31 agosto 2016

MUSEO DELLA SHOAH: SARA’ LA VOLTA BUONA?


 
                                               Progetto Museo della Shoah
 

Tra le opere incompiute del II Municipio spicca il Museo della Shoah, voluto, anzi fortemente voluto, dall’allora Sindaco Veltroni ( 2001-2008). Situato in un luogo simbolo in via Alessandro Torlonia (il tratto di strada interessato al Museo fu rinominato in seguito  Largo Simon Wiesenthal),  alle spalle della residenza del Duce a Villa Torlonia,  sin dall’inizio ha avuto vita difficile.

Prima i cittadini, organizzatisi in comitato e capeggiati da una "pasionaria", si ribellarono in massa all’edificazione di un palazzo residenziale che a loro dire avrebbe deturpato il panorama e la bellezza del posto. Presto detto: Veltroni, spalleggiato dal  suo assessore Minelli , accontentarono i cittadini, compensando la società costruttrice con degli edifici a Tor di Nona, e facendogli  ingoiare  il pillolone/rospo del Museo della Shoah. Davanti a questa richiesta non poterono rifiutare il loro consenso ed, obtorto collo, accettarono questa soluzione. Poi fu l’architetto Luca Zevi, coadiuvato dall’ingegner Tamburrini, a disegnare il progetto approvato dalla comunità ebraica anche se il loro Presidente, Leone Paserman, non ne era proprio entusiasta. Passarono gli anni e a Veltroni succedette   l’ “ottimo”(???) Alemanno (2008-2013) che, in sintonia con Riccardo Pacifici, della Comunità, rafforzò l'appoggio del Comune  alla realizzazione del progetto ma non si potette  esimere dal mandarlo in gara.
Nel frattempo gli anni passavano e la ricorrenza della liberazione di  Auschwitz era vicina ( 27 gennaio 2015) e del Museo neanche l’ombra. E allora si tirò fuori dal cilindro una soluzione B (nel frattempo in Campidoglio era arrivato il professor Ignazio Maria  Marino ,2013-2015) individuando una collocazione temporanea all’EUR che avrebbe dovuto sopperire alla bisogna, nella fattispecie alla ricorrenza dell’anniversario. Anche quella soluzione fu messa da parte perché venne ventilata dall’Avvocatura comunale  un’ipotesi di reato ( danno erariale)e la collocazione temporanea, in attesa dell’agognato museo, si trovò in prossimità della Sinagoga (Casina dei Vallati). Piuttosto un luogo simbolo, beninteso.

Ora veniamo informati che finalmente ( Sindaca Virginia Raggi,2016 ) è stato firmato il contratto tra il Comune di Roma e la ditta aggiudicataria dell’appalto, la Sac Società Appalti Costruzioni, formalmente incaricata «della progettazione esecutiva e dell’esecuzione dei lavori di costruzione dell’edificio a largo Simon Wiesenthal e che per l’attuazione ci vorranno almeno due anni ( 600 giorni) Tutto bene quel che finisce bene? A prescindere che nel frattempo sono passati poco più di 12 anni , ci verrebbe da dire “manco per niente”. Perché pende presso il Consiglio di Stato il ricorso presentato dalle seconde classificate per la realizzazione del progetto. E allora che vuol dire? Vuol dire che se il Consiglio di Stato desse   ragione a questi ultimi, ribaltando la sentenza del TAR, come il gioco dell’oca, si tornerebbe indietro e si fermerebbe tutto. E allora addio al Museo e chissà quando lo si vedrà realizzato.

E forse allora qualche cittadino di via Alessandro Torlonia si godrebbe in silenzio la sua rivincita.

Raffaele Fischetto

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