26 settembre 2017

Ma che paese è mai questo?

 
Mi va bene tornare a mettere i piedi per terra, ma non precipitando in una cloaca a cielo aperto.
Ieri la notizia dei più di cinquanta professori universitari di scienza delle finanze e diritto tributario – tra cui l’ex ministro Fantozzi e anche consulenti componenti di commissioni governative – che esercitavano la propria “missione” fregandosene del merito e delle capacità, badando soltanto ai propri interessi di professionisti privati e, nel migliore dei casi, favorendo la propria lobby.
Non è questo che mi ha colpito. Soltanto i governi (tutti) e quelli che dovrebbero presiedere al buon funzionamento delle nostre università, possono cadere dalle nuvole.E’ faccenda conosciuta da tutti che i baroni universitari, in barba a tutto, badino più al progresso dei propri affari che a quello della scienza.
Quello che mi ha fatto cadere le braccia è la registrazione di una frase, detta ad un ricercatore meritevole, cui il barone stava chiedendo di lasciare il passo a un proprio pupillo, forse non cretino, ma certamente con meno diritti e capacità: “smettila di fare l’inglese e fai l’italiano”.
Questo barone cloachesco, ritiene che gli italiani siano furbi e non stupidi come gli inglesi e quelli come loro, che hanno comportamenti difformi da quello dettato dall’intelligenza furbesca e senza dignità.
Questa gente dovrebbe essere messa alla gogna, trascinata come una volta in giro per il paese, esposta sulle piazze dove chiunque si senta offeso dal loro comportamento e dal loro modo di interpretare il mondo, abbia il diritto di insultarli e bersagliarli con verdura e frutta marcia.
Oggi però sono stato colto da una nuova e altrettanto indecente notizia, che mi ha fatto dubitare che i professori di preclara furbizia, possano mai esser sbeffeggiati sulle pubbliche piazze.
Mi è venuto da pensare che alla gogna potrebbero finire i “gonzi” che non si adeguano all’andazzo.
Molti cittadini italiani, specialmente romani, avendo saputo che per ottenere non so quale tipo di contributo per indennizzo dei guai da terremoto, sarebbe bastato avere la residenza in uno dei comuni compresi nel “cratere” definito per legge, si sono affrettati a chiedere la residenza in Amatrice e forse in altri comuni colpiti dal disastro. Naturalmente la residenza era in una casa distrutta e sarebbe stato difficile altrimenti. Finalmente qualcuno se ne è accorto, visto che statisticamente la cosa era inusuale e difficile da trangugiare anche con tutta la buona volontà; non capita certo tutti i giorni che in molti, si chieda precipitosamente la residenza in un comune disastrato e invivibile.
Cosa ci si può aspettare da un popolo con questa moralità pubblica? Anzi, con questa mentalità malata e puzzolente?
Eppure, in entrambi i casi – uno togato e uno straccione -  è l’arte di arrangiarsi di cui si mena tanto vanto.
Evviva l’Italia.
E la sua cultura diffusa.
Umberto Pradella

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