14 giugno 2015

TRE RIGHE:IN EDICOLA IL NUMERO DI GIUGNO 2015


La Lupa Capitolina


E' in distribuzione gratuita il numero di giugno 2015
di "Tre Righe le notizie e i protagonisti"
presso le seguenti edicole e librerie:
EDICOLE
Piazza Bologna
Largo Lanciani
Viale XXI Aprile/Nardini
Piazza Tommasini
Via Nomentana fronte S.Agnese
Via S.Angela Merici
Piazza Istria
Viale Eritrea (Piazza Annibaliano)
Viale Libia (Piazza Emerenziana
Viale Libia (Piazza Gimma)
LIBRERIE
Spizzichi d'autore Via Boldetti
Cartolibreria De Biasi Piazzale delle Province

Se esaurito ,richiedetelo scrivendo alla redazione :trerighe3@virgilio.it

13 giugno 2015

ASPETTANDO IL GIUBILEO.


 
 
 
 
ASPETTANDO IL GIUBILEO.

ALCUNE RIFLESSIONI SULLA SICUREZZA STRADALE E SULLA SEGNALETICA

 
Se nei giornali si legge un articolo che riporta i fenomeni indotti negativi causati dal successo di papa Francesco, che si ripercuotono sulla città di Roma, viene sempre riportato il degrado del solo quartiere Prati, preso d’assalto dal turismo becero dei pellegrini. È vero che la tradizionale denominazione di “rione” si riferisce esclusivamente a quelli storici dentro le mura aureliane di cui, appunto, Prati fu l’ultimo, ma è anche vero che quartiere come neighborhood (come vicinato, circondario) è l’aggregazione di case, edifici e residenze che forma una comunità che ci si identifica. epos

La denominazione e numerazione dei quindici “quartieri” romani risale solo al 1926 e quello Aurelio è uno dei primi: confina con le mura Vaticane e quelle Aureliane, a est con Borgo e Trastevere ma si estende a ovest fino a Primavalle e a nord fino al Trionfale.

La parte più a ridosso del Vaticano è letteralmente sommersa dal degrado del turismo mordi-e-fuggi dei pellegrini incrementato a dismisura dal successo dei papi negli ultimi trent’anni  - Giovanni Paolo II regnò come sesto Sovrano dello Stato della Città del Vaticano dal 1978-2005 innescando la moda del pope-star e cioè del papa mediatico e gran comunicatore.

 

Un nutrito gruppo di cittadini di questa zona che si trova un così ingombrante vicinato, ha iniziato a organizzarsi per fare una serie di richieste che garantiscano la sopravvivenza a quest’ultima follia dell’invenzione dell’Anno Santo straordinario denominato “della Misericordia”. Se non si prenderanno dei provvedimenti di minima “l’Anno della Misericordia” rischierà di fare terra bruciata specialmente nelle zone limitrofe al papato di cui si è appena celebrato l’anniversario dei Patti Lateranensi.

Nell’incontro di giovedì scorso sono emerse parecchie questioni (leggete l’articolo di Mimmo Fischetto ASSEMBLEA CITTADINA ALL'OMBRA DEL CUPOLONE del 12 giugno), qui vorrei sottolineare solo alcuni punti di riflessione che costituiscono richieste di micro-interventi urgenti per la messa in sicurezza del pedone di cui purtroppo nella nostra zona si contano i morti con una certa frequenza:

1.     Le strisce pedonali vanno tutte ridipinte e segnalate anche con insegne luminose (come ad esempio quelle all’uscita dei tunnel in piazzale Gregorio VII )

2.     Va ritarao la cadenza temorale dei semafori pedonali che spesso diventano rossi mentre si attraversa (vanno controllati specialmente quelli a catena che legano le strade e le corsie riservate agli autobus)

3.     Vanno inserite ex-novo delle strisce di attraversamento in corrispondenza delle maggiori fermate di parecchi autobus (ad esempio in via di Porta Cavalleggeri all’uscita del tunnel riservato agli autobus) per non costringere i pedoni a lunghi percorsi per l’utilizzo dei sottopassi non vicinissimi.

4.     I percorsi pedonali vanno protetti con i bollards sia dove non c’è possibilità di costruire i marciapiedi sia dove anche i marcipiedi vanno protetti perché le auto vengono parcheggiate sopra. A tutt’oggi, ad esempio, è impossibile risalire via delle Fornaci fino Villa Pamphili verso l’ambasciata russa (parliamo di circa un chilometro e mezzo).

5.     Inserire i dissuasori di velocità in alcuni punti strategici (dossi, cunette) in alcuni punti strategici dove la segnaletica non è sufficiente.

6.      Alcune strettoie delle strade impediscono ai cittadini l’accesso ai servizi di quartiere come ad esempio alla farmacia di Porta Cavalleggeri da via delle Fornaci dove tra ringhiera del sottopasso, l’ampliamento dell’edicola del giornalaio trasformata in fast food, e i tavolini dei bar e della pizzeria è impossibile far passare una carrozzina (sia questa di neonato o di disabile).

7.     È fondamentale una presenza costante dei vigili in particolare lungo tutta la via Stazione di San Pietro dove i pullman stazionano in doppia fila e per di più con il motore acceso  procurando ai cittadini un inquinamento anche acustico.

8.     È altresì fondamentale il controllo quotidiano dei “nuovi mostri” e cioè di tutte le doppie file comprese quelle delle auto NCC di grossa cilindrata che, non avendo uno stazionamento fisso, invadono le strade dimezzandone la capacità.

9.     Sarebbe opportuno inoltre, regolamentare il traffico commerciale di rifornimento delle strutture commerciali relegandolo solo ad alcuni orari prestabiliti.

 

I cittadini della zona di Santa Maria delle Fornaci/Porta Cavalleggeri/Largo Micara stanno preparando una mozione da presentare al Comune (Prefetto? Commissario?) di richieste urgenti cui seguiranno ulteriori iniziative da qui a dicembre.

 

Ghisi Grütter

12 giugno 2015

ASSEMBLEA CITTADINA ALL'OMBRA DEL CUPOLONE


 Webcam Cupola di S.Pietro

All’ombra del Cupolone si è svolta ieri pomeriggio (11/06/2015) un'assemblea pubblica convocata da Cittadinanza Attiva a cui hanno aderito una folta rappresentanza di associazioni locali e SEL del territorio , ospitati per l’occasione nel cortile di un istituto comprensivo .I residenti di questo importante quadrante del XIII Municipio devono fare da sempre i conti con il loro ingombrante e amato vicino di casa :il Papa.I problemi sollevati ieri sera riecheggiano quelli già ascoltati in analoghe assemblee pubbliche in altri Municipi:cura del decoro urbano inesistente e AMA assente ,sicurezza stradale ridotta ai minimi termini con i vigili che probabilmente hanno cambiato divisa perché ormai non si fanno vedere da tempo,anarchia più totale per quanto riguarda il rispetto degli spazi pubblici daparte degli esercizi commerciali,pullman turistici parcheggiati in doppia fila in ogni dove e con i motori accesi e così pure le limousine e le auto degli NCC, strisce pedonali cancellate o inesistenti,apertura di piccoli negozi mordi e fuggi,continua apertura di b&b abusivi e fuori controllo.E la lista potrebbe continuare.

La puntuale relazione di apertura di Claudio Cricenti di Cittadinanza Attiva ha dato la stura ad interventi diretti dal pubblico che hanno segnalato un dato incontrovertibile:

totale mancanza di fiducia nelle istituzioni e forte senso di frustrazione e di impotenza.

Comunque il problema centrale dell’assemblea era quello del Giubileo della Misericordia annunciato dal Papa, che si terrà a fine anno.E’ innegabile che l’Ingombrante Vicino è una risorsa per l’intero quartiere ed anche motivo di orgoglio.Ma non si può fare a meno di denunciare che il traffico veicolare ed il conseguente inquinamento atmosferico ed acustico ad oggi ha raggiunto livelli insopportabili.E’ facile immaginare quello che potrà succedere quando si inaugurerà il Giubileo.La paura dei residenti ,rappresentata molto bene dai vari interventi che si sono succeduti (Ghisi Grütter,Bruno Cupioli , Massimo Di Rienzo ),è che il Piano per il Traffico dell’assessore Improta ,approvato in consiglio Municipale e  Comunale,sia insufficiente a fermare  “l’invasione dei torpedoni” e del traffico  veicolare stesso.Si chiede pertanto che il Comune esamini con una certa celerità il problema anche attraverso il loro contributo e si decida il miglior modo possibile per evitare questa invasione.Soluzione che è già in house se si riesumasse il Piano Tocci del 2000 adottato in occasione del precedente Giubileo ma forse non compiutamente fatto rispettare come invece era nelle intenzioni del  suo firmatario.Altro problema in cerca di soluzione è la fame di parcheggi che l’attuale offerta non riesce a saziare.E siamo al solito dilemma:liberi tutti di usare la propria autovettura oppure limitarne responsabilmente l’uso? Sappiamo già che il romano per definizione non stacca il proprio sedere dalla propria automobile e ,se lo fa, deve esserne costretto.Se ci si mette d’accordo che  la politica da adottare  è quella di fermare il flusso veicolare prima del suo ingresso nel quadrante ci  potrebbero essere varie soluzioni  attraverso provvedimenti che prevedano ad esempio  una cintura a zona a traffico limitato, e,sull’esempio di via Labicana, obbligo di osservare una velocità di crociera di 30 Km/h,navette che dalla stazione di S.Pietro  scaricano i turisti nei dintorni di Piazza S.Pietro,isole pedonali  intorno ai monumenti. Accorgimenti dai costi non esorbitanti ma che avrebbero il pregio di alleggerire la pressione che opprime il quadrante.

Altro discorso è la mobilità legata ai mezzi pubblici e l’anello ferroviario in via ,finalmente,di completamento ,con la proposta di prolungare in superficie con una monorotaia o una metro leggera la linea A della metropolitana da Battistini verso aree meno antropizzate dove si potrebbero allestire mega-parcheggi in grado di accogliere il traffico in entrata.

La domanda  è  la seguente: l'automobile  o la sopravvivenza?.E la risposta è obbligata.

Va dato atto che le associazioni presenti non molleranno facilmente l’osso anche se si  troveranno  davanti un vero e proprio muro di gomma e guardarsi intorno e vedere come si sono mosse altre realtà li può sicuramente giovare.

La città di Roma è una :ci sono 15 Municipi che hanno tutti la stessa dignità e richiedono tutti la stessa qualità di servizi.

Non ci dovrebbero essere Municipi di serie A e Municipi di serie B se non C e così via.Purtroppo la giunta capitolina,che naturalmente ieri pomeriggio,anche se invitata,era assente,continua a dimostrarsi incapace di affrontare i grandissimi e gravissimi problemi che angustiano Roma , se non in maniera spot e ad uso mediatico .

E tocca sempre ai cittadini e alle associazioni rimboccarsi le maniche e darsi da fare responsabilmente.

Raffaele Fischetto

IL PD HA PARLATO DI MAFIA CAPITALE A LARGO DELLO SCAUTISMO

Ieri sera (11/06/2015) ho assistito - in parte, confesso subito, con l'aiuto della fantasia - a una singolare e originale assemblea politica. Eravamo oltre un centinaio in una sala a Largo dello Scautismo a partecipare all'incontro-dibattito su Mafia Capitale, promosso dai Circoli PD del II Municipio in presenza di Funiciello, commissario degli stessi nominato da Orfini, commissario a sua volta del PD romano, a sua volta nominato da Renzi, segretario nazionale.
Assemblea singolare e proficua perchè? Perchè ad inizio lavori si è deciso, stante la drammatica condizione di eccezionalità in cui si trova il PD romano, infiltrato nel gruppo dirigente e sconvolto nella sua base da Mafia Capitale,   non di procedere secondo lo schema classico rispettoso di ruoli, cariche e gerarchie. Quindi non con il commissario nominato dal Partito ad aprire con il suo intervento, seguito dai consiglieri comunali espressi dal Municipio, dal Presidente dello stesso, e poi in fila dai segretari dei 5 Circoli, per poi, dopo un'ora e mezza di relazioni gerarchiche inevitabilmente esortative, autorassicuranti e giustificazioniste, dare nell'ultima mezz'ora la parola per non più di tre minuti ciascuno ai cittadini militanti di base presenti. Ma, vista l'eccezionalità del terremoto in corso,  si è proceduto secondo uno schema esattamente opposto, e cioè dando spazio e privilegiando interventi, testimonianze, riflessioni, denunce, proposte dei cittadini attuali o ex militanti di base del PD presenti. E quindi hanno preso via via attenzione e spazio centrale le voci di sofferenza e angoscia del dramma collettivo in atto come una salutare, necessaria e pubblica terapia politica, con i dirigenti territoriali del Partito ad ascoltare e il suo popolo a chiedere conto e ragione, a lanciare denunce e invettive e a suggerire e proporre soluzioni possibili. Poi, alla fine, nella mezz'ora finale, in punta di piedi, resi più consapevoli e quasi intimoriti da tanta veemente e comprensibile passione, ecco intervenire sobriamente, in tre minuti di tempo ciascuno, Grippo, Corsetti e Alemanni,  Gerace, e infine le osservazioni del Commissario Funiciello.
Ecco come io avrei voluto si svolgesse la pubblica assemblea del PD del II Municipio sui fatti e misfatti di mafia Capitale «affrontati a testa alta». Invece c'è toccato anche ascoltare, o meglio farci intrattenere dall'amabile e spigliato commissario politico piovuto dal casertano, che inneggiava al favoloso «modello Roma» della gestione Veltroni-Rutelli. Nessuno l'aveva evidentemente informato che Luca Odevaine è stato un loro collaboratore principe - e poi di Zingaretti, e infine di Buzzi e Carminati. E che la spartizione delle risorse, ubiqua e trasversale, di posti e opportunità nelle aziende pubbliche o partecipate secondo una onnivora logica familistico-parentale, era in auge pure allora, senza bisogno che Alemanno la spingesse poi ai suoi estremi perfezionsitico-malavitosi.
L'assemblea si è ahimé svolta nel modo esattamente opposto a quello da me immaginificamente raccontato.
Un piccolo ma interesssante inciso: dei 270 e passa iscritti negli anni scorsi al Circolo PD di Via Catanzaro, presenti in sala non ne ho visti più di una decina. E guarda caso, proprio quelli fin dall'inizio esigua minoranza schierata pro Marino.
Ad essere sincero, con questi dirigenti qui, implicati  o meno che siano nei fatti di Mafia Capitale, e magari del tutto personalmente onesti, da Mafia Capitale temo non si verrà mai fuori.
En attendant la terza tranche.
Gian Carlo Marchesini

Il Marnetto Quotidiano:MARINO

Titola oggi L'Espresso :
Il sindaco è del tutto estraneo al malaffare. Ma ormai solo uno choc come il commissariamento può salvare la città.
Un compito urgente.
PER IL BENE DI ROMA MARINO DEVE DIMETTERSI.

Il Marnetto Quotidiano è ancora più drastico : Marino deve dimettersi e lasciare il PD
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DA libertà e giustizia

IL Marnetto Quotidiano : Marino

Marimo è stato lento, ma onesto.
Quindi penso che debba restare, perché la mafia che ha infiltrato il Campidoglio non ha corrotto il sindaco.

Ciò detto, appare sempre più evidente che noi elettori siamo continuamente posti davanti al dilemma di schierarci per l'onestà di un amministratore o per la sua esperienza politica, come se fosse impossibile trovare entrambe queste qualità nella stessa persona.
Ora Marino ha finalmente acquisito anche una "competenza capitolina".
E dopo che ha capito chi sono i corrotti che lo hanno circondato, deve guardarsi da chi nel suo partito vuole strumentalizzarlo come immagine del "diverso dagli altri" pur di fermare lo smottamento di credibilità del PD romano. Insomma usarlo come controfigura istituzionale, per svuotarlo di poteri con il commissariamento del Giubileo.
Se questo dovesse accadere, allora sì che Marino dovrebbe dimettersi. E lasciare il PD.
Un partito ormai infiltrato da un liberismo carismatico, incompatibile con i suoi valori fondativi..



Massimo Marnetto

e il dibattito in rete.....

Roma Capitale, con le Olimpiadi e il Giubileo alle porte, è una torta troppo ghiotta per lasciarla nelle mani di un ingenuo idealista e onesto moralista come Ignazio Marino. Vuoi mettere un piacione elegante e fico come Marchini della grande famiglia dei costruttori/speculatori che sa bene come muoversi nel paradiso/inferno degli affari? Marino è un americano salutista, un cattolico calvinista, un chirurgo che gira con lo zainetto in bicicletta: chiude i manicomi criminali e difende in pubblico la memoria di Stefano Cucchi, un povero ragazzo drogato morto ammazzato dalle percosse dello Stato. Prima si toglie dai piedi e meglio è.
Chi l'ha detto? De Benedetti in edicola su l'Espresso.

Marino, mai come ora, deve restare Chi lo vuole cacciare esca allo scoperto e se ne assuma la responsabilità

GCM
 

11 giugno 2015

SULLA PREVENZIONE E DIAGNOSI IN MEDICINA



Vedo  due modalità di intendere la prevenzione e la diagnosi in Medicina.

La prima modalità consiste nel   produrre una serie di messaggi ansiosi, diretti alla popolazione per convincerla  a delegare la tutela della propria salute a chi produce il messaggio. In cambio di questa delega  viene promesso il mantenimento di uno stato di salute e di  benessere, la lotta ai sintomi psico fisici che si manifestano sul nostro corpo, e la vittoria sugli aggressori   esterni che si dovessero presentare nel corso della vita. 

Il paziente rimane ignaro della causa della malattia, o ne cerca la ragione all’esterno come nell’elenco sotto indicato che ho tratto dalla informazione mediatica che le trasmissioni televisive ci offrono  sull’argomento e che presenta alcune lacune scientifiche che ho evidenziato.

 Il fumo, e poichè il tumore ai polmoni colpisce inspiegabilmente tanti soggetti che non hanno mai fumato, anche il fumo passivo. L’inquinamento ambientale,  in cui non è ancora considerata  la tossicità degli organismi geneticamente modificati e l’inquinamento elettromagnetico dei ripetitori dei segnali satellitari.I virus e i batteri, pur essendo stati progenitori della vita sulla Terra, e presenti come alleati nella digestione e assorbimento dei principi vitali per il  nostro organismo, tanto che la vita senza di loro non sarebbe possibile. Il Dna,  ereditato dai nostri genitori spostando nel passato la domanda senza risposta  del perchè di quello che ci accade oggi, e trascurando la   ricerca di quello che succede nei nove mesi della gravidanza e rimane trascritto nello sviluppo biologico. Lo stress, una ragione mediata dalla psiche, aspecifica e non sufficiente a creare una malattia se non sopraggiunge un evento inatteso e intenso  che ci sorprende impreparati.

Accogliendo questa prospettiva di cercare all’esterno la causa delle nostre malattie siamo in linea con le credenze popolari, aria di fessura aria di sepoltura, e con le credenze moderne che il cancro come e più della mafia siano da estirpare. Pensiamo  di operare nel bene e di non aver bisogno di spostarci dalle nostre corrette convinzioni. Ci consideriamo  bersaglio della sfiga umana, oggetto di espiazione di colpe che l’albero genealogico ci impone, e utilizziamo  la malattia per chiedere un aumento dell’attenzione  affettiva e sociale su di noi.

Questa  modalità di prevenzione si identifica in fin dei conti con  la  diagnosi precoce, che non evita di ammalarci, ma di conoscere con largo anticipo, come succede con la diagnosi genetica, la probabilità che abbiamo di andare incontro a malattia. e di suscitare per questo il panico nel paziente. E poiché ancora oggi è difficile combattere contro, come vengono descritte,  cellule impazzite come quelle tumorali o stupide come quelle autoimmuni i pazienti vengono  colti dal panico. Ignari e atterriti  si concentrano sulla malattia bloccati emozionalmente, e vivono l’attesa che gli venga restituito  il corpo aggiustato perdendo la libertà di agire e pensare, e soffrendo  la diagnosi e l’etichetta che l’accompagna, tumore suona  già come una sentenza tu-muori.

La seconda modalità di prevenzione è diretta a raggiungere la sintonia con le leggi biologiche scoperte dal Dott. Hamer che ci consentono di perseguire il fine evolutivo di un continuo miglioramento della nostra specie senza avere più paura di quanto finora definito malattia. I sintomi sono considerati manifestazioni di un disagio che parte dalle memorie del vissuto personale dell’organismo e vanno compresi per arrivare a capirne il senso, e la ragione profonda da cui hanno origine.

“Quando il mondo delle forme diviene allegoria, acquista valore e significato per l’uomo”(Goethe)

 Il fondamento di questa prevenzione è che ogni forma vivente ha come fine la sopravvivenza del singolo e la crescita della specie, e non c’è mai in Natura cellula maligna o stupida che ostacola questo disegno, e che invade a tradimento il corpo. Da parte dell’unità psiche mente corpo c’è il tentativo costante di risolvere le conflittualità biologiche impreviste sviluppando nuovi strumenti per affrontarle, e una volta verificatane l’utilità fissarli nella genetica per  il vantaggio delle successive generazioni.

Il medico cura, ma il paziente guarisce quando prende coscienza del problema, ne riconosce la causa, e provvede a cambiare prospettiva per superare la difficoltà.

Prendere  coscienza del problema per noi tutti è difficile, vuol dire rimettere in discussione tante convinzioni, ma il risultato è la fiducia nelle nostre potenzialità e nella bontà dei programmi biologici dei nostri tessuti, che tendono al progressivo sviluppo delle potenzialità della specie e dell’individuo.

Riconoscere la causa è il punto di partenza necessario per avviare la guarigione. Può essere doloroso esaminare il proprio vissuto, ammettere degli errori, delle sofferenze affettive patite che possono tornare a ferirci perché non riusciamo ad accettarle e a perdonarle. E’ problematico accettare l’idea che ci  creiamo la nostra  realtà, ma ci conforta la fortuna  di un sapere che educa e fornisce le chiavi di un vivere nuovo, biologico, e spirituale perché in linea con le semplici regole della Natura che governano il Creato.

Cambiare prospettiva per noi  uomini è la cosa più difficile, vincere il proprio orgoglio, spostarsi di angolazione e diventare forti nella flessibilità. Tanto è vero che il problema  diventa  la recidiva, l’ostinata  resistenza al cambiamento, e per molti arriva ad essere  più facile soffrire che cambiare.

Superare le difficoltà vuol dire tracciare vie neuronali diverse, nuove sinapsi, ispirati dallo spirito evolutivo e aperti alla forza creatrice che non si è esaurita nell’atto iniziale, ma che quotidianamente ci viene offerta e ci alimenta. Tecniche destrutturanti come la psicomagia provocano uno spostamento dalla posizione conflittuale, facendoci cambiare binario con un’azione paradossale, significativa per il nostro inconscio,  capace di riflettersi sul piano organico e sciogliere nodi e memorie che  bloccano il funzionamento dei tessuti coinvolti.

 Verificando senza pregiudizi o interessi di parte si arriva alla comprensione che non esiste la malattia come processo sbagliato nel contesto di una  Natura assurda, ma un programma  Speciale Biologico Sensato  elaborato di continuo da una Natura intelligente che può prevedere la crescita del  tessuto di un organo per consentirne un aumento funzionale, o la ulcerazione e ricomposizione di un altro per rafforzarne le prestazioni.

Prevenzione è l’insegnamento e l’acquisizione dei programmi fisiologici utili per gestire i conflitti o per lo meno per  ridurne l’entità e la durata, per non aver più paura di quanto da sempre definito malattia perché di questa avremo non solo la conoscenza della causa ma ne capiremo la quintessenza, cioè il benefico scopo  ultimo.

Per confermare e sostenere quanto appena scritto  è utile rileggere quanto scritto dal Dott.  Luigi De Marchi psicologo clinico e sociale, autore di numerosi saggi conosciuti a livello internazionale, che parlando con un amico anatomo-patologo del Veneto sui dubbi dell’utilità delle diagnosi e delle terapie anti-tumorali, si sentì rispondere: «Sì, anch’io ho molti dubbi. Sapessi quante volte, nelle autopsie sui cadaveri di vecchi contadini delle nostre valli più sperdute ho trovato tumori regrediti e neutralizzati naturalmente dall’organismo: era tutta gente che era guarita da sola del suo tumore ed era poi morta per altre cause, del tutto indipendenti dalla patologia tumorale»[1].
«Se la tanto conclamata diffusione delle patologie cancerose negli ultimi decenni – si chiese Luigi De Marchi – in tutto l’Occidente avanzato fosse solo un’illusione ottica, prodotta dalla diffusione delle diagnosi precoci di tumori che un tempo passavano inosservati e regredivano naturalmente? E se il tanto conclamato incremento della mortalità da cancro fosse solo il risultato sia dell’angoscia di morte prodotta dalle diagnosi precoci e dal clima terrorizzante degli ospedali, sia della debilitazione e intossicazione del paziente prodotte dalle terapie invasive, traumatizzanti e tossiche della Medicina ufficiale. Insomma, se fosse il risultato del blocco che l’angoscia della diagnosi e i danni delle terapie impongono ai processi naturali di regressione e guarigione dei tumori?”.

In effetti può diventare un pericolo  lo sviluppo odierno di tecniche sempre più sofisticate che  hanno portato ad un eccesso diagnostico di malattie quanto di tumori  che non saranno mai sintomatici né causa di morte precoce.

Concludendo  Medicina, etimologicamente  medion chinesi, è movimento al centro, e significa che la salute non è un’acquisizione statica, lineare e senza scosse, ma una  continua perdita e riconquista di un equilibrio psico fisico che fa parte del dinamismo vitale ed evolutivo: continuamente eventi inaspettati ci fanno sbandare e continuamente dobbiamo cercare e trovare le soluzioni per tornare al centro, grazie agli strumenti già a disposizione se non addirittura creandocene di nuovi. Il paziente informato sarà solo impaziente di recuperare il suo equilibrio e riprendere il suo percorso di vita rafforzato dalla prova affrontata e superata.

Voltaire: “L’arte in medicina è distrarre il paziente mentre la Natura lo guarisce.”

 


bibliografia:

Grazie Dottor Hamer. Claudio Trupiano, Secondo Natura Editore

10 giugno 2015

MAFIA CAPITALE NEI MUNICIPI

Ha fatto bene il mini mini sindaco del II Municipio a ribattere puntualmente alle illazioni , ci auguriamo infondate, lanciate da questo articolo pubblicato sul Messaggero del 9 giugno.Nella replica ci sembra un pò sopra le righe,una excusatio non petita condita  con la solita lista di buone intenzioni  di cavalieri senza macchia e senza paura.A noi ci sembra di cogliere dall'articolo del Messaggero un  non chiaro quadretto di uno dei collaboratori del suddetto mini mini sindaco.Ci saremmo aspettati una smentita da lui piuttosto che dal suo mini mini capo.Ma come si sa i collaboratori ,specie quelli fedeli,vanno sempre protetti.
D.F.
 
 
 
II Municipio: Gerace “Legalità il nostro faro”
Il Presidente interviene in merito all’articolo odierno del Messaggero
Il Messaggero avrebbe potuto chiamarmi come sempre accade per questioni municipali e chiedermi chiarimenti sulla questione. Invece non lo ha fatto perché evidentemente sapeva benissimo che al Municipio non è arrivato un solo euro dalla Regione per il verde pubblico e soprattutto nessuna sponda è stata data o sarebbe stata data a questo sistema criminale. Accostare il mio nome e il mio volto a questo giro melmoso è una prova di come si voglia mettere tutti nello stesso calderone. Come lo stesso articolo racconta, non c’è alcun motivo per difendersi ma il titolo e la foto risultano fuorvianti per l’inserimento in un contesto che ci danneggia. Quindi non posso tacere: mi ribello a questa logica non solo a salvaguardia della mia persona e di quelle accanto a me, ma soprattutto dell’agire politico che ci muove: legalità e trasparenza. E’ un duro colpo per tutti noi constatare la pervasività del sistema malavitoso, che lucrava sui più deboli, infiltrato profondamente negli Enti Locali. Ma un attimo dopo lo sconcerto, siamo a lavoro con l’autentica e onesta passione che ci contraddistingue accanto alla cittadinanza al servizio del Municipio e della città.
Cordiali saluti
La Presidenza
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