10 settembre 2017

Recensione film: UN PROFILO PER DUE regia di Stéphane Robelin



Con Pierre Richard, Yaniss Lespert, Anne Bederke, Gustave Kervem, Stéphanie Crayencour, Stéphan Bissot. Macha Meril del 2017.  Musica Vladimir Costa. Foto Priscila Guedes.





 Un profilo per due è una commedia che però non è riuscita a incidere più di tanto né a essere veramente divertente. L’idea non sarebbe male: la ricerca di una partner in internet di una persona anziana, che poi fa una sostituzione di persona, è fonte di equivoci spassosi, ma qui fatica a virare sul comico. Il regista, forse, voleva solo alleggerire una vicenda che altrimenti sarebbe stata un po’ triste.

Il film è girato molto lentamente e in alcuni punti è un po’ troppo melenso (ad esempio il disegno del cuore sulla sabbia…). La figura del vecchio Pierre (79 o 83 anni?) è intensa e ben interpretata dall’esperto Pierre Richard, mentre Alex, interpretato dal giovane Yaniss Lespert, è una figura un po’ priva di personalità ed ha sul volto sempre la stessa espressione, tra il seccato e il corrucciato.

Pierre è vedovo da un paio d’anni e abita da solo nel quartiere parigino di Belleville. Depresso dopo il recente lutto, non ha voglia di uscire di casa, né di fare più la spesa, né di vestirsi e lavarsi. Si occupa di lui la figlia che, oltre ad avere un secondo marito, ha due figli e un lavoro, ciononostante porta al padre il cibo a casa. A un certo punto ha una brillante idea: regalare al padre il suo vecchio computer e chiedere ad Alex, attuale compagno squattrinato della figlia Juliette, di dare qualche lezione di informatica al vecchio padre. Accetteranno recalcitranti entrambi, ma poco a poco nascerà tra loro un rapporto d’intesa. Alex riuscirà a far reagire Pierre, incuriosirlo al mondo e infondergli una certa voglia di vivere. Pierre diventerà bravissimo con l’elaboratore elettronico, sia con Skype (rintraccerà l’ex fidanzato di Juliette a Shanghai), sia nell’entrare in un sito per coppie e intraprendere un carteggio con Flora, una bella e giovane fisioterapista belga. Naturalmente Pierre mentirà sui dati, non fornirà la sua data di nascita e metterà la foto di Alex al posto della sua. Così, al primo appuntamento, riuscirà con qualche ricatto (affettivo ed economico) a mandare Alex al posto suo, pur essendo presente nel bar-ristorante teatro dell’incontro, e osservando la scena dal tavolo vicino. La storia cresce e gli equivoci pure. Tutto finirà bene come il faut nelle commedie.

Le locations, ahimè, sono di una grande banalità fin dalle primissime scene: Alex e Juliette in scooter passano sotto la Tour Eiffel (per andare a Belville notoriamente si passa sempre sotto la Tour Eiffel…) e di Bruxelles è mostrata la Grand Place.

Il tema di probabili amori in tarda età era stato già esplorato da Stéphane Robelin in E se vivessimo tutti insieme? del 2011.



Ghisi Grütter

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