7 febbraio 2016

Recensione film:REMEMBER di Atom Egoyan




Poster Remember  n. 2


REMEMBER
Atom Egoyan
Christopher Plummer, Martin Landau, Jürgen Prochnow, Bruno Ganz, Henry Czerny
Colonna sonora di Mychael Danna

 Mancanza di memoria o rimozione? Quando i dolori sono così stati forti e le emozioni così violente si tende a non volerci tornare su. Qualcuno cambia identità, altri perdono la memoria, altri ancora non sopravvivono. Pochissimi rielaborano ogni momento per non scordare e, magari, per fare in modo che giustizia sia fatta. Così i tre anziani personaggi accomunati dal terribile passato di Auchwitz sembrano rappresentare tre tipologie diverse. L’identità negata e l’identità con-fusa sono quelle che rappresentano la maggiore contraddizione.
Al centro del film “Remember” del regista canadese Atom Egoyan presentato al Festival di Venezia del 2015, c’è dunque la memoria: il ricordarsi chi si è, cosa si è stati e cosa sia successo. Molti emigrati in America nel secolo scorso cambiarono il nome, qualcuno per semplificarlo (i russi o gli ebrei ad esempio) altri per nascondersi (i nazisti appunto) altri ancora fecero solo delle traduzioni dei significati (come ad esempio Wolf= Zev cioè lupo).
Zev Guttman (il bravissimo Christopher Plummer) è un vedovo ebreo con palese demenza senile che viene spinto dal suo amico Max (un irriconoscibile Martin Landau) – proprietario della casa di riposo dove risiede - a cercare il responsabile dello sterminio delle loro famiglie ad Auchwitz. Max, che aveva lavorato con Simon Wiesenthal, gli scrive varie pagine di appunti per direzionare Zev nelle indagini e lo sostiene  anche economicamente. Secondo le ricerche Otto Wallish, il vero nome del colpevole, ha cambiato nome e identità in Rudy Kurlander: ci sono 4 persone che si chiamano nello stesso modo in America e bisogna trovare quella giusta per ucciderla perché alla veneranda età a cui sono arrivati non ci sarebbe tempo per l’estradizione e il processo in Germania.
Le peregrinazioni di Zev tra il Canada, l’Idaho e l’Ohio, nella periferia dell’ex industriale Cleveland, nei non-luoghi statunitensi come le stazioni dei Greyhounds, alternate agli asettici alberghi e case di riposo tutte simili, costituiscono lo scenario nel quale si aggira Zev, con sforzo sovrumano, mani tremanti e memoria alterna, in un costante spaesamento. La sua lotta contro i suoi stessi limiti può essere considerata una parabola di sopravvivenza al decadimento fisico e mentale. Zev continuerà il suo viaggio cross-country fino ad arrivare dall’altra parte degli Stati Uniti e cioè nel Nevada, dove il finale - come spesso nei film del regista Atom Egoyan - ribalta il senso e il significato della peregrinazione, lasciando comunque un dubbio di fondo nello spettatore.

 Ghisi Grütter


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