13 agosto 2016

Recensione film: 1001 GRAMMI regia di Bent Hamer



 Con Ane Dahl Torp, Laurent Stocker, Magne Havard Brekke, Dinara Drukarova, Christian Ellefsen, del 2014. Musica di Kaada.

 




Scienza e ironia

 

Il film è una presa in giro garbata del mondo degli uomini (e pochissime donne naturalmente) di scienza, e per di più nordici. Marie (Ane Dahl Torp) è un’agente trentacinquenne dell’Istituto Norvegese dei pesi e delle misure, lo Justervesenet, e passa la via a controllare le varie misure per conto dello Stato. Rilasciando il suo bollino blu ha un lavoro di grande potere e prestigio, ma per contro, una vita solitaria. Vive in una deliziosa villetta bifamigliare minimalista, in un quartiere suburbano presumibilmente di Oslo, con tutte villette attorno identiche. Si è appena lasciata con il suo compagno che si attarda a traslocare portando via ogni giorno o uno scatolone o due sedie.

Il senso della sua solitudine è perfettamente rappresentato ironicamente dal suo letto a due piazze, ma con un solo piumino single e un unico cuscino. Chissà se lui si è portato via anche quello?

Marie è una figlia d’arte, infatti anche suo padre, cui lei è molto legata, lavora per lo Justervesenet, ed è il responsabile del prototipo del chilo norvegese. Purtroppo viene stroncato da un infarto poco prima di un Convegno a Parigi, dove invece andrà lei a portare il preziosissimo prototipo per una ricorrente verifica di misura a livello internazionale.

Neanche a dirlo a Parigi trova l’amore, Pi un ex Professore di fisica (Laurent Stocker) che fa il giardiniere all’Istituto di scienza, dove si svolge il Convegno, e registra il canto degli uccelli a seconda della distanza dalla città. Sembra che l’amore per la natura unisca i due cuori così come il loro mondo politically correct: entrambi usano macchine rigorosamente elettriche, entrambi si occupano dei genitori lui accudisce sua madre affetta dal morbo d’Alzheimer, e cos’altro? Unica singolare trasgressione che il regista Ben Hamer ci presenta è che Marie è una fumatrice (discreta naturalmente). Belle sono le scene nello strettissimo anditus dell’Istituto Norvegese, l’unico punto dove sia permesso fumare, ovviamente all’aperto.

Il film non sarebbe male se non fosse per questo lato così perbenista e per l’ovvietà dell’immaginario con cui è descritta tutta la parte francese, dai monumenti sacri – Place della Concorde e la Tour Eiffeil - allo stereotipo dell’uomo francese un po’ basso un po’ tondo che ama il vino e la vita. La parte migliore di 1001 Grammi è sicuramente quella che descrive la Norvegia, patria d’origine del regista. Bella è la scena delle ceneri del padre e della solita ritualità con la quale lei le pesa. Con un linguaggio di silenzi e di inquadrature ben studiate Hamer descrive un cambiamento che avviene lentamente e in modo impercettibile. Minimalista lo è anche nella sfera dei sentimenti.

Pur essendo nato a Sadndefjord, una città a sud di Oslo, Ben Hamer studia a Stoccolma alla Scuola di Cinema e teoria cinematografica all’Università. È un esperto di film che rappresentano le solitudini di persone incapaci a uscire dal proprio disagio esistenziale come Kitchen story – Racconti di cucina del 2003 e de Il mondo di Horten del 2007.

 

Ghisi Grütter

 

 

 

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