4 aprile 2016

IL PEGGIO DEVE ANCORA VENIRE

E’ riformabile la società italiana? Difficilmente.

“Italiani corrotti per sempre?” è il titolo di un articoletto di Armando Massarenti sul Sole24Ore.
Circa 10 anni fa, due economisti americani – Fisman e Miguel – hanno messo sotto controllo il modo di parcheggiare dei funzionari ONU di 146 paesi che vivevano a Manhattan e godevano dell’immunità diplomatica; non essendoci multe in gioco, il loro comportamento, in tema di parcheggio,  derivava esclusivamente da motivazioni “culturali”.
La classifica del loro comportamento corrispondeva esattamente con il grado  di corruzione dei loro rispettivi paesi. L’Italia riuscì il peggiore tra i paesi europei (sia per corruzione che per parcheggi dei propri funzionari)
Uno studio pubblicato di recente su “Nature” lo conferma.
Gachter e Schulz, dell’Università di Nottingham, hanno elaborato un indice che misura la violazione delle regole. Hanno stilato la classifica  dell’onestà  di 159 paesi, servendosi dei dati su corruzione e evasione fiscale.Poi, hanno sottoposto 2568 soggetti (età media 21,7 anni) di 23 paesi  a una batteria di test volti a misurare , in maniera anonima, la loro propensione alla disonestà.
Risulta confermata la determinante importanza dei valori culturali, che, evidenziano – data la giovane età dei soggetti – la trasmissione tra generazioni, dei comportamenti. Meno corrotto il paese di appartenenza,  più evidente l’onestà di fondo degli individui.
“quelli appartenenti a società con alto grado di  corruzione e evasione fiscale tendono  a trasgredire le regole anche in contesti nei quali non sarebbe necessario e lo fanno anche in cambio di piccolissime ricompense”
E’ inutile sperare nelle nuove generazioni e nella efficacia delle leggi. Anche in questo caso l’Italia è fanalino di coda in Europa.
Lo studio dimostra anche che i soggetti  si sentono persone migliori in quanto “agenti individuali”, di quanto lo siano come appartenenti a una certa società e cultura (credo che così ci sentiamo noi – tutti noi – qui in dircit).Dovremmo avere il coraggio e la capacità di scovare e portare al vertice una elite (non un uomo) capace di dare l’esempio e rompere con la tradizione. Insomma di un gruppo di persone che invece di ridere, guardando Checco Zalone, si arrabbiasse tantissimo.
Altra domanda ricorrente:
“Il PD è moralmente riformabile? Credo di no; gli altri partiti...anche peggio.”
Bisogna cercare fuori dalla politica? Chi, come, dove?
Ma sembra che persino guardando fuori, le speranze si sgonfino.
Sul sole24ore (cito questo giornale per non essere tacciato di strabismo culturale) Guido Rossi, nell’agosto 2014, scriveva:
“”....in ogni paese e più che mai nel nostro, si chiedono riforme alle istituzioni esistenti, come se una sorta di ritorno alla legalità  costituisse un viatico per la ripresa....La dimensione globalizzata del capitalismo finanziario ha fatto sì che la corruzione della legalità, dai paesi di maggior influenza politica ed economica si espandesse velocemente anche negli altri” (allora noi l’abbiamo importata, questa corruzione?)
Continua Rossi:
“...non è un caso, allora, che negli USA, ancora scadenti detentori  dell’ordine mondiale, da qualche tempo, si discuta ampiamente sulla corruzione della politica prima, ma dei diritti e della legalità dopo, ultimi responsabili della ricchezza, improntati a criteri di assoluta disuguaglianza. In un lungo e argomentato articolo  del New Yorker, un impietoso resoconto dello stato istituzionale dell’America, è riassunto nel sottotitolo: la costituzione protegge  la corruzione?”
Due sentenze della corte costituzionale USA, per esempio,  hanno derfinitivamente tolto ogni limite ai finanziamenti diretti e indiretti ai politici, da parte delle grandi società, in qualunque forma e attraverso qualsivoglia mezzo.
Allora cosa fare?
Dubito che riceverò risposta, come non ne ho ricevuta per la accondiscndenza della UE nei confronti della GB.
Il che mi fa dire che forse è troppo difficile trovarle.
Umberto Pradella 

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