17 dicembre 2016

Recensione film: E' SOLO LA FINE DEL MONDO regia di Xavier Dolan


 

Con Gaspard Ulliel, Nathalie Baye, Vincent Cassel, Léa Seydoux, Marion Cotillard, del 2016.

 



 

Le famiglie e l’incomunicabilità.

 

Un film E' solo la fine del mondo è tratto da una pièce teatrale di Jean-Luc Lagarce, che Dolan ha lasciato palese nella sua strutturazione, lavorando prevalentemente con primi piani, le messe a fuoco e le sfocature.

La vicenda è ambientata nella casa di famiglia nella suburbia canadese a Sant’Eustache, Montréal, in cui torna dopo dodici anni di assenza Louis, scrittore teatrale malato di Aids, con l’intenzione di comunicare a tutti la sua fine imminente. Louis (un intenso e sofferto Gaspard Ulliel) ritrova una famiglia tutta ripiegata su se stessa, ripetitiva e problematica, con difficili dinamiche tra i membri. Sarà spettatore di litigi intrecciati tra fratello e sorella, tra sorella e la madre, e tra il fratello e sua moglie.

La sua presenza di persona dolce, silenziosa, di pochissime parole – ma comunque autore di successo – scatena una serie di richieste e proiezioni da parte dei vari personaggi.

La sorella Suzanne (Léa Seydoux) mostra grande gioia nel rivederlo. È una ragazza come ce ne sono mille, che spinella, dice parolacce e risponde male alla madre, ma che non è riuscita ancora a realizzarsi e a spiccare il volo. Basti pensare che accetta di fare d’autista alla mamma per le sue compere pur di tenersi l’auto e poterci girare «Vorrei andare via – confessa a Louis – ma qui mi trovo bene…».

Il fratello maggiore Antoine (il bravo Vincent Cassel) soffre di un complesso d’inferiorità rispetto a Louis, non riesce a comunicare con nessuno dei componenti la sua famiglia, tratta male perfino la schiva moglie, e diventa aggressivo e scortese quando intuisce che la visita del fratello minore sarà brevissima. È pieno di rancore, gelosia e soffre il senso dell’abbandono.

Sua moglie Catherine (Marion Cotillard) è talmente timida e impacciata che non riesce a esprimersi e balbetta, sembrerebbe la meno intelligente di tutti ma forse lei ha intuito che qualcosa non va nel cognato. Ma il personaggio più bello è sicuramente la madre – quasi un’ossessione di tutti i film di Xavier Dolan - interpretata dalla bravissima Nathalie Baye, attrice teatrale molto amata in Francia, ben diretta da Dolan. È una figura ingombrante ma solare ed estremamente vitale che vede il bello in ogni cosa e in ogni persona, ama i suoi figli indistintamente al di là dei loro comportamenti, e alterna momenti di grande superficialità a momenti di attenzione e di acutezza.

In mezzo a battibecchi, uscite di scena e metaforiche porte sbattute, Louis non riuscirà né ad aprirsi né a comunicare nulla di sé, si sente investito impropriamente di un ruolo quasi paterno e rassicuratore nei confronti dei vari membri di famiglia e, controllando a stento le lacrime, lascia tutti per prendere il primo aereo.

Xavier Dolan è un giovanissimo regista canadese che a soli ventisette anni ha già diretto sei film intensi e importanti. In questo ha saputo mettere insieme un cast eccezionale, tutti formidabili attori. Presentato in concorso a Cannes nel maggio scorso E ' solo la fine del mondo ha ricevuto il Grand Prix Speciale della Giuria.

 
 
 
 
 Ghisi Grütter
 

 

 

 

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