1 ottobre 2015

PERCHE' NON HO FIRMATO PER I REFERENDUM PROPOSTI DA CIVATI


Non ho firmato alcuni degli otto referendum (mi sembra già di vedere lo scuotimento delle teste), tranne per il n° 3, che non sono sicuro di interpretare correttamente, ma che – vista la nettezza della proposizione – non dovrebbe dare adito a fraintendimenti .
Sono sempre dell’idea che la storia stia andando per un verso che la politica – in generale – e quella italiana in sottordine, non comprende.
Ci vogliono le cose che stanno capitando, perchè la storia faccia il suo corso.
Però, per non essere tacciato di fatalismo ecessivo e aprioristico dai riformatori critici, dai conservatori moderati, dai conservatori riformisti, dai pragmatici di buon senso, dai cultori del meno peggio, dai radicali insofferenti e dai reazionari biliosi, cercherò di definire la inanità di questi quesiti e la loro dimensione velleitaria..
· Primo. il problema non mi sembra proprio quello dei capilista bloccati. La scelta degli eliggibili rimane sempre nell’ambito di liste prodotte dalle segreterie partitiche, che nessuno conosce bene, anzi che nessuno o la grande maggioranza dei votanti conosce. La scelta viene peggiorata dalle pressioni lobbistiche e da quelle di interessi inconfessabili. I parlamenti di tutto il mondo e di quello italiano in particolare, da molto tempo non hanno dato buona prova, non hanno offerto esempi di libertà di coscienza, si sono piegati al dettato dei reali detentori del potere, qualunque fosse la tecnica elettorale vigente, e le cose sono andate man mano peggiorando. Le cose continueranno così ancora per un pezzo. Le elites dominanti governano in modi molto più efficaci; persino le forme delle istituzioni non determinano differenze “qualitative” nella politica. I leader di facciata continueranno a officiare secondo riti di fidelizzazione imposti da leader reali.
· Secondo. rientra probabilmente nella “strategia” referendaria, descritta da franco Buccella
· Quarto. Votando il terzo, il quarto, ammesso che rientri nella categoria dei quesiti referendari descritta da Franco Buccella, mi sembra pleonastico
· Quinto. Troppo vago e probabilmente controproducente. Insieme a una procedura che si sta cambiando e con l’obiettivo di ostacolare opere inutili o dannose, si elimina anche la possibilità di fare grandi opere di sostituzione del trasporto su gomma con quello di cabotaggio o su ferrovia, o di sistemazione geologica del territorio o di piani nazionali per l’edilizia scolastica.... Per di più, le grandi opere si faranno secondo “convenienza” politica, elettorale e lobbistica (anche il ponte sullo stretto, che diventato “ferroviario” sarà meno indigesto) anche se sarà superata la “politica delle grandi opere”.
· Sesto e settimo. Nelle condizioni attuali non è soltanto pura utopia, ma persino inutile utopia. La condizione dei lavoratori nel mondo, in Europa e quindi in Italia, non è un problema di licenziamenti liberi, demansionamenti e “diritti” dei lavoratori. Se non si cambiano le regole della società, quelle del lavoro (con tecnologia, creazione di oligopoli....) sarà nel solco della “precarizzazione” comune alla stragrande massa dei cittadini, siano essi lavoratori dipendenti, autonomi (!) o pensionati.
· Ottavo. Il discorso sulla scuola non è molto diverso da quello sul lavoro. Se si rimane nel solco di una scuola destinata soltanto a fornire materiale per il lavoro, qualunque sia l’organizzazione, le conseguenze saranno quelle descritte da De Mauro e citate da Paolo (e non solo). Non solo le arti “liberali”, ma tutta la ricerca di base sarà destinata a ridursi (in Italia noi ci siamo già riusciti). Prima di stabilire il tipo di organizzazione bisogna sapere cosa si vuole dalla scuola, altrimenti una norma vale l’altra.
Insomma le esigue (ma ricche e potentissime) elites dominanti (per me inconsapevolmente suicide) corrono tutte verso il baratro come la (non vera) raccontata corsa dei lemming verso il suicidio collettivo in oceano.
Continueranno a predicare un liberismo radicale, e questo clima pervasivo continuerà a produrre una classe politica di bassa qualità e sottomessa.
Come diceva Schumpeter il capitalismo – con trasformazioni obbligate – sarà il carnefice di se stesso.
Per adesso siamo nella fase di una democrazia formale che nasconde (neanche poi troppo bene) una dittatura soft, officiata da politici mediocri, ma goverrnata da poteri ben più reali. I Civati e compagnia sono gli ingenui strumenti con cui si sostiene di essere in democrazia “reale”, visto che si puo dissentire e proporre.
Vale, secondo me, per tutti i riformismi interni al sistema.
Soltanto spallate (destinate a fallire probabilmente) ma che si accumulano e obbligano il potere a togliere la maschera, indebolendolo, sono il giusto segnale e possono indicare la strada.
Umberto  Pradella     
 
Gli otto Referendum di Civati
gli otto quesiti proposti per il Referendum da Civati.

1° quesito
: Eliminazione dei capilista bloccati. "Se si ammette il voto di preferenza per gli altri candidati, superando così le perplessità che questo crea, è irrazionale escluderlo poi per i capolista, creando due tipologie di candidati."
2° quesito: Eliminazione della legge elettorale proporzionale con premio di maggioranza, capilista bloccati e candidature plurime.
3° quesito: Eliminazione delle trivellazioni in mare.
4° quesito: Ricondurre nell’ambito di procedure ordinarie la attività di trivellazione.
5° quesito: Superare la politica delle "Grandi Opere".
6° quesito: Eliminare la possibilità di demansionamento, anche per mera organizzazione aziendale, togliendo tutele alle lavoratrici e ai lavoratori.
7° quesito: Eliminare la nuova normativa sui licenziamenti e assicurare uguali protezioni in merito tra vecchi e nuovi assunti.
8° quesito: Evitare la precarizzazione progressiva di tutti i docenti nominati a tempo indeterminato sopprimendo il potere di scelta del dirigente scolastico e l’incarico triennale.
Sicuramente firmerò i primi due.

Vi invio l'appello di Civati :
www.possibile.com/referendum/

Saluti.
J.

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1 commento:

  1. se ho ben capito, l'Autore non ha firmato i referendum perchè serve una spallata contro il potere.

    Sarei felice di sapere quale spallata contro il potere sarebbe più efficace di questi quesiti, che miravano a (1) impedire capilista bloccati e candidature plurime, cioè la possibilità per i partiti di far eleggere i loro impresentabili all'insaputa degli elettori; (2) eliminare del tutto una legge elettorale scandalosa, con un premio di maggioranza incostituzionale; (3) impedire le trivellazioni marine entro le prime 12 miglia dalla costa; (4) impedire al governo di autorizzare le trivellazioni, sia in terraferma che in mare, malgrado la contrarietà degli enti locali il cui territorio viene interessato; (5) eliminare la "Legge Obiettivo", definita criminogena perchè prevede procedure talmente "semplificate" da rendere legittimo qualsiasi abuso; (6) revocare il potere del datore di lavoro di demansionare unilateralmente il lavoratore, cioè la legalizzazione del mobbing; (7) restituire ai nuovi assunti un minimo di tutela contro i licenziamenti illegittimi, rendendoli meno ricattabili; (8) eliminare il potere di chiamata diretta del "preside manager", AD dell'azienda-scuola come prefigurata dalla legge 107.
    Eliminare con il voto dei cittadini le principali riforme volute dagli ultimi governi a me sembra l'unica possibile "spallata" in grado di cambiare le cose. Aspetto con ansia di assistere alle clamorose iniziative che verranno messe in campo dall'Autore, che sono certa mi faranno cambiare idea.
    Con simpatia, da un'attivista di Possibile

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