26 luglio 2016

INTERVISTA A PAOLO BERDINI,assessore urbanistica Comune di Roma


 

L’intervista all’assessore all’urbanistica Berdini
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Paolo Berdini

Da Micromega, 25 luglio 2016, 
Pubblichiamo l’intervista a Paolo Berdini, Assessore all’Urbanistica e infrastrutture della Giunta Raggi, in cui racconta il suo rapporto con il Movimento Cinque Stelle, con la sinistra, nonchè con la situazione di Roma che sta cominciando ad affrontare. Con una considerazione finale  sulla candidatura di  Roma alle Olimpiadi  2024 che riapre – letteralmente – i giochi rimettendo  in discussione le posizioni mantenute dal Movimento Cinque Stelle durante tutta la campagna elettorale (Virginia Raggi, 31 maggio: “Io ritengo che oggi sia criminale iniziare a parlare di olimpiadi quando Roma muore affogata di traffico e di buche. Pensiamo all’ordinario, poi allo straordinario“) : “Nelle prossime settimane si dovrà decidere se continuare a perseguire il progetto  avulso dalle condizioni reali della città o se è ancora possibile riportarlo ad evento ordinario in cui la città intera si riappropria del proprio destino e cerca di utilizzare le potenzialità di quell’evento per sanare le ferite più profonde che offendono la dignità delle persone. La periferia fisica e esistenziale, come afferma spesso papa Francesco, posta al centro delle Olimpiadi sarebbe invece una straordinaria inversione culturale che favorirebbe l’inclusione sociale e la ricostruzione di un clima di fiducia”. Da un “no” a un “ni”, che si aggiunge alla mancanza di una scelta chiara della Sindaca sulla possibilità di indire un  referendum per lasciare decidere i cittadini romani, referendum per il quale i Radicali italiani da settimane raccolgono le firme (> vai alla pagina).  (AMBM  Carte in Regola))
 

Da Micromega, 25 luglio 2016, 
Berdini: “Legalità e periferie, così il M5S rilancerà Rom
Già al centro del ciclone per la sua opposizione alle Olimpiadi, parla il neoassessore all’Urbanistica della giunta Raggi: “Negli ultimi 20 anni la sinistra ha smesso di fare la sinistra accettando le dottrine liberiste”. E sul suo rapporto con il movimento di Grillo dice: “Il M5S ha saputo dare battaglia sul tema della precarietà giovanile e su quello del ripristino della legalità in un sistema che sta affondando negli scandali. Sono oggettivamente due bandiere antiche della sinistra”.
intervista a Paolo Berdini di Monica Pepe
“Perseguire le Olimpiadi e lasciare, ad esempio, che si viaggi ancora su carrozze vecchie e malandate sulla linea Roma Ostia è una contraddizione così stridente che non necessita di essere argomentata con troppe parole”. Paolo Berdini è il nuovo assessore all’Urbanistica del governo Raggi, a Roma. Profilo di sinistra, vicino ai movimenti sociali, si trova ora nel delicato ruolo di riqualificare le periferie capitoline e contrastare lo strapotere di palazzinari e lobbies del mattone: “Venti anni di abbandono delle periferie hanno generato un nuovo pensiero che chiede riscatto sociale in un quadro di ripristino della legalità e fine di ogni favoritismo. La città si deve preparare a costruire, con il coinvolgimento pieno degli abitanti, un progetto di recupero sociale e fisico delle periferie”.
Berdini, i cittadini romani hanno eletto Virginia Raggi come sindaco. A cosa si deve preparare la città?
La vittoria di Virginia Raggi al ballottaggio è stata superiore ad ogni previsione. Il dato che più balza agli occhi è l’enorme consenso che il movimento 5stelle ha ottenuto nelle periferie più lontane, da Ostia a Tor Bella Monaca. Segno evidente che in quei luoghi insieme ad un severo giudizio su coloro che avevano guidato il Campidoglio, c’è stata anche una grande apertura di credito verso una forza che fino a tre anni fa non era neppure presente in consiglio comunale. E’ un dato che deve far riflettere.
Da dove arriva il modello 5 Stelle? E’ paragonabile ad altre esperienze europee?
Tutte le nazioni europee sono investite da una evidente sfiducia verso i partiti espressione delle culture tradizionali che hanno garantito quattro decenni di progresso economico e sociale. Questa fiducia è incrinata perché dagli anni ’80 la sinistra ha accettato acriticamente tutte le dottrine neoliberiste in campo economico e sociale. Sono stati intaccati i diritti dei lavoratori e le conquiste del welfare strappate con decenni di mobilitazioni sono state sacrificate sull’altare delle politiche di bilancio.
La società è diventata più ingiusta e una larga parte del ceto medio vive in condizioni peggiori che negli anni passati. Se a questo si aggiunge che le giovani generazioni vivono una cupa fase di precarietà senza prospettive e che la crisi economica sembra non aver mai fine, si comprendono i motivi dei profondi mutamenti politici in atto. In ogni Paese, dalla Spagna alla Grecia, si è palesata questa profonda esigenza di cambiamento. E in Italia la richiesta di cambiamento si è incarnata nel Movimento 5stelle.
Che rapporto c’è tra i 5 Stelle e la cultura di sinistra? Cosa hanno mutuato e dove le differenze sono irriducibili?
Riflettere sulla cultura del M5S fa comprendere quale cesura sia avvenuta nelle idee della sinistra europea nei tre decenni del trionfo del neoliberismo. Rispondere alla sua domanda, infatti, obbliga a dover definire cosa sia la sinistra e francamente non sono convinto che le politiche poste in essere dal governo Renzi appartengano a tale cultura: precarietà giovanile, cancellazione del welfare e diminuzione dei diritti dei lavoratori sono i tre pilastri su cui si è concentrato quel governo e rappresentano una evidente cesura con il pensiero storico della sinistra. Il M5S ha saputo dare battaglia sul tema della precarietà giovanile e su quello del ripristino della legalità in un sistema che sta affondando negli scandali. Sono oggettivamente due bandiere antiche della sinistra.
Il voto delle periferie a Roma ha avuto un grande peso, la rabbia ha prevalso sulla rassegnazione lì dove è più evidente il valore della dignità di una città. Cosa è oggi periferia e cosa rivoluzionare nelle periferie?
Il voto delle periferie è stato sicuramente provocato dalla rabbia contro l’abbandono. Insieme a questo c’è però la speranza di vedere concretizzate tutte le battaglie su cui la società civile si è impegnata in questi anni. Nei tre anni dell’amministrazione Marino le battaglie contro le più scandalose cementificazioni sono state condotte dai comitati di cittadini che hanno però avuto come interlocutori istituzionali i consiglieri capitolini e municipali dei 5 stelle. Sta in questa oggettiva convergenza il motivo profondo del successo nelle periferie.
Ora si arriva alla fase propositiva e si dovrà affrontare il tema della “riunificazione” della città. Oggi il centro storico meraviglioso ma sottoposto ad una pressione turistica insostenibile si contrappone ad una periferia immensa senza qualità e servizi degni della capitale d’Italia. Bisogna mettere fine a questo divario e portare qualità urbane, cultura, trasporti su ferro (penso alle tramvie) così da ridurre la distanza fisica e culturale che divide le due città.
Roma ha circa 10 miliardi di debito pubblico. E’ una partita che il nuovo Sindaco potrà giocare alla pari con le banche?
Certo, e questa opzione è chiaramente emersa nelle posizioni espresse dal sindaco Raggi durante la campagna elettorale. C’è poi da avviare – e anche questo è ormai patrimonio del movimento – la fase di inversione delle logiche urbanistiche che hanno portato alla formazione di quel debito insostenibile. Roma è alla bancarotta perché non ha governato il territorio ed ha accettato ogni proposta di edificazione in zone agricole sempre più lontane dal centro.
Quelle zone devono essere dotate di servizi, dai trasporti alla raccolta dei rifiuti, e questo spiega perché Atac e Ama – ruberie a parte – sono sull’orlo del fallimento. Insomma, più espandiamo la città e più aumentiamo il debito. Si tratta dunque di fare tesoro di questo fenomeno perverso e di concludere per sempre la fase della crescita urbana dissennata e senza regole.
Il problema degli sfratti a Roma è drammatico. Di cosa ha bisogno la città in termini di urbanistica e di edilizia pubblica?
La città ha bisogno di case per le famiglie che non hanno il reddito sufficiente ad accedere al “mercato”. Ha bisogno di case per i giovani che per le loro condizioni precarie non possono accedere al mutuo come le generazioni precedenti. Ha bisogno di case integrate con servizi alla persona per i tanti anziani che vivono condizioni di solitudine e di marginalità. Ha bisogno di case per gli immigrati. La città ha insomma bisogno di un intelligente progetto pubblico che ponga al primo posto le fasce sociali più deboli, analogamente a quanto fece agli inizi del secolo scorso il pensiero liberale istituendo gli istituti per le case popolari. Certo oggi quella nobile ricetta va aggiornata. Non dobbiamo costruire nuove case ma recuperare l’immenso patrimonio pubblico abbandonato da anni, penso alle caserme militari e non solo. Solo così riusciremo a inverare la prospettiva di un cambiamento profondo che sa tener conto dei ceti sociali sfavoriti che in questi anni di idolatria del mercato sono stati sacrificati.
Le Olimpiadi di Roma hanno tenuto banco durante la campagna elettorale ben più del taglio verticale dei servizi sociali. Lati positivi e negativi di un grande evento come le Olimpiadi in questa fase?
L’idea delle Olimpiadi è stata presa in un circolo ristretto di persone le quali non hanno a cuore i destini complessivi della città, del dolore che esiste nelle periferie lontane. Nelle prossime settimane si dovrà decidere se continuare a perseguire il progetto  avulso dalle condizioni reali della città o se è ancora possibile riportarlo ad evento ordinario in cui la città intera si riappropria del proprio destino e cerca di utilizzare le potenzialità di quell’evento per sanare le ferite più profonde che offendono la dignità delle persone. La periferia fisica e esistenziale, come afferma spesso papa Francesco, posta al centro delle Olimpiadi sarebbe invece una straordinaria inversione culturale che favorirebbe l’inclusione sociale e la ricostruzione di un clima di fiducia.
(25 luglio 2016)

CONCERTO AL FORO ROMANO:VERGOGNA


 
 
Stasera 26 luglio si compirà l’ennesimo sfregio ai monumenti di Roma. Dopo il Colosseo utilizzato come luogo privilegiato per un party tra vip, e la fontana di Trevi utilizzata per una sfilata di moda, stasera il Foro Romano ospiterà un concerto nell’ambito delle iniziative per il Giubileo della Misericordia.

Pensiamo proprio che qualcuno ha confuso il ruolo che ricopre e che si stia allargando.. Ci riferiamo innanzitutto al Ministro dei Beni Culturali  Dario Franceschini che dovrebe tutelare , proteggere il patrimonio storico artistico monumentale italiano e magari anche preoccuparsi dell’immagine internazionale che ne deriva .Dall’altro ci riferiamo al Soprintendente Prosperetti che da quando c’è lui  non c’ è più limite alla decenza. Chiudere in maniera non programmata il Foro Romano per un concerto vuol dire intanto non permettere la sua visita a turisti che magari hanno prenotato da tempo. Quindi una caduta d’immagine verticale che si scarica sul sistema Italia. Poi vuoi aggiungere  che per installare il palcoscenico, le sedie (anzi le poltrone visti i nomi altisonanti degli invitati) le luci etc  si potrebbero causare dei danni, anche irreparabili , al monumento? Caro soprintendente se ci sei batti un colpo! Dovresti proteggere i monumenti non farne la scena di concerti, sfilate e Dio solo sa cosa.

Francamente restiamo basiti. Di questo passo immaginiamo che presto il Ministro Franceschini  voglia organizzare una naumachia a Piazza Navona oppure una showroom con tanto di prove su strada della FCA a Circo Massimo, così fa contento il preferito del suo mentore. E poi largo alla fantasia : i luoghi di fascino non mancano a Roma.

Ora pensiamo che la sobrietà non appartiene a questo Governo e la decenza non è una virtù del Soprintendente. Quando danni irreparabili saranno causati a questi monumenti si correrà ai ripari e si inventeranno mille scuse e mille capri espiatori. Perché dobbiamo arrivare a questo? C’era proprio bisogno di utilizzare il Foro quando per esempio Massenzio si sarebbe prestata benissimo ad una iniziativa del genere e con altrettanto lustro? E poi il danno d’immagine: chi glielo va a dire al turista  che ha prenotato e che magari pernotta a Roma solo un paio di giorni che stasera non potrà visitare il Foro perché il Ministro  e consorte  hanno invitato gli amici ad un concerto come se si trattasse del giardino di casa propria?.

Crediamo proprio che sia tempo che questi nostri dirigenti, politici e non, vengano richiamati all’ordine e ad un comportamento più degno del loro ruolo.
 
Domenico Fischetto

Il Marnetto Quotidiano: Sanders



 
Stamattina all'alba ho seguito l'intervento in diretta di Sanders. 

La gente lo ha accolto alzando  il cartello per il futuro in cui credere ("the future to believe in")
Parlava della disuguaglianza che sta dividendo l'America. Del 10 per cento dei ricchi che ha incassato l' 85 per cento degli utili generati negli Usa. Dei 47 milioni di poveri che rimangono poveri anche se lavorano 40 ore a settimana. Della donna con la figlia piccola che gli ha detto che si spezza la schiena nella ditta di pulizie, ma non ha i soldi per vivere. Dei finanziamenti arrivati da queste persone con una media di 27 dollari a testa, tutti sudati, che valgono più degli assegnoni delle lobby. La gente di tutte le etnie lo ha interrotto di applausi.

"Questa volta non è un'elezione, ma la scelta di che America vogliamo. Contro chi vuole dividerci, insultando afro-americani, mussulmani, donne, latinos, poveri. Contro chi vuole liberalizzare il prezzo minimo per un'ora di lavoro, portando alla miseria altre persone." Le telecamere inquadravano il pubblico, che non riusciva a sedersi. I giovani erano i più scatenati.

Voglio un Sanders anch'io. Qui. In Italia. Che si batta contro la disuguaglianza e l'abrogazione del futuro.
La speranza è l'anima della lotta.

Massimo Marnetto
 

BLITZ DELL'ASSESSORE MURARO ALL'AMA


L’assessore all’ambiente Paola Muraro si è presentata  ieri 25 luglio presso la sede dell’AMA in via Calderon della Barca e in diretta streaming, ad uso e consumo della trasparenza e della politica spettacolo, ha preteso risposte chiare ed esaurienti dall’ad di AMA , Daniele Fortini, e di suoi collaboratori. Probabilmente pensava di intimorirli o chissà cosa. Ad ogni buon conto Tre Righe riporta le dichiarazioni dell’ad di AMA rilasciate al termine dell’incontro.

Non sappiamo quanto siano efficaci questi metodi utilizzati dal M5S alla guida del Comune di Roma. Se pretendono di fare miracoli non è questa la strada. Se poi vogliono mettersi la coscienza a posto e crocifiggere qualcuno non ci sentiamo di condividerne il metodo. Finora l’assessore Muraro ha fatto la voce grossa, ha dato ultimatum, adesso fa anche i blitz. Se pensa di governare per i restanti 5 anni con questo metodo allora diciamo POVERA ROMA. Saremo sommersi dalla immondizia e i topi balleranno sulle nostre scarpe. Se invece , smessi i panni dello sceriffo, con umiltà ed intelligenza insieme ai suoi collaboratori si mette a studiare il problema e a trovare soluzioni ragionevoli allora sì che potrebbe essere sulla strada giusta. Il problema monnezza a Roma non si risolve da un giorno all’altro. Come il traffico anche per la monnezza, centrale è il ruolo del singolo cittadino, la sua collaborazione, la sua sensibilità ed educazione ambientale. Per questo consigliamo all’assessore di parlare alla città,  ai suoi cittadini, di chiedere collaborazione e rispetto.

Ma  allo stesso tempo  dimostrasse quello che sa fare.

Domenico Fischetto

Rifiuti, Fortini: “Ama fa il suo dovere, questa situazione non è colpa nostra”



ROMA – “Noi siamo convinti che quello che stiamo facendo oggi sia il nostro dovere. Abbiamo la responsabilità di farlo, perché siamo persone competenti, esperte e anche generose, perché i tanti lavoratori che abbiamo sugli impianti e sulla strada tutti i giorni sono per la stragrande maggioranza brave persone che vogliono bene alla città e che fanno il loro dovere”. Lo ha detto il presidente e ad di Ama, Daniele Fortini al termine dell’incontro con l’assessore capitolino all’Ambiente, Paola Muraro, nella sede aziendale di via Calderon de la Barca. Secondo Fortini “la situazione che stiamo vivendo non dipende da Ama. Dipende dal fatto che questo sistema pensato per 40 anni soltanto per riempire una buca oggi mostra la sua incapacità di fare fronte alle nuove esigenze, perché la buca non c’è più”. Per il presidente di Ama “se hai un sistema congegnato per alimentare una buca o gli inceneritori e non hai nessuno dei due è chiaro che devi andare da chi ce li ha.

Questo comporta difficoltà con le quali oggi facciamo i conti. Usiamo 60 impianti differenti in 8 regioni italiane e in tre Stati esteri. Potete immaginare che siamo diventati una città di spedizionieri di rifiuti, più che una città che valorizza la sua risorsa. Questo comporta delle difficoltà”. Dalla chiusura della discarica di Malagrotta, nell’ottobre del 2013, “sono tre anni che siamo costretti a vivere in questa condizione. D’altra parte Ama ha dimostrato che quando tutto funziona le strade sono pulite, i cassonetti li svuotiamo e la raccolta differenziata la portiamo al 42%- ha sottolineato Fortini- Abbiamo lanciato l’allarme, denunciando io per primo alla commissione Ecomafie in cui abbiamo detto che questo è un sistema destinato a creare problemi strutturali permanenti. Dopodiché abbiamo progettato l’impianto di compostaggio da inserire a Malagrotta, abbiamo innalzato la percentuale di raccolta differenziata dal 31 al 42 per cento e abbiamo trovato vie di fuga legali con gare europee pulite per allontanare i rifiuti dalla città”.

25 luglio 2016

fonte «Agenzia DIRE» «www.dire.it»

Una riflessione tratta da un post sulla pagina fb di Rif Raf





"Il neo assessore all'Ambiente Paola Muraro, lancia l'allarme sugli accumuli della spazzatura per strada dove "potrebbero mettere bombe". Secondo l'incauta grillina se invece gli ordigni "venissero conferiti" all'interno dei cassonetti, il pericolo sarebbe sventato? Prima di intrattenerci con tali sciocchezze, la signora ha pensato che, magari, questa diventerà la prossima scusa del personale dell'Ama per i disservizi nella raccolta?"

 

Recensione film: ZERO THEOREM regia di Terry Gilliam

da :http://www.donnealtri.it/2016/07/microcritiche-un-blade-runner-da-camera/
 
 
Un Blade runner da camera
 
 
imgresZERO THEOREM – Film di Terry Gilliam (2013). Con Christoph Waltz, Mélanie Thierry, Matt Damon, Lucas Hedges, Tilda Swinton, Ben Whishaw –
In generale non sono un’appassionata di fantascienza, ma ho deciso di andare a vedere The Zero Theorem avendo letto delle buone recensioni e ottime cose sul suo regista, ormai settantacinquenne, che propone una sorta di vintage science fiction.
In effetti, il film non è affatto male essendo contemporaneamente divertente e malinconico, ironico e catastrofico e sembrerebbe essere una versione pop di Brazil, film cult di Terry Gillian del 1985.
Qohen Leth (un eccezionale Crisopher Waltz) in un’ambientazione distòpica, parla di sé in prima persona plurale e vuole a tutti i costi lavorare in casa, perché aspetta una fantomatica telefonata che dovrebbe spiegargli il senso della vita. Così ottiene dal Management (Matt Demon) di poter lavorare alla risoluzione di una misteriosa formula matematica: il “Zero Theorem” senza dover mai uscire da casa, dotandosi di un iper-computer, ma monitorato da varie micro-spie piazzate in punti strategici (nella testa del Cristo in croce ad esempio). Ci lavorerà diversi mesi senza arrivare a risolverlo, ma se lui non vuole uscire nel mondo – rappresentato peraltro variopinto, allegro e mascherato –il mondo vuole entrare da lui: il dott. Shrink-Rom (Tilda Swinton) è un’App strizzacervelli con cui interagisce tra un lavoro e uno squillo di telefono, Bainsley (Mélanie Thierry) è una deliziosa ragazza (replicante?) che lo vuole aiutare e con la quale, lentamente ma immancabilmente, nasce un amore reale iniziato come realtà aumentata. Bob (Lucas Hedges) è il geniale adolescente figlio del Capo che, essendo nativo digitale, lo aiuta nel solving problem informatico.
Il film The Zero Theorem mi ha evocato Blade Runner del 1982 nell’ambientazione anche se non ha l’imponente struttura urbana di quel film, anzi, essendo il protagonista agorafobico, è girato prevalentemente negli interni. Ma è proprio lì che il futuro si mostra pieno di memorie: la casa di Qohen Leth è una vecchia chiesa sconsacrata mentre gli uffici della Mancom sono situati in una sorta di piccolo Grand Central newyorkese. Da un lato c’è il vero e proprio riuso di spazi adibiti a fini diversi, dall’altra ci sono le sovra-imposizioni dell’onnipresente digitale, le pubblicità mobili: varie immagini in movimento. Sembrerebbe che la città plurale e post-moderna coincida con quella animata e bidimensionale sopra le vecchie strutture tridimensionali liberty, déco o, meglio, in stile eclettico. Così pure in Blade Runner appariva dal passato il pianoforte con i vecchi spartiti tradizionali e le foto incorniciate.
Le primissime scene degli esterni invece evocano il film Quinto Elemento (non a caso sia in Blade Runner sia in Quinto Elemento c’era lo zampino dell’artista francese Möbius) in una sorta di fumetto rétro.
l temi dominanti sono il nonsense dell’esistenza, la fede o l’assenza di essa e cioè “il buco nero”, ma la soluzione desiderata è comunque la fuga così come anche Rachel e RicK in Blade Runner.
 
Ghisi Grütter

25 luglio 2016

ROMA RENDE OMAGGIO A LUCIO DALLA

Dalla, “immagini e suoni”, la mostra in omaggio a Lucio

 
ROMA – Le pose, le smorfie, gli sguardi dietro gli immancabili occhialini tondi. Roma rende omaggio a Lucio Dalla con la prima mostra tutta dedicata al grande cantautore bolognese scomparso nel 2012. Al Vittoriano, gli scatti di fotografi come Giovanni Canitano, Guido Harari, Fabio Lovino, Carlo Massarini, Fausto Ristori e Luciano Viti raccontano Dalla insieme a ‘Senza Lucio’, il film documentario di Mario Sesti. Dal successo di Banana Republic in poi, ‘Lucio Dalla, immagini e suoni’, questo il nome della monografica ospitata nella sala Zanardelli, ritrae l’artista lontano dai palchi, in una dimensione più privata, ironica e personale, con l’obiettivo di “fornire un ritratto a tutto tondo dell’universo Dalla: un universo fatto di successo popolare e di riconoscimenti pubblici, non meno che di profondità, spiritualità, sofferenza, amicizia e collaborazione, attenzione e passione”.
Un ritratto “necessario” quello offerto dalla mostra secondo Assante, “perché Dalla, fin dal suo esordio, ha legato la sua espressività come autore e come interprete anche alla sua fisicità, al modo di proporsi al pubblico, all’abbigliamento, ai gesti. L’immagine di Dalla, dunque, è parte del suo essere artista”. Con lui, hanno inaugurato la mostra, gli amici di una vita di Dalla, da Ron a Stefano Di Battista, fino a Eleonora Giorgi e Pierdavide Carone, il talento di ‘Amici’ con cui Dalla ha duettato a San Remo.
E poi Edith Gabrielli, direttrice del Polo museale del Lazio, per la quale la mostra al Vittoriano (gratuita e aperta fino al 2 ottobre) “ha un valore preciso, perchè rende omaggio a un autore capace di interpretare l’anima e la storia di un paese, il nostro, in costante movimento; di intrecciare le culture regionali cantando in mille diversi dialetti, fino a unire il nord e il sud, il dentro e il fuori dell’Italia in una sola trama di concetti e di sentimenti”.
L’intenzione, ha aggiunto Gabriella Musto, direttrice del Vittoriano, “è di aprire il monumento a un pubblico sempre più variegato con iniziative culturali che raccontano personaggi illustri. Questo posto- ha concluso- vuole aprirsi alla città in un modo nuovo. Ecco perchè siamo felici di avere qui questa mostra dedicata a Lucio Dalla”.
Nicoletta Di Placido
 
fonte «Agenzia DIRE»  «www.dire.it»  
 

24 luglio 2016

ROMA E' SPORCA :LO DICE ANCHE CONFESERCENTI

Se lo dice anche Confesercenti, allora deve essere proprio vero. Noi non ce ne eravamo accorti!!!

 

Confesercenti, Roma è sporca, legittimo impugnare la tariffa dei rifiuti

Ama_rifiutiROMA -“Se continua così è legittimo impugnare la tariffa dei rifiuti e ricevere una de-contribuzione immediata. I cittadini e le imprese non possono più pagare un servizio che non viene svolto”. lo dice il presidente della Confesercenti di Roma, Valter Giammaria. “La situazione è allarmante: la denuncia sulla sporcizia a Roma, topi e cinghiali compresi non sono più una boutade per gli amanti del social, ma corre sui media e in tutto il mondo, la sporcizia invade la città, non solo in periferia. Stiamo subendo un doppio danno: di immagine e di vivibilità da un lato e di costi sostenuti per un servizio non reso dall’altro, come invece dovrebbe essere svolto per quello che paghiamo. Roma e i romani davvero meritano di più- aggiunge Giammaria- che ricorda che nella città si subisce la tassazione locale tra le più alte del paese”. Adesso è venuto il momento di risolvere la questione, sottolineano in Confesercenti, “o c’è il rischio che monti una forte ed esasperata protesta in tutta la città, a partire direttamente dai quartieri”.
“Segnaliamo che le tariffe rifiuti 2016 adottate dal Comune di Roma hanno raggiunto cifre impressionanti: Bar che pagano per il dentro e fuori, dove già si paga l’occupazione di suolo pubblico, 38 euro al mq; ristoranti con 43 euro e pescherie, fiorai e pizzerie a taglio con addirittura 52 euro: un importo che quasi rappresenta un secondo affitto del locale, in alcuni casi il terzo affitto, aggiungendosi all’Osp, pagato per smaltire i rifiuti urbani e al netto dei rifiuti speciali smaltiti attraverso altri canali privati e onerosi. Cifre assolutamente alte per una città così sporca. Basta guardare fuori dei negozi, se non fosse per l’esercente che spazza tutte le mattine il marciapiede, la sporcizia che ha invaso le strade avrebbe bussato alla porta del negozio e per non parlare evidentemente dello stato in cui versano i cassonetti, le montagne di rifiuti puzzolenti.
Ci hanno fatto notare- continua Giammaria- alcuni nostri soci che ci sono strade alberate del centro con le foglie secche cadute in ottobre, questo vuol dire che da nove mesi nessuno si occupa della pulizia delle strade e si dice che ora si puliranno i tombini”. “Prima della campagna elettorale a Roma abbiamo svolto un sondaggio tra i nostri operatori del centro storico, un centinaio, ed è emerso che al primo punto delle cose che non vanno proprio nella città vi è il degrado che pervade la capitale. Ora gli esami e gli appelli sono conclusi, subito la pulizia straordinaria della città, un calendario dei passaggi per lo smaltimento dei rifiuti più stringente, la rimessa a posto delle isole e dei cassonetti e la riduzione dei costi delle tariffe per il 2016, un atto dovuto”.
22 luglio 2016

fonte «Agenzia DIRE»  «www.dire.it»