21 febbraio 2015

Recensione film TURNER di Mike LEIGH


 
Locandina Turner
 

Arte versus rapporti umani

 

Turner è un film biografico girato con un ritmo un po’ troppo lento che contrappone lo splendore dell’arte, la bellezza della natura e il piacere della musica a esseri umani per lo più brutti e spregevoli. M. W. Turner, detto anche il “pittore della luce”, uno dei maggiori paesaggisti mai esistiti, usa lo sguardo come fosse una macchina fotografica per fissare paesaggi naturali e captare dei movimenti come naufragi o tempeste in mare. Questo famoso pittore inglese è vissuto prevalentemente a Londra a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo ed è considerato un precursore dell’impressionismo. Turner è assetato di immagini, di scenari naturali ma con un tocco di mano dell’uomo: il mare con la nave, la campagna londinese con la locomotiva, la campagna olandese con il mulino e così via.

Caratteristica umana – o meglio disumana - di Turner (molto ben interpretato da Timothy  Spall) è quella di avere un pessimo rapporto con le donne: con la governante che usa per sveltine senz’anima, con l’affittacamere sembra essere un rapporto univoco, con la moglie (mai sposata ufficialmente) recriminante e con le due figlie il rapporto è del tutto assente – non va neanche al funerale della figlia minore!

Si salvano nel film due personaggi, due anime semplici naturalmente lontane dall’arte e dal potere: il padre di M. Willy Turner, un ex- barbiere generoso che lavora sempre senza fermarsi mai e che svolge il ruolo di assistente al figlio, e Sophia Booth la vedova affittacamere che non chiede nulla se non di accudire e prendersi cura di qualcuno. Il pittore, invece, ha un brutto carattere: è orso e scontroso, parla pochissimo e invece grugnisce spesso. Forse il regista Mike Leigh lo ha fatto diventare un po’ eccessivamente goffo per tentare di renderlo simpatico al pubblico e in tal modo da far amare anche la sua arte.
 
Ghisi Grütter

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