15 maggio 2014

PICCOLE CRONACHE DI UN DISASTRO ANNUNCIATO







Gian Carlo Marchesini è un volontario educatore delle case famiglia nella tenuta della Mistica e al S.Giuseppe. Ha messo la sua sensibilità,la sua esperienza,il suo amore verso il prossimo al servizio dei più deboli e degli esclusi.

Progetto Roma sabato prossimo visiterà la casa famiglia dei volontari di capitan ultimo e potrà prendere coscienza di questa realtà.

Quello che segue è un articolo di Marchesini che testimonia il disagio di tre giovani adolescenti della casa famiglia.

D.F.

 

Piccole cronache di un disastro annunciato

Di Gian Carlo Marchesini

Cosa ci fanno tre ragazzi quattordicenni con famiglie dissestate e padri assenti, madri senza lavoro né soldi, sole e ossessivamente invadenti, in una scuola già di suo in seria difficoltà, in un quartiere che campa di spaccio di alcol e droga e affitti in nero a migliaia di studenti? Vagano agitati lungo scale e corridoi meandrici inseguiti dai loro insegnanti che si sforzano di prepararli agli esami sciorinando i grandi temi storici della lotta al razzismo e all’ingiustizia sociale, o con la visione in aule mal ridotte di qualche film non banale. Gli altri ragazzi “normali” delle classi frequentate dai nostri tre ragazzi “disturbati” sono partiti per la settimana del campo scuola. Questo ovviamente ha prodotto nei nostri tre eroi, per l’ennesima volta esclusi, una botta di frustrazione ulteriore. Della serie: io ti escludo perché ti ritengo inaffidabile,disturbato, molesto; tu reagisci moltiplicando le tue azioni di disturbo; così io dimostro a me stesso e al mondo intero di averti giustamente escluso. Quando la catena pedagogico educativa funziona disastrosamente rovesciata, della serie: per salvare gli altri, non essendoci spazio per tutti, qualcuno dalla torre va buttato. Guarda caso è sempre il più sgradevole e malandato, cioè proprio chi avrebbe più bisogno di essere aiutato.

Tre ragazzi di famiglie in grave difficoltà, e di una scuola dell’obbligo pure, se non peggio, girano per i corridoi sparando calci e pugni a porte e armadi e trattando gli insegnanti con smorfie di ostilità e insulti. Si sono perfino forniti, sottraendole da qualche ripostiglio e nascondendole negli zaini, di tre robuste tronchesi, immaginandosi così forti e invincibili. Il loro passatempo prediletto, nel pomeriggio fino a sera tardi,  è quello di aggirarsi per le strade e le piazze del quartiere come lupacchiotti  famelici,  mescolandosi alla fauna variopinta dello spaccio e della movida che fornisce alcol e droga alle frotte di clienti.  Si fanno una canna, si bevono una birra, cercano con eccitazione ribalda  il pretesto per menare le mani e tirare cazzotti, inseguiti dalle telefonate delle madri angosciate e degli educatori allarmati. Se la famiglia e la scuola ci sono poco e male, se la realtà del quartiere è questa, illegale e criminale, cinica e godereccia, cosa volete che soccorrano assistenti sociali ed educatori, o qualche insegnante mal pagato e malgrado questo bene intenzionato e volonteroso?

I tre ragazzi sono lupacchiotti feriti e rifiutati che ringhiano disperati. Non capiscono perché dovrebbero impegnarsi in attività nobili quando il pane che mangiano sa da sempre di rabbia, ostilità e sputi.  Girano fumando e bevendo per le strade di San Lorenzo, quartiere che fu operaio e antifascista e oggi campa di spaccio in quantità industriali di alcol e droga, e di fitti in nero a migliaia di giovani alle prese con una università che funziona da approdo transitorio verso un futuro che è una incognita oscura.

(E io lì, che ci faccio? Cerco volonterosamente di dare una mano: ma temo di essere soltanto il cronista testimone di un disastro annunciato.)

 

 

 

Nessun commento:

Posta un commento