30 marzo 2016

UTOPIA E REALTA'

L’Economist ha scritto:
“l’Europa deve ormai accettare l’idea che attentati come quello di Bruxelles si ripeteranno con regolarità. Per evitarlo, bisognerebbe innanzi tutto togliere terreno sotto i piedi ai terroristi e alla loro capacità di reclutamento nelle periferie delle metropoli europee, nei ghetti e nelle sacche di povertà;fermare le guerre in Siria e in medio oriente; aprire le frontiere e definire politiche di accoglienza comuni; combattere le disuguaglianze, la disoccupazione, la precarietà, la povertà, il razzismo, favorendo al tempo stesso lo sviluppo delle aree più deboli economicamente e distribuendo diversamente le risorse.
Probabilmente invece, la risposta andrà nella direzione opposta....”

Cosa altro avrebbe potuto dire un magazine radicale di estrema sinistra, come l’Economist?

Distribuire diversamente le risorse? Combattere disuguaglianze e precarietà? Queste sono utopie pericolose molto più degli attentati (muore la gente comune, mica chi conta: sono i danni collaterali del progresso, che bisogna saper accettare). Lo dimostra il fatto che hanno contagiato anche l’Economist 

La strada giusta ce la indicano i nostri statisti, che, insieme ai terroristi (che ci hanno tanto sperato e oggi ne godono i frutti,  costati tanti sacrifici),  alimentano questa spirale:
Stato di emergenza (in Francia, decretato nel novembre scorso e tuttora in vita); stato di guerra (sono decenni che l’Europa è in guerra, insieme agli USA,in giro per il mondo, a esportare democrazia); controlli sempre più stretti; frontiere ancora più chiuse; caccia agli stranieri; militari nelle strade; bombardamenti intensificati; budget militari aumentati, respingimento di chi scappa dalla fame o dalle violenze non di un nemico, ma di un suo governante (perchè la morte è diversa se è procurata da un nemico o da sola carestia e sfruttamento di qualche satrapo amico nostro), soldi alla Turchia doppiogiochista e “sicura” (meglio l’Isis che i curdi),comprensione per l’Egitto, baluardo in Libia e, nonostante qualche scivolone, nostro amico per la pelle,   privilegi alla GB, fascismi blanditi, appoggio ai wahabiti petrolieri (meglio l’Isis che l’Iran) , uccisione della Grecia, ...
Un poco di realpolitik, insomma e basta con sogni a occhi aperti di gente fuori dal mondo: con buona pace di qualcuno che crede basti essere nato sulla terra per non essere clandestino, le differenze ci sono eccome e i clandestini sono tantissimi; gli ebrei, per esempio, è ora di guardarli con l’attenzione che meritano: in Europa è meglio che rimangano in pochi a fare danni, ma a casa loro, in Israele, vanno benissimo. Per fortuna che ci sono, che c’è Nethaniau, che aumenta la censura,che la democrazia è sempre più “sospesa” anche per gli stessi ebrei, che assomiglia ormai ai regimi arabi. Se ne è accorto persino Salvini che ha scelto Israele come esempio forte di buona politica.
Chi non capisce che questo nostro occidente, sacro e cristiano (quello vero, di cristianesimo, non quello di questo papa) con i suoi valori immortali, deve essere difeso persino contro la sua stessa gente (che è ignorante e non sa che qualche tragedia è lo scotto da pagare perchè la civiltà trionfi), fondatore e difensore del mercato capitalista, liberista e individualista (che ha imparato da poco, ma finalmente, che la società non esiste) è esso stesso, un terrorista peggiore di quelli che si fanno saltare in aria o sparano all’impazzata, perchè mina l’ordine faticosamente costruito nei secoli, in modo molto più subdolo.

Per difendere questa civiltà che ci ha nutriti e regalato benessere; per difendere la democrazia e i suoi meccanismi, bisogna essere consapevoli che, se necessario, questi meccanismi devono essere fermati e la democrazia sospesa, e che il benessere appartiene in misura maggiore, molto maggiore, a chi ha saputo e sa ottenerlo, perchè le risorse sono scarse e bisogna saperle conquistare.
Chi non lo capisce non è solo stupido; è anche  un terrorista e bisognerebbe metterlo in condizioni di non nuocere.
Umberto Pradella

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