16 maggio 2015

IL TRASFORMISMO DEI DIRIGENTI PD:UNA TESTIMONIANZA DALL'INTERNO

Già autore di un libro ,Diario Militante, in cui Marchesini ricotruisce la sua esperienza da militante ,non tanto ortodosso, all'interno di un circolo PD prima dell'avvento di Renzi,ora ci regala un'ulteriore riflessione legandola alla conduzione renziana del Partito Democratico e gli effetti collaterali che si sono verificati al suo interno.E' sempre un punto di vista,ma da attento spettatore.

 RENZI LAVAGNA
Matteo Renzi

 
Fino all'arrivo di Renzi, il corpo prevalente dell'apparato politico territoriale ossequiava, con Bersani e la sua Ditta, il gruppo dirigente nazionale intero. Io, ultimo arrivato e non ancora del tutto dimentico della mia precedente esperienza movimentista, non smettevo di sollevare questioni e porre domande, a criticare esplicitamente tutto ciò che a mio avviso non andava. Titolare volonteroso e attivo di coscienza critica, sollecitavo alla radicalità e alla coerenza, ricevendone in cambio gli epiteti pungenti e divertiti di «folle sognatore e poeta». Insomma, ero considerato, sia pure a volte passabilmente stimolante, un emerito rompiscatole. Poi, con l'irruzione di Renzi, il panorama e il contesto si sono rapidamente e radicalmente mutati. Oggi sono quelli che allora erano i più zelanti difensori dell'apparato dirigente locale e nazionale a svillaneggiarlo e ridicolizzarlo con i più sferzanti insulti. E io mi ritrovo a prendere atto e a constatare i tratti impressionanti di un fenomeno di trasformismo opportunistico, e a difendere la dignità e la qualità di almeno alcuni dei vecchi dirigenti del PD che non possono essere demoliti con un disprezzo così furioso da far pensare ai talebani dell'Isis che distruggono alla radice le vestigia delle civiltà precedenti.
Insomma, il famigerato e fatidico cambio di verso, e la rottamazione usata come clava, si sono tradotti in un repentino, totale e corale cambio di posizione all'insegna dell'adeguamento opportunistico al nuovo potere, nel tripudio di corifei che ora sbeffeggiano quelli dei quali fino a pochi giorni prima erano stati i devoti, acritici e obbedienti chierichetti.
Qui non si tratta affatto di un cambio di linea e strategia politica, qui si sono rottamate onestà intellettuale, autonomia di pensiero, dignità e coerenza etica. Hanno fatto irruzione, in una dimensione e pratica politica che mantenevano una loro tensione e ricerca guidata da valori e principi, le logiche del mercato liberista e della competizione più becera. Ecco, per fare un solo esempio: il modo con cui Renzi ha fatto fuori Letta, quel suo beffardo e canagliesco Enricostaisereno, mi ha perfino costretto a rivalutare, rispetto alla furfanteria del secondo, un qualche spessore politico e umano del primo. In un passaggio, basta anche il dettaglio e il mutamento nel linguaggio a far capire il degrado e lo squallore del nuovo paesaggio politico.
Un buon fine settimana
Gian Carlo





 















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