21 gennaio 2015

L'INVERSIONE DEI RUOLI

Terza appuntamento su Tre Righe delle considerazioni di Umberto a seguito dei tragici fatti di Parigi .Seguiamolo nelle sue riflessioni.


 

 
Chi ci leggesse e non avesse familiarità con il nostro gruppo di discussione, avrebbe a disposizione alcune ipotesi interpretative:
·         L’invasione degli spazi europei da parte di orde di immigrati, sarà pressochè costituita da islamici provenienti dal medio oriente e dall’ Africa musulmana. Asiatici in genere: cinesi, indiani, sud-est asiatici, non parteciperanno ai grandi flussi migratori del futuro, nemmeno tanto lontano.
·         Gli immigrati, di qualunque provenienza, saranno, prevalentemente, persone che “sceglieranno” l’Europa come meta, ma che posti di fronte al “giuramento” di accettazione della Way of life del vecchio continente, potrebbero decidere di cambiare idea, visto che saranno edotti del fatto che se si rifiutassero, sarebbero rimpatriati, o peggio, sottoposti a dure e immediate sanzioni.
Essendo una scelta, e conoscendo le regole, molti rinuncerebbero a venire da noi e sceglierebbero mete più permissive o addirittura preferirebbero rimanere dove sono.
·         Il giuramento con cui  gli immigrati dichiareranno di uniformarsi alle regole della civiltà ospitante, ci metteranno al riparo da terroristi subdoli; soltanto alla seconda generazione, i loro figli, nati in Europa, decideranno di rivoltarsi contro la terra che li ha accolti  
·         L’immigrazione musulmana prevaricante; composta di intransigenti integralisti, non accetterà il melting pot culturale, ma pretenderà di uniformare e plasmare l’intera società europea secondo i canoni della legge coranica. Il papato abbandonerà Roma e le confessioni cristiane europee e i laici – timorosi e pavidi – si arrenderanno al credo delle masse dominanti.
·         L’unica possibilità di sopravvivenza almeno culturale, per gli europei tremebondi – se non avranno in fegato di costruire una barriera impenetrabile e respingente, attorno all’europa intera – sarà quella di abbandonare il continente e migrare, a loro volta, in territori dove l’islamismo non possa raggiungerli, sperando di essere accettati in un paese che incomincia a vedere come il fumo negli occhi gli immigrati “non WASP” e che si difende (malamente) dai latinos, con barriere lunghe migliaia di chilometri e pattugliamenti costanti.
·         Per ovviare alla diminuzione della popolazione e quindi del livello dei consumi necessari a garantire almeno i livelli attuali di ricchezza, si riconoscerà che l’accoglienza di milioni di immigrati è necessaria, ma strateghi accorti – se ne può dedurre- mentre scoraggeranno i flussi islamici, favoriranno quelli dalla Mongolia, dalla Siberia, dalla Cina non musulmana, dall’India indù (fieramente nemica dell’Islam e garanzia di contrasto efficace alla islamizzazione).
 
Devo obiettare che le correnti migratorie non sono una “scelta”  di condizioni migliori, ma il risultato di catastrofi umanitarie
La gente non abbandona i propri luoghi,  se non per evitare – nella stragrande maggioranza – la pressochè sicura fine della vita per mancanza di mezzi di sussistenza o per violenza   gemeralizzata che conduce alla morte.
Le masse che si spostano – è sempre avvenuto – non sono controllabili, a prescindere dal buon cuore o dal platonismo infantile di chiunque.
Tra le masse che si spostano  sarà sempre impossibile evitare la presenza di individui che non accetteranno la loro sorte  e si ribelleranno tragicamente.
Tra i discendenti degli immigrati, offesi a torto o a ragione, dalla convinzione – vera o presunta – di essere emarginati e sfruttati, sarà statisticamente sempre possibile trovare chi cederà alla pressione e si rivolterà in modo cruento e imprevedibile.
Persone manipolanti, che sappiano sfruttare le religioni – islam o induismo o cristianesimo o ebraesimo.... – in momenti di profondi cambiamenti degli asseti geopolitici, ormai mondiali, quando le elites dominanti dell’una e delle altre parti – scossi gli assetti precedenti e non più sostenibili -  si scontreranno per formare nuove gerarchie, approfitteranno, come sempre, di queste situazioni marasmatiche, finchè un nuovo assetto di equilibrio, favorevole a nuovi dominanti, non sarà raggiunto.
Qualcuno potrebbe pensare che tutto questo si possa risolvere con atteggiamenti riformisti e con il riconoscimento di
eccessive disuguaglianze da correggere e così via.
Credo che non accaddrà, come non è mai accaduto.
Tutti questi discorsi – che si sono focalizzati  sul disastro francese – sono incominciati molto tempo fa, sulla base di considerazioni che mi hanno sempre visto nella parte del pessimista per antonimasia, convinto che la fine vicina della ideologia capitalistica e le enormi disuguaglianze provocate dal regime liberista della concorrenza senza limiti, si sarebbero risolte in una tragedia epocale, in cui le vecchie idee di progresso,benessere, civiltà sarebbero state rimescolate in modo violento.
Mi è stato consigliato di vedere il bicchiere mezzo pieno; di sorridere e di pensare che “la sinistra” avesse ancora un preciso significato e che non era vero che  una guerra tra masse di diseredati e manipoli di pochi ricchi e potenti fosse inevitabile, ma che, una politica capace di ridurre gli eccessi di ingiustizia qui e ovunque, riducendo le differenze troppo stridenti, avrebbe evitato il peggio.
Oggi trovo quasi tutti arroccati su una difesa impossibile degli assetti che ci vedono privilegiati.
Vedo irrobustirsi atteggiamenti dettati dalla paura e da nascente “razzismo” almeno culturale.
Vedo avanzare la tentazione di dar ragione ai vari Salvini o Le Pen.
Mi trovo spiazzato.
Da pessimista senza speranza, mi scopro incapace di sentirmi minacciato dall’islam e quindi incoscentemente ottimista.
Scopro che le mie tristezze (per la fine di una “civiltà” cui sento di appartenere fin nel midollo – la civiltà della borghesia -mai esistita davvero in Italia, dove si è confusa con il ceto medio - che non mi obbligano a indossare armature di sorta, ma a considerare, con il massimo di lucidità possibile, le colpe morali, politiche  e strategiche della mia stessa parte, la cui involuzione è alla radice dei mali moderni e degli sconquassi conseguenti), sono viste come cedimenti imbelli di fronte alle ombre di una catarsi inevitabile.
Non è infrequente accorgersi in ritardo di essersi scambiati i panni.
 
Umberto Pradella

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