4 ottobre 2015

Recensione film:MARGUERITE di Xavier Giannoli


 
 
Poster Marguerite
 
 
 
 
 
MARGUERITE

Xavier Giannoli

 

L’anti-Traviata

 

Tratto da una storia vera, Marguerite è un film leggero abbastanza gradevole a parte le sgradevolissime esecuzioni canore di lei, forse un po’ esagerate. Ambientato nella Parigi postbellica degli anni Venti trasmette la voglia di vivere e il desiderio di libertà tipico di quegli anni.

La ricca baronessa Marguerite Dumont è una stonatissima melomane un po’ agée, che vive l’illusione di essere un soprano e si cimenta in rècitals privati nella sua magione di campagna assecondata dal fedele servitore Madelbos. La scelta dei brani, oltretutto, è molto ambiziosa come ad esempio l’aria della Regina della Notte tratta dal Flauto Magico di Mozart, considerata da molti tra i più difficili pezzi per soprano in assoluto. L’idea di un’illusione assecondata non è nuovissima; basti ricordare sopra tutti Viale del Tramonto di Billy Wilder, anzi credo che l’autista/tuttofare di Marguerite sia un’esplicita citazione dell’autista/tuttofare della vecchia star del cinema Gloria Swanson interpretato dal regista Erich von Stroheim.

Trascurata (e tradita) dal marito, Marguerite cerca emozioni sempre più forti nella musica lirica incoraggiata anche da due giovani che rappresentano un cambiamento nel mondo dell’arte: uno è un giornalista critico d’arte che scrive su un giornale parigino, l’altro un poeta dadaista con falso accento tedesco. La Dumont avrà coraggio di esibirsi in un piccolo cabaret (off diremmo oggi) cantando la marsigliese sotto una regia più futurista che dadaista e di fronte a un pubblico eterogeneo ma non nazionalista.

La mancanza di affetto del marito fa crescere il rapporto tra Marguerite e il suo servitore che è anche il suo fotografo ufficiale, il suo pianista accompagnatore, il suo adulatore che la protegge dall’orribile verità di essere terribilmente stonata. Così tutti la assecondano: gli amici del circolo, una giovane promettente cantante, la servitù al completo, i musicisti e perfino il tenore Atos Pezzini che, assieme al suo clan, si trova costretto a impartirle delle inutili e dispendiose lezioni di canto.

Un film che non riesce a commuovere rimanendo sempre sul registro di commedia. L’unica nota decisamente positiva è il personaggio generoso e coraggioso di Marguerite con la quale si empatizza grazie anche alla bravura di Catherine Frot (la cuoca di Mitterand anch’essa tratta da una storia vera) che l’interpreta.
 
 Ghisi Grütter
 

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