24 agosto 2017

SULL'ATAC,SULLE EMERGENZE E SU ALTRI PROBLEMI IRRISOLTI




Le analisi di Bettini, ricordate da Gian Carlo Marchesini e l'articolo di Mimmo Fischetto su Tre Righe  (l'autore si riferisce ai contributi pubblicati su Tre Righe sulla ventilata privatizzazione dell'ATAC  ndr) sono eccellenti.
Rimangono veri e anzi rafforzati, secondo me, due punti:
Il primo di carattere generale e evidente riguarda le pesantissime responsabilità dei politici.
Il secondo, un poco più complesso riguarda la perplessità di Mimmo sulla definizione della pratica della privatizzazione in assenza di una necessariamente precedente definizione di un contratto di servizio che stabilisca i confini entro i quali il privato – qualunque sia – possa e debba muoversi.
Nessun contratto di servizio potrà mai obbligare un imprenditore privato a non tendere al profitto.
Il risultato, mettiamola come vogliamo,sarà sempre un profitto imprenditoriale per le  aree di servizio remunerative e – se si vuole a tutti i costi che il servizio venga offerto da un privato – perdite a carico della collettività nelle aree “a fallimento di mercato” (che in genere sono molto più ampie delle prime).
Mimmo mi dà l’estro per dire che il “profitto” della azienda pubblica di trasporto di Milano rappresenta, con ogni probabilità, un eccesso di finanziamento del comune.
Eccesso che torna al comune comunque.
Per queste ragioni sono e rimango certo oppositore della privatizzazione dei servizi pubblici.
Può darsi che il pretendere dai politici una condotta razionale e seria sia, specialmente nelle condizioni odierne (generali) e romane, una pretesa utopica (questi politici non sono nemmeno riusciti a sgomberare un edificio in Roma, abitato da anni da rifugiati, senza costringerli a dormire in strada. Sarà trovata una soluzione. E’ una delle frasi più stupide e odiose che di continuo sento ripetere)
Vuol dire che la guerra è persa.
Vuol dire che dobbiamo piegarci e accettare l’invasione del privato, la dittatura del profitto, la cancellazione dei “bisogni sociali” ridefiniti come “servizi all’individuo” che se li deve guadagnare (e se non ci riesce, ciccia).
Ipotesi ben rappresentata dalla visione americana di sempre e in particolare da quella trumpiana attuale.
Gli emuli occidentali sperano seriamente che alla fine questo modo di vedere le cose non “prevalga” soltanto, ma sia l’unico presente.
Non è ideologia, ma sociologia:è la necessità di ottenere un equilibrio “aureo” tra i diritti della collettività e quelli degli individui.
Qualunque “disequilibrio, in qualunque senso, provoca mostri.
Il guaio è che se il mostro è collettivo ci strappiamo le vesti; se è l’individualismo consumista, pensiamo che sia l’economia con le sue leggi (è il mercato, bellezza!)
Il guaio peggiore è quello che accomuna politici di bassa lega e mentalità popolare ben costruita, per antico e modernamente rafforzato disegno, a preferire un tornaconto personale e meschino a una visione serena e seria di bene comune.
Tutto quello che accade dimostra con dovizia di particolari che questa assunzione è costantemente inverata:
Il sindaco di Casamicciola mente sapendo di mentire.
Gli abitanti di Ischia – isola che con un terremoto di medio bassa intensità – ha subito nel passato lo sconcio di più di 2000 morti, non hanno imparato la lezione: hanno costruito abusivamente in territori (vedi casamicciola) così fragili da non reggere tremolii che in Giappone non considerano nemmeno. Le richieste ufficiali di abbattimento sono più di 600 e i condoni sono decine di migliaia.
Vale lo stesso per Amatrice e territori colpiti. Materiali scadenti, criteri antisismici “finti” per ossequio formale alle leggi.Edifici pubblici fuori legge.
Non ho nesuna simpatia per quei sindaci che sembrano eroi e hanno distribuito licenze a gogò.
Non ne ho nemmeno per quei politici nazionali che per lunghissimo tempo (solo da poco, credo, non è più possibile) hanno permesso ai sindaci di utilizzare gli introiti da licenze edilizie per coprire i buchi della finanza comunale ordinaria (buchi aggravati dai tagli a carico delle comunità locali) 
Acqua: ci sono gli allacci abusivi e sono una faccia della medaglia che di nuovo conferma l’assunto, ma la realtà è che nel centro – sud d’Italia le perdite del sistema di distribuzione oscillano tra il 45 e il 60% (ci vogliono decenni di disattenzione e di ignavia perchè si arrivi a queste proporzioni di disastro).
La prassi dell’emergenza e mai della ordinaria e corretta gestione del territorio non ci appartengono e c’è persino di che sorridere sconsolati:
la conclamata “semplificazione” della faragginosa abitudine di produrre leggi, ne cancella sì molte e il risultato vienne adeguatamente amplificato.
Peccato non si dica che per ogni legge cassata ne nasca 1,2 nuova.   
Questo perchè il “popolo” osannato come deposito della innocenza, mestatori populisti avversi alle elite ma di ignoranza crassa e elite che hanno provocato i peggiori disastri, concorrono a rotolarci verso il peggio.
Quello che mi spaventa è che questo andazzo non è solo italiano (stiamo vincendo: non è l’italia che migliora. E’ il mondo che ci assomiglia sempre più; e questa volta non ci sono riserve: è proprio tutto il mondo.)
Mi vergogno invece della mancanza di vergogna e della vomitatoria retorica italica:
telegiornali che propongono servizi grondanti retorica ripetitiva; lamentazioni pubbliche e private senza mai additare una colpa; finte sicurezze – per non allarmare il “popolo” – che crollano sotto l’ evidenza dei fatti (vedi uova con farmaci).
Mi fermo perchè è come mangiare le ciliege. Una ne tira un’altra.
Questo paese mi fa vergognare, e la resa  e il cedimento al privato per l’Atac, che ha originato la discussione, alle mie orecchie suona come il fallimento della politica e della società.
Umberto Pradella

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