2 agosto 2017

I VITALIZI: TRA MITO E REALTA'

 
 
 
 
 
 
 
LA GIUSTA ESIGENZA CHE IN TEMPO DI CRISI CHIEDE AL MONDO POLITICO DI IMPORRE UNA REDISTRIBUZIONE DELLE RISORSE IN MODO PIU' EQUO E PROPORZIONATO, RISCHIA DI RIDURSI IN UN'INUTILE SCENEGGIATA!
IL TESTO APPROVATO ALLA CAMERA E APPRODATO AL SENATO, NON PREVEDE ASSOLUTAMENTE L'ABOLIZIONE DELLE PENSIONI DEI PARLAMENTARI!
I GRILLINI, CON LA PROPOSTA A PRIMA FIRMA LOMBARDI, CONFLUITA NEL TESTO RICHETTI, GIA' SI ERANO GARANTITI IL DIRITTO ALLA PENSIONE DOPO “SOLI” 5 ANNI DI MANDATO.
(ARTICOLO 6 COMMA 2 DEL TESTO LOMBARDI E FIRMATO DA TUTTO IL GRUPPO DEL MOVIMENTO 5STELLE: “I membri del Parlamento conseguono il diritto alla pensione al compimento del sessantacinquesimo anno di età e a seguito dell'esercizio del mandato parlamentare per almeno cinque anni effettivi.....”).
A QUESTO PUNTO INVECE DI PAVENTARE CALCOLI IMPROBABILI SUL PASSATO E FARE PROPAGANDA, BUONA SOLO PER INGANNARE CHI NON SI INFORMA, SI DOVREBBE PREVEDERE UN CONTRIBUTO DI SOLIDARIETA' GENERALIZZATO A PARTIRE DAI POLITICI, MA NON SOLO, CHE PREVEDA UN PRELIEVO SOPRA UN CERTO REDDITO.
SE PER ESEMPIO CI RIVOLGESSIMO A QUELLI COME FLAVIO CATTANEO (CHE GUADAGNA COME IL VITALIZIO DI 1000 EX PARLAMENTARI) PER UN CONTRIBUTO AD UN FONDO DEDICATO AI GIOVANI, NON CREDO CHE SI FAREBBE UN GRAVE TORTO AL LIBERO MERCATO.
Ma entriamo nel merito. Premettendo che condivido la necessità di rivedere tutta la spesa relativa all’attività politica, per affrontare e risolvere abusi e intollerabili eccessi di questi anni, provo a fare qualche considerazione sui vitalizi degli eletti e la qualità della nostra democrazia.
In primo luogo va detto che la proposta di legge Richetti non abolisce le pensioni dei parlamentari. Anche i 5Stelle, con il testo a prima firma Lombardi (art.6 comma2) precisano che i parlamentari hanno diritto alla pensione dopo “soli” 5 anni di mandato.
Dobbiamo ricordare che è già così dal 2012; nella precedente legislatura, infatti, è stato introdotto il calcolo contributivo per un versamento di 5 anni e i 65 anni per l’accesso alla pensione. Le nuove norme fisserebbero il limite invalicabile dei sessantacinque anni e sposterebbero verso l’INPS sia la gestione dei fondi che l’erogazione delle pensioni, introducendo (con seri dubbi di costituzionalità) la non completa autonomia finanziaria del Parlamento!
Di Maio con il voto della Camera canta vittoria contro i vitalizi degli altri, ma non precisa che con quella legge il suo vitalizio è salvo!
Benissimo: abbiamo appurato che gli attuali parlamentari manterrebbero le regole già esistenti dal 2012. La novità che viene propagandata, per occultare il resto, riguarda coloro che hanno svolto il mandato in precedenza e l’eventuale adeguamento con il sistema contributivo.
Vediamo quanto si risparmierebbe. In realtà nessuno è in grado di fare calcoli precisi, si parla di 60/70 milioni complessivi su una platea di circa 2600 persone, in larga parte molto anziane. Con il paradosso che le pensioni dell’odiata casta, cioè dei parlamentari di lungo corso, con il contributivo verrebbero intaccate di pochissimo e qualcuno forse ci guadagnerebbe!
Ipotizzando di sorvolare sui diritti acquisiti, in buona sostanza questa battaglia sui vitalizi è meramente simbolica, non garantisce risparmi di rilievo e gonfia a dismisura le vele dell’antipolitica. In più non c’è alcuna certezza che possa andare avanti sia nel voto al Senato che al vaglio della Corte Costituzionale.
Su questo punto, secondo la logica del provvedimento, si poteva osare di più! Per esempio, si potrebbe dire che per il futuro i contributi versati dai parlamentari debbano corrispondere ad almeno quindici anni per maturare il diritto, studiando meccanismi di cumulo con altre attività svolte.
Dico “almeno quindici anni” provocatoriamente, ricordando che in Italia le cosiddette baby pensioni sono esistite e prevedevano di concedere alle impiegate pubbliche con figli di andare in pensione dopo quattordici anni, sei mesi e un giorno. Mentre era possibile per gli statali lasciare il servizio dopo diciannove anni e mezzo e per i lavoratori degli Enti Locali dopo venticinque anni. Chi oggi ne usufruisce, e non oso pensare cosa significherebbe un ricalcolo contributivo, sono tra le quattrocento e le cinquecentomila unità e costano allo Stato circa nove miliardi e mezzo di euro l’anno. Generalmente un baby pensionato incassa come minimo il triplo di quanto ha versato!
Prendiamo un esempio a caso: Antonio Di Pietro è andato in pensione da magistrato a quarantaquattro anni e incassa 2.644 euro lordi al mese.
In realtà nel nostro Paese un po’ tutte le categorie hanno avuto un “aiutino” per la pensione! Secondo i dati, tra il 2008 e il 2012 quasi un milione di lavoratori sono usciti con un’età media di cinquantotto anni e con il sistema retributivo. Sono dipendenti privati, autonomi, ma anche dipendenti pubblici i quali godono tuttora di pensioni di anzianità più alte del 20% rispetto alla media. Per tutti costoro lo Stato ha pagato e continua a pagare il 28% in più di quanto avrebbe versato con il sistema contributivo.
Ciò significa che se magicamente quel sistema fosse esteso a tutti, risparmieremmo quarantasei miliardi di euro l’anno!
Non è un caso che sentiamo il Presidente dell’INPS parlare della necessità di ricalcolo contributivo per tutti.
Insomma, a chi non interessa nulla del principio della salvaguardia dei diritti acquisiti, il problema se lo dovrà porre sul terreno del consenso.
Tuttavia, continuando con la premessa che i risparmi sono necessari e che la politica deve dare il buon esempio, a tutti coloro che hanno dubbi sul ruolo del parlamentare, voglio ricordare che indennità e vitalizio nascono per dei motivi precisi e fondanti della nostra democrazia.
Gli eletti non sono “dipendenti”, come dice qualcuno alludendo al “popolo datore di lavoro”. Anzi essi debbono essere totalmente indipendenti nelle loro scelte e nelle loro azioni. La materia delle democrazie rappresentative è stata risolta da tempo sul piano pratico e teorico. Ogni cittadino può essere eletto e deve avere il massimo dell’autonomia per esercitare il mandato. In ogni caso non dev’essere ricattabile!
Avevano ben presenti tali garanzie sia Enrico Berlinguer che Aldo Moro o Nilde Iotti o Tina Anselmi e via dicendo...
In tal senso ricordiamo qualche esempio già fatto in altre occasioni:
un operaio, dopo essere stato eletto, scopre che la fabbrica dove lavora viola le leggi sull’inquinamento e, di conseguenza, propone e/o vota sanzioni verso il suo datore di lavoro.
Immaginiamo il manager di un’azienda farmaceutica che viene eletto in Parlamento e decide di denunciare la sua azienda che vende vaccini scaduti alla Pubblica Amministrazione.
In questi due casi per essere davvero liberi, per avere il coraggio di fare le cose secondo coscienza e per il bene collettivo, serve un’indennità di mandato e, finita la legislatura, devono esserci delle garanzie.
Diciamo la verità, i migliori talenti del nostro Paese non avrebbero alcun interesse ad imbarcarsi nelle Istituzioni senza stabilire coperture economiche che garantiscano libertà ed indipendenza del ruolo.
Nei casi di particolare dedizione e sensibilità al bene comune, senza un intervento e un controllo pubblico, gli eletti che interrompono e mettono a rischio una carriera lavorativa, sarebbero costretti a rivolgersi alle assicurazioni private e la lobby degli istituti finanziari sicuramente ringrazierebbe!
Se vogliamo fare dei risparmi e trovare nuove risorse all’interno della cornice costituzionale e democratica, occorre intervenire diversamente.
Considerando che la crisi economica ha colpito in profondità il nostro Paese e quindi si dovrebbe imporre una redistribuzione delle risorse in senso più equo e proporzionato, si potrebbe prevedere un contributo di solidarietà generalizzato a partire dai politici, ma non solo, che preveda un prelievo sopra un certo reddito.
Se per esempio ci rivolgessimo a quelli come Flavio Cattaneo (che guadagna in un anno come 1000 ex parlamentari!) per un contributo ad un fondo dedicato ai giovani, non credo si farebbe un grave torto al libero mercato.
Termino dicendo che la rincorsa del PD verso contenuti populisti non la capisco; snatura il compito di un partito fondato da culture radicate nella nostra democrazia e non offre risultati elettorali.
Il terreno dell’antipolitica è già occupato dal M5S e si fonda su tante cose vere ma molte altre discutibili e che farebbero saltare la convivenza civile. Non ultima l’idea che la democrazia rappresentativa sia un inganno da abbattere! Il loro mito della democrazia diretta non prevede la necessità dei partiti, dei sindacati, del parlamento e di tutto l’armamentario costituzionale.
Tuttavia, al di là delle convinzioni teoriche e se parliamo ancora di riduzione dei costi della politica, anche qui i 5S potrebbero fare di più!
Sembra che Di Maio e Di Battista chiedano ogni mese un rimborso per le loro spese, arrivando anche a 10000 (diecimila) euro che si sommano all’indennità parlamentare.
Non danno un bell’esempio! Un taglio drastico sarebbe opportuno e varrebbe anche come segnale simbolico. Per la coerenza, non per altro!
 
Roberto Sciacca°
 
°L'autore è stato eletto alla Camera dei deputati per tre Legislature, dal 1994 al 2006,.Tra i ruoli ricoperti ricordiamo quello di membro delle Commissioni Parlamentari Ambiente /Lavori Pubblici, Affari Sociali/Sanità, Lavoro pubblico e privato . Dal 1996 al 2001 Segretario della Giunta delle Elezioni (fonte Wikipedia)

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