28 luglio 2018
Dai giornali di oggi 28 luglio
ITALIA-ECONOMIA
Scontro Lega-M5S sulle grandi opere. Sulla Tav, Salvini annuncia: “Si va avanti”. Ma c'è la spinta del ministro Toninelli per bloccare i lavori. Mentre Palazzo Chigi nega che il dossier sia già sul tavolo (Corriere e tutti). Nord in rivolta: imprese e sindacati contro i grillini (Stampa). Secondo il Fatto, il piano del M5S è sostituire il dg della società che realizza l'opera e il commissario del governo, per poi riscrivere il progetto. E i grillini sarebbero pronti a pagare le penali per lo stop (Giornale), anche se l'Ue fa sapere che non ci sarebbe nessuna penale, ma solamente la richiesta di restituzione dei fondi del Cef (Repubblica). Niente penali, ma lo stop costerebbe 2 mld (Messaggero e Avvenire). Al Messaggero parla Guggino, delegato della Transalpine, che raggruppa gli attori francesi: “C'è molta confusione e poca razionalità, se l'Italia si sfilerà chiederemo il conto”. I quotidiani provano a fare i conti del possibile stop alle grandi opere, dalla Tav, al Tap all'Ilva: per il Sole si tratta di 60 mld. Per il Giornale i “no” dei 5S alle infrastrutture ci costano 50 mld. Ma Repubblica evidenzia il gioco su due tavoli dei Cinquestelle: salvano il gasdotto Tap e affossano l'alta velocità. Opposizioni all'attacco. “Non si può dare via libera al Tap e fermare la Torino-Lione per bilanciare” dice Chiamparino a Repubblica. E Toti alla Stampa: “M5S sia responsabile, al Paese servono le infrastrutture”. A livello politico, secondo il Giornale sui binari della Tav si gioca il derby per non perdere voti.
Tornano i voucher, per le piccole aziende agricole, alberghiere e turistiche (Italia Oggi) ma servirà la tessera sanitaria per giocare d’azzardo (Avvenire, Messaggero). Incentivi per la stabilizzazione dei giovani fino a 35 anni anche nel 2019-2020, e fino a ottobre rinnovo dei contratti a termine senza causali (Sole). In evidenza su tutti i giornali il via libera in Commissione Finanze e Lavoro della Camera al decreto lavoro. Il Messaggero parla di gioco d’azzardo come un bancomat per il governo. Il sottosegretario Durigon, in un’intervista al Sole, apre a nuove modifiche: “Possiamo rivedere ancora il tema delle causali, anche sulla durata dei contratti. E in legge di bilancio intervento più ampio su tagli odel cuneo fiscale mirato per alcune categorie. Ma abbiamo deciso di liquidare il Jobs Act che consideriamo un fallimento”. Imprenditori e operai si ribellano a Di Maio, titola Libero in apertura. Da industriali, artigiani e commercianti il “vaffa” contro le nuove regole sui contratti. Il caso-scuola è ancora quello della Nestlé di Benevento, che investe 50 milioni nel sito ma deve congedare 20 interinali perché non può rinnovare i contratti. A rischio pure 130 lavoratori nel sito Stm di Catania. Su Repubblica il Nord ultraleghista che si ribella alla linea di Salvini e guarda a Zaia: “Non basta fermare gli sbarchi dei migranti se poi si danneggiano le aziende”. Pressing delle associazioni di categoria sul governatore veneto: “Deve metterci la faccia”.
ITALIA-POLITICA
Patto sulla Rai, ma è polemica (Corriere e tutti). Il governo trova l'accordo sui vertici della tv di Stato: Salini ad, ma diventa un caso la scelta di Foa come presidente. Nel mirino alcuni tweet del giornalista contro il Quirinale: gelo del Colle (Messaggero e tutti). Il governo considera le due nomine blindate. Ma è la Vigilanza parlamentare ad esprimere il presidente: servono 27 voti su 40, ma la maggioranza ne ha 21. Ora Foa in Vigilanza rischia. Pd, Fi e FdI fanno asse: “Non lo votiamo” (Messaggero e tutti). Si cerca l'intesa con Fi, che però alza il prezzo e tratta sui direttori dei Tg (Fatto). La Lega punta sul Tg1, in corsa Sangiuliano. Ma i 5S in cambio vogliono la guida della rete, che potrebbe essere affidata a Ciannamea (Corriere). Nell'accordo, secondo Repubblica, il Tg2 andrebbe a Matano, ma le opposizioni attaccano: “Stanno lottizzando”.
Lotta a mafiosi e camorristi, Salvini al Mattino (in prima e p.3) assicura: “La prossima settimana in Cdm il decreto per rafforzare l'agenzia dei beni confiscati: la mafia oggi si aggredisce soprattutto togliendole il patrimonio. La priorità è dare gli immobili ai Comuni e allo Stato per fare asili nido, centri per disabili e commissariati. Assumeremo anche nuove forze dell'ordine e miglioreremo i mezzi a loro disposizione”. E sui migranti: “Per me – dice Salvini – scafisti e mafiosi sono la stessa schifezza, visto che il traffico di immigrati clandestini è legato a quello di droga e armi. Combattere gli uni significa combattere anche gli altri. Scafisti e mafiosi sono problemi non solo del Sud, ma europei. Per questo bisogna mettere in collaborazione le intelligence e le polizie postali”.
Intanto si moltiplicano i casi di aggressioni a migranti. Ieri due casi, uno a Vicenza e uno ad Aversa. E’ la moda dell’estate: sparare dal balcone a rom e migranti. E ancora non hanno approvato la riforma della legittima difesa, scrive il Fatto. Sul Giornale lettera di Sallusti a Mattarella sul far west italiano: appello sui violenti nostrani, silenzio sugli stranieri.
Giornale e Messaggero evocano una possibile crisi di governo sulla manovra di autunno. Pd e Fi ci sperano (Giornale p.5). Renzi: “Dopo toccherà di nuovo a noi”. Secondo l’ex segretario dem anche il caso dei soldi “spariti” della Lega esploderà e porterà alla fine della maggioranza (Messaggero p.8).
Sul Messaggero il Grillo-pensiero su democrazia e euro: democrazia superata, referendum sull'euro. In due interviste, una con Iam Bremmer apparsa ieri sul suo blog, e una pubblicata su Russia Today, il fondatore del M5S ha ribadito la sua proposta di un referendum tra gli italiani su Ue ed euro “per avere un piano B in caso succedesse qualcosa. Non dico di lasciare l'euro – ha precisato Grillo -, ma di far decidere il popolo italiano”. Poi l’affondo sulla democrazia: “Ormai meno del 50% va a votare, sono le minoranza a gestire i Paesi. La democrazia è superata, deve essere sostituita con qualcos'altro, con un'estrazione causale”. Sul Corriere la replica di Cassese: Grillo sceglie l’idraulico col sorteggio?
ESTERI
Pil Usa + 4,1% nonostante dazi e tensioni (Sole in prima e su tutti). Il dato è sotto le attese ma è il migliore dal terzo trimestre del 2014 ed è nettamente superiore al trimestre precedente, quando gli Usa avevano registrato il +2,2%, come la Ue che nel 2018 dovrebbe crescere del 2,3%. Europa e America a due velocità. Trump: il mondo ci invidia (Stampa). Se il trend positivo reggerà in autunno Trump vincerà la rincorsa per il voto di Midterm: il piglio protezionista e la riforma fiscale alla fine potrebbero pagare. Ma Wall Street teme gli effetti delle gerre commerciali con Cina e Ue.
Caldo record in Europa (Stampa). Temperature altissime a Berlino e Londra, in tilt anche la Manica, col sistema di condizionamento d’aria del tunnel in panne. Svezia in ginocchio per gli incendi. Mercalli: la calura inedita in Nord Europa è destinata a durare. Avremo un futuro rovente se non tagliamo le emissioni.
In Spagna governo in bilico (Sole in prima): il premier socialista Sanchez “tradito” dagli alleati sulla legge di bilancio. Podemos e i partiti nazionalisti della coalizione chiedevano più spesa sociale e più risorse alle regioni. Ma nonostante l’instabilità il premier socialista esclude il voto anticipato.
27 luglio 2018
Nuovo presidio davanti al Viminale:27; luglio ore 18.00
MANI ROSSE PER FERMARE LE MORTI NEL MEDITERRANEO: NUOVO PRESIDIO NONVIOLENTO VENERDÌ 27 LUGLIO, ORE 18, DAVANTI AL VIMINALE
Nei giorni scorsi ci siamo ritrovati in centinaia per manifestare davanti al ministero dell'Interno in maniera nonviolenta, con le mani tinte di rosso, per denunciare che non è mai stato così pericoloso attraversare il Mediterraneo come lo è ora. Vogliamo dare voce a un’opinione pubblica che esiste e che di fronte alla tragedia umanitaria in corso chiede la riapertura dei porti italiani alle Ong che salvano le vite in mare, e verità su quanto accade davanti alle nostre coste e in Libia.
La rete spontanea che ha dato vita all’azione nonviolenta fa dunque appello a tutti i cittadini e a tutte le organizzazioni perché si uniscano nei prossimi giorni creando iniziative analoghe anche in altre città italiane ed europee, in vista di una grande manifestazione nonviolenta da preparare insieme per il mese di settembre a Roma, con obiettivi chiari: PORTI APERTI, CANALI SICURI, EVACUAZIONE DALLE CARCERI LIBICHE e una priorità: LE PERSONE.
Per questo venerdì 27 luglio ci ritroveremo alle 18.00 davanti al Teatro dell’Opera per poi andare insieme al Viminale dove cammineremo sul marciapiede di fronte alla piazza, in silenzio, senza fermarci e con le mani alzate. Saremo ancora con le mani tinte di rosso, per continuare a chiedere conto al ministro dell'Interno e al governo dell'operato della sedicente guardia costiera libica. Appena due giorni fa il Senato ha approvato il decreto riguardante la cessione di unità navali italiane per il controllo marittimo da parte dei libici, votato in maniera compatta e senza alcuna opposizione, se non quella di quattro senatori di Leu e + Europa.
Continuiamo a chiedere di conoscere le condizioni di quanti, grazie anche a risorse e mezzi italiani, vengono riportati nei centri di detenzione libici dove vengono perpetrate violenze, stupri, torture. Chiediamo inoltre al Governo e ai ministri competenti di dimostrare la loro umanità e porre fine all’odissea della nave Sarost 5, che ha salvato 40 persone tra cui due donne incinte una delle quali a rischio di aborto, e che è bloccata dal 15 luglio al largo della Tunisia, senza avere ancora ricevuto la disponibilità di un porto sicuro in cui sbarcare.
Invitiamo ognuno di voi a venire senza altra bandiera, simbolo, appartenenza che il ritrovarsi nel non potere e volere essere complici di questa strage di stato.
Nei giorni scorsi ci siamo ritrovati in centinaia per manifestare davanti al ministero dell'Interno in maniera nonviolenta, con le mani tinte di rosso, per denunciare che non è mai stato così pericoloso attraversare il Mediterraneo come lo è ora. Vogliamo dare voce a un’opinione pubblica che esiste e che di fronte alla tragedia umanitaria in corso chiede la riapertura dei porti italiani alle Ong che salvano le vite in mare, e verità su quanto accade davanti alle nostre coste e in Libia.
La rete spontanea che ha dato vita all’azione nonviolenta fa dunque appello a tutti i cittadini e a tutte le organizzazioni perché si uniscano nei prossimi giorni creando iniziative analoghe anche in altre città italiane ed europee, in vista di una grande manifestazione nonviolenta da preparare insieme per il mese di settembre a Roma, con obiettivi chiari: PORTI APERTI, CANALI SICURI, EVACUAZIONE DALLE CARCERI LIBICHE e una priorità: LE PERSONE.
Per questo venerdì 27 luglio ci ritroveremo alle 18.00 davanti al Teatro dell’Opera per poi andare insieme al Viminale dove cammineremo sul marciapiede di fronte alla piazza, in silenzio, senza fermarci e con le mani alzate. Saremo ancora con le mani tinte di rosso, per continuare a chiedere conto al ministro dell'Interno e al governo dell'operato della sedicente guardia costiera libica. Appena due giorni fa il Senato ha approvato il decreto riguardante la cessione di unità navali italiane per il controllo marittimo da parte dei libici, votato in maniera compatta e senza alcuna opposizione, se non quella di quattro senatori di Leu e + Europa.
Continuiamo a chiedere di conoscere le condizioni di quanti, grazie anche a risorse e mezzi italiani, vengono riportati nei centri di detenzione libici dove vengono perpetrate violenze, stupri, torture. Chiediamo inoltre al Governo e ai ministri competenti di dimostrare la loro umanità e porre fine all’odissea della nave Sarost 5, che ha salvato 40 persone tra cui due donne incinte una delle quali a rischio di aborto, e che è bloccata dal 15 luglio al largo della Tunisia, senza avere ancora ricevuto la disponibilità di un porto sicuro in cui sbarcare.
Invitiamo ognuno di voi a venire senza altra bandiera, simbolo, appartenenza che il ritrovarsi nel non potere e volere essere complici di questa strage di stato.
Casa Delle Donne Roberta Agostini:revoca concessione ennesima scelta sbagliata
OMR0167 3 POL TXT Omniroma-CASA DONNE, AGOSTINI (LEU): "REVOCA CONCESSIONE ENNESIMA SCELTA SBSBAGLIA" (OMNIROMA) Roma, 26 LUG - "La revoca della concessione alla Casa internazionale delle donne è l'ennesima scelta grave e sbagliata del Comune a 5 stelle, che nega e non comprende il valore della Casa, mettendo a rischio un luogo prezioso che da anni offre servizi importanti, per le donne di Roma e non solo, sul piano sociale e culturale". Lo afferma in una nota Roberta Agostini di Mdp-Leu di Roma. "Chiediamo nuovamente che la questione sia affrontata con l'eccezionalità che la contraddistingue e che si faccia ogni sforzo possibile per rivedere la decisione e trovare la soluzione giusta. Noi ci opporremo in ogni modo a qualsiasi tentativo di chiusura", conclude Agostini. red 261824 LUG 18
I FATTI DI CEUTA E MELILLA di Luca Giordano
I Fatti di Ceuta. Ceuta e' un comune spagnolo che si trova in Marocco in corrispondenza dello stretto di Gibilterra . Appartiene alla Spagna dal 1618. Ha una posizione strategica , perché permette di controllare lo stretto di Gibilterra e quindi l'accesso al Mediterraneo . Ceuta e' anche il luogo dove i migranti hanno tentato come già accaduto nel 2011 e come accaduto ieri di entrare nella U.E. Ieri infatti ben 800 giovani marocchini hanno dato materialmente l'assalto alle barriere di confine tra : Marocco e Spagna . Questi giovani hanno assaltato i recinti di confine alti più di sette metri ,tirando calce viva ,pietre e feci addosso alla polizia spagnola . Sono accaduti quindi degli scontri con l'intervento dipolizia marocchina e spagnola ,ci sono stati molti feriti ,oltre 600 giovani marocchini sono riuscito ad entrare in territorio spagnolo . Questi giovani non erano perseguitati politici , richiedenti asilo , profughi da guerre e distruzioni. Essi desideravano solo andare in Spagna e quindi in Europa ,come noi si potrebbe voler andare in Canada o Nord America. Infatti c'è immigrazione ed immigrazione . A dire il vero, c'è in questo caso anche molta ingiustificata violenza . Ecco che il problema viene ad assumere aspetti e caratteristiche diverse nella sostanza e nel contenuto di tante narrazioni ,che si fanno sul punto. Siamo difronte ad un problema storico epocale e drammatico . Il grande storico Alessandro Barbero proprio per spiegare la clamorosa sconfitta dell' imperatore romano Valente ad Adrianopoli ,spiega e chiarisce che nel IV secolo lo stesso grande impero romano ,proprio come l'Europa oggi ,si trovò davanti ad un' immigrazione di massa ,di interi popoli i Goti per primi ma non solo che sconfinavano dentro il " Limes" . Roma , che aveva un' organizzazione amministrativa ,politica e militare eccezionale , tentò di arginare ed organizzare il fenomeno umano e sociale ma come sappiamo fallì. Oggi l'Europa mutatis mutandis ,si trova in una situazione per alcuni versi ,analoga . L' immigrazione verso l'Europa non si può spiegare solo con il tema dei disperati che fuggono da guerre e carestie . Infatti in Marocco non ci sono né guerre , né carestie e persecuzione religiosa o etnica . Questi giovani fuggivano dal Marocco perché volevano andare in Europa per loro motivi personali . Se mi permettete il paragone è come se uno per diventare ricco invece di lavorare usasse violenza sugli altri . Perché nel caso di specie l'assalto al confine spagnolo se non è stato violenza cosa è stato ? La violenza è inaccettabile e non può essere tollerata .La violenza non ha giustificazioni. Non si può edulcorare la violenza e trovarvi giustificazioni sociali od umane. Occorre fare chiarezza sul tema dell' immigrazione in Europa . Il tema deve essere affrontato con lucidità e giustizia e soprattutto con una presa di responsabilità da parte di tutta l'Europa ,tutta . Roma era l' Impero più potente del mondo antico. Le pressioni demografiche che si determinarono ai suoi confini ,contribuirono a determinarne l' implosione . Oggi la Comunità Europea è una grande organizzazione politica ed amministrazione amministrativa ,tuttavia oggi l'Europa come un tempo l ' impero romano devono sapere che se un problema di tal fatta non viene affrontato con intelligenza ,lucidità ,giustizia ed organizzazione , beh..! prima o poi si determinano dei fattori che diventano incontrollabili ,ingestibili e drammatici . Luca Giordano ,per Tre Righe
Dai giornali di oggi 27 luglio
ITALIA-POLITICA
Conte a colloquio con Massimo Franco (Corriere in prima e p.2-3): “Se
M5S e Lega continuano a crescere insieme nei sondaggi e a confermare il
consenso nel Paese, questo governo può durare 5 anni. Stiamo provando a
ricucire il Paese, che abbiamo ereditato diviso e lacerato da un
referendum costituzionale sbagliato”. Il premier torna anche sulle
polemiche dei giorni scorsi che hanno visto protagonista il ministro
Tria: “Il titolare del Mef è il custode arcigno dei conti, ma non esiste
che lasci il governo, anzi è parte attiva e coinvolta nel tentativo di
ottenere dall'Europa spazi di manovra che ci consentano di cambiare le
cose”. Europa e peso dell'Italia a livello internazionale su cui Conte
si sofferma parecchio: “Ai vertici Ue, in passato, l'Italia non si è
fatta valere per timore di rimanere isolata. Noi, in un'Ue debole,
stiamo cercando di far capire che possiamo aiutarla a rafforzarsi, e
sull'immigrazione l'atteggiamento sta cambiando a nostro favore”.
Nomine: oggi il giorno della scelta in Rai (su tutti). Il primo scoglio
è la scelta del presidente: alt a Bianca Clerici. Asse Pd-Fi per Minoli
o Annunziata (Corriere p.6). Ma anche sull'ad c'è stallo: Salini ha dei
punti deboli, l'alternativa è Ciannamea. Per il Fatto (in p.2) Gianni
Letta, al lavoro per Berlusconi, spinge per Del Noce come presidente: in
ogni caso, il mediatore di Berlusconi cerca di strappare un paio di
direzioni. Secondo la Stampa (p.5), Salvini avrebbe avanzato una
proposta al M5S: “A noi la direzione del Tg1, che sarebbe affidata a
Sangiuliano, in cambio del via libera all'ad voluto dai grillini e alla
rinuncia alla presidente”. Per Repubblica (p.13) anche FS entra nella
partita: oltre a Sangiuliano al Tg1, Salvini chiede anche Bonomi come ad
delle Ferrovie al posto del dimissionario Mazzoncini. Il Corriere (p.6)
cita una “guerra di dossier” tra M5S e Lega dietro le nomine. E il
presidente della Camera Fico non apprezza la lottizzazione delle cariche
(su tutti). E Renzi al Sole attacca: “Avevano detto che non avrebbero
messo le mani nella Rai, ma ci stanno mettendo anche i piedi, la testa.
Si stanno spartendo anche i direttori dei Tg, quando avranno finito
litigheranno”, Nello spoils system tra Lega e M5S entra anche il fronte
dell'elettricità: il Carroccio vuole la presidenza dell'Arera, dove è
stato indicato Paolo Arata, mentre al M5S andrebbe la guida del Gse, che
vorrebbe affidare a Del Fabbro. Ma l'accordo non c'è: tra i grillini
alcuni preferirebbero il Gse, dove potrebbe essere nominato Besseghini,
a quel punto la Lega sceglierebbe Nucci per Gse.
Altro tema caldo i rom e gli sgomberi a Roma. “L'Italia non sia un Far
West”: da Mattarella l'allarme dopo gli spari alla bimba rom (su tutti).
Per Breda (Corriere p.4) le parole del Capo dello Stato sono indirizzate
al governo. Il ministro Salvini e la sindaca di Roma Raggi, però,
spingono sulla linea dura: sgombero del campo rom con l'ok della Ue
(Messaggero in prima e p.2-3). Libero (in apertura) esulta: Evviva,
Salvini caccia i rom. Ma il segretario della Lega, dopo il monito di
Mattarella che in molto vedono indirizzato proprio a lui, dice: “Non
sono così importante” (Corriere p.5). Dal Carroccio respingono l'accusa
di essere a favore delle armi e tornano a spingere sulla nuova legge per
la legittima difesa.
ITALIA-ECONOMIA
Decreto Dignità. Dopo gli attacchi il governo rilancia: bonus da 300 mln
sulle assunzioni stabili (Corriere p.8 e tutti). “Stiamo ancora
quantificando una percentuale ma si arriva anche al 10% del costo del
lavoro a tempo indeterminato” ha detto Di Maio. L'apertura di
Confindustria, Boccia: “E' in linea con il nostro pensiero, ridurre il
cuneo fiscale. Immagino che i 300 mln siano solo per la trasformazione
dei contratti dal tempo determinato a indeterminato perchè la cifra è
bassa. Però – avverte il leader industriale – è paradossale apprenderlo
in tv e non in un confronto diretto” (Sole p.20). Intanto, torna ad
affondare Berlusconi, che chiede a Salvini di bloccare il provvedimento.
Renzi al Sole (in prima e p.4): “Questo è il decreto disoccupazione. Non
mi interessa l'eredità del mio governo ma i posti di lavoro”. L'ex
premier difende il Jobs Act: “Ha fatto aumentare occupati e diminuire
del 75% i contenziosi in materia di lavoro. Finalmente vedo le prime
proteste delle aziende del Nord Est: in quelle aree ha vinto la Lega
parlando di Flat tax mentre ora il Carroccio vota per il decreto
disoccupazione”. E contro le proteste degli industriali del Nord Est, il
leghista Da Re al Corriere (p.8) dice: “Le critiche? Imprese votate al
dio denaro. Abbiamo chiesto una proroga per apportare i giusti
correttivi senza sbilanciarci verso le imprese che di contentini ne
hanno già avuti tanti, noi pensiamo anche agli operai. Ho criticato il
decreto dignità punto per punto, ora si sta aggiustando il tiro”. Il
governatore veneto Zaia al Messaggero (p.9): “Se il decreto viene
approvato così come è stato presentato rischia di avere un impatto
pesante e il territorio è preoccupato”. Libero (p.21) intervista il
segretario della Fim Cisl, Bentivogli: “Mettere il lavoro al centro
dell'agenda politica significa affrontare le partite della grande
trasformazione del lavoro e delle produzioni, mentre c'è ancora un
utilizzo del lavoro come scontro di carattere ideologico sull'operato
dei vari governi, che allontana dalla discussione seria che andrebbe fatta”.
Infrastrutture, “La Tav non si farà più”, adesso anche Conte cede al
pressing del M5S (Stampa in prima e p.2, Repubblica in prima e p.2).
L'Alta velocità sacrificata per far digerire agli elettori grillini il
sì al Tap, visto che i vertici del M5S sono spaventati dai sondaggi tra
i militanti, in larga parte contrari all'opera. Ma è scontro con il
Carroccio, che considera la Tav un'opera strategica. E c'è il nodo dei
fondi da restituire alla Ue. Per la Stampa, la Tav sarebbe sacrificata
in favore del Tap, sul gasdotto Conte avrebbe rassicurato il presidente
americano Trump. Il Sole (in prima e p.8) analizza quanto costerebbe non
portare avanti il progetto che porterebbe in Italia il gas naturale
proveniente dal Mar Caspio: fino a 40 mld, secondo le stime elaborate da
Socar, ente azero per il gas, e dalla britannica Bp. Mentre per il
governo italiano i costi si aggirerebbero sui 15 mld.
Non fare il Tap costerebbe fino a 40 mld (Sole in prima e p.5).
ESTERI
Tregua fragilissima sul fronte dazi tra Usa e Ue (Sole in prima e p.3 e
tutti), in attesa di negoziati commerciali bilaterali con l'obiettivo di
azzerare tariffe, barriere e sussidi. La schiarita ha portato sollievo
all'industria tedesca, ma le preoccupazioni Ue restano diffuse, in
particolare la Francia si oppone ad un vasto negoziato che includa
l'agricoltura.
Il presidente delll'Europarlamento, Antonio Tajani, al Sole (p.18)
propone “da qui al 2027 per l'Africa un piano europeo da 50 mld.
L'Europa ha i mezzi per attuare una strategia globale di investimenti
verso l'Africa sino a 50 miliardi di euro nel budget 2021-2027 che in
autunno entra nella fase di definizione dei capitoli di spesa. Cinquanta
miliardi che devono servire per progetti di sviluppo nell'agricoltura,
nello sviluppo di un sistema idrico efficiente, nel contrasto al
cambiamento climatico, nelle infrastrutture, anche digitali, nella
sanità. Soluzioni in cui molte nostre Pmi, italiane ed europee, eccellono”.
Brexit, sul Corriere (p.13) parla Greg Clark, l'inviato di Londra. “Se
si farà una Brexit senza accordo sarà un disastro per tutti gli europei”.
Francia, Benalla su Macron: “Tutto dipende dal suo sorriso” (Corriere
p.12). Pala il bodyguard dello scandalo francese: “L'Eliseo come una
corte monarchica”. Ma nell'intervista a Le Monde, il bodyguard spiega:
“Se la prendono come me per arrivare al Presidente. Ho sbagliato, ma
sono un capro espitatorio”. Per il Fatto (p.13) una “tempesta in un
bicchier d'acqua”, ma Macron affoga.
Assalto dei migranti, Spagna in difficoltà (Messaggero p.11 e altri). In
600 scavalcano le barriere dell'enclave in Marocco ed entrano in
territorio iberico. Duro scontro con la polizia, al collasso il sistema
di accoglienza. E Madrid chiede aiuto all'Europa.
Libia, Libero (p.9) intervista Omar Al Hassi, leader dell'Assemblea dei
Liberi Patrioti: “L'Italia può salvare il Paese dalla guerra civile
continua. Parigi sta riempiendo lasciato da Roma”.
Conte a colloquio con Massimo Franco (Corriere in prima e p.2-3): “Se
M5S e Lega continuano a crescere insieme nei sondaggi e a confermare il
consenso nel Paese, questo governo può durare 5 anni. Stiamo provando a
ricucire il Paese, che abbiamo ereditato diviso e lacerato da un
referendum costituzionale sbagliato”. Il premier torna anche sulle
polemiche dei giorni scorsi che hanno visto protagonista il ministro
Tria: “Il titolare del Mef è il custode arcigno dei conti, ma non esiste
che lasci il governo, anzi è parte attiva e coinvolta nel tentativo di
ottenere dall'Europa spazi di manovra che ci consentano di cambiare le
cose”. Europa e peso dell'Italia a livello internazionale su cui Conte
si sofferma parecchio: “Ai vertici Ue, in passato, l'Italia non si è
fatta valere per timore di rimanere isolata. Noi, in un'Ue debole,
stiamo cercando di far capire che possiamo aiutarla a rafforzarsi, e
sull'immigrazione l'atteggiamento sta cambiando a nostro favore”.
Nomine: oggi il giorno della scelta in Rai (su tutti). Il primo scoglio
è la scelta del presidente: alt a Bianca Clerici. Asse Pd-Fi per Minoli
o Annunziata (Corriere p.6). Ma anche sull'ad c'è stallo: Salini ha dei
punti deboli, l'alternativa è Ciannamea. Per il Fatto (in p.2) Gianni
Letta, al lavoro per Berlusconi, spinge per Del Noce come presidente: in
ogni caso, il mediatore di Berlusconi cerca di strappare un paio di
direzioni. Secondo la Stampa (p.5), Salvini avrebbe avanzato una
proposta al M5S: “A noi la direzione del Tg1, che sarebbe affidata a
Sangiuliano, in cambio del via libera all'ad voluto dai grillini e alla
rinuncia alla presidente”. Per Repubblica (p.13) anche FS entra nella
partita: oltre a Sangiuliano al Tg1, Salvini chiede anche Bonomi come ad
delle Ferrovie al posto del dimissionario Mazzoncini. Il Corriere (p.6)
cita una “guerra di dossier” tra M5S e Lega dietro le nomine. E il
presidente della Camera Fico non apprezza la lottizzazione delle cariche
(su tutti). E Renzi al Sole attacca: “Avevano detto che non avrebbero
messo le mani nella Rai, ma ci stanno mettendo anche i piedi, la testa.
Si stanno spartendo anche i direttori dei Tg, quando avranno finito
litigheranno”, Nello spoils system tra Lega e M5S entra anche il fronte
dell'elettricità: il Carroccio vuole la presidenza dell'Arera, dove è
stato indicato Paolo Arata, mentre al M5S andrebbe la guida del Gse, che
vorrebbe affidare a Del Fabbro. Ma l'accordo non c'è: tra i grillini
alcuni preferirebbero il Gse, dove potrebbe essere nominato Besseghini,
a quel punto la Lega sceglierebbe Nucci per Gse.
Altro tema caldo i rom e gli sgomberi a Roma. “L'Italia non sia un Far
West”: da Mattarella l'allarme dopo gli spari alla bimba rom (su tutti).
Per Breda (Corriere p.4) le parole del Capo dello Stato sono indirizzate
al governo. Il ministro Salvini e la sindaca di Roma Raggi, però,
spingono sulla linea dura: sgombero del campo rom con l'ok della Ue
(Messaggero in prima e p.2-3). Libero (in apertura) esulta: Evviva,
Salvini caccia i rom. Ma il segretario della Lega, dopo il monito di
Mattarella che in molto vedono indirizzato proprio a lui, dice: “Non
sono così importante” (Corriere p.5). Dal Carroccio respingono l'accusa
di essere a favore delle armi e tornano a spingere sulla nuova legge per
la legittima difesa.
ITALIA-ECONOMIA
Decreto Dignità. Dopo gli attacchi il governo rilancia: bonus da 300 mln
sulle assunzioni stabili (Corriere p.8 e tutti). “Stiamo ancora
quantificando una percentuale ma si arriva anche al 10% del costo del
lavoro a tempo indeterminato” ha detto Di Maio. L'apertura di
Confindustria, Boccia: “E' in linea con il nostro pensiero, ridurre il
cuneo fiscale. Immagino che i 300 mln siano solo per la trasformazione
dei contratti dal tempo determinato a indeterminato perchè la cifra è
bassa. Però – avverte il leader industriale – è paradossale apprenderlo
in tv e non in un confronto diretto” (Sole p.20). Intanto, torna ad
affondare Berlusconi, che chiede a Salvini di bloccare il provvedimento.
Renzi al Sole (in prima e p.4): “Questo è il decreto disoccupazione. Non
mi interessa l'eredità del mio governo ma i posti di lavoro”. L'ex
premier difende il Jobs Act: “Ha fatto aumentare occupati e diminuire
del 75% i contenziosi in materia di lavoro. Finalmente vedo le prime
proteste delle aziende del Nord Est: in quelle aree ha vinto la Lega
parlando di Flat tax mentre ora il Carroccio vota per il decreto
disoccupazione”. E contro le proteste degli industriali del Nord Est, il
leghista Da Re al Corriere (p.8) dice: “Le critiche? Imprese votate al
dio denaro. Abbiamo chiesto una proroga per apportare i giusti
correttivi senza sbilanciarci verso le imprese che di contentini ne
hanno già avuti tanti, noi pensiamo anche agli operai. Ho criticato il
decreto dignità punto per punto, ora si sta aggiustando il tiro”. Il
governatore veneto Zaia al Messaggero (p.9): “Se il decreto viene
approvato così come è stato presentato rischia di avere un impatto
pesante e il territorio è preoccupato”. Libero (p.21) intervista il
segretario della Fim Cisl, Bentivogli: “Mettere il lavoro al centro
dell'agenda politica significa affrontare le partite della grande
trasformazione del lavoro e delle produzioni, mentre c'è ancora un
utilizzo del lavoro come scontro di carattere ideologico sull'operato
dei vari governi, che allontana dalla discussione seria che andrebbe fatta”.
Infrastrutture, “La Tav non si farà più”, adesso anche Conte cede al
pressing del M5S (Stampa in prima e p.2, Repubblica in prima e p.2).
L'Alta velocità sacrificata per far digerire agli elettori grillini il
sì al Tap, visto che i vertici del M5S sono spaventati dai sondaggi tra
i militanti, in larga parte contrari all'opera. Ma è scontro con il
Carroccio, che considera la Tav un'opera strategica. E c'è il nodo dei
fondi da restituire alla Ue. Per la Stampa, la Tav sarebbe sacrificata
in favore del Tap, sul gasdotto Conte avrebbe rassicurato il presidente
americano Trump. Il Sole (in prima e p.8) analizza quanto costerebbe non
portare avanti il progetto che porterebbe in Italia il gas naturale
proveniente dal Mar Caspio: fino a 40 mld, secondo le stime elaborate da
Socar, ente azero per il gas, e dalla britannica Bp. Mentre per il
governo italiano i costi si aggirerebbero sui 15 mld.
Non fare il Tap costerebbe fino a 40 mld (Sole in prima e p.5).
ESTERI
Tregua fragilissima sul fronte dazi tra Usa e Ue (Sole in prima e p.3 e
tutti), in attesa di negoziati commerciali bilaterali con l'obiettivo di
azzerare tariffe, barriere e sussidi. La schiarita ha portato sollievo
all'industria tedesca, ma le preoccupazioni Ue restano diffuse, in
particolare la Francia si oppone ad un vasto negoziato che includa
l'agricoltura.
Il presidente delll'Europarlamento, Antonio Tajani, al Sole (p.18)
propone “da qui al 2027 per l'Africa un piano europeo da 50 mld.
L'Europa ha i mezzi per attuare una strategia globale di investimenti
verso l'Africa sino a 50 miliardi di euro nel budget 2021-2027 che in
autunno entra nella fase di definizione dei capitoli di spesa. Cinquanta
miliardi che devono servire per progetti di sviluppo nell'agricoltura,
nello sviluppo di un sistema idrico efficiente, nel contrasto al
cambiamento climatico, nelle infrastrutture, anche digitali, nella
sanità. Soluzioni in cui molte nostre Pmi, italiane ed europee, eccellono”.
Brexit, sul Corriere (p.13) parla Greg Clark, l'inviato di Londra. “Se
si farà una Brexit senza accordo sarà un disastro per tutti gli europei”.
Francia, Benalla su Macron: “Tutto dipende dal suo sorriso” (Corriere
p.12). Pala il bodyguard dello scandalo francese: “L'Eliseo come una
corte monarchica”. Ma nell'intervista a Le Monde, il bodyguard spiega:
“Se la prendono come me per arrivare al Presidente. Ho sbagliato, ma
sono un capro espitatorio”. Per il Fatto (p.13) una “tempesta in un
bicchier d'acqua”, ma Macron affoga.
Assalto dei migranti, Spagna in difficoltà (Messaggero p.11 e altri). In
600 scavalcano le barriere dell'enclave in Marocco ed entrano in
territorio iberico. Duro scontro con la polizia, al collasso il sistema
di accoglienza. E Madrid chiede aiuto all'Europa.
Libia, Libero (p.9) intervista Omar Al Hassi, leader dell'Assemblea dei
Liberi Patrioti: “L'Italia può salvare il Paese dalla guerra civile
continua. Parigi sta riempiendo lasciato da Roma”.
Recensione film: L'INSULTO regia Ziad Doueiri

Con Rita Hayek, Adel Karam, Kamel El Basha, Diamand Bou Abboud, Camille Salameh, Christine Choueiri, Libano, Francia, Usa, Belgio del 2017. Musica di Èric Neveux, montaggio Dominique Marcombe. Sceneggiatura di Ziad Doueiri e Joelle Touma.
Beirut è una città colta e cosmopolita che mi ha sempre affascinato. Negli anni ho avuto modo di conoscere, in diverse parti del mondo, vari libanesi che più volte danneggiati e bombardati, hanno sempre avuto la forza di reagire, di ricominciare da capo con forza e determinazione. Dicevano che il Libano era considerato un po’ come la “Svizzera del Medio Oriente”. ”L’insulto“ mostra la città di Beirut che sta tentando di rinascere dopo anni e anni di complicate guerre civili (1975/90) che hanno lasciato 150.000 morti e la distruzione della capitale, teatro dei vari conflitti. Ciononostante nelle periferie multietniche non si vive bene, ancora oggi le fazioni religiose e politiche sembrano vivere sui carboni ardenti. Molti partiti populisti fomentano le differenze e le diseguaglianze (come ovunque nel resto del mondo, purtroppo). Nell’ottobre del 2016 è eletto il Presidente maronita Michel Aoun e il film inizia con la partecipazione di Toni Hanna (il bravissimo Adel Karam), un libanese cristiano, a una manifestazione del Partito di Bashir Gemayel, il leader politico assassinato nel 1982, esponente di una dinastia politica ancora attuale ma separata in diverse fazioni al suo interno. Una sciocca questione di un tubo di scarico fuori norma, fomenterà una diatriba tra Toni e Yasser Abdallah Salameh (l’attore di teatro Kamel El Basha), un ingegnere palestinese che lavora come capocantiere in una ditta di costruzioni. L’escalation del conflitto passa da violenza verbale a violenza fisica, coinvolgendo man mano sempre più persone e diventando un simbolo del razzismo e di regolamento di conti tra culture e religioni, infine un caso nazionale.
Il film è interessante e intenso, però verso il finale diventa un po’ troppo educativo. Il tema è di estremo interesse, l’azione è portata avanti con un bel ritmo, è ben spiegata la spirale della violenza e di come da un piccolo banale episodio possa amplificare la rabbia fino a rischiare di far nascere una nuova guerra civile. Le donne nel film sono presentate più sagge e meno impulsive dei loro uomini, anche se non riescono ad incidere più di tanto sui comportamenti irresponsabili e inspiegabili dei loro mariti. Shirine Hanna (Rita Hayek), la bella moglie di Toni, tenta inutilmente di farlo ragionare, mentre Nadine Wehbe (Diamand Bou Abboud già notata in “Insyriated” di Philippe Van Leeuw), la bravissima avvocatessa della difesa è addirittura la figlia dell’astuta volpe, sua controparte, l’avvocato Wajdi Wehbe (Camille Salameh) cui tiene testa per tutto il processo - ma non esiste un conflitto di interessi tra accusa e difesa??
Il regista conclude la vicenda con una sua speranza di pace, un desiderio di solidarietà che non lascia spazio all’immaginazione del spettatore. Così scrive Francesco Boille in “Internazionale”: «Non ci può essere perdono e quindi riconciliazione senza assunzione di responsabilità reciproca – perché tutti hanno colpe e giustificazioni – e senza conoscenza storica e comprensione piena del dolore immenso che fa covare questa rabbia insensata e perenne dell’orgoglio, della frustrazione».
Per analogia sul ruolo delle immagini – statiche o in movimento - vorrei riportare le parole di Paolo Pellegrin, famoso fotogiornalista della Magnum, che in una conferenza stampa alla domanda “Se una foto può cambiare la storia” ha risposto così: «Io non credo di potere cambiare la testa a nessuno, e non è questo il compito che mi sento addosso. Io voglio far parte di un mondo dove le fotografie entrano in un circuito sociale, cariche di informazioni e di emozioni, acquistano nel loro vagare anche una vita propria, possono incontrare persone e coscienze e far nascere qualcosa. Una fotografia non è un'ideologia che stravolge le menti, è un seme: se sposta qualcosa lo fa piano, crescendo dentro chi la guarda. A questo credo ancora, lo dico da fotografo ma anche da lettore, perché nessuna fotografia esiste davvero se non incontra una coscienza che la accoglie e la completa».
La sceneggiatura di questo film il regista l’ha scritto con la sua ex-moglie e addirittura con la consulenza della madre avvocatessa. Ziad Dueiri avrebbe voluto un processo con la giuria popolare all’americana, che non esiste in Libano, allora sua madre gli ha suggerito il processo con un collegio giudicante a tre magistrati. Un altro elemento che può ricordare la cinematografia americana è l’obbligatorio scazzo tra i due protagonisti maschili, come due bravi cow boys prima di fare amicizia. Ziad Dueiri, che aveva esordito a Cannes nel 1998 con “West Beyrouth”, al suo quarto lungometraggio, ha vinto con “L’insulto” l’Oscar 2018, quale miglior film in lingua straniera. Con l’attore Kamel El Basha (primo attore arabo a ottenere questo premio) ha invece vinto la Coppa Volpi alla 74ma Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Al suo rientro in Libano, a causa del suo precedente film “The Attack”, è stato arrestato perché accusato di collaborazionismo con Israele, poi processato e prosciolto.
Ghisi Grütter
VIVA l'SLAM di Umberto Pradella
Non credo che il buonismo e il cattivismo siano categorie del razionale. Non credo che la storia si svolga tenendo conto delle preferenze di questo o quel gruppo umano. Non credo che la stupida difesa leghista di valori che non conoscono, sia risolutiva Non credo che una cultura sia sottomessa ad un’altra se ha la forza di una cultura viva. Non credo che i problemi si risolvano alzando muri. Non è mai successo che abbiano salvato la società che ci si è asserragliata dentro. Personalmente, di essere italiano, compagno di evasori, corruttori, corrotti, profittatori, imprenditori che assoldano caporali, caporali, gente che si vanta di sapersi sempre arrangiare, familisti amorali, mi dispiace molto. Sono contento di essere accomunato a francesi, tedeschi, olandesi, spagnoli e cosi via..a marocchini, ghanesi, cinesi, giapponesi... che non appartengano alle categorie di cui sopra o altre idiote e inumane. Contesto la credenza che la gente di Salvini sappia chi è musulmano o cristiano; che non metta nello stesso mucchio africani e romeni, bulgari, moldavi e compagnia europea. Mi ripugna chi dice che i rom italiani purtroppo dobbiamo tenerceli, perchè è un razzista che dichiara la sua pochezza, ignoranza, presunzione e idiozia. Non credo che chi esalta la nostra cultura o religione di cui spessissimo non sa nulla, possa legiferare al riguardo. Di più: non amo la patria. Nesuna patria. Sono dalla parte dei baschi, dei catalani, degli scozzesi, dei veneti.... contro gli stati nazionali. Senza scardinare le retoriche nazionali e lasciare che si formino aggregazioni che necessitano di un governo più ampio, che sappia opporsi, con una massa critica sufficiente,al “sistema” capitalistico – finanziario per il quale l’uomo è fattore di produzione e non soggetto, non si potrà mai assurgere a maggior e seria civiltà. Scardinare le nazioni e abbandonarne le asfittiche culture odierne, anacronistiche e incerte, vuol dire creare una nuova civiltà forse tanto capace di generare valori più nuovi e migliori di quelli ingrugniti, velenosi, ansiosi e poveri di contenuti che non siano soltanto facciate di cartone, quinte di teatro: quello dei mediocri, miopi, un poco ottusi leader che ci governano, in occidente e non solo in Italia. Potrei essere scorretto e citare le amanti, i tradimenti, le corna, la lotta costante dei maschi italici contro l’emancipazione femminile, che ha consentito alle donne di rifiutarsi di figliare e che fa parte della “cultura” deterore di questo paese. Non vedo l’Islam come un monolite integralista, perchè non è così. Non più dell’integralismo cattolico, ortodosso, ebraico, delle sette protestanti. Non credo che la poligamia sia la catastrofe, perchè è spessisimo non praticata anche nei paesi musulmani, essendo, oggi, un lusso come lo sono le amanti di tromboni e persone “civili” dell’occidente (che comprende anche l’estremo oriente dei giapponesi e degli australiani). Forse i difensori dei privilegi del sangue, che pensano che il sangue debba fare premio, mentre lo stesso sangue circola nelle vene degli italiani e degli altri europei come dei musulmani e dei maori, dei rom e degli ebrei e dei palestinesi che piaccia o non piaccia e che circola purtroppo nelle vene dei maschi nostrani sicuri che le femmine siano una proprietà, amano più un mafioso con sangue italico che un musulmano civile. Il mio sangue sarà uguale a quello di Salvini e dei plebei mentali al seguito, ma la cosa non mi importa; il mio cervello e il mio modo di intendere ogni cosa è profondamente diverso. L’italianità non è una categoria intelligente. Mi sconcertano quei poveri di spirito che contrappongono Dante a Chaucer o incrociano il fioretto (più spesso la clava) per cercare maggiori grandezze dei campioni nazionali, che immaginano rendano per sangue, somma e intelligente la loro piccolezza e stupidità. Siamo soliti gloriarci dei romani. Anche quelli che i romani hanno bastonato e sottomesso, per esempio, nei Campi Raudi, vicino proprio a Vercelli. Io sono di gente “bruno alpina”, (come le vacche), appartenente alle tribù dei Cimbri e dei Teutoni, che ai Campi Raudi, , Mario ha decimato e sottomesso (i superstiti). Non mi sento nè inferiore nè superiore ai romani, di cui ho assorbito la cultura. Quella di una società egemone e ricca di intelligenza e di valori di civiltà che ha avuto il diritto di prevalere (quasi su tutto il mondo conosciuto, tranne che dove governava l’impero persiano). E’ soltanto la immediata risposta a qualche cosa che mi rattrista: miei cari amici stanno un poco scivolando su posizioni di (accennata) accettazione dello sciovinismo e della presunta superiorità di una qualunque patria; anche di quella oscena del più osceno mestatore che l’Italia abbia visto dai tempi di Mussolini. Ascoltano, mi sembra senza cera nelle orecchie, le sirene di Salvini, leader della plebe in cui Berlusconi e lo stesso successore attuale, alla guida della destra becera e incolta,ha trasformato il popolo pensante. Non amare il PD renziano è giusto se si professano idee diverse e meno prevaricanti; il peggio nasce sempre da errori o tendenze precedenti; non ex abrupto. Questo non può condurre a omaggiare – come se non fosse indecente di suo, ma soltanto perchè prima c’era Renzi - il deteriore campione del razzismo e del sovranismo; il primo odioso e ascentifico oltre che incivile; l’altro stupido e irrazionale. Il ragionamento zoppica. Chiedo scusa per la mia irruenza. Spero che l’amicizia che provo per molti di noi, prevalga. Questa è una reazione immediata. Non è una razionale confutazione delle tesi del lurido ministro dell’interno e vicepresidente del governo del re travicello che crede di poter passare alla storia come presidente del consiglio dei ministri e che sarà ricordato come utile fantoccio. Userò la ragione nella mail che ho annunciato. Non ci saranno aggettivi e moti dello spirito: constatazioni e numeri controllabili in visioni che tentino di guardare avanti. umberto
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