NON SOLO MEMORIA MA ANCHE INSEGNAMENTO.
27 gennaio 2015
IL PIANO URBANO PARCHEGGI ovvero LA SPECULAZIONE EDILIZIA SOTTERRANEA
L'aula Giulio Cesare
Come se la parola partecipazione fosse stata cancellata dal vocabolario della giunta capitolina,un nuovo ennesimo piano urbano parcheggi viene calato dall’alto sulla testa dei cittadini.
Ma dopo sedici e più anni di gestione del Piano Parcheggi, il Campidoglio non ha tratto alcun insegnamento anzi si comporta come se fosse la prima volta.Il consigliere Policastro ,delegato ai pup, ,malgrado l’anzianità anagrafica e quella di servizio, si muove come se fosse la prima volta per lui.Potrebbe chiedere ad un suo illustre,si fà per dire, predecessore nonché compagno di partito assurto persino alla carica di capogruppo.Ma niente.Lui è alle prime armi,piccolino.Allora siamo noi che gli rinfreschiamo la memoria.
Intanto ci teniamo a ribadire che I pup non sono altro che una forma mascherata di ennesima speculazione edilizia,sotterranea,con la foglia di fico di togliere le macchine dalla strada per lasciare spazio libero in superficie.Niente di più falso .Ricordiamo che i box dei vari pup sparsi per Roma danno comunque diritto ai proprietari di parcheggiare la propria auto in superficie nella zona di residenza ricevendo l’apposito bollino di autorizzazione distribuito dall’agenzia alla mobilità.Se così non fosse sicuramente se ne vedrebbe qualche benefico effetto.
I cittadini residenti nelle zone interessate ai nuovi pup non vengono consultati preventivamente né vengono risarciti dei danni che spesso lo scavo,che può durare anche anni, comporta.Qualcuno lo è stato negli anni passati ma al Comune gli hanno fatto vedere i sorci verdi per la documentazione che ha dovuto presentare.
Gli oneri concessori che vengono pagati dai costruttori sono sempre gli stessi in proporzione al numero di box costruiti e mai al valore a cui vengono venduti.E la differenza può essere molto grande in considerazione se il pup è in periferia o in zone centrali o semicentrali.
Infine uno sguardo all'uso dei box.L’utilizzo dei box come ricovero delle autovetture dei proprietari è uno degli utilizzi ma ce ne sono tanti altri ,tra cui ricordiamo: i box/magazzino a servizio dei commercianti della zona,i box/officina,i box/deposito,i box/sala prova e anche….i .box/garconniere.E ci fermiamo qui.
A farne le spese di questo nuovo piano saranno principalmente i territori di tre municipi :il I ,il II e l’VIII. Vediamo in particolare i Parcheggi previsti nel II Municipio:Ne sono previsti una dozzina, tra cui quelli di piazza Manila, viale Bruno Buozzi, via Adige, piazza San Saturnino, piazza Mancini, via Catania, lungotevere Arnaldo Da Brescia, via Mascagni, parco Nemorense, via Stern, via di Santa Costanza. Ma da parte del Municipio stesso ci sono dei pareri contrari, in particolare per le nuove soste che riguardano parco Nemorense, San Saturnino, via Stern e via Catania.
Una volta il parere dei Municipi era vincolante per l’individuazione delle aree da destinare a pup.Lo è ancora,ma saprà il mini mini sindaco e la sua mini-giunta opporsi alle indicazioni del Campidoglio?I cittadini ,che giustamente non si fidano, si sono organizzati in comitati e associazioni e sono sul piede di guerra.
Tre Righe informerà i lettori sugli sviluppi della vicenda.Ma considerando quanto questa giunta ha già concesso alla speculazione edilizia in un quartiere importante come San Lorenzo,abbiamo i nostri dubbi .
Domenico Fischetto
26 gennaio 2015
IL NUOVO STADIO E IL FASCINO INDISCRETO DEL CEMENTO
Giovanni Caudo,Assessore all'Urbanistica del Comune di Roma
Se lo possiamo dire,la differenza del colore politico delle amministrazioni che si avvicendano al Campidoglio,si attenua fino ad annullarsi quando si tratta di fare favori al dio cemento.La storia puntualmente si ripete ogni volta.Oggi per esempio pubblichiamo il comunicato stampa del Comitato "Difendiamo Tor di Valle dal cemento" che si oppone con tutte le sue forze all' edificazione intensiva nell'area di Tor di Valle a seguito della costruzione del nuovo stadio ,di cui francamente non è che se ne sentisse tutto questo bisogno.
Soltanto una notazione al Comitato ,se ce lo permette:hanno presentato al poco paziente Caudo ,Assessore all'Urbanistica ,un plico contenente duemila firme di cittadini che si opppongono a questa ennesima speculazione.Ebbene non vogliamo essere facili profeti,ma altre cause con molte più firme a corredo sono state letteralmente ignorate dal Campidoglio,regnante Marino.Ora,per carità glielo auguriamo di tutto cuore il massimo dei successi,ma,viste le premesse,anche se avessero presentato diecimila firme ,l'attenzione dell'assessore non sarebbe cambiata.
Business is business,come direbbe il proprietario americano del nuovo stadio.
Continuassero la loro lotta e Tre Righe gli sarà accanto e ne informerà i suoi lettori.Ma un pò di sano pragmatismo non guasterebbe.Bisognerebbe ricordarsene quando si va a votare e non farsi incantare dai pifferai magici di turno.
Raffaele Fischetto
> *Comitato “Difendiamo Tor di Valle dal cemento”*
>
> *Comunicato stampa 23 gennaio 2015*
>
> *IERI L’INCONTRO TRA L’ASSESSORE ALL’URBANISTICA CAUDO
> E IL COMITATO “DIFENDIAMO TOR DI VALLE DAL CEMENTO”*
>
> *IL COMITATO RIBADISCE: «IL COMUNE DI ROMA STA INTERPRETANDO LA
LEGGE
> SUGLI STADI IN MANIERA PERICOLOSA: IN QUESTO MODO IL PRIVATO E’
> LEGITTIMATO A COSTRUIRE, A PROPRIO PIACIMENTO, MILIONI DI METRI
CUBI
> ACCANTO AGLI IMPIANTI SPORTIVI»*
>
> Ieri una delegazione del Comitato “Difendiamo Tor di Valle dal
cemento”
> è stata ricevuta dall’Assessore alla Programmazione e Attuazione
> Urbanistica, Caudo, delegato dal sindaco Marino a cui il Comitato
aveva
> chiesto l’incontro per consegnare le 2.000 firme raccolte ai
banchetti
> su una petizione di forte contrarietà al progetto “Stadio della
Roma a
> Tor di Valle”. Caudo ha esordito accusando il Comitato di non dire
la
> verità, ma alla risposta che è il Comune a non informare i
cittadini,
> parlando solo di stadio e non del milione di metri cubi di
cemento, ha
> perso la calma. Secondo la sua visione infatti sono i cittadini
che sono
> tenuti ad informarsi. L’incontro è servito ad entrare nel merito
dei
> singoli argomenti oggetto della delibera comunale. Il Comitato ha
> ribadito la sua contrarietà all’opera sia come impianto generale
sia nel
> dettaglio delle singole infrastrutture a servizio dello Stadio
che,
> secondo il Comune, servirebbero anche la città di Roma, ma che
invece
> sono funzionali solo al Business Park. Le valutazioni di merito
hanno
> messo in evidenza la totale diversità di opinioni tra le parti.
>
> In particolare la differenza di opinione tra l’Assessore Caudo e
> ilComitato è emersa riguardo il rispetto della normativa esistente
(in
> particolare la Legge di Stabilità 2014, commi 303-305, conosciuti
come
> “legge sugli stadi”) e la stessa legittimità della deliberazione
> adottata (deliberazione n° 132 del 22 dicembre 2014) da parte
> dell’Assemblea Capitolina che ha dato parere positivo al pubblico
> interesse per la costruzione dello Stadio della Roma a Tor di
Valle.
>
> Secondo il Comitato il mancato rispetto di questa normativa da
parte del
> Comune, ha giustificato l’esposto presentato dal Comitato stesso
alla
> Procura della Repubblica di Roma.
>
> Appare inoltre del tutto evidente che la realizzazione dell’opera,
con
> la foglia di fico dello Stadio (che rimane di proprietà di un
cittadino
> privato, James Pallotta), ha il solo scopo di sostenere una forte
> speculazione edilizia che rischia di aprire un’autostrada a
similari
> interventi in tutto il Paese, sostenuti da analoghe disinvolte
> interpretazioni della legge.
>
> //
>
> */Comitato Salviamo Tor di Valle dal cemento/*
>
> */E-mail: /*difendiamotordivalle@gmail.com
> <mailto:difendiamotordivalle@gmail.com>
>
> https://fermacemento.wordpress.com/
>
> */Twitter: /*@FermaCemento <https://twitter.com/FermaCemento>
>
> */Facebook: difendiamoTordiValle/*
>
25 gennaio 2015
LETTERA AL SIGNOR RENZI
Il Presidente del Consiglio, sig. Matteo Renzi
Sig. Renzi,
ho smesso da tempo di votare PD, anzi, di votare tout court, quindi non intendo rammaricarmi per questo mediocre gruppo dirigente.
D’altronde il mondo è pieno di politici mediocri; non vedo come un paese incolto e traffichino come il nostro, potrebbe darsi leader di grande statura. La logica del sistema, ovunque nel mondo, pretende che le intelligenze importanti stiano altrove. In politica, oggi servono mediocrità, per lo più arroganti.
Quindi non è per questo che non la stimo.
Non la contesto nemmeno per essersi circondato di cervelli mediamente deboli (tranne rare e inaspettate eccezioni), privi di proprie convinzioni, palesemente e sconsolatamente pappagalleschi.
C’è però una cosa che mi indigna, pur se conscio della impossibilità per lei – figuriamoci per i suoi – di afferrare il senso tragico di questa amoralità.
Lei ha sostenuto e sostiene che un numero non indifferente di voti è determinante per definire il rilievo politico del destinatario di quel consenso. Convinzione corretta;ma lei sostiene anche che non importa chi sia questo destinatario e che, in virtù del consenso ottenuto, chiunque sia, ha il diritto di essere riconosciuto tra gli attori che definiscono la struttura della “democrazia” del paese.
In altre parole, se un delinquente ottiene voti sufficienti, il paese deve riconoscergli lo stato di leader, con cui è giusto definre accordi di qualunque tipo.
Del vecchio Berlusconi non mi importa molto; ma il fatto che, per lei, un delinquente con condanna passata in giudicato sia l’alleato con cui collaborare, illumina molto bene quale sia la sua idea di democrazia.
Forse lei potrebbe eccepire che si tratta poi soltanto di un truffatore, che ha frodato lo stato, con amici impresentabili e non di un assassino seriale o cose così.
In questo caso la sua giustificazione peggiorerebbe le cose, lasciando intravvedere quale sia la sua idea di potere e di stato.
Comunque lei ha privilegiato – per necessità, sostiene; per affinità, sostengo - un accordo con il vecchio delinquente.
Mi è balenata in testa un’idea: Berlusconi non se la sente più di combattere. Per di più, i numeri gli sono sfavorevoli.
Nell’incontro, non ha preteso nulla in cambio. Ha soltanto deciso che lei sarebbe stato l’uomo capace di realizzare le sue idee politiche e lo ha riconosciuto come suo successore. Era quello che lei pensava da sempre.
Anche di questo però, onestamente, posso farle addebito parziale. Lei può godere della circostanza attenuante di una indubbia forza: si è formato respirando a pieni polmoni la mefitica atmosfera berlusconiana. E’ un imprinting letale.
Una cosa dovrebbe essere sicuramente in grado di fare. E’ una cosa molto facile, che non pretende altro che il non ripetere cose che insultano la mia intelligenza e non aumentano neppure la sua presa sugli ignoranti plaudenti che non sanno catalogare le persone cui si riferisce.
Non dica mai più, per piacere, che i suoi maestri sono stati don Milani e l’on. Tina Anselmi.
Umberto pradella
n.b.: non sono un metalmeccanico di Landini; nemmeno un pensionato della CGIL; non appartengo a nessuna corrente del PD, nè ne faccio parte; non sono iscritto a nessun partito.
Ho fatto il liceo (serio; prima delle moderne riforme e della tragica farsa della Gelmini), sono laureato in Bocconi e costruisco le mie opinioni liberamente.
Non posso che condividere quanto scrive Umberto
Quanto al Cavaliere ,dato che non puo' piu', dopo una onorata carriera , aspirare alla Presidenza della Repubblica poiche' un complotto marxista-leninista lo ha seccato,:penso che sia giusto dargli la presidenza in un ente di prestigio a titolo di ricompensa per il bene fatto al paese
La presidenza della Croce Rossa penso sia la carica giusta.
saluti
L.M.
24 gennaio 2015
IN RICORDO DI FRANCESCO ROSI:LE MANI SULLA CITTA'
di Francesco Rosi
speculazione immobiliare e conflitto d’interessi
Grazie Maestro!
Grazie Maestro!
In occasione della recente scomparsa di Francesco Rosi,
l’ultimo grande maestro del neorealismo, Il Dipartimento di Architettura
dell’Università Roma Tre, ha organizzato una proiezione del suo film Mani sulla città del 1963.
Erano molti anni che non lo rivedevo e ne sono rimasta
entusiasta: un autentico capolavoro. Il film vinse il Leone d'oro al Festival di Venezia nello stesso
anno. Ero troppo piccola per aver
visto il film quando è uscito ma ricordo distintamente l’ambiente, le
automobili (quasi tutte Fiat o Alfa Romeo), le timide pubblicità in un’Italia
all’inizio del suo boom economico. Napoli, città natale del regista, è un soggetto ricorrente nella
sua filmografia: era già ne La sfida del 1958, la ritroveremo in Lucky
Luciano del 1973 in Cadaveri eccellenti del 1976 e in Tre
fratelli del 1981. Francesco Rosi realizza anche per la televisione Diario
napoletano del 1992, un film inchiesta sulla situazione urbana napoletana,
con rievocazioni dei luoghi della sua infanzia.
La tematica della speculazione edilizia, la classe politica,
la realtà urbana e sociale sono drammaticamente attuali e pertanto sono rimasta
affascinata dall’intelligenza, intuizione e coraggio che ha avuto Rosi nel
portarle sullo schermo. Le mani sulla città, infatti, denuncia la speculazione immobiliare che
porta a derogare il PRG e svela i meccanismi che permettono agli interessi
politici di coincidere con quelli economici. Quello di Rosi è
stato un film in qualche misura precognitore arrivando vent’anni prima di “Mani
Pulite” (…per quello che è servito!) e trenta prima del palese conflitto di
interessi nel nostro Governo. Francesco Rosi afferma: "L'aspetto negativo della
speculazione immobiliare non consiste soltanto nella distruzione della città e
nell'aspetto caotico che essa assume, ma anche nella distruzione di una cultura
a vantaggio di un'altra in cui l'uomo non trova più posto" e così ricorda
Raffaele La Capria co-sceneggiatore del film: "Napoli è stata una delle
città più devastate da una speculazione immobiliare oscena; era una città
bellissima e sono riusciti a rovinare tutto, anche la salute e la vita dei suoi
abitanti".
Gli attori sono bravissimi: Rod Steiger che interpreta
l’imprenditore corruttore e consigliere senza scrupoli, sembra un vero napoletano
anche nell’incedere; Salvo Randone che interpreta il neo-eletto Sindaco
democristiano è strepitoso, mentre il bravo
consigliere comunale comunista non è un attore
ma un vero politico e sindacalista. Infatti, Carlo Fermariello è stato consigliere comunale a
Napoli dagli inizi degli anni ’50 e, per la figura del consigliere De
Vita, si è ispirato al
famoso architetto comunista Luigi Cosenza che si batté contro Achille Lauro, Sindaco
di Napoli negli anni anni ‘50.
L’uso
del bianco e nero della fotografia di Gianni Di Venanzo e le sonorità
metalliche della musica di Piero Piccioni creano un clima oppressivo che dà al
film una velatura da thriller
politico. Ma ciò che più mi ha
fatto molto effetto è vedere che non c’era neanche una donna in tutto il
Consiglio Comunale e che l’unica donna rappresntata del
film è l’amica di Maglione (interpretato da Guido Alberti) una bionda un po’
svampita con cagnolino bianco (precognizione anche questa?).
APPELLO AL VOTO PER SYRIZA/TSIPRAS
Alexis Tsipras
Domani la Grecia andrà alle urne e tutta l'Europa guarda al suo risultato con attenzione,rispetto e speranza.Alexis Tsipras rappresenta la nuova Europa,libera dal giogo delle restrizioni e delle condizioni capestro.Gli auguriamo di tutto cuore che la sua formazione politica,Syriza, si affermi con una maggioranza schiacciante e possa portare alla rinascita il nostro Paese fratello,la Grecia, ed essere da guida e da esempio per tutti quei Paesi europei che,quasi come se ci fosse un rinnovato colonialismo ma questa volta non militare o economico ma finanziario,sono sottomessi alla Germania e al capitale finanziario.
L'Italia ,e in particolare quella parte ancora non sottomessa ai potentati economici e alle blandizie di un Governo privo di idee, di coraggio , di amor proprio ma reso forte proprio dall'appoggio dei "poteri forti" e dalla finanza internazionale, che sta continuando l'azione intrapresa dalla destra di svendere l'Italia a pezzi al miglior offerente,questa Italia, dicevamo, guarda con speranza a queste elezioni.
Si mettano da parte i piccoli ,miserabili interessi di bottega,i bizantinismi dialettici,si prenda coraggio e si alzi la testa.I piccoli partiti e movimenti di sinistra,gli uomini che non si sentono più a casa loro nei partiti di governo la smettano di giocare ad una partita che li vede sconfitti in partenza ma piuttosto si riprendano la vita nelle loro mani e non accettino più sterili compromessi.Gli uomini della galassia della sinistra italiana facciano tutti un passo indietro, si mettano insieme senza propositi di leadership e di protagonismo.Facciano del buon senso e della salvezza dell'Italia il collante della loro unione.L'Italia e gli Italiani hanno bisogno di loro e le piccole baruffe basate sul nulla vengano una volta per tutte messe da parte per il bene comune .
L'Italia gliene sarà grata.
Domenico Fischetto
Domenico Fischetto
23 gennaio 2015
ANCORA SU VANESSA E GRETA
Malgrado il nostro appello al silenzio,la stampa e la televisione continuano ad occuparsi del caso delle due cooperanti ,Vanessa e Greta,rapite in Siria e recentemente liberate.
Questo che segue è il commento di Marchesini su un articolo pubblicato sul Manifesto.
Invidio a Bia Sarasini la sicurezza con cui, su il
Manifesto di ieri (21/1), definisce Greta e Vanessa “due semplici ragazze
coraggiose”. Io tifo perché lei abbia
ragione, e spero che nessun possibile fatto nuovo incrini la sua sicurezza o la
smentisca. All’età delle due ragazze lombarde sono stato anch’io, con molti
altri giovani, in luoghi colpiti da calamità. L’alluvione a Firenze nel ’66, il
terremoto nel Belice nel gennaio del 68, e infine quello che ha colpito
catastroficamente Basilicata e Irpinia nel 1980. In quei luoghi di distruzione
e sofferenza ho incontrato molte ragazze mie coetanee. Eravamo in gruppo,
seguiti dall’Università, associazioni o altre strutture di volontariato e
soccorso. Lavoravamo coordinati con le forze pubbliche e le autorità civili del
posto. Non erano luoghi sconosciuti in paesi lontani e stranieri, non c’era in
corso una sanguinosa guerra civile. Erano aree e regioni del nostro Paese,
c’era bisogno di dare una mano per ridurre il più possibile il danno subito da
intere popolazioni. Io penso che noi giovani soccorritori allora eravamo
realmente e semplicemente definibili come coraggiosi e generosi. Malgrado
Gasparri e la indecente e misogina canea dei suoi seguaci, anch’io però nel
caso di Vanessa e Greta nutro dei dubbi. Possono partire, per una zona
infestata in Siria da guerra civile alimentata da religioni in guerra e opposte
etnie, due ventenni milanesi da sole per portare kit di medicazione destinati a
tutte le vittime di ogni parte? Certo, sono maggiorenni. Ma è sufficiente per
mettere seriamente a repentaglio la propria vita ed eventualmente anche quella
altrui?
Immagino che, se una ipotetica figlia ventenne di
Bia Sarasini si fosse a lei presentata per annunciarle un simile progetto,
insieme a una reazione di ammirazione orgogliosa per la generosità, Bia
Sarasini avrebbe avuto anche altre reazioni. La prima che a me viene spontanea:
figlia mia, perché non ti unisci alla Caritas e ad altre organizzazioni che
alla stazione di Milano e nel suo hinterland si occupano di assistenza alle
centinaia di migranti e rifugiati che vi approdano ogni giorno? Non ce n’è abbastanza per sentirti utile e
benefica? Svolgendo tale tipo di azione
persuasiva, qualcuno avrebbe potuto accusare Bia Sarasini di misoginia, o di
non rispettare la volontà della figlia? Insomma, un punto di vista, una
responsabilità di noi adulti genitori esiste ancora? Lo so, lo so, i tempi sono
terribili: ma per cavarsela basta affermare che ragazze e ragazzi che partono
soli per soccorrere le vittime di una guerra civile in Siria sono “semplicemente
coraggiosi”?
Ripeto, invidio le certezze di Bia. Ma io lascerei
spazio anche a valutazioni diverse: perché non ritenere le ragazze anche “avventate,
irresponsabili e sconsiderate”? Perché così scatta lo stigma della misoginia?
Ma non rischia di diventare paradossalmente anche questo, per quanto invertito,
un pregiudizio sessista?
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