18 novembre 2017

Recensione film: THE SQUARE regia di Ruben Östlund.



Con Claes Bang, Elisabeth Moss, Dominic West, Terry Notary, Annica Liljeblad, Svezia-Germania-Francia-Danimarca, 2017. Fotografia di Fredrik Wenzel, scenografia di Josefin Åsberg.

 

 


 

 I confini dell’arte e i confini del sociale

 

Un film sicuramente inusuale per molte ragioni. Tra queste la lunghezza di due ore e mezzo - anche se mi sembra che tutti i film recenti siano molto lunghi - e l’essere girato prevalentemente negli interni. Il film costituisce una sorta di “J’accuse” contro la società attuale. Può anche essere considerato una satira della civilissima Svezia, imputata di diseguaglianze sociali, che parla del senso di colpa, accusa l’arte di essere troppo lontana dalle problematiche reali e critica, in particolare, tutti coloro che vivono attorno al mondo dell’arte: curatori di mostre, direttori di Musei,  art directors, esperti di visual communication senza scrupoli, e anche tutti gli intellettuali che sciorinano fiumi di parole  costruendo concetti ai più incomprensibili. Il tutto è raccontato con molto garbo e ironia.

Christian Nielsen (il bravo Claes Bang) è il direttore del Royal Museum di Arte Contemporanea di Stoccolma. È sempre impegnato nei dibattiti sui confini dell’arte ed è un vivace sostenitore della completa libertà di espressione. Ama i performers e i flash mob situazionisti e organizza diversi eventi nel suo museo, anche commisti, in cui spesso sfugge proprio il concetto di limite del lecito e di confine dello spettacolo. A suo modo potrebbe essere considerato un avanguardista più che uno sperimentatore, in quanto rompe totalmente con la tradizione. Non a caso in un’intervista televisiva della giornalista Anne (Elisabeth Moss) parla dello statuto dell’opera d’arte nella contemporaneità e le rimanda, in qualche modo, la domanda: «Se metto la sua borsa esposta qui al museo, è arte? ». In tal modo evoca implicitamente i provocatori ready-made objects di Marcel Duchamps degli anni ‘10 e ’20 del Novecento. Ma lì c’era veramente qualcosa da infrangere, un peso accademico da frantumare. Oggi che senso potrebbe avere un’operazione analoga?

Christian compra, con i soldi di una pubblica sottoscrizione, un intervento urbano concettuale “The Square” che smantella i vecchi simboli e monumenti. L’artista ha segato il porfido della strada con un frullino e ci ha costruito un quadrato lungo i cui lati ha inserito un materiale luminescente. L’intervento crea uno spazio, per così dire, “democratico” che, come recita la targa in ottone, inneggia alla solidarietà e all’aiuto reciproco. L’opera “The Square” evoca il Rinascimento italiano e le sue città ideali (Pienza?) ed è vista sempre in prospettiva centrale. Due giovani visual costruiscono un video-shock per lanciare la mostra che rappresenta l’esplosione di una bionda bambina mendicante a piedi nudi, con un gattino in braccio al centro del quadrato. Il video messo su You-tube e pubblicizzato da Facebook diventa virale, come si dice oggi, suscitando però clamore e dissenso tra i seguaci del Museo.

Christian, tutto preso dal suo ruolo e da bravo borghese individualista evita, per quanto può, la gente che gli chiede una mano e i mendicanti, che incontra per la strada. L’unica volta che si fa coinvolgere in un soccorso rimane truffato e da qui tutta una serie di vicende che servono per mettere in rapporto due diversi strati sociali e due diverse realtà urbane, che però il regista non mostra, ma fa intuire. Il rapinatore abita in un edificio alto 15 piani senza ascensore, in una zona di Stoccolma di public housing dove vivono molte persone multietniche.

La prima parte del film ha un bel crescendo ed è molto divertente. Situazioni comiche si alternano a quelle grottesche come, ad esempio, il goffo rapporto sessuale tra Christian e Anne. Giocando su silenzi e piccoli movimenti, con attenzione al dettaglio e con un design scandinavo minimalista, il regista narra una parziale presa di coscienza di un narcisista impenitente, bravissimo nel pubblico quanto carente nel privato e nelle sue relazioni umane in generale. Il cinema di Östlund, infatti, parla degli uomini e, in particolare, delle loro debolezze. In Forza maggiore del 2014 tutto era imperniato sulla insospettata codardia che mostra Tomas, il protagonista, terrorizzato per l’avvento improvviso e violento di una valanga di neve. Il film The Square ha vinto, meritatamente, la Palma d’oro al Festival di Cannes 2017 ed è stato selezionato per rappresentare la Svezia ai premi Oscar del 2018.

 


 

Ghisi Grütter

 

 

 

 

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