1 febbraio 2015

TRE RIGHE IN EDICOLA IL NUMERO DI FEBBRAIO 2015



La Lupa Capitolina


Oggi 1° febbraio 2015 è  in distribuzione gratuita   il numero di febbraio 2015
di "Tre Righe le notizie e i protagonisti" presso le seguenti edicole e librerie:
 
EDICOLE
Piazza Bologna
Largo Lanciani
Viale XXI Aprile/Nardini
Via Nomentana fronte S.Agnese
Via S.Costanza/Via Nomentana
Piazza Istria
Piazza Emerenziana
Piazza Gimma
 
LIBRERIE
Spizzichi d'autore Via Boldetti
Cartolibreria De Biasi Piazzale delle Province

Se esaurito ,richiedetelo scrivendo alla redazione :trerighe3@virgilio.it

31 gennaio 2015

SERGIO MATTARELLA ELETTO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA





La redazione di TRE RIGHE augura al neo Presidente della Repubblica,Sergio Mattarella, buon lavoro  certi che la sua storia di vita e professionale come anche  la sua indipendenza di pensiero  al servizio del Paese sono la migliore garanzia per la grande responsabilità a cui è stato chiamato dal popolo italiano.

RECENSIONE DOCUFILM:STRIPLIVE,GAZA IN A DAY,registi diversi

Striscia di Gaza - Localizzazione

 

Cinema: vita quotidiana in Palestina, oltre la guerra

da ANSAmed

(di Francesco Gallo) (ANSAmed) - - E' uscito in Italia , distribuito da Lab 80, 'Striplife. Gaza in a Day', film corale e pluripremiato che racconta il quotidiano nella Striscia di Gaza.

In primo piano la vita di ogni giorno di uomini e donne qualsiasi per raccontare, una volta tanto, la realtà della Palestina non attraverso il filtro della guerra. Il film è stato realizzato da cinque registi italiani (Nicola Grignani, Alberto Mussolini, Luca Scaffidi, Valeria Testagrossa e Andrea Zambelli). Sette i protagonisti.

Tra loro, un giovane rapper, una giornalista tv, un fotografo, un vecchio contadino, due allevatrici. E poi ci sono i pescatori della spiaggia di Gaza City e un gruppo di ragazzi che fanno parkour.

"Con questo lavoro abbiamo voluto guardare la Palestina in modo diverso - spiega Andrea Zambelli, uno degli autori del film -. L'idea della quotidianità favorisce un'identificazione tra lo spettatore e i protagonisti, ben diversa dalla distanza che creano le consuete immagini di guerra".

Tra le scene cult del docu il misterioso ritrovamento di decine di mante arenate sulla spiaggia all'alba, evento che crea scompiglio e frenesia tra i pescatori; la maniacale cura con cui la telegiornalista Noor si prepara per andare al lavoro; la passione per il rap proibito di Antar, che nel pomeriggio deve registrare il suo primo disco; l'instancabile dedizione per la fotografia di Moemen e, ancora, la fatica di Jabber, contadino che lavora vicino al confine e le surreali piroette in un vecchio cimitero dei ragazzi del Gaza Parkour Team.

"Insieme a noi hanno lavorato anche alcuni videomaker palestinesi, con cui abbiamo condiviso idee, competenze, storie e visioni - dice Valeria Testagrossa -. Per questo ci sentiamo di dire che il nostro non è un film su Gaza, ma un film con Gaza. E siamo molto felici che esca in sala: il cinema, grazie alla sua capacità di favorire l'immedesimazione, è lo strumento migliore per avvicinare il pubblico alla realtà vera della Striscia, andando oltre gli stereotipi e i racconti che generalmente vengono proposti dai media". Il film, prodotto dal basso da Teleimmagini grazie ad un lavoro di crowdfunding, con il supporto di Vivo Film.(ANSAmed).

30 gennaio 2015

MALGRADO LA TURCHIA,I CURDI SI RIPRENDONO KOBANE

Mentre l'attenzione dei media italiani è focalizzata sui fatti di casa nostra,sull'elezione del nuovo Presidente della Repubblica e sul dramma che si sta compiendo in questi giorni riassunto nell''angosciante interrogativo "Terrà o non terrà il Patto del Nazareno",altrove si lotta per la vita e per la civiltà contro il fondamentalismo sanguinario dell'ISIS .La resistenza di Kobane ,la piccola cittadina siriana al confine con la Turchia,è fondamentale per fermare l'avanzata,finora inarrestabile,delle orde sanguinarie dell' autoproclamatosi Califfato.Ci aggiorna sulla sua situazione l'articolo che pubblichiamo tratto dal sito il sole24ore.it.
 
  
I curdi stanno per riconquistare Kobane dopo mesi d'assedio. In questi giorni in cui parla tanto d'Europa, questo modesto e dimenticato borgo siriano è il vero centro della resistenza europea, non soltanto perché al confine della Turchia, Paese cardine della Nato, ma anche perché uomini e donne della resistenza curda hanno difeso i valori dell'Europa, di libertà, di indipendenza e laicismo contro l'oscurantismo delle orde del Califfato. Non dimentichiamo che i curdi stanno ancora combattendo contro tutto e contro tutti, anche se nelle ultime settimane i raid della coalizione internazionale anti-Isil si sono rivelati finalmente efficaci nell'indebolire le postazioni del Califfato.
Il governo islamico della coppia Erdogan-Davutoglu ha bastonato duramente i curdi per impedire che passassero la frontiera provocando nei mesi scorsi un'ondata nazionale di proteste con 35 morti. Poi anche il governo turco ha ceduto alle pressioni interne e internazionali lasciando che andassero a farsi massacrare nella trincea di Kobane. Il messaggio di Ankara ai curdi è stato questo: fatevi pure ammazzare contro il Califfato ma non sperate di ottenere nulla, né autonomia né tanto meno indipendenza.


La Turchia ha come obiettivo la caduta di Assad e contenere i curdi, non eliminare lo Stato Islamico. Washington e l'Occidente devono decidere chi deve combattere sul campo: i riluttanti alleati degli americani non hanno nessuna voglia di farlo. I curdi non vanno bene alla Turchia, le milizie sciite sono troppo filo-iraniane e ostili ai sunniti. E allora chi mandiamo? Eserciti che per ora sono soltanto sulla carta?
Per vincere la guerra al Califfato bisogna essere convinti non soltanto della retorica sui valori occidentali che abbiamo sentito dopo gli attentati di Parigi. Serve anche un progetto per rimettere insieme i pezzi dell'Iraq e della Siria o per disegnare nuovi confini ed entità politiche nel vuoto lasciato da stati falliti. I curdi stanno salvando se stessi e il loro destino ma intanto ci stanno dando una lezione.

29 gennaio 2015

PAOLO MADDALENA:PER UN PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA DALLA PARTE DEI CITTADINI


 


                      Paolo Maddalena


Mentre oggi iniziano le votazioni per il Presidente della Repubblica,che hanno avuto una premessa irrituale come le consultazioni del Presidente del Consiglio con i segretari di tutti i partiti tranne il Movimento Cinque Stelle, svoltesi presso la sede del Partito Democratico al Nazareno,Tre Righe sottoscrive la candidatura di Paolo Maddalena,augurandosi con questo di far un attimino riflettere su quali dovrebbero essere le qualità che dovrebbe possedere un Presidente della Repubblica,che non fosse il risultato di patti segreti ed inconfessabili tra giovani leader rampanti e vecchi leader condannati.

Soprattutto un Presidente dalla parte dei cittadini.


Paolo Maddalena vice presidente della Corte Costituzionale ,79 anni,napoletano di nascita e romano di adozione.

Un’esperienza civile e professionale al servizio dell’Italia .

Un modo di pensare non convenzionale,scomodo,non asservito ai poteri forti né ai partiti politici ma sempre e comunque pronto a mettere a disposizione le sue conoscenze e le sue competenze in favore del Paese.

Sarebbe perfetto:un Presidente della Repubblica al servizio degli italiani,in difesa e tutela del Paese,contro la sua progressiva svendita in favore delle fauci rapaci del neocolonialismo finanziario di cui l’Italia è vittima,resa possibile anche grazie all’asservimento dei suoi leader politici.

Una voce fuori dal coro:ferma,autorevole,saggia.

Come Pertini,se mi permettete il paragone.

Domenico Fischetto


Riportiamo le conclusioni di un intervento di Paolo Maddalena al convegno su "Consumo di suolo e riconversione ecologica della città" :


“Salvare il territorio e salvare il lavoro di tutti, in ultima analisi, richiede, secondo la Costituzione, l’intervento di tutti. Ed è evidente che è in nostro potere salvare innanzitutto il nostro“territorio”, e cioè “le risorse” che la Terra, la “iustissima tellus”, abbondantemente ci offre.


Uno, dunque, è l’imperativo categorico che si impone per vincere la cosiddetta crisi finanziaria: “tornare alla terra”. Alla “nostra terra”, che è ricchissima di caratteristiche particolari, come la bellezza del paesaggio e la feracità dei suoi terreni coltivabili. Tornare alla Terra, tra l’altro, significa anche far rivivere le caratteristiche proprie del nostro popolo, universalmente riconosciute nella“creatività”e nel “culto della bellezza”, vuol dire anche impegnarsi nella ricerca, nella cultura e nelle attività produttive di beni reali.


Dunque, una volta assicurate in mano nostra le cosiddette “industrie strategiche”, occorre dedicarsi all’agricoltura, all’artigianato (protetto dal comma secondo dell’art. 45 Cost.), al turismo, e, come si diceva, cominciare da una grande opera pubblica di ristabilimento dell’equilibrio idrogeologico della nostra Italia.


In tal modo potremo vincere anche la pervicace speculazione finanziaria internazionale, e saremo in grado di tornare al “mercato reale”, rendendo produttivo il nostro impareggiabile territorio nazionale.”

 
 
 



    


I giuristi Maddalena e Di S
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28 gennaio 2015

LE AFFINITA' TRA LA SINISTRA ITALIANA E LA ROMA



Singolare è l'affinità  che traccia Marchesini tra la sinstra italiana e la squadra di calcio.Leggiamo la sua riflessione.



Sono notoriamente un aficionado, grazie anche alla complicità di mio figlio, della Roma. E, probabilmente grazie anche alla contrapposizione con i miei genitori, democristiani integrali e integerrimi - oltreché ovviamente al ’68 - sono un irriducibile militante della sinistra. Vorrei provare a spiegare perché per me c’è una qualche affinità e assonanza tra i comportamenti recenti della Roma e quelli, anche meno recenti, della sinistra nostrana. Cominciamo dunque dalla mia ama...ta squadra. Dopo la batosta con il Bayern (7 a 1!), la Roma è rimasta come interiormente spezzata. Sembra non credere più in se stessa, è demotivata, sofferente, come assente e sospesa. Nei primi tempi di ogni partita si direbbe cercare di nascosto un varco per uscire alla chetichella dal campo. Insomma, mostra platealmente di avere paura. Poi, nel secondo tempo, rinfrancata dall’esserci ancora, riprende confidenza e fiducia, e, grazie al talento o a un colpo di genio di qualcuno, segna e quantomeno pareggia. Ma la scena tormentata si ripropone alla partita successiva. Insomma, il problema della squadra è un problema di testa. Non ha bisogno di un allenatore, ma di un motivatore terapeuta.
Per la sinistra italiana il problema, per quanto diverso, non lo è poi così tanto. Ciò che la ostacola, impedisce e trattiene è …la paura di vincere! E se poi vince, cosa farà, quali enormi responsabilità dovrà assumere, e se poi non ce la fa? Ecco, la Roma non crede di essere più capace di vincere alla grande come una volta, prima che arrivasse il ciclone Bayern. La sinistra, almeno questa sinistra qui, non vuole vincere, preferisce i piccoli agi e comfort dell’opposizione minoritaria cui è abituata. Ha paura dello scenario complesso e complicato che, una volta vinto, dovrebbe affrontare. Preferisce lasciare ad altri il lavoro duro del governo, a chi ne è così irresistibilmente attratto da correre ad allearsi anche con chi del lavoro sporco è indiscusso maestro.
 
Gian Carlo Marchesini

L'APPROFONDIMENTO:LE ELEZIONI POLITICHE GRECHE

 Ieri 27 gennaio 2015 Alexis Tsipras ha formato il nuovo governo in Grecia.
Ce la farà a mantenere le  sfidanti  promesse elettorali?
Ce la farà a sconfiggere sul fronte interno  la cronica evasione fiscale per recuperare risorse e alleviare così le condizioni di vita dei greci meno abbienti?
C'è davvero all'orizzonte un nuovo corso per l'Unione europea, dopo la vittoria di Syriza alle elezioni greche?
 Tutta l'Europa ora guarda alla Grecia e alle mosse del  suo nuovo leader.Dopo la Grecia,potrebbe essere il turno della Spagna dove la formazione politica PODEMOS,unico vero partito fratello di Syriza, è in continua ascesa.E ,anche se di segno politico opposto,quello antieuropeista del Front National   di Marina Le Pen,dato come primo partito in Francia.In Italia invece il partito antieuropeista più forte,quello del Movimento Cinque Stelle si sta sgretolando di giorno in giorno davanti agli occhi di tutti.
Insomma,date queste premesse, si prospetta un anno sulle montagne russe per l'Unione Europea
 
Approfondiamo intanto il risultato delle elezioni  politiche greche con un commento pubblicato sulla newsletter di Affari Internazionali.

Elezioni greche
Tsipras, elettroshock al cuore dell’Ue
Gianni Bonvicini
26/01/2015
più piccolopiù grande
Alexis Tsipras ce l’ha fatta. I pronostici della vigilia sono stati rispettati. Ora tocca a lui formare il nuovo governo di Atene.

Il cuore del suo mandato sarà il rinegoziato degli impegni greci con l’Unione europea (Ue) (e con la Trojka) sulla restituzione dell’enorme debito cumulato in questi ultimi anni.

Ma prima di chiedersi quali potranno essere le sue richieste e le risposte dell’Europa è opportuno cogliere il significato di queste elezioni ( vedi Scheda informativa ) che hanno visto l’emergere di una nuova forza politica estranea alla tradizionale dialettica socialisti-conservatori.

La crescita prepotente di Syriza rappresenta infatti un messaggio importante per il resto dell’Europa, le cui politiche non rispondono più alle necessità dell’economia reale.

In altre parole, la crisi finanziaria e monetaria che ha investito l’area euro si è trasformata in una vera e propria crisi politica e sociale. Essa colpisce larghe fasce della popolazione della zona euro e non si può risolvere solamente con politiche di disciplina fiscale o, come ha ripetuto più volte Tsipras, attraverso piani di austerità.

Di per sé, Syriza non è un movimento antieuropeo o anti-euro, ma una forza politica che vorrebbe “cambiare verso” all’Europa.

Il problema, tuttavia, è di capire come si possa riuscire a mettere assieme il diavolo e l’acqua santa, cioè di sposare disciplina con crescita, problema non nuovo neppure da noi se guardiamo alle pressioni in questa direzione esercitate dal nostro primo ministro Matteo Renzi.

Cancellazione del debito greco
Vanno quindi valutate fin da subito le richieste elettorali avanzate da Tsipras per comprenderne limiti e potenzialità.

La prima, a cui probabilmente non crede più neppure il leader greco, è la richiesta di una parziale cancellazione del debito greco, che oggi è arrivato al 177% del Pil interno pari a 330 miliardi di euro.

Tsipras ha infatti evocato in diverse occasioni una conferenza europea che tagli del 70-80% questa cifra, rifacendosi al precedente della Germania - sconfitta - che nel 1952 ottenne il taglio del 62% del suo debito di guerra. Paragone improponibile se non altro perché la Grecia ha volontariamente chiesto di entrare nell’euro, perfettamente conscia delle eventuali conseguenze negative di un mancato rispetto delle regole.

Questa proposta è chiaramente inaccettabile sia perché viola il trattato di Maastricht sia perché costituirebbe un precedente pericoloso per l’Ue nel caso di richieste analoghe da parte di paesi indebitati ben più “pesanti” della Grecia (Italia?).

Più probabile quindi che si possano ancora una volta ritoccare i termini della restituzione del debito senza fare saltare il tavolo delle regole comunitarie.

Sfuggire alle grinfie della Troika
La seconda richiesta è quella di uscire dalle “grinfie” della cosiddetta Troika, Commissione, Banca centrale europea (Bce) e Fondo monetario internazionale.

Soprattutto nei confronti di quest’ultimo, vera “frusta” inflessibile nella richiesta di riforme e tagli di spesa, si è diretta l’animosità delle forze politiche greche e della popolazione.

In effetti ci si è sempre chiesti perché di fronte a un problema strettamente europeo ci si sia rivolti da un’istituzione internazionale basata a Washington.

Si sta quindi facendo strada in Europa l’idea di sostituire la Troika con uno speciale incarico alla sola Commissione europea sotto il controllo del Comitato di bilancio del Parlamento europeo, il che risponderebbe anche a un criterio di maggiore legittimità dei controlli nei confronti di un paese in difficoltà.

Se ciò avvenisse sarebbe un bel successo per Tsipras, ma certo non è decisione che si potrebbe prendere in pochi giorni o mesi.

Da piani di austerità a politiche di crescita
Infine vi è la richiesta di passare da un’esasperata politica di austerità a una di più decisa azione di crescita. Su questo terreno ormai ci stiamo movendo: la recente decisione della Bce sull’aumento di liquidità nel sistema monetario europeo, il piano Juncker di investimenti (circa 315 miliardi) e il pacchetto di misure sulla flessibilità proposto dalla Commissione sono importanti segnali di una nuova agenda europea indirizzata a ridare fiato all’economia.

Dobbiamo riconoscere che l’Italia, nel corso del suo semestre di presidenza, ha puntato molto sul decollo di politiche di questo tipo, che magari non saranno decisive in assenza di ulteriori riforme a livello nazionale, ma che in ogni caso indicano una maggiore attenzione verso i veri problemi dell’economia e dello sviluppo sociale.

Va tuttavia riconosciuto che se anche questo pacchetto dovesse diventare operativo, gli effetti rimarrebbero pur sempre parziali e limitati: certamente non sarebbero tali da rispondere alle richieste della Grecia, ma anche di altri paesi, fra cui il nostro, che guardano alla risposta europea ad Atene con grande preoccupazione.

Vale la pena tenere a mente le parole di Draghi che nel presentare il piano di quantitative easing ha fatto cenno alle responsabilità della politica, sia a livello nazionale attraverso le riforme, sia a livello europeo attraverso un passaggio coraggioso alla creazione di un vero governo dell’economia. Altrimenti non si riuscirà davvero a uscire da questo stato di crisi infinita.

Questo passaggio politico, se bene gestito dal resto dell’Ue, potrà allora confermare che il clima sta migliorando e che forse l’Europa ha deciso di cambiare rotta per dare una prima parziale risposta al diffuso euroscetticismo che ne mette in forse le sue stesse fondamenta politiche.

Lo shock di Atene sarebbe allora un evento positivo non solo per i greci, ma per l’intera Ue.

Gianni Bonvicini è vicepresidente vicario dello IAI.
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SCHEDA INFORMATIVA SULLA GRECIA


Grecia (gennaio 2015)

Situazione economica

Dal 2009 l’economica greca ha subito una contrazione del 20%

 Debito: 175% GDP

 Tasso di disoccupazione: 25% - Disoccupazione giovanile: 49%

 Dopo 6 anni di recessione, nel 2014 si è registrato un avanzo di bilancio ed è prevista una crescita del GDP dello 0,6%, che dovrebbe arrivare al 2,9% nel 2015.

Fallimento delle elezioni presidenziali

Le elezioni presidenziali si sarebbero dovute svolgere nel marzo 2015, allo scadere del mandato di Carolos Papoulias, ma sono state anticipate in risposta all’instabilità del Paese negli ultimi mesi.

 La coalizione di governo, formata dal partito di centro-destra Nuova Democrazia e dal partito socialdemocratico Pasok, non è riuscita a far eleggere il suo candidato alla Presidenza (Stavros Dimas, già Commissario europeo) nei tre round di votazioni in Parlamento nel dicembre 2014. Al terzo round erano necessari 180 voti, ma Dimas ne ha ricevuti 168.

 Per questo motivo, il Primo Ministro Antonis Samaras ha indetto elezioni parlamentari anticipate per il 25 gennaio.

Elezioni del 25 gennaio

Si sono eletti i 300 membri del Parlamento, che è a camera unica. I parlamentari sono eletti in 56 circoscrizioni con sistema proporzionale detto ‘rafforzato’. Il mandato è di 4 anni.

 Syriza, il partito di Alexis Tsipras, ha ottenuto il 36,34% dei voti, avanti di quasi 9 punti rispetto a Nuova Democrazia, partito di centro-destra dell’attuale Primo Ministro Antonis Samaras: Nuova Democrazia si è fermata infatti al 27,81%, ottenendo 76 seggi.

 Il Pasok, partito socialdemocratico guidato da Evangelos Venizelos e partner di governo di Nuova Democrazia dal 2012, è crollato al 4,68%, conquistando 13 seggi.

 Oltre a Syriza, Nuova Democrazia e Pasok, altri 4 partiti minori hanno superato la soglia del 3% necessaria per entrare in Parlamento:

o Alba Dorata (6,28% - 17 seggi)

o To Potami (6,05% - 17 seggi)

o Partito Comunista – KKE (5,47% - 15 seggi)

o ANEL - Greci Indipendenti (4,75% - 13 seggi)

 Il sistema elettorale greco prevede un bonus di 50 seggi per il partito che ottenga la maggioranza relativa. Con questo, Syriza è arrivato a 149 seggi: 2 in meno della maggioranza assoluta.

 Nei giorni passati, si era detto che il partner di coalizione più probabile fosse To Potami, partito moderato di centro-sinistra fondato nel 2014 da Stavros Theodorakis, popolare giornalista televisivo.

 Tsipras ha invece annunciato la formazione di una coalizione con ANEL, partito degli ‘Indipendenti’ di centro-destra, dichiaratamente anti-austerity. ANEL ha guadagnato 13 seggi, portando dunque la coalizione di governo ad una maggioranza di 162.

Programma elettorale di Syriza

Il programma elettorale di Tsipras è naturalmente incentrato sulle politiche economiche, e in particolare sulla fine dell’austerity e la promozione di nuove politiche per la crescita e contro la disoccupazione, soprattutto giovanile.

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Una prima fase comprende una riduzione delle tasse, l’aumento del salario minimo e una serie di misure in favore delle classi più disagiate (tra cui la reintroduzione della tredicesima e la gratuità dei trasporti pubblici).

 Una seconda fase consiste invece nella rinegoziazione delle condizioni dei prestiti: attualmente i prestiti erogati dalla troika alla Grecia ammontano a €240 miliardi (110 erogati nel 2010 e 130 nel 2012). Tsipras potrebbe chiedere la ristrutturazione di almeno la metà del debito. Secondo le condizioni del programma BCE+FMI+CE, l’ultima tranche degli aiuti avrebbe dovuto essere erogata a dicembre 2014, ma è stata posticipata perché la Grecia non è riuscita a raggiungere con la Commissione un accordo sul bilancio 2015. L’UE ha quindi concesso al governo greco due mesi supplementari per trovare un compromesso. Il prossimo governo dovrà quindi trovare un accordo entro febbraio per poter ricevere gli ultimi aiuti (per un ammontare di €10,8 miliardi).

Speculazioni su una possibile ‘Grexit’

Il 5 gennaio Der Spiegel ha scritto che il governo tedesco non teme un’eventuale uscita della Grecia dall’euro, in quanto, grazie ai meccanismi di protezione contro gli shock creati dall’UE, i rischi di contagio sono molto minori di quanto fossero nel 2010. Ha anche aggiunto che la ‘Grexit’ sarebbe praticamente inevitabile in caso di vittoria di Syriza alle elezioni. L’annuncio ha provocato un forte aumento dei tassi di interesse sui titoli di stato greci (che avevano già subito un forte rialzo a seguito del fallimento delle elezioni presidenziali e dell’annuncio di elezioni anticipate).

 La cancelliera Merkel ha smentito la notizia, sostenendo che la posizione tedesca nei confronti della Grecia non è cambiata, e che l’UE continuerà quindi a sostenere l’integrità dell’unione monetaria. Ha anche affermato di essere certa che la Grecia rispetterà gli impegni presi con i creditori internazionali.

 Tsipras ha annunciato che l’uscita dall’euro non è nelle intenzioni del suo partito.

 Alba Dorata, Greci Indipendenti e KKE (partito comunista) sono partiti anti-austerity che potrebbero sostenere un’uscita dall’euro.

 I sondaggi stimano la percentuale di greci che vuole restare nell’euro tra il 60 e il 75%.

 Conseguenze negative di una possibile ‘Grexit’: le istituzioni europee (che detengono l’80% del debito sovrano greco) non vedrebbero ripagati i prestiti concessi; rischio di contagio se altri partiti europei (Podemos, Front National, Die Linke, Movimento 5 Stelle) premono per seguire il modello di Syriza.