8 aprile 2016

L'EREDITA' DEL PROFESSOR MICHELE SALACONE

In quanto padre di un allievo del grande prof Salacone, esattamente 15 anni fa sono stato invitato a raccontare per un'ora alla classe di mio figlio in che cosa consistesse il mio lavoro all'ufficio studi della Lega delle Cooperative. L'idea mi parve interessante, insieme a me via via si sono succeduti tutti i genitori a raccontare il loro lavoro quotidiano, e anch'io partecipai volentieri. Stamattina, su invito di due professori che già allora insegnavano alla stessa scuola di Piazza Winckelmann, sono stato coinvolto e presente nella classe di 25 ragazzi e ragazze della Terza A per due ore consecutive. Nella prima per sottopormi a una sfilza di domande sulle vicende storiche tormentate di Villa Blanc della quale non sapevano assolutamente nulla, neanche il fatto che il PRG della Capitale ne prevede un utilizzo di spazi verdi e servizi a vantaggio dei ragazzi e ragazze della fascia scolastica dell'obbligo. La seconda ora è trascorsa all'insegna di un confronto e scambio sul perché della lettura e della scrittura, su quali libri avevo scritto e perché, su quelli di cui nella mia vita da lettore mi ero innamorato, sul perché avevo scelto di dedicarmi alla scrittura e cosa significava per me continuare a praticare questa esperienza. Per due ore, a parte cinque minuti di intervallo per chi doveva andare in bagno o gustarsi la merenda, in aula c'è stata la massima partecipazione attenta e le domande e le risposte su l'esperienza di lettura e scrittura sono fioccate. I ragazzi mi hanno inoltre raccontato le risposte avute da una decina di abitanti del quartiere avvicinati sui marciapiedi e intervistati sul progetto di utilizzo da parte della LUISS di Villa Blanc, e ci siamo lasciati con l'impegno di rivederci per registrare una mia risposta e diffonderla via radio attivata all'interno della scuola stessa. Alla porta i due professori dei quali ero stato ospite mi hanno bisbigliato ammiccando soddisfatti che la loro classe era ufficialmente considerata, tra tutte le dieci sezioni di terza, la meno impegnata e la più indisciplinata. 
Una volta fuori, avviato a bermi un caffé al vicino bar, mi sono reso conto di sentirmi svuotato di energie e propenso a trascinare penosamente i piedi a terra. Il fatto è che per coinvolgere e ottenere l'attenzione piena da parte di 25 ragazze e ragazzi tredicenni devi dare senza riserve tutte le tue energie, la tua esperienza sincera e concreta di vita. Il rapporto adulto-adolescente nella scuola solo così può trasformarsi in un incontro di una felicità rara e di grande ricchezza. Ma esso deve consistere in uno scambio condiviso, non in un programma preconfezionato e calato dall'alto.
P.S. Quando sono arrivato in classe era in corso una esercitazione anti terremoto, e tutt i ragazzi, come da disposizione, stavano accucciati sotto i banchi, al punto da chiedermi se per caso non fossi io a essere considerato così pericoloso. Dopo due ore di scosse di terremoto di confronto dialogico benefico, me ne sono andato che i ragazzi mostravano di essere così soddisfatti che non ho faticato a immaginarli in piedi sopra i tavoli. E con la convinzione amara che il sistema scolastico attuale produce a insegnanti e ragazzi un sentimento di prevalente mortificazione odiosa.
Ciao grande prof Salacone: anche chi muore a volte si rivede.

Gian Carlo Marchesini

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