16 ottobre 2016

Renzi alla guerra di Russia

 
di Fabrizio Casari
Con una decisione gravissima, presa alla chetichella e venuta alla luce solo grazie a fonti giornalistiche, il governo italiano ha deciso di inviare 140 militari in Lettonia, al confine con la Russia. Agirebbero nell'ambito di una forza multinazionale NATO sotto comando canadese - complessivamente tra i 3 e i 4mila uomini sottoposti a rotazione - che sarebbero a difesa delle frontiere esterne con la Russia nelle repubbliche baltiche e nella Polonia orientale, in ottemperanza a quanto deciso dal recente vertice NATO di Varsavia. La notizia, emersa da un'intervista al segretario generale dell'Alleanza Atlantica, Jens Stoltenberg, è stata confermata dai ministri Pinotti e Gentiloni.

La presenza dei nostri militari è illegittima, dal momento che si dà in assenza di una decisione del Parlamento italiano, letteralmente bypassato in spregio alla prassi istituzionale che vede la possibilità d’invio all’estero di militari solo a seguito di un voto del Parlamento.

E’ gravissimo che un governo mai eletto, con un premier screditato ed un ministro della Difesa tra i meno influenti nella storia repubblicana utilizzi lo schermo dell’Alleanza Atlantica per scavalcare il Parlamento e, con esso, la sovranità nazionale del nostro Paese. Sembra essere la prova generale di come dovrebbero funzionare Camera e Senato in caso di vittoria dei SI al referendum costituzionale. L’intero arco dell’opposizione, dalla Meloni a Grillo, a SEL, ha duramente protestato per una decisione che appare un inchino alla NATO ed un insulto all’Italia e ai suoi interessi.
In particolare Grillo, che ha affermato: "Renzi china la testa, ma l'invio di 150 uomini in Lettonia è inaccettabile. Questa azione è sconsiderata, è contro gli interessi nazionali, espone gli italiani a un pericolo mortale ed è stata intrapresa senza consultare i cittadini. L'Italia non ci guadagna nulla e ci perde tantissimo. In termini di sicurezza nazionale questa missione rischia di esporre il nostro Paese al dramma della guerra. Ci riporta indietro di trent'anni e alza nuovi muri con la Russia, che per noi è un partner strategico e un interlocutore per la stabilizzazione del Medio Oriente".

Priva di ragioni e densa solo di possibili rischi per il nostro Paese, l’operazione militare in corso è un importante tassello nella strategia statunitense e tedesca che mira ad alzare al livello di guardia la tensione con Mosca. Già attaccata con ripetute provocazioni  politiche e militari e con sanzioni economiche che (a parole) il Primo Ministro italiano afferma di non condividere (costano oltre 1 miliardo e trecento milioni di Euro annui al nostro export e la perdita di circa seimila posti di lavoro) la Russia subisce nei fatti un accerchiamento politico, economico e militare che pone a serio rischio la pace nel teatro europeo.

La strategia degli Stranamore occidentali sembra essere quella di testare oltre ogni prudenza la disponibilità russa ad accettare una progressiva riduzione del suo spazio geopolitico e ad essere circondata da forze militari ostili. Una strategia pericolosissima che si dispiega su livelli diversi. L’installazione di batterie missilistiche in Polonia e Ungheria, il dispiegamento di forze armate dei paesi Nato ai confini con il territorio russo, sono una delle due gambe sulle quali poggia la strategia della tensione che Unione Europea e USA hanno deciso di promuovere.

L’altra gamba è invece rappresentata dal sostegno ai movimenti di estrema destra che tentano operazioni secessioniste, dalla Georgia all’Ucraina, che azzerano la zona “cuscinetto” prudentemente decisa da diversi accordi militari tra Mosca e la NATO che Washington ha progressivamente ignorato.
La risposta russa non si è fatta attendere e, sebbene Mosca cerchi di limitare al minimo la reazione, la resistenza della popolazione del Dombass e l’autonomia della Crimea, indisponibili a farsi inglobare nel disegno del governo nazistoide ucraino, ne hanno rappresentato il primo esempio. La Russia, benché cerchi un clima positivo, non é affatto disponibile a recitare la parte dell’agnello sacrificale per l’estensione del dominio politico e militare NATO nell’Est Europa.

Ritenere di poter testare la pazienza russa, scommettere su una reazione misurata, piuttosto che su una risposta dura, significa scherzare con il fuoco. Fino a che punto si ritiene di poter minacciare Mosca senza che arrivi una risposta adeguata? Ma c’è poi un testo, oltre che un contesto. Quale sarebbe la minaccia all’Europa portata da Mosca per cui si renderebbe utile mostrare i muscoli? In quale momento la Russia ha deciso di premere sui paesi europei, così da giustificare una iniziativa militare di risposta?

E’ la partita del comando globale, aperta da Washington e Bruxelles, il vero motivo di anni di provocazioni. Perché gli Stati Uniti ritengono la crescita esponenziale del ruolo politico di Putin e l’obiettivo consolidamento della Russia nell’ambito della governance internazionale, una minaccia alla loro leadership. Questa, ampiamente ridottasi in forza della crisi economica e dall’emergere sulla scena degli equilibri mondiali nuove sfide, pensa di poter riaffermarsi attraverso il suo comando globale sul piano militare. Con questo stesso intento si cerca di alzare il tiro contro la Cina nel Pacifico, dispiegando missili e flotte nel Mar della Cina che ottengono l’effetto di far levitare la tensione con il gigante asiatico. E’ lo scontro militare il volano per l’economia malata statunitense e l’Europa, come sempre, tace ed obbedisce e la Mogherini recita la parte della tappezzeria nei saloni delle decisioni.

Mosca é l’ossessione del complesso militare e industriale di Washington. Del resto la Russia non è più quella di Eltsin, ovvero un enorme Paese in mano ad un ubriaco scelto a Washington. Ha quindi deciso di recuperare un ruolo proporzionale al suo peso economico, militare e politico che in Occidente si pensava poter ridurre al nulla. La strategia russa si poggia sull’alleanza politica e militare con Pechino e Teheran, sul suo ruolo centrale nella guerra al terrorismo islamico e nell’assetto mediorientale, sul crescente peso nell’area del Bosforo tramite il dialogo con la Turchia, sul suo peso nel mercato energetico mondiale, sulla presenza attiva nei paesi BRICS e sulla costante iniziativa finanziaria in America Latina. Tutto questo, 28 anni dopo la caduta dell’URSS, mette nturalmente in discussione il comando unipolare a guida occidentale, ovvero statunitense.

Ma pensare di poter circondare la Russia è ridicolo e schierare truppe e missili serve solo ad alzare pericolosamente la tensione con un paese immenso dotato di una forza nucleare tattica e strategica impressionante. C’è da chiedersi: in quale momento i cittadini europei hanno scelto d’immolare la pace continentale alle strategie di una NATO ormai lanciata verso l’ampliamento dei membri e la rottura degli equilibri strategici in Europa? E in quale occasione i cittadini europei hanno scelto di rischiare la guerra per sostenere le rivendicazioni ucraine, avanzate da un governo fascista, più o meno della stessa natura di quello ungherese e polacco? Se si pensa di umiliare la Russia, di circondarla e intimorirla, significa non aver capito nulla delle lezioni della storia, non avere idea di quale differenza passi tra uno staterello ed un gigante geopolitico e militare.

La Russia non è una minaccia, semmai è minacciata. Il presidente Renzi, che diffonde a reti unificate le sue lagnanze contro l’Europa quando si tratta di disavanzo, tace ed acconsente con il consueto inginocchiamento davanti a Obama e si arruola nella nuova campagna. Servirebbe un’Europa conscia del proprio ruolo di ponte tra Oriente e Occidente per evitare che il Vecchio Continente possa diventare un possibile teatro di guerra. E servirebbe un Presidente del Consiglio italiano degno di tal ruolo per riaffermare la centralità dei nostri interessi.

A Varsavia Renzi sostenne che i militari NATO nei Paesi Baltici “favoriscono il dialogo con la Russia” e ieri, di fronte a Mattarella, si è lasciato andare a una battuta sul “progetto di invadere la Russia”. Purtroppo l’Europa è in mano ai banchieri ed alla Cancelliera Merkel concentrata sulla sua campagna elettorale e l’Italia a un venditore di pentole, arrogante di fronte ai deboli e ambasciatore dei poteri forti. Servirebbe uno statista, abbiamo uno sbruffone.

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