3 marzo 2016

DONALD TRUMP VISTO DALL'ITALIA

 Dal post di Rif Raf

                                                                          Donald Trump


A certa stampa europea piace sorprendersi dei risultati pre - elettorali statunitensi. La sorpresa diventa dileggio quando entrano in campo i nostri giornalisti di dichiarata (ma spesso non costante) ispirazione "progressista". In particolare, sui risultati nei vari caucus repubblicani del candidato Donald Trump. Nei commenti continua ad aleggiare quell'aria di superiorità intellettuale e culturale ereditata dalla monocorde propaganda antiamericana del '68 e di pregiudizio sul preteso disegno imperialistico ed egemonico della nazione. Chi volesse leggere in chiave più obiettiva il risultato, che sembra delinearsi, di affermazione di Trump, si accorgerebbe che i suoi sostenitori non provengono delle classi della ricca borghesia delle grandi metropoli, ne' dall'establishment, ne' dal mondo della finanza, ne', tanto meno, dalle nuove leve della new economy. L' elettore che sta rispondendo al richiamo della campagna di Trump, e' il classico americano della middle-class, quello che vive nelle periferie lontane a volte anche due ore di commuting dal posto di lavoro in citta', con il mutuo sulla casa e le rate del prestito per il college ancora da pagare. Oppure il blue-collar che espone ancora orgoglioso la bandiera nel giardino della propria casetta uguale a tutte le altre. E' il cittadino di un America furiosa per la perdita dei posti di lavoro a causa delle delocalizzazioni. Che e' stanco di mandare i propri figli a combattere in Paesi lontani per difendere remoti interessi economici di altri e dei cosiddetti alleati occidentali, sempre critici nei confronti dell'America, salvo quando serve che intervenga in loro vece appena si apre un nuovo focolaio di guerra o un'emergenza umanitaria.

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