18 ottobre 2015

Recensione film:WOMAN IN GOLD di Simon Curtis

 


 
Il capolavoro defraudato
Helen Mirren, Ryan Reynolds, Max Irons
 
Il film, a mio avviso, è stato un po’ bistrattato dalla critica. Woman in gold ripropone tematiche, epoche, luoghi, orrori che non si possono e non si devono dimenticare.  
La Vienna dell’inizio del Novecento era una capitale colta e ricca, il luogo di sperimentazione delle arti e delle scienze: dalla Secessione alla musica dodecafonica, fino ad arrivare alla psicoanalisi. Tutto fu spazzato via dal nazismo che costrinse alla fuga molti “cervelli” o in alternativa furono mandati nei lager e sterminati – molti degli intellettuali e artisti dell’epoca erano di origine ebraica. Le opere d’arte, come quadri, gioielli, mobili e suppellettili - furono trafugate principalmente ai proprietari in fuga e finivano illegalmente o in mani privati o, nel caso fortunato descritto dal film, in un noto museo/galleria viennese.
Alla fine degli anni Novanta la politica austriaca voleva restituire le opere d’arte defraudate dai nazisti ai legittimi proprietari. Uno dei capolavori di Gustav Klimt, la Woman in gold, vanto e icona dell’artisticità viennese, faceva parte di queste opere tenute nel Castello del Belvedere.
Tratto dalla storia vera di Maria Altmann (Helen Mirren), una giovane ebrea fuggita da Vienna poco dopo l’arrivo dei tedeschi durante la seconda guerra mondiale e rifugiatasi da allora in California, è l’erede della zia Adele Bloch-Bauer ritratta da Klimt.
Maria si rivolge allora all’avvocato Randy Schönberg (Ryan Reynolds)  - guarda caso il nipote del famoso musicista - che da riluttante e dubbioso si infervora nella causa e una volta a Vienna si infervora nella causa fino a lasciare il suo lavoro dello studio per seguire a tempo pieno le intricate vicende burocratiche, le cause, gli appelli e gli arbitrariati della restituzione.
Rappresentato più in forma di operetta il film ha spunti drammatici che fanno commuovere (9 temi degli abbandoni, delle umiliazioni subite dagli ebrei, dei sensi di colpa della sopravvivenza…) ma fa anche sorridere e lo si vede volentieri. Certo molto della sua piacevolezza è dovuta alla bravura di Helen Mirren.

Ghisi Grütter

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