25 febbraio 2017

Recensione film: MANCHESTER-BY-THE-SEA regia di Kenneth Lonergan

 
Maschio a due dimensioni
21 febbraio 2017
di Ghisi Grütter
imgres-1MANCHESTER-BY-THE-SEA – FILM di Kenneth Lonergan. Con Casey Affleck, Lucas Hedges, Michelle Williams, Kyle Chandler. Fotografia di Jody Lee Lipes. Musiche di Lesley Barber –
Manchester-by-the-Sea tratta decisamente della sfera del “maschile”. Essendo rilevante l’immagine dell’uomo forte, “nordico” e quasi primitivo, nel film è descritto il modo di star male maschile attraverso l’assenza di dialogo e con la conseguente chiusura nei confronti degli altri. Il “maschio” non dimostra il suo dolore, non piange, non si lamenta, ma palesa la sua disperazione attraverso la violenza. Da un lato, l’incapacità di elaborare il lutto e i sensi di colpa lo portano alla violenza autodiretta (tentare il suicidio e/o annientarsi in una vita solitaria e anonima) dall’altro, l’espressione dell’impotenza e della frustrazione lo spingono alla violenza eterodiretta.
La vicenda è ambientata del nord-est del Massachusetts, dove freddo, neve, tempeste e mareggiate sono pane quotidiano. Lee e Joe Chandler sono fratelli e vivono a Manchester-by-the-Sea una città portuale di 5.000 abitanti, ma per una serie di vicende dolorose Lee si trasferisce a Boston dove si mette a fare un lavoro di handyman – l’equivalente più o meno del nostro portiere tuttofare. Vive attualmente in un alloggio monocamera a Quincy, a sud di Boston, ed è scorbutico con tutti gli abitanti degli isolati che ha in carica. Il fratello Joe è malato di cuore e muore all’improvviso, quindi Lee deve tornare a Manchester-by-the-Sea per occuparsi del funerale e del nipote sedicenne Patrick perché il fratello l’ha nominato tutore legale nel testamento. Tornato nella sua città natale Lee sarà perseguitato dai fantasmi del passato che gli faranno crollare quelle difese, peraltro fragili, che si era costruito a fatica in altri luoghi. Molta parte del film si incentra su questo rapporto in crescendo zio-nipote, in cui il primo all’inizio non si sente in grado di affrontare e il secondo sembra accettare male. Qualche momento di ironia tra i due, spezza qua e là la cappa oppressiva del dolore, del lutto e dei rimorsi.
Questa è in breve la “non-storia” narrata con intensità emotiva nel film che, attraverso il montaggio di diverse sequenze temporali, svela le motivazioni per cui Lee ha lasciato quel luogo e spiega le ragioni per cui non può restarci.
Le locations, tutte lungo la costa orientale del Massachusetts, ricordano molto quelle adiacenti dipinte da Edward Hopper (Essex, Gloucester) negli anni ’10 e ’20 del Novecento. Non a caso gran parte del film è stata girata proprio a Cap Ann sulla punta estrema di Gloucester.
Le tonalità di grigio e l’assenza delle ombre – quindi della profondità di campo – conferiscono all’ambiente una forte bidimensionalità. Ma la tridimensionalità, per alcuni psicoanalisti, connota la fantasia e la sua assenza è un sintomo di sofferenza psichiatrica e di fissità.
Per contro, le donne del film (come nella vita reale, del resto) cercano di cambiare vita, hanno coraggio, riprovano a vivere, si curano: Elise, la moglie etilista del fratello, sembrerebbe ritrovare se stessa smettendo di bere e, attraverso un percorso religioso, riscopre una certa serenità e l’affetto di un nuovo compagno. Randy, l’ex moglie di Lee, si è ricostruita una famiglia e aspetta di nuovo un figlio dal nuovo compagno, apparentemente più affidabile di Lee.
Casey Affleck è piuttosto bravo (sicuramente più del fratello Ben!) esprime il suo dolore in maniera minimalista e forse quella parte è cucita proprio su di lui: piccolo ma roccioso, taciturno e muscoloso, sembra essere border-line con l’autismo. Lucas Hedges, che interpreta il nipote, è giustamente candidato all’Oscar come attore non protagonista: da adolescente viziato e piuttosto antipatico, man mano si scioglie fino a mostrare affetto e una sorta di protezione nei confronti dello zio dagli occhi chiari e immensamente tristi.
Manchester-by-the-Sea è il terzo lungometraggio dello sceneggiatore newyorkese Kenneth Lonergan ed è candidato a sei Oscar. Bella la scelta della musica barocca e bella anche la fotografia che mostra il porto e le sue isole, il faro, le case unifamiliari di legno Shingle Style – tipico habitat statunitense della middle-class – e i “luoghi urbani” americani come la chiesa, la stazione di polizia e il play-ground della scuola.

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