16 gennaio 2015

SFOGLIANDO LA COLLEZIONE DI CHARLIE EBDO





Per il particolare lavoro svolto in tanti anni,Cassini  ha accumulato un'esperienza e una sensibilità non comune che sono alla base di questa sua riflessione (probabilmente pubblicata anche sul Fatto Quotidiano di ieri) ai margini della recente strage di Parigi.
L'autore è socio di ProgettoRoma.

SFOGLIANDO LA COLLEZIONE DI CHARLIE HEBDO

 

Sfoglio commosso la mia collezione di Charlie Hebdo degli anni Settanta – già ricca delle firme di Wolinski, Reiser, Cavanna – e mi accorgo con sorpresa che sotto la patina d’irridente empietà scorre una linfa di umana pietà. Sì, pietà nei riguardi di quella folla di bougnoul appena sbarcati in Francia dal Maghreb, e anche dei tanti rital da poco immigrati dall’Italia. La bacchetta magica di Charlie Hebdo trasformava quegli epiteti spregiativi in segnali di empatia.

A quel punto la mia sorpresa lascia spazio a un’amara riflessione. I vignettisti di Charlie Hebdo non sono forse i primi ad aver capito e a modo loro denunciato l’alienazione che avrebbe poi spinto qualche bougnoul a prendere le armi? Un destino cinico e baro ha voluto che fossero proprio i “terapeuti” a cadere sotto i colpi dei fratelli Kouachi.

Attraversavo di recente il 19° Arrondissement di Parigi: un intrico di vie, piazze e mercati dove tutto – suoni, odori, colori – appare maghrebino. Ma in un’atmosfera depressa, alienata appunto. Manca la vivacità e il senso d’appartenenza che si percepisce camminando per le vie di Orano, di Tunisi, di Fez. Allora ti poni una domanda angosciosa: possibile che da questo brulicare di musulmani palesemente sradicati in Europa emergano così pochi “vendicatori di Allah”? Poi ripensi ai maleodoranti quartieri del Cairo e di Alessandria, dove una gioventù coraggiosa ha sfidato i proiettili del tiranno per finire sotto il tallone di un altro generale, ricevuto a Roma con tutti gli onori dopo aver fatto condannare a morte 529 dimostranti... E ti chiedi: possibile che su 80 milioni di egiziani emergano così pochi “terroristi” in nome della giustizia divina?

Infine, la stessa angosciosa domanda si ripete come un incubo visitando i campi palestinesi in Libano, le tendopoli di rifugiati siriani in Turchia e in Giordania, i territori occupati da Israele in Palestina, le citta irachene devastate dalle bombe, i ghetti in cui i monarchi del Golfo confinano i manovali pachistani. Possibile?

14 gennaio 2015

Giuseppe (Ino) Cassini         

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