12 febbraio 2017

Le Riflessioni di Umberto:Trump, l’Europa e il mondo

 

 
 

La reazione montante a una globalizzazione fallimentare è il nazionalismo isolazionista di uomini forti; non solo negli USA. Se una è giudicata sbagliata non ci si può buttare nelle braccia dell’altra. Si incomincia a capire che qualunque risposta – se inscritta nella cornice del capitalismo liberista – mostra la corda e produce pessimi risultati e un mare di sofferenze e pericoli gravi  per il vivente intero. Lo capisce anche un ottimo economista, che crede nel mercato e vuole salvare il capitalismo, come Zingales, che il focolaio dell’infezione sta lì.
L’Europa si indigna. Non dovrebbe farlo: ci culliamo in seno la Polonia, la Bulgaria, l’Ungheria, e un bel po’ di omini e donnine, aspiranti forti, ovunque....
La differenza tra Trump e i dittatorelli europei, in carica o aspiranti, è che loro non hanno gran potere e lui ce lo ha. Il livello di ignoranza e di prosopopea è lo stesso. Ma non è poi tanto diverso da quello della Clinton e dell’establishment USA. America first è nella testa di ogni presidente americano (Obama compreso).
Trump vuole scardinare la UE. Dice a gran voce che la Germania sfrutta il mondo e in particolare i partner europei.E’ vero quasi del tutto. Se si vuole un’ Europa non calpestabile a piacimento,  bisogna cambiare subito, subitissimo, Germania in testa. La realpolitik non può essere usata soltanto se qualcuno la impone da fuori, gabellando il proprio interesse per razionalità.
Se si vuole giocare ai quattro cantoni tra potenze mondiali, nella cinica cornice attuale, bisogna che si sappia che ci sono alti costi necessari e che  bisogna scegliere tra fascismi, non sulla base di ordini dagli USA e della sua creatura, la Nato(sta in piedi perchè gli USA la finanziano e giustamente fa gli interessi dell’america; a Trump devono averlo spiegato )  , ma secondo convenienza  (per es.: abbandonare gli isterismi dei paesi baltici , dei fascisti della Polonia e dell’Ucraina, accordandosi con  i fascisti della Russia).
Questo detto, a me sembra lampante che la costruzione di una fortezza con muri invalicabili, alla lunga, è perdente almeno quanto la pretesa di fare del mondo un unico mercato in cui l’uomo conti come il due di picche, a prescindere dalla rozzezza delle perorazioni. Sono le due facce della fine di un’epoca.
Umberto Pradella

Nessun commento:

Posta un commento