio.
Stop al consumo di suolo. L’obiettivo è quello di produrre valori collettivi: rigenerare, migliorare la qualità urbana attraverso premialità e compensazioni.
Più autonomia per Roma riconoscendo alla capitale d’Italia il suo ruolo straordinario, così come sancito nell’art. 114 della costituzione. Il tutto avverrà snellendo il rapporto con altri enti, a partire dalla Regione, per l’approvazione delle procedure urbanistiche.
Tutela e sviluppo delle aree agricole: quella lanciata dalla Regione è una grande sfida sulla valorizzazione delle aree naturali e agricole. Non in un’ottica di conservazione, ma di sviluppo.
“Dopo sedici anni il Lazio avrà una nuova legge quadro sull’urbanistica. La precedente e’ del 99. Il testo è stato preparato da una commissione e approvato dalla giunta e ora si apre il percorso di ascolto sui territori. Vorremmo portare in Consiglio nel 2016 una legge moderna” – è il commento del presidente, Nicola Zingaretti, che ha aggiunto: la prima grande novità è che si cancellano, si abrogano o confluiscono in un unico testo unico ben 66 leggi: questa è la concretizzazione di quello che vuol dire lotta alla burocrazia, che spesso è citato come il problema ma sulla quale si riesce a fare poco”.
“Ora è importante avviare questa consultazione aperta a tutti, a forze della cultura, dell’università, agli imprenditori, alle associazioni e alle forze ambientaliste, poggiando sui contributi di maggioranza e opposizione, e sperando per fine febbraio-inizio di marzo di avere una proposta”- lo ha detto Michele Civita, assessore alle Politiche del Territorio, della Mobilità e dei Rifiuti.

UN PENSIERO PER NATALE

 

           Una migrante con  un bambino in braccio,respinta dalla polizia di frontiera

 

Tre Righe condivide questo pensiero di Natale di Tony Tasca e con questo spirito augura ai propri lettori Buon Natale.

A Thought for Christmas - Un Pensiero per Natale

This week we celebrate Christmas. We commemorate the birth of Jesus Christ, the prince of peace. Various countries celebrate the occasion with music, caroling, and exchange of cards and gifts. The spirit of Christmas is associated with the spirit of love.
In a world beset by civil wars, famines, terrorism, and suffering, for many, love and peace will be remote. 
Racism, xenophobia, and selfishness contribute to obscuring the message of Christ.
I want my friends and colleagues, in 49 different countries, to know that “central to Christianity is the tenet, as it has come down to us, that we reach out when our instinct is to pull inward, to give when we want to take, to love when we are inclined to hate, to include when we are tempted to exclude.” (John Meacham, Time, July 30, 2012).
We need to apply the spirit of Christmas every day of our lives, not just during these festive days. 
* * *
Questa settimana celebriamo il Santo Natale. Ricordiamo la nascita del bambino Gesu’, il principe della pace. Molti paesi celebrano l’occasione con musica, canti, e scambi di cartoline e regali. Lo spirito di Natale e’ associato con lo spirito dell’amore.
In un mondo assalito da guerre civili, carestie, terrorismo, e dolore, per tanti, amore e pace saranno remoti.
Razzismo, xenofobia, e egoismo contribuiscono ad oscurare il messaggio di Cristo.
Voglio che i miei amici e colleghi, in 49 paesi, sappiano che “centrale per la Cristianita’ e’ il concetto, come e’ stato transmesso a noi, di allungare la mano quando il nostro istinto e’ di tirarla indietro, di dare quando ci piacerebbe prendere, di amare quando propendi ad odiare, di includere quando siamo tentati di escludere.” (John Meacham, Time, 30 luglio 2012).
Tony Tasca

Dobbiamo applicare lo spirito di Natale ogni giorno della nostra vita, non soltanto durante le feste natalizie.

21 dicembre 2015

I RISULTATI DELLE ELEZIONI IN SPAGNA


Risultati immagini per iglesias podemos
         Pablo Iglesias,leader di Podemos


El Pais :
Los populares lograrían la victoria con 122 escaños, lejos de la mayoría absoluta, en un Parlamento muy fragmentado tras la votación de este domingo.
El PSOE logra mantener la segunda posición con 91 diputados, pero le sigue el partido de Pablo Iglesias, que sale reforzado con 69 asientos en la Cámara.

Vincono i Popolari ma non raggiungono la maggioranza assoluta.

Seggi :

PP : 122
PSOE : 91
Podemos : 69
Ciudadamos : 40

Queso risultato è sicuramente un grande successo per Podemos che rappresenta una forte spinta al cambiamento.
In conferenza stampa Pablo Iglesias circondato dai suoi compagni di partito ha dichiarato che per Podemos le priorità sono :
la riforma costituzionale,
la riforma elettorale,
la lotta alla corruzione
la tutela dei diritti (lavoro, salute, scuola innazi tutto).

 E' una giornata storica per la Spagna, ha dichiarato, è morto il bipolarimo, la Spagna non sarà più la stessa.

Molto problematica appare la formazione di un governo in quanto le alleanze naturali tra PP e Ciudadamos da una parte e PSOE e Podemos dall'altra non raggiungono la maggioranza.
Rimane una terza possibilità : una alleanza PP / PSOE. Sarà possibile ? E con che linea politicha potrebbe governare ?

UNA GRANDE COALIZIONE DI GOVERNO ANCHE PER LA SPAGNA?

PP/PSOE. Perchè meraviglia? E’ quello che capita in tutta Europa, se la destra non ce la fa a governare da sola  Vedi per esempio Germania. E’ quello che è successo da noi: Renzi + Alfano + Berlusconi – Berlusconi + Verdini....
Anche prima, con il governo Monti e poi con il governo Letta. É la strada della conservazione.
In genere gli spagnoli sono più seri di noi, ma temo che se Podemos dovesse andare al governo farebbe la stessa fine di Syriza in Grecia (uso il condizionale soltanto perchè in Spagna c’è, ancora oggi, una fortissima corrente anarchica, proprio in Podemos)
Si dirà che in Italia è successo il contrario: ha vinto la sinistra (si fa per dire), ma ha avuto bisogno della destra di centro(!)  
Nel calderone liberista tutti i gatti sono bigi. Se il credo è quello, i fattori sono intercambiabili.
Le linee politiche sono quelle dettate dall’economia liberista, che fa coincidere il mercato con il capitalismo finanziario.
Sono curioso di vedere cosa succederà in Francia
Umberto Pradella

20 dicembre 2015

Recensione film:IRRATIONAL MAN di Woody Allen



Locandina Irrational Man


Un film “carino”, un’ennesima prova della professionalità di Allen anche quando si cimenta in tematiche più importanti. Ritmo incalzante, panorami bellissimi (fotografia di Darius Khondji), descrizione appropriata del milieu universitario americano non meno conformista degli altri. Musiche efficaci dal jazz ai preludi di Bach. Però, nonostante le tematiche trattate, non induce alla riflessione e scorre via agevolmente. Del resto dei suoi 45 film, Woody Allen negli ultimi 23 anni ne ha girati 23!
Abe Lucas è un Professore di filosofia che è il ritratto del tipico intellettuale impegnato politicamente (quante marcie e manifestazioni ha fatto!) che ha partecipato a varie spedizioni umanitarie. È alla ricerca di uno scopo nella vita che non sia un’ennesima elucubrazione mentale con cui fare un ulteriore libro (ne sta scrivendo uno su “Heiddeger e il nazismo”). Abe ha sempre sul comodino un libro di Dostoevskij e a lezione spiega agli studenti del college le teorie di Kant e di Kierkegaard un po’ a modo suo, tra il trasgressivo e l’informale. Disilluso da varie esperienze negative come la morte in Irak del suo migliore amico e l’essere stato abbandonato dalla moglie, Abe Lucas è totalmente demotivato e affoga nell’alcool la sua disforia.
Corteggiato da Rita Richards (Parker Posey) una collega passionale - “amore e lussuria” commenta lo stesso Abe - con un grande desiderio di fuga e dalla sua studentessa talentuosa Jill Pollard (Emma Stone), riuscirà a capovolgere la sua apatia attraverso un fatto astruso: la programmazione di un omicidio che dovrebbe rivelarsi perfetto. Da una conversazione ascoltata per caso (tema caro a Woody Allen) in un bar-ristorante, Abe si auto-investe del ruolo di giustiziere reputando “morale” far fuori un giudice non imparziale e forse corrotto che stava per emettere una sentenza ingiusta contro una giovane mamma con due bambini piccoli. Mettere in pratica “fare del bene compiendo il male” (Hanna Arend?) lo eccita e ritrova in questa determinazione tutta la gioia di vivere, il piacere dei sensi, il risveglio dell’eros. Varie altre vicende - compreso un finale in stile Dino Risi - trovano il giusto scenario nel campus dell’University of Rhode Island.
“Irrational Man” non può non evocare “Match Point” (ma anche “Crimini e disfatti” e e così via) - tanto che alcuni critici lo considerano una sorta di sequel. Il film di Woody Allen del 2005 era stato una migliore prova di regia tra amori e omicidi premeditati: c’era una maggior critica sociale – non a caso lo aveva ambientato in Inghilterra – ed era ricco di riferimenti e citazioni (su tutti Alfred Hitckoch de “L’altro uomo”).
Bravi i protagonisti, specialmente Joaquin Phenix, ingrassato quel tanto da avere la pancetta del bevitore e con un’aria sempre un po’ stonata.

  Ghisi Grütter

L'ACCORDO DI PARIGI SUL CLIMA:un contributo alla sua migliore comprensione

 Avevamo già pubblicato l'opinione di Pierluigi Adami sull'accordo di Parigi.Oggi proponiamo ai nostri lettori una sintesi dell'accordo, sempre a cura di Pierluigi,che ci permette di leggere e capirne meglio i risultati.

da www.ecologistidemocratici.it 

 

 

L’accordo di Parigi sul clima in 10 punti

Analisi del testo, delle sue prospettive, di quello che c’è e di quello che manca. Delle speranze che suscita, e dei nodi irrisolti. 1. La premessa; 2. Confermato l’obiettivo +2°, anzi di più; 3. La quantità di emissioni di gas serra; 4. Obiettivi nazionali sulle emissioni più ambiziosi; 5. Il fattore tempo: o subito o sarà tardi; 6. Sostegno ai paesi in via di sviluppo; 7. Non solo mitigazione, anche adattamento; 8. La sfida si vince insieme; 9. Le omissioni più evidenti; 10. Conclusioni 
1.La premessa
Come è noto, nella 21° Conferenza COP21, che ha riunito a Parigi quasi 200 stati, membri della Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici dell’ONU – UNFCCC, è stato raggiunto un Accordo globale sul clima. L’Accordo è composto da una premessa, 140 punti e 29 articoli. La ratifica formale dei singoli stati dovrà essere depositata auspicabilmente entro il 22 aprile 2016 quando vi sarà la cerimonia ufficiale dell’Accordo presso le Nazioni Unite. L’Accordo sarà formalmente in vigore trenta giorni dopo che almeno gli stati rappresentanti il 55% del totale delle emissioni di gas serra avranno depositato le firme (Art. 21). Per quanto riguarda la riduzione delle emissioni, diventerà operativo solo a partire dal 2020, anche se, come vedremo, sono previste azioni già nel quadriennio 2016-2020.

Nel testo la Parti “riconoscono che i cambiamenti climatici rappresentano una urgente e potenzialmente irreversibile minaccia per l’umanità e per il pianeta. Riconoscono altresì che una profonda riduzione delle emissioni di gas serra è richiesta al fine di raggiungere gli obiettivi dell’Accordo e sottolineano la necessità dell’urgenza nella lotta ai cambiamenti climatici.”

È una premessa importante, se si considera la serie di falliti tentativi, di mancate sottoscrizioni di accordi, avvenute dopo la prima conferenza di Rio del 1992. Con il risultato che, da allora ad oggi, le emissioni di gas serra sono aumentate del 48%, nel disinteresse di molti governi, a iniziare da quello USA al tempo di Bush. La Cina, dal 1992, ha addirittura aumentato le sue emissioni del 240%.

Questa volta l’Accordo di Parigi è stato sottoscritto anche dai paesi più inquinatori, e perciò in molti lo hanno definito “storico”. Suscita molte speranze, ma non mancano le omissioni e i compromessi, che comunque non sminuiscono il valore complessivo dell’intesa raggiunta.

2.Confermato l’obiettivo +2°C, anzi di più
L’Accordo ha l’ambizione di perseguire un “percorso di emissioni aggregate compatibile con l’obiettivo di contenere il riscaldamento globale ben al di sotto dei +2°C rispetto all’era preindustriale, cercando tutti gli sforzi per limitare il riscaldamento a +1,5°C” (Art. 2 dell’Accordo). Questa dizione ha consentito di mediare le posizioni tra chi chiedeva il limite più ambizioso a +1,5°C, come la UE e i paesi insulari, preoccupati per l’innalzamento del livello dei mari, e l’Arabia Saudita, che invece osteggiava il limite a +1,5°C. Si tratta di un punto fondamentale, perché la soglia dei +2°C, secondo gli scienziati, è l’unica che garantisce di contenere gli effetti più gravi dei cambiamenti climatici, e di evitare l’irreversibilità del riscaldamento globale.

Sul piano dell’obiettivo a lungo termine (fine secolo), dunque, l’Accordo di Parigi ha mantenuto le aspettative. Il problema è capire se i mezzi messi in campo saranno sufficienti per raggiungerlo.

3.La quantità delle emissioni di gas serra
Al di là della condivisione degli obiettivi di lungo termine, della comprensione dell’urgenza degli interventi, della consapevolezza dei rischi, l’Accordo di Parigi non ha potuto imporre dei limiti quantitativi vincolanti alle emissioni di gas. Ad oggi, i contributi sin qui determinati dai singoli paesi (“intended nationally determined contributions”, INDC), aggregati sul totale, non sono affatto sufficienti a mantenere l’obiettivo dei +2°C. Se non ci saranno azioni di maggiore impegno, peraltro previste nell’Accordo, l’aumento di temperatura a fine secolo potrebbe raggiungere o superare i +3°C. Questa grave mancanza è esplicitamente riconosciuta già nella premessa: “(le Parti) Enfatizzano con seria preoccupazione l’urgente necessità di intervenire per colmare la significativa lacuna” ossia la non compatibilità degli impegni presi dagli stati con l’obiettivo di restare “ben al di sotto” dei +2°C. La preoccupazione è ribadita anche nel punto 17: “(le Parti) Notano con preoccupazione che il livello aggregato stimato di gas serra nel 2025 e 2030, risultante dai contributi nazionali INDC, non ricade entro gli scenari a 2°C, ma piuttosto conduce ad un livello previsto di 55 miliardi di tonnellate di CO2 nel 2030” mentre, per mantenere almeno l’obiettivo dei +2°C, bisognerebbe giungere “a ridurre le emissioni sino a 40 miliardi di tonnellate di CO2” (secondo l’IPCC tale limite è 38 miliardi, ndr).  I sottoscrittori dell’Accordo pertanto riconoscono che “uno sforzo di riduzione molto maggiore delle emissioni sarà richiesto, rispetto a quanto determinato nei contributi nazionali INDC, al fine di contenere il riscaldamento al di sotto dei +2°C rispetto all’era pre-industriale.”

4.Obiettivi nazionali sulle emissioni più ambiziosi
C’è piena consapevolezza che, ad oggi, l’accordo di Parigi non è sufficiente. Per questo, al punto 20, l’Accordo “Decide” di raccogliere gli “sforzi collettivi” espressi in nuovi contributi dagli stati, al fine di raggiungere l’obiettivo a lungo termine (di 2° o 1,5° entro il 2100). Verranno definiti dei criteri molto stringenti, sia nel metodo sia nei contenuti, che gli Stati dovranno seguire nel sottomettere i nuovi contributi nazionali INDC, da presentare almeno ogni 5 anni a partire dal 2023 (Art. 4, Art. 6, Art. 14). I prossimi meeting annuali COP serviranno come momento di verifica del progresso, suffragato dai dati aggiornati sulle emissioni forniti dagli Enti Sussidiari Tecnici e Scientifici. Anche i report dell’IPCC (il prossimo, AR6 sarà pubblicato nel 2018-19) serviranno a delineare il quadro aggiornato. Entro il 2020, quando entreranno in vigore gli impegni di riduzione delle emissioni di gas serra, tutti gli stati dovranno fornire i loro obiettivi di emissioni sia al 2050 sia al 2100. Pertanto, l’attuale definizione dei contributi nazionali è solo il primo passo di un percorso che dovrebbe portare a impegni più forti, compatibili con l’obiettivo 2°C. La data della prima revisione, prevista solo nel 2023, lascia tuttavia forti perplessità.

5.Il fattore tempo: o subito o sarà tardi
Non è solo una questione di quantità di emissioni, anche il fattore tempo è critico. Più tardi si ridurranno le emissioni, più si allontana la possibilità di contenere il surriscaldamento entro i +2°C. Secondo i modelli climatici compatibili con l’obiettivo dei +2°C, servono riduzioni immediate delle emissioni da parte dei paesi industrializzati e riduzioni da subito nel tasso di crescita delle emissioni dei paesi in via di sviluppo, Cina, India e Iran compresi. Questi paesi dovrebbero raggiungere il loro picco di emissioni non oltre il 2025. Nell’Accordo manca proprio una data precisa nel picco di emissioni dei paesi in via di sviluppo (la Cina ha proposto “non oltre il 2030”, comunque tardi), ma all’Art. 4 dell’Accordo le Parti si impegnano a cercare di raggiungere il picco delle emissioni “il più presto possibile”. L’obiettivo di medio termine è di raggiungere entro il 2050 un sostanziale equilibrio tra le emissioni di gas serra per effetto antropico e la capacità di assorbimento di CO2 degli ecosistemi terrestri (oceani e foreste in particolare) per ottenere poi una progressiva rimozione di CO2 dall’atmosfera (ossia si assorbe anidride carbonica più di quanta se ne emette). Secondo i dati scientifici, ciò vuol dire far scendere le emissioni entro il 2050 sotto i 20 miliardi di tonnellate di CO2 all’anno. Livello ottenibile solo con riduzioni molto drastiche e immediate delle emissioni.

Il testo dell’Accordo di Parigi riconosce la criticità del fattore tempo, e richiede su base volontaria un’accelerazione della riduzione delle emissioni di gas serra già nel periodo 2016-2020 (punti 106 e segg.). È prevista l’attivazione di una serie di strumenti (informativi, organizzativi, tecnologici, finanziari, amministrativi) che facilitino agli stati gli sforzi per mettere in atto politiche innovative, buone pratiche per accelerale la mitigazione delle emissioni. Una prima verifica sullo stato di applicazione di questi strumenti sarà fatta già nel 2017.

6.Sostegno ai paesi in via di sviluppo
Fondamentale è il sostegno ai paesi più poveri, che non hanno mezzi né per mitigare le emissioni né per implementare strumenti di adattamento agli effetti del riscaldamento globale. La questione è già presente nella premessa: “(le Parti) Riconoscono l’urgente necessità di aumentare il sostegno finanziario, tecnologico e realizzativo verso i paesi in via di sviluppo, fornito in modo chiaro per abilitare azioni migliorative già pre-2020.” Nel testo dell’Accordo, al punto 115 c’è la decisione di sostenere gli sforzi di mitigazione delle emissioni e di adattamento dei paesi in via di sviluppo con un finanziamento di 100 miliardi di dollari l’anno (quota da ricalcolare prima del 2025), a fronte della presentazione di specifici piani di azione e chiari obiettivi, con modalità di erogazione fondi “sulla base dei risultati”. Gli interventi sono in particolare rivolti alla limitazione della deforestazione e al contenimento del degrado del territorio boschivo (punto 55).

I criteri specifici per i finanziamenti saranno presentati nella COP24 del 2018. A gestire i finanziamenti (punto 59) sono incaricati il Green Climate Fund e la Global Environmant Facility, insieme con il Fondo per i paesi in via di sviluppo e il Fondo speciale sui Cambiamenti Climatici.

L’Accordo prevede anche un trasferimento tecnologico, di ricerca, di strumenti e conoscenze, in grado di rafforzare le capacità (“capacity-building”), le competenze tecnologico-realizzative, ottimizzare i processi di questi paesi, migliorare lo scambio di informazioni, aumentare la pubblica consapevolezza, la trasparenza, anche promuovendo attività didattiche e formative. I paesi più sviluppati sono tenuti a inviare un report biennale sullo stato della cooperazione con i paesi in via di sviluppo, riportando le azioni fatte in merito al trasferimento tecnologico e di competenze (Art. 9 e 10).

Viene istituito un Comitato per il Capacity-building (punto 75), che ogni anno fornirà report sullo stato di attuazione della collaborazione tecnologico-scientifica; nella conferenza COP25 (2019) saranno raccolti i primi risultati dell’attività e saranno verificate eventuali necessità ulteriori.

7.Non solo mitigazione, anche adattamento
In parallelo con la mitigazione delle emissioni di CO2, saranno condotte attività di adattamento agli effetti più severi del riscaldamento globale, come gli eventi meteorologici estremi, a cui sono più esposti soprattutto i paesi più poveri. Le attività di adattamento sono in particolare rivolte a rafforzare la resilienza, ridurre le vulnerabilità dei territori e aumentare la comprensione dei fenomeni, puntando anche sulle conoscenze delle comunità locali (punto 123, Art. 7). Viene istituito un Fondo per l’Adattamento, mentre i criteri generali saranno affidati a un Comitato per l’Adattamento, che produrrà strategie, linee guida e piani di implementazione triennali (punto 43), fermo restando che, viste le specificità del problema sui vari territori, l’approccio sarà comunque delineato da ogni singolo stato. Ogni stato dovrà fornire, e aggiornare periodicamente, un Piano Nazionale di Adattamento ai cambiamenti climatici, nel quale descrivere le proprie priorità, i criteri, le azioni implementate, eventuali richieste di supporto (Art. 7).

8.La sfida si vince insieme
Nel punto 134 e segg. l’Accordo sottolinea l’importanza del contributo che possono fornire alla riduzione delle emissioni di gas serra altri soggetti non statali, come i membri della società civile, del settore privato, di istituzioni finanziarie, di città e altre istituzioni locali. Queste ultime possono giocare un ruolo importante sia nella mitigazione dei gas serra – si pensi al Patto dei Sindaci europei del 2010, nel quale le città s’impegnano a ridurre le emissioni del 20% entro il 2020 – sia nell’adattamento ai cambiamenti climatici, per ottenere maggiore resilienza e ridurre la vulnerabilità dei territori. Tali azioni dovranno essere inserite nell’Area Non-statale della Piattaforma di Azione Climatica[1] (punto 118).

9.Le omissioni più evidenti
Le omissioni più rilevanti riguardano l’assenza di un limite quantitativo vincolante alle emissioni, di un tempo massimo per il picco delle emissioni, e il mancato obbligo sanzionatorio per gli stati inadempienti. Omissioni previste già prima della Conferenza, perché in alcuni paesi, a iniziare dagli USA, non c’erano le condizioni politiche per sottoscrivere accordi quantitativi vincolanti. Tuttavia l’Accordo di Parigi è ricco di vincoli, almeno sulle modalità di applicazione dell’Accordo stesso, di revisione periodica, e mette in campo una serie di strutture di controllo – il “Meccanismo di facilitazione dell’applicazione dell’ Accordo” – che avrà la forma di un Comitato e, sia pur non sanzionatorio ma “facilitativo, non oppositivo” (Art. 15) invierà report annuali e permetterà verifiche puntuali sul livello di applicazione delle azioni previste.

Altra omissione: le fonti fossili non sono mai citate nel testo. È del tutto evidente che sono le grandi accusate in questo Accordo, essendo le principali responsabili delle emissioni di gas serra. Nel testo c’è piena consapevolezza del disastro a cui si andrebbe incontro se non si ridurranno drasticamente le emissioni. Eppure le parole “fonti fossili”, “petrolio”, “carbone” o “gas” non sono presenti nel testo. L’Accordo è severo nel condannare le emissioni, ma non dice i colpevoli. In modo quasi sommesso, però, apre a una carbon tax: “(le Parti) riconoscono il ruolo importante di fornire incentivi per la riduzione delle emissioni, includendo strumenti quali politiche nazionali e di prezzo del carbonio” (punto 137).

Analogamente, la medesima omissione nell’articolato riguarda le fonti rinnovabili, che però – almeno – sono citate nella premessa: “(le Parti) Comprendono il bisogno di promuovere l’accesso universale alle energie sostenibili nei paesi in via di sviluppo e in particolare in Africa, attraverso un’aumentata installazione di energie rinnovabili.” Le rinnovabili escono comunque rafforzate da questo Accordo, in quanto strumento principale di mitigazione delle emissioni di gas serra. Negli impegni nazionali formalizzati negli INDC, le energie pulite hanno un ruolo di primo piano anche per i paesi più inquinatori (ad esempio, Cina +20% fonti non fossili al 2030, India +40% di quota rinnovabile nei consumi elettrici al 2030).

10.Conclusioni
L’Accordo di Parigi è di per sé un accordo storico. La firma unanime ha richiesto una faticosa opera di mediazione, il cui merito va alla presidenza francese della COP21, ma anche all’attivismo e alla disponibilità di paesi prima oppositori di accordi sul clima, come la Cina. L’entusiasmo e le lacrime di gioia scaturiti al raggiungimento dell’accordo testimoniano i timori e lo sforzo per evitare un nuovo fallimento (dopo Copenaghen 2009) questa volta davvero irreparabile. Tuttavia l’Accordo di per sé ancora non basta. È l’inizio – un buon inizio – di un percorso ancora lungo e pieno di ostacoli. Anche dopo Parigi non abbiamo certezza che l’obiettivo del contenimento del riscaldamento globale a 2°C potrà essere raggiunto o no. Le quantità di riduzione delle emissioni sin qui indicate dagli stati non sono sufficienti e manca un tempo massimo di raggiungimento del picco oltre il quale le emissioni globali dovranno diminuire. Non aiuta né l’inizio di applicazione dell’Accordo, posto al 2020, né la prima verifica al 2023, quando eventuali interventi correttivi potrebbero essere fuori tempo massimo. Tuttavia gli stati hanno sottoscritto che faranno di tutto per aumentare le quote di riduzione dei gas serra e accelerare “al più presto possibile” il picco delle emissioni. L’Accordo spinge molto su azioni aggiuntive, ma queste sono affidate all’iniziativa volontaria degli stati, soggetta alla mutabilità del contesto politico. È comunque imponente l’architettura dei sistemi di controllo, valutazione e monitoraggio periodico dello stato di applicazione dell’Accordo, che certamente solleciterà gli stati a produrre azioni concrete. Se si aggiunge il contributo dei soggetti non statali (cittadini, enti locali, imprese) nella riduzione delle emissioni e il progresso tecnologico che va nella direzione della sostenibilità ambientale, incentivato anche da questo Accordo globale, si può ritenere che a Parigi sia stato delineato un percorso virtuoso che potrà dare i suoi frutti, ma solo se resteranno alte l’attenzione e la consapevolezza collettiva sulla criticità della questione climatica.

di Pierluigi Adami, coordinatore scientifico Ecologisti Democratici

19 dicembre 2015