28 maggio 2016

Recensione film: AL DI LA' DELLE MONTAGNE regia di Jia Zhang-ke


AL DI LÀ DELLE MONTAGNE

Regia di Jia Zhang-ke

Fotografia Nelson Yu Lik-wai

Musiche Yoshihiro Hanno

Con Zhao Tao, Yi Zhang, Jing Dong Liang, Zijian Dong, Sylvia Chang

 



 

“Al di là delle montagne” è un film impegnativo e ambizioso che vuole fare riflettere sui cambiamenti sociali in Cina (ma non solo) nel presente millennio e sulla sua progressiva occidentalizzazione. Il film abbraccia un quarto di secolo in tre scenari, sottolineati anche da un diverso formato - dal quasi quadrato al cinemascope – che vanno dal 1999, passando per il 2014 e arrivano al 2025. Siamo nel meno noto nord della Cina e Fenyang è una piccola città di provincia nello Shanxi – che letteralmente vuole dire “a ovest delle montagne”.

La prima parte narra la storia di tre amici: Tao, giovane, carina e vitale, Liangzi un operaio gentile e sensibile e Zhang di origini borghesi molto attaccato ai soldi.  Tra le gelosie dei maschi il ricco Zhang avrà la meglio e sposerà Tao, mentre Liangzi se ne andrà lasciando la città-cantiere di Fenyang (città natale anche del regista).

Il processo di emancipazione (ma anche di americanizzazione) continua e la seconda parte mostra  Tao che vive da sola, gestisce una stazione di servizio ed è divorziata. Il figlio Dollar è stato affidato al padre e tornerà da lei solo per assistere ai funerali del nonno. Tao nota che il bambino è molto preso dai simboli consumisti (a cinque anni già maneggia sapientemente l’Ipad) e dal modo sfarzoso di vivere che il padre gli offre in Australia.

Nel terzo sipario del film, Dollar cresciuto si mostra insoddisfatto; è un giovane sensibile che intreccia una strana storia (in cerca della madre?) con una sua maestra di cinese – anch’essa una cinese trapiantata a Toronto e finita in Australia - e, avendo nostalgia della madre, programma di tornare da lei. Tao vive ancora da sola ma, in una sorta di premonizione e di attesa, sembra sentire il ritorno del figlio per cui si mette a cucinare tanti ravioli e a riprendere, dopo tanti anni tristi, la danza che faceva da ragazza,.

Le immagini sono bellissime e variegate: possiamo apprezzare da un lato, lo sconfinato panorama australiano con la sua natura abbagliante, dall’altro, le situazioni povere, precarie e malsane delle abitazioni dei lavoratori nelle fabbriche di Fenyang.

Il film è un po’ un monito contro il capitalismo – Zhang sarà indagato per truffa e Dollar sarà infelice nel suo mondo di ricchi senza valori. Sembrerebbe che i luoghi, le tradizioni e le proprie identità culturali siano ancora molto importanti. La musica del film presenta "Go West" dei Pet Shop Boys, che era un brano di successo in Cina negli anni ’90, mentre la canzone cantonese “Take Care” un brano poco conosciuto di Sally Yeh, una star del cantopop, musica popolare cantonese.
Jia Zhang-ke in un’intervista così racconta "Fenyang è una piccola città della provincia centrale dello Shanxi. È dove sono nato e ho trascorso la mia infanzia. Vi ho girato i miei primi due film, Xiao Wu (The Pickpocket) e Zhantai (Platform) e una parte di “Il tocco del peccato” del 2013. Per me si tratta di un punto di ancoraggio affettivo, dal momento che vi abitano i miei amici e una parte della mia famiglia, ma anche di un punto di ancoraggio estetico e sociale: per me, Fenyang rappresenta quello che vivono i comuni mortali in Cina. È una regione che è anche molto legata al concetto che è alla base della storia del film e che nella lingua cinese viene espresso con i caratteri Qing Yi che designano un'idea molto forte di lealtà nei confronti dei propri cari, siano essi i familiari, le persone che amiamo o gli amici. Questo concetto, che può essere paragonato a quello che nel Medio Evo in Europa si chiamava «giuramento di fedeltà», è centrale nella letteratura cavalleresca. Nella mitologia cinese, si incarna in Guan Gong, la divinità della guerra. Il suo attributo tradizionale è una lunga alabarda con un pennacchio rosso, l'oggetto che vediamo apparire in ogni parte del film. È portato da un individuo che sembra errare senza uno scopo, come se non sapesse più che fare di questa virtù".
 

 

 

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