10 maggio 2016

UN NUOVO MODELLO PER ROMA




Gli Ecologisti Democratici , costola ambientalista del Partito Democratico, hanno prodotto, alla vigilia delle elezioni a Roma, il documento che riportiamo per  nostri lettori e che noi condividiamo al cento per cento Peccato che il Partito Democratico non gli abbia mai dato retta. Sarà questa la volta buona ? Ci auguriamo di si. Come ci auguriamo anche che proprio da Roma, con la scelta dei nuovi consiglieri, parta quel riscatto morale  e quell'orgoglio che possa portare in Aula Giulio Cesare donne e uomini che abbiamo voglia di tirarsi su le maniche e non metterle in pasta, ci scusino i lettori per questo facile gioco di parole.

Valeria Fischetto

UN NUOVO MODELLO PER ROMA
.    La questione ambientale è prioritaria per Roma
A Roma oggi non si vive bene. Cattiva qualità dell’aria, inquinamento acustico, caos, servizi pubblici non all’altezza, traffico ed emissioni di gas serra. Mai come oggi il tema ambientale, che dovrebbe essere materia fondante e costituente del Partito democratico, è prioritario anche per la nostra città. È ormai diffusa tra i cittadini la consapevolezza della criticità della situazione ambientale e della sua certa relazione con la salute; criticità ambientale che comporta anche costi economici e freni al mantenimento degli attuali livelli di benessere. Molto è stato fatto dalle esperienze delle amministrazioni progressiste; ed anche la Giunta Marino – sia pur tra molte difficoltà – ha posto le basi per far ripartire una città ormai giunta allo stremo. Tuttavia molte questioni restano ancora irrisolte, e oltre ai punti “consueti” della politica cittadina - moderna gestione dei rifiuti, mobilità sostenibile e trasporto locale, qualità dell’aria e delle acque, qualità degli elementi naturali e della biodiversità – è emersa l’urgenza della lotta al riscaldamento globale. Noi Ecologisti riteniamo che solo puntando su ambiente, legalità, green economy ed economia circolare, facendo crescere il benessere collettivo e la qualità della vita, si possa (uò) assicurare uno sviluppo sostenibile e duraturo di Roma. L’avvio a soluzione dei problemi ambientali e della crisi climatica significa, infatti, aumentare l’efficienza generale del sistema, la sua produttività, eliminando gli sprechi e liberando risorse da riutilizzare con ricadute positive per un ulteriore (sulla) crescita dell’occupazione.   E’ qui che si centra la nostra proposta, che ritiene inscindibile il rapporto tra ambiente sano e  pulito, ecologia della politica, legalità. Bisognerà mettere in atto una forte volontà di cambiamento, anche, ove necessario, mettendo in discussione scelte urbanistiche, ambientali e amministrative prese negli ultimi anni dai governi locali, anche di centrosinistra.
Bisognerà porre al centro dell’agenda politica la difesa esclusiva dei cittadini, della loro qualità della vita, e non degli interessi dei poteri più o meno forti e occulti che hanno inquinato la politica romana. Scelte politiche prima impossibili forse ora diventano fattibili. La crisi profonda della politica, a Roma culminata con lo scandalo di Mafia Capitale, ha messo in crisi vecchi poteri e consolidate consorterie. Questa è probabilmente la migliore occasione per lanciare quella politica davvero nuova, pulita, che noi ambientalisti per anni abbiamo chiesto, purtroppo con poco ascolto. Per questo, noi poniamo con forza la questione ambientale e morale come temi prioritari dell’agenda politica del prossimo sindaco di Roma.

2.    Questione morale e un nuovo Modello di governance per Roma
A Roma serve una forte iniezione di legalità, di ripristino delle regole, di trasparenza negli atti amministrativi. Anche la politica ambientale deve essere accompagnata da una prioritaria azione di risanamento etico. Il ripristino della legalità nella nostra città, la liberazione dall’inquinamento mafioso e del malaffare, il perseguimento di una sana “ecologia della politica”, sono condizioni necessarie per ridare fiducia ai cittadini e favorire gli investimenti.
Al di là dei fenomeni più gravi, come quello dell’inquinamento mafioso o della malavita nella gestione della città, sono inquietanti – pur senza fare generalizzazioni – i segnali di degrado nella moralità pubblica, di scarso senso civico, di comportamenti scorretti portati avanti da pubblici funzionari e anche da singoli cittadini. Fenomeni quali abusivismo commerciale, venditori di materiale contraffatto, bancarelle improvvisate e non autorizzate, tassisti e parcheggiatori abusivi, dilagano nella nostra città, quasi senza controllo, e la rendono più brutta e meno vivibile. L’immagine di Roma ha subito pesanti danni, pertanto serve una decisa iniziativa politica che restituisca dignità alla città e ai suoi cittadini. Bisogna dunque mettere in atto tolleranza zero per ogni forma non solo di abusivismo e di illecito, ma anche di incuria, disinteresse, sciatteria. La cura della città, come bene collettivo, deve diventare obiettivo primario della sua amministrazione e dei suoi residenti. Servono politiche di formazione e informazione pubblica per coinvolgere i cittadini e renderli partecipi del rinnovamento e del risanamento, ambientale e morale, della città.
Il risanamento ambientale e morale di Roma porterà benefici sui suoi conti economici. È noto che il bilancio di Roma è in pesante sofferenza. Servono risorse, che si dovranno ricavare anche attraverso una riduzione dei costi, che – è necessario dirlo – potrà non essere indolore. Tuttavia, si dovrà limitare l’impatto sui cittadini e sui servizi primari, ripartendo gli oneri in modo più equo e puntando sull’eliminazione di privilegi e soprattutto sprechi, evitando tuttavia i “tagli lineari”. Per questo è necessario fare una seria verifica delle politiche che si praticano, dei processi attuativi e delle procedure che si seguono, individuando i passaggi che producono inefficienze e cambiando, quindi, anche politiche, processi e procedure, se necessario. Vanno eliminati i benefici impropri, le consulenze inutili, gli appalti non trasparenti. Una cifra importante può essere recuperabile  dall’evasione fiscale e dalla lotta alla corruzione, di per sé anche fonte di dissesto economico: sottrae risorse pubbliche sane, avvantaggiando interessi privati e criminali.
Per realizzare gli obiettivi di un radicale rinnovamento, serve una nuova governance della città. È necessario un nuovo rapporto con le associazioni, portatori di interessi, categorie produttive, comitati di quartiere, cittadini attivi – tutti soggetti che conoscono il territorio, le sue necessità e bisogni – affinché possano comunicare istanze, proposte e progetti all’amministrazione. È ora di ridare trasparenza al rapporto tra politica e cittadino, attraverso la pubblicazione su Web di dati, processi attuativi, informazioni sullo stato di avanzamento di proposte e delibere; un nuovo “Modello Roma 2.0” dovrebbe prevedere la possibilità di utilizzo di strumenti interattivi (“social”) attraverso i quali i cittadini possano partecipare, inviare proposte ed esprimersi. Il nostro auspicio è che la città di Roma possa diventare il laboratorio di un nuovo modello di politica del territorio, aperto ai contributi di tutte le realtà che vi operano.
3. Lotta al riscaldamento globale, priorità anche a livello locale
L’impatto dei cambiamenti climatici sta avendo effetti severi anche nella nostra città: la scorsa estate la persistente ondata di calore, unita all’elevata concentrazione di polveri sottili e di ozono, hanno di certo esposto le fasce più deboli della popolazione a rischi sanitari gravi. L’adattamento delle città agli effetti più gravi del riscaldamento globale e la mitigazione delle emissioni di gas a effetto serra, devono diventare priorità anche per l’amministrazione capitolina. Ormai non basta più mettere una firma in calce al Patto dei Sindaci, o produrre un ambizioso Piano d’Azione per le Energie Sostenibili che però resta disatteso. Servono azioni urgenti e concrete, perché ormai si rischiano la salute e la vita stessa di molti cittadini; bisogna rendere Roma più resiliente e per questo bisogna mettere in campo competenze e capacità di innovazione. Per contribuire a limitare l’impatto delle ondate di calore, amplificato dalla espansione del suolo artificiale, dell’asfalto e del cemento, dei palazzi che bloccano la circolazione del vento, bisogna innanzitutto individuare le aree ove tale fenomeno è più grave, ove il calore ristagna, e mettere in atto azioni di risanamento urbano. Ciò significa tra l’altro la piantumazione di alberi sia di arredo urbano, sia realizzando boschi urbani e rinaturalizzazione di aree degradate, la promozione di tetti verdi, di orti urbani, e la realizzazione di punti d’acqua e fontane che rinfrescano e danno ristoro. Ove possibile, nelle aree e piazze pedonalizzate, sottratte alle automobili e restituite ai cittadini – da realizzarne di nuove in ogni quartiere – sarebbe molto utile il ripristino del suolo naturale, eliminando l’asfalto e coperture artificiali, e realizzando giardini.  Appare, dunque, evidente come siano fondamentali le politiche per il verde in ambito urbano. Incrementare il patrimonio naturale attraverso la forestazione urbana (bosco urbano), serve a sviluppare la biodiversità, anche faunistica, ed è un efficace strumento di mitigazione delle emissioni di gas serra. Noi Ecologisti proponiamo di avviare un intervento di ricostruzione naturalistica, filologicamente e scientificamente corretta, di (una) aree libere del territorio urbano, per esempio della foresta planiziale tra la città e il mare, anche per venire incontro alle esigenze di favorire la circolazione dell’aria, in particolare di quel “ponentino” così noto e storicamente riconosciuto dai romani. Si potrebbe cominciare utilizzando (dalle) parte delle aree delle aziende agricole pubbliche (Castel di Guido) ed estendendo il progetto ad aree dei  privati attraverso meccanismi incentivanti (polifunzionalità delle aziende agricole); (coinvolgendo) si dovrebbero interessare le università e gli istituti di ricerca del settore e i portatori di interessi:  con benefici sull’occupazione, sulla ricerca e sul turismo “consapevole”. Tra le esperienze: foresta di Sherwood in Inghilterra.
3 bis. Politiche per il verde urbano
Nonostante gli sforzi dell’ultima amministrazione, la gestione del verde a Roma soffre per le politiche in materia assunte in precedenza, (a iniziare) non solo dalla Giunta Alemanno, che hanno di fatto generato inefficienza e perdita di competenze interne. Al contrario, per una gestione efficiente del verde pubblico, in particolare di arredo urbano, (per) è necessario attivare un serio programma di manutenzione, per cui servono competenza, e capacità di nuova progettazione, da stimolare o rigenerare all’interno dell’amministrazione. Infatti, le piante e gli alberi vanno monitorati per individuare malattie e debolezze dovute alla collocazione, curati, protetti dal danneggiamento, potati solo quando serve e con criteri corretti, per la sicurezza,  a seconda della stagione e della specie, rinnovati e incrementati, in modo  (coerente) compatibile per le condizioni dell’ (con l’)ambiente circostante. Servono nuove visioni progettuali, ricostruendo le competenze del Servizio Giardini, da decenni dequalificato, a causa della massiccia esternalizzazione delle attività. Servono nuove competenze d’avanguardia sul verde pubblico, come sono state sviluppate in altre città. L’istituzione di una ristretta commissione tecnico – scientifica di esperti, in grado di produrre nuove direttive, linee guida di intervento, esame dei problemi e proposta di soluzioni, sarebbe auspicabile, accompagnata comunque da una ristrutturazione in termini di efficienza della macchina amministrativa, che deve poi mettere in atto i progetti e le attività richieste.
Inoltre, per la gestione delle Ville Storiche romane serve un Coordinamento delle diverse competenze (Sovrintendenze e U. Giardini) che garantisse la coerente programmazione e la sinergia tra gli interventi, eventualmente previsti dalle diverse “autorità”, e basati sul Piano delle Destinazioni d’uso delle aree di ciascuna. Il Programma degli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria dovrebbe riguardare i manufatti storici e artistici insieme ai beni naturalistici (i cui tempi e caratteristiche di degrado o deterioramento hanno, ovviamente, tempi  e modi diversi da considerare!). Infine ci vorrebbe una “fonte costante di finanziamento” perché l’episodicità degli interventi di manutenzione non serve, può essere controproducente, ed essere uno spreco, come infatti è. Stessa considerazione vale anche per la manutenzione del verde pubblico urbano.
Quindi, cambiare strategia è necessario anche per eliminare gli sprechi ma resta auspicabile un flusso pubblico di risorse verso le attività di manutenzione e incremento del patrimonio verde. 
Il territorio comunale di Roma è interessato anche dalla presenza di Parchi e Aree Protette di istituzione regionale e statale. Il Comune controlla  l’ente “Roma Natura” cui è affidata la gestione di 14 aree protette terrestri ed una marina; mentre è presente nell’Ente di gestione del “ Parco dell’Appia Antica”, in quello di Veio, partecipa alla gestione della Riserva statale del Litorale romano”, infine anche la Tenuta di Castel Porziano” ricade nel territorio comunale. Un patrimonio naturalistico, di biodiversità, archeologico, architettonico, paesaggistico, culturale, monumentale, rilevantissimo, di grande interesse, che influenza significativamente la città. Per  mantenere e valorizzare questo patrimonio, garantendone la tutela, serve, prima di tutto, far completare dalla Regione l’approvazione degli strumenti di pianificazione territoriale (Piani di Assetto), e far predisporre dagli Enti e le “Comunità” gli strumenti di sviluppo sostenibile previsti dalla legge (Programma economico e sociale). Sarebbe utile coinvolgere i portatori di interessi nei processi di sviluppo sostenibile (ma non nella gestione diretta degli Enti Parco e, quindi, del territorio). E’ necessario migliorare la manutenzione dei beni non solo naturalistici,  incrementare la fruizione con la cura dei sentieri, la creazione di nuovi percorsi e la tutela della sicurezza dei visitatori. In generale, questi territori dovrebbero essere la sede di eccellenza per lo sviluppo delle “buone pratiche” in campo ambientale: raccolta differenziata e riciclaggio dei rifiuti, mobilità sostenibile in varie modalità, attività produttive compatibili, agricoltura biologica e filiera corta, garantendo uno sviluppo sostenibile e opportunità occupazionali.
            
   4. Consumo suolo zero – un nuovo modello di sviluppo per Roma
Il nuovo modello di sviluppo urbano a cui noi ecologisti aspiriamo non può più basarsi sul consumo di beni e di suolo, e sulla mobilità individuale; ciò ha generato una città poco vivibile, inquinata, colma di rifiuti, con periferie sterminate piene  di centri commerciali e di alienazione. Questo modello non è più né sostenibile né tollerabile. Per questo è necessario intervenire fermando, con una moratoria, ogni nuovo consumo di suolo. Ogni nuova urbanizzazione comporta costi energetici, di mobilità, di emissioni di gas serra, di riscaldamento, non più compatibili con gli obiettivi di mitigazione della CO2. Nel NPRG risultano oltre 20 milioni di mc di nuove cubature pianificate, molte delle quali oltre il GRA. A completamento del Piano, vi sarebbero circa 200.000 nuovi residenti oltre il GRA: come una nuova città, a grave impatto ambientale ed energetico. Vanno pertanto verificate le reali necessità di cubature residenziali previste nel NPRG, soprattutto oltre il GRA, così come di centralità non strategiche (come Romanina, su terreno privato accanto alla centralità pubblica di Tor Vergata già ricca di servizi). Si dovrebbe mettere in atto una moratoria sulle cubature su suolo non edificato, puntando invece alla ricostruzione e riqualificazione energetica in zone già urbanizzate, in disuso o degradate. Seguendo la direttiva UE 2010/31/CE sulle “città a consumo quasi zero” andranno individuate aree di riqualificazione urbana ove applicare i criteri energetici più innovativi dei NZEB (near-zero energy building). Complementare a queste scelte urbanistiche dovrebbe essere una politica che attivi una strategia per ridare redditività e valore al suolo ad uso agricolo, per frenare la tendenza all’abbandono e togliere interesse al cambio di destinazione d’uso.

 5. Mobilità sostenibile
Mobilità sostenibile significa piste ciclabili, percorsi pedonali, corsie preferenziali per i mezzi pubblici, in modo da rendere non più conveniente l’uso del mezzo privato. Il finanziamento governativo del Grande Raccordo Anulare per la Bicicletta (GRAB), ossia di un percorso ciclabile interno alla città di oltre 40 Km che congiunge parchi, ville storiche e aree archeologiche, è un grande passo avanti nella giusta direzione. Il GRAB rappresenta un sistema di connessione efficace in rete ciclabile di luoghi di interesse, che diventeranno così anche infrastrutture di mobilità sostenibile. Sarà molto importante per la progettazione e l’esecuzione, il coinvolgimento delle associazioni dei ciclisti.
Per incentivare l’uso della mobilità alternativa e dei mezzi pubblici, vanno rafforzate e semplificate le norme che limitano alle automobili l’accesso ai varchi e alle varie fasce di rispetto in caso di aria inquinata, eliminando deroghe e privilegi per qualsiasi veicolo a carburante fossile (incluso il gas), salvo i mezzi di soccorso e di trasporto disabili. Nel centro storico, gradualmente, dovrebbero circolare solo veicoli ecologici, favorendo l’installazione di paline per la ricarica delle vetture elettriche. Serve un ulteriore rinnovo (oltre a quello in atto in questi giorni) del parco veicoli del trasporto pubblico, verso mezzi ibridi ed elettrici, come sta già avvenendo a Milano. Tuttavia il trasporto pubblico romano soffre di gravi difficoltà economiche; serve allora innovazione e capacità progettuale per ottimizzare la rete di trasporto, creando una sorta di “metropolitana di superficie” utilizzando i mezzi pubblici e individuando intere strade protette, da riservare alla mobilità pubblica in modo da formare una rete integrata e connessa con le linee esistenti della metropolitana; il traffico privato dovrebbe essere riorganizzato adottando un “verso”, del tipo di quello della circolazione sanguigna (sensi unici). Vanno incrementate le aree completamente pedonali, non solo nel Tridente, da rafforzare, ma anche nelle periferie, restituendo ai cittadini la possibilità di camminare in alcune piazze e vie liberate dalla morsa delle auto.    
6. Valorizzazione aree agricole
Le aree agricole coprono il 40% dell’intero territorio comunale con 52 mila ettari. Lo scenario della campagna romana ha un valore paesaggistico e storico rilevante, da preservare e promuovere. La produzione agricola romana può essere sostenuta e integrata, favorendo la polifunzionalità delle aziende agricole, facilitando le attività legate al turismo, alla fruizione ricreativa delle aree verdi, alla funzione educativa, promuovendo nelle aziende agricole romane attività di formazione per i bambini e gli studenti delle scuole primarie sul valore della terra e degli animali di campagna. Pensiamo ad un Patto tra la Città e il sistema agricolo che metta al centro l’adozione di pratiche agricole sostenibili, favorendo quelle biologiche, che aumentino la fertilità dei suoli, preservino e valorizzino la biodiversità agraria e paesaggistica; un Patto che promuova il recupero di piante, razze autoctone, l’utilizzo di prodotti locali e di stagione, anche nelle mense scolastiche comunali. Così riduciamo i passaggi di filiera, promuovendo il contatto diretto tra produttore e consumatore in un efficace “chilometro 0”. Parallelamente, bisogna favorire il consumo consapevole e critico, rendendo facile la creazione e il mantenimento di forme organizzate collettive di consumatori che si rivolgono alle produzioni biologiche locali, senza intermediazione (filiera corta) in modo di ampliare il mercato per quei produttori che fanno scelte sostenibili. Si tratta di intervenire sul piano normativo e dell’organizzazione logistica per favorire la nascita di forme associative di consumatori, come i Gruppi di Acquisto Solidali.  L’impresa agricola di qualità e multifunzionale garantisce presidio, tutela e sviluppo economico del territorio. La Roma del futuro non può fare a meno dell’agricoltura.

  7. Un Contratto di fiume per risanare il Tevere
Roma ha un sistema fluviale (Tevere, Aniene ed altri fiumi minori come l’Almone) di cui i cittadini un tempo fruivano, a scopo ricreativo e turistico. Oggi non è possibile a causa dell’inquinamento. Serve un forte impegno di risanamento ambientale per restituire il Tevere, fiume-simbolo della città, ai cittadini. La pessima qualità delle acque, la cattiva manutenzione, l’abbandono al degrado delle rive, spesso luoghi di dimora di senza tetto, pregiudicano un utilizzo ricreativo e turistico, e rendono potenzialmente pericolose anche attività sportive fluviali molto diffuse. È dunque necessario ripristinare una buona qualità ecologica e chimica delle acque del Tevere e dei suoi affluenti, in particolare l’Aniene, sistemare e controllare le rive; migliorare il paesaggio urbano fluviale, favorendo la fruizione del fiume ai cittadini con accessi più semplici (interventi di progettazione urbanistica sugli argini); rinaturalizzazione del fiume, e dei suoi affluenti (Aniene), almeno per alcune parti del suo corso, fuori dell’abitato e nell’ area protetta verso la foce.
Non sarà facile, servirà tempo e investimenti. Bisognerà non solo operare a livello cittadino, ma anche di concerto con i comuni limitrofi interessati dalle aste fluviali. Servirà mettere in campo la partecipazione attiva di cittadini, associazioni e portatori di interesse (stakeholders) per definire un Contratto di fiume con l’obiettivo del risanamento ambientale, fisico, delle acque e delle rive, paesaggistico, del Tevere e dei suoi affluenti. Se riusciremo in ciò, sarà una straordinaria opportunità per ridare vita e valore a un ambiente, quello fluviale, di grande bellezza.

  8. Servizi pubblici locali
Noi ecologisti riteniamo che, anche in coerenza con l’esito referendario del 2012, si debba andare nella direzione di un maggiore e rigoroso controllo pubblico delle gestioni dei servizi, a iniziare da quello idrico integrato, almeno nella definizione di più stringenti criteri di interesse pubblico, dei requisiti di qualità e dei controlli sui gestori, affinché sia prevalente l’interesse pubblico rispetto a quello privato, finanziario o speculativo. In coerenza con l’esito referendario, nel rispetto della volontà popolare, andrebbe riconosciuto che è solo un luogo comune che le gestioni privatistiche siano sempre da preferire a quelle pubbliche. Molti casi si potrebbero segnalare, specie nelle aree più “periferiche” del paese, nelle realtà sociali meno sviluppate, nel meridione ancora condannato ad uno sviluppo rallentato. Oltre alla inefficienza e incapacità dimostrata anche dalle gestioni private, si sono manifestati fenomeni di monopolio, di posizioni dominanti che non tutelano i cittadini-utenti. Vale per l’acqua come per i trasporti. Va evidenziato che i problemi di inefficienza, di passività enormi, di eventuali casi di malaffare, ad una analisi razionale, vanno imputati ai “decisori”, ai livelli politici e istituzionali, che non sempre sanno essere eticamente corretti, specialmente nel rapporto con le aziende dei servizi. Sono emersi anche problemi non solo di inefficienza, ma anche di corruzione, in vari livelli dell’amministrazione, della burocrazia locale, spesso neanche in grado di rapportarsi con le strutture aziendali con la competenza e la consapevolezza delle caratteristiche del soggetto imprenditoriale che ha di fronte. Senza il riconoscimento di queste cause reali di inefficienza e passività si continuerà a oscillare tra fautori del pubblico e del privato, in una discussione che alla fine diventa aprioristica e ideologica. Le stesse considerazioni valgono anche per le aziende pubbliche non destinate a fornire servizi pubblici di rilevanza economica (aziende strumentali o “in house”). Nel lavoro di revisione della spesa pubblica (di Cottarelli, all’epoca commissario), si sosteneva che secondo i parametri utilizzati, una su quattro delle aziende pubbliche “non funzionava”: ciò suscitò clamore mediatico, ma nessuno osservò che, al contrario, il 75% di queste aziende in realtà rientrava nei parametri di funzionalità ed efficienza utilizzati. Dunque, una riorganizzazione e una razionalizzazione efficiente è possibile e necessaria, a partire dalla reale individuazione delle cause. Poi si tratterà di far restare in mano pubblica quei servizi che è opportuno siano garantiti dal pubblico, lasciando al privato quelli che è possibile e realmente conveniente lasciare.             

9. Economia circolare e gestione dei rifiuti
(da scrivere…)

10. Conclusioni
Un nuovo modello per Roma deve essere costruito sulla base di esperienze concrete, ma anche di grande capacità di innovazione e creatività. “Utopie concrete” le definiva Alexander Langer, e mai come oggi certe utopie possono diventare realtà. E non c’è luogo migliore di Roma, città eterna, con le sue immense potenzialità, per mettere in pratica un progetto ambizioso di radicale rinnovamento. La città che noi vogliamo è anche la città del civismo,  della cultura e della ricerca. Civismo per noi significa comportamenti responsabili sia individuali che collettivi, significa attenzione agli interessi generali e ai beni comuni. Significa sobrietà e una nuova cultura del benessere. Significa ripristino della legalità violata. Significa stili di vita rispettosi dell’ambiente per poter vivere meglio. Significa vivere in una città sicura dove coesione sociale e solidarietà sono l’ordinarietà. Significa avere una città capace non solo di offrire, ma anche di produrre, cultura e creatività; di accogliere e di far crescere i progetti di vita dei giovani; di contrastare i divari di genere; di trasformare l’interculturalità in risorsa che si diffonde e arricchisce l’intera comunità. Significa saper valorizzare la ricerca scientifica, quale opportunità strategica del Paese che vuole cambiare. Tutto ciò significa anche nuovo lavoro e nuova occupazione. Roma dovrà essere la città che guarda al mare come risorsa preziosa per il turismo e per l’ambiente,  la città che promuove la pace e l’integrazione, la città che presta attenzione e risolve i problemi per chi è diversamente abile e tanto altro ancora. È nella sua bellezza che Roma troverà la forza per guardare al futuro, perché la bellezza è uno dei fattori decisivi di competitività del nostro Paese.

Ecologisti  Democratici, Roma 6 maggio 2016

Nessun commento:

Posta un commento